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Raffaello e Ferrara (in memoria di Hasan Niyazi)

English Version (a cura di Sarah Ferrari).


In ricordo di Hasan Niyazi

Non ho mai conosciuto personalmente Hasan Niyazi. Le nostre reciproche promesse di incontrarci presto, in Italia o in Australia, sono state brutalmente disattese dalla sua improvvisa scomparsa. La nostra era un’amicizia recente, virtuale, vissuta attraverso Facebook. Di lui, posso dire anzitutto che era un amico con cui condividere pensieri, immagini, brani di vita, sempre generoso e disponibile all’ascolto, sempre con la battuta giusta anche per i momenti più difficili. Poi, naturalmente, Hasan era un insostituibile punto di riferimento per tutti noi, appassionati di storia dell’arte e storici dell’arte testardamente convinti che la nostra splendida disciplina si possa studiare e diffondere anche “online senza perdere in profondità e ricchezza di informazioni”. Rubo le parole di Sergio, che ha saputo trasmettere di Hasan, “splendido esempio di art history blogger che ci ha dimostrato che una pagina di internet può essere solida come quella di un libro”, un commuovente ricordo. Con Hasan condividevamo anche una passione comune, quella per Raffaello: una ragione di vita, quasi, per lui, uno dei più affascinanti argomenti di studio, per Sergio e per me, fin dai banchi dell’Università dove ci siamo incontrati, al memorabile corso tenuto da Alessandro Ballarin su Raffaello 1511-1514: “a proposito dell’attitudine di Raffaello verso la natura…”: la Stanza di Eliodoro, il Ritratto di Giulio II, la Madonna di Foligno, la Madonna Sistina, la Santa Cecilia.

Questo contributo raccoglie le nostre ricerche di anni di lavoro e di studio sulla consistenza dei quadri di Raffaello nelle collezioni estensi, disperse in varie pubblicazioni a partire dalle nostre ormai lontane tesi di laurea e dottorato, proseguite in titaniche imprese guidate da Alessandro Ballarin, e che oggi continuano anche attraverso il nostro blog e il contributo di nuovi amici e giovani studiosi, tra cui Sarah Ferrari che si unisce a noi nel ricordare Hasan.



Quattro ‘Madonne’ di Raffaello a Ferrara

Nel 1592 l’anziana Lucrezia d’Este, che continua a fregiarsi del titolo di duchessa d’Urbino nonostante sia ormai da tempo separata dal marito, il ben più giovane Francesco Maria II della Rovere, ordina di redigere un inventario di tutto ciò che si conserva nel suo appartamento, nel palazzo Ducale di Ferrara: abiti, ombrelli, suppellettili di ogni genere, biancheria, orologi, strumenti musicali, arazzerie. Lucrezia possiede anche diversi quadri che qualche anno dopo confluiranno nella collezione del cardinale Pietro Aldobrandini. Pietro, nipote di papa Clemente VIII, il 31 gennaio 1598 prende possesso di Ferrara in nome del pontefice. L’ultimo discendente degli Este, Cesare, ha appena abbandonato la città, perché Clemente VIII non ha riconosciuto legittima la sua successione ad Alfonso II, morto nell’ottobre del 1597; Ferrara, feudo ecclesiastico, ritorna sotto il dominio della Chiesa. Lucrezia, malata da tempo, muore pochi giorni dopo l’arrivo di Pietro che ha nominato erede universale di tutti i suoi beni mobili e immobili. Appassionato d’arte e avido collezionista, Pietro si affretta a spedire a Roma i quadri che erano appartenuti alla duchessa e gli oggetti più preziosi di quell’eredità. L’inventario steso nel 1592 finisce nelle sue mani per censire l’entità dei beni di cui deve entrare in possesso; la quasi totalità dei quadri citati nell’inventario di Lucrezia si ritrova quindi nell’inventario della collezione di Pietro, steso nel 1603. Il passaggio dei beni di Lucrezia, e più in generale di quelli appartenuti agli Este, agli Aldobrandini è uno dei casi più noti e studiati nella storia del collezionismo. Nella collezione di Lucrezia figurano non solo artisti della scuola ferrarese, quali Dosso, Garofalo, Mazzolino, Girolamo da Carpi, ma sono anche menzionati Tiziano, Bassano, Sebastiano del Piombo, autori fiamminghi e, soprattutto, Raffaello. Nella cappella privata della duchessa, incastonato nel mezzo di un reliquiario in ebano, lapislazzuli, argento e oro, si trova infatti «un quadro di una Madonna di mano di Raffaello d’Urbino». Proseguendo nella lettura del documento, si incontra un «quadretto di Raffaello in cassa di legno dorata» che il cardinale Giulio Canani ha regalato alla duchessa, e ancora, una «Madonna Nostro Signore» di Raffaello, un’altra «Madonna di Raffaello», e una copia della Sacra Famiglia con l’agnello oggi al Prado (cfr. inventario 1592).

Quattro Madonne con il Bambino attribuite al Sanzio si trovano quindi a Ferrara, allo scadere del XVI secolo, nell’appartamento di Lucrezia d’Este. Non ci sono motivi per dubitare dell’autografia delle opere. Lucrezia appartiene ad una famiglia i cui contatti con il pittore sono bene documentati e ha sposato nel 1570 il duca di Urbino. Un’ampia documentazione sostiene, del resto, l’ipotesi che si trattasse senza dubbio di originali di Raffaello e di avanzare credibili proposte di identificazione. Soccorrono, in particolare, l’inventario della collezione di Pietro Aldobrandini del 1603, in cui si ritrovano puntualmente citate le quattro Madonne con il Bambino di Raffaello, ora però con la descrizione sia pure sommaria del soggetto, e i successivi inventari della collezione Aldobrandini, che forniscono anche  l’indicazione delle misure e del supporto. Il cardinale evidentemente trasferisce da Ferrara a Roma tutti i quadri del Sanzio, senza accogliere le proteste di Francesco Maria II Della Rovere, marito di Lucrezia, che reclama la restituzione di «Una Madonna di Raffaello ch’è antica di casa nostra». A partire da Gronau, che per primo ragionò sulla diatriba circa la Madonna che il cardinale Aldobrandini non vuole restituire al duca d’Urbino, fino ai molteplici contributi di Shearman, sono state avanzate diverse ipotesi di identificazione dei quadri appartenuti a Lucrezia, e poi al cardinale Pietro. Shearman, in particolare, propone che nella collezione della principessa estense si trovassero la cosiddetta Madonna Garvagh o Madonna Aldobrandini di Londra, la cosiddetta Madonna del passeggio di Edimburgo e la Piccola Madonna Cowper di Washington. Quest’ultima, vista la presenza sullo sfondo di elementi urbinati, quali la chiesa di San Bernardino degli Zoccolanti che Francesco di Giorgio Martini aveva pensato come mausoleo di Federico da Montefeltro, potrebbe essere stata commissionata ab antiquo al pittore da Urbino ed essere poi stata donata o ceduta a Lucrezia in forza del suo matrimonio con il duca Francesco Maria II. Il passaggio del quadro dalla collezione estense a quella Aldobrandini, nonostante l’autorevole parere dello studioso, è stato per lo più ignorato e la sua storia, tuttora, viene ricostruita solo a partire dal 1778, quando lo si rintraccia nella collezione fiorentina di George Cowper. La provenienza della Madonna Garvagh dalla raccolta di Lucrezia prima, a quella di Pietro poi, è ormai concordemente accettata dalla critica, così come il passaggio della Madonna del passeggio dalla collezione Aldobrandini a quella Ludovisi. Un’antica provenienza ferrarese dei dipinti ora a Londra e a Edimburgo, datati rispettivamente 1510 e 1514 circa, forse commissionati dagli Este, o comunque giunti precocemente in città, parrebbe confermata dalla ripresa di motivi tratti da entrambi i dipinti in opere di artisti ferraresi quali Ortolano, Mazzolino, Garofalo, Battista Dossi tra il primo e il secondo decennio del secolo.

Una delle quattro Madonne citate nell’inventario di Lucrezia d’Este potrebbe essere, infine, la cosiddetta Madonna Mackintosh di Londra, riconoscibile senza dubbio nel complesso degli inventari Aldobrandini. Anche in questo caso, un’antica provenienza estense parrebbe confermata dalle riprese che si hanno del quadro in opere di artisti ferraresi del secondo decennio.

Il nucleo di opere di Raffaello presenti alla corte estense si rivela, dunque, davvero importante: oltre alla Madonna Aldobrandini, Madonna del passeggio, Madonna Cowper, Madonna Mackintosh quasi sicuramente identificabili nelle quattro Madonne dell’inventario di Lucrezia d’Este datato 1592, va ricordato che Raffaello eseguì intorno al 1504 il Ritratto del cardinale Ippolito I, oggi a Budapest.


Raffaello, Madonna con il Bambino e san Giovannino (Madonna Aldobrandini o Madonna Garvagh), c. 1508-1510, Londra, The National Gallery, olio su tavola, cm 38,9 x 32,9

Raffaello, Madonna con il Bambino e san Giovannino (Madonna Aldobrandini o Madonna Garvagh), c. 1508-1510, Londra, The National Gallery, olio su tavola, cm 38,9 x 32,9

Raffaello, Sacra Famiglia con san Giovannino (Madonna del Passeggio)

Raffaello, Sacra Famiglia con san Giovannino (Madonna del Passeggio), c. 1514, Edimburgo, National Gallery of Scotland, olio e oro su tavola, cm 90 x 63,3

Raffaello, Madonna con il Bambino (Piccola Madonna Cowper)

Raffaello, Madonna con il Bambino (Piccola Madonna Cowper), c. 1505-1507, Washington, National Gallery of Art, olio su tavola, cm 59,5 x 44

Raffaello, Madonna con il Bambino (Mackintosh Madonna)

Raffaello, Madonna con il Bambino (Mackintosh Madonna), c. 1512-1513, Londra, The National Gallery, olio su tela, trasportato da tavola, cm 78,8 x 64,2


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Sul San Giorgio’ di Washington

Un San Giorgio attribuito a Raffaello è inoltre ricordato nel 1588 tra i quadri presenti nella cappella privata di Margherita Gonzaga, terza moglie di Alfonso II d’Este. Due sono le versioni sicuramente autografe del Sanzio di questo soggetto, oggi conservate a Washington e al Louvre, ma nella ricostruzione dei percorsi collezionistici di entrambi i quadri interferisce la presenza di altri San Giorgio attribuiti a Raffaello e attestati in Italia e all’estero, tra cui quello ricordato da Lomazzo nel 1584 nella chiesa milanese di San Vittore. Si segnala inoltre la presenza di una copia di buona qualità, derivazione dal San Giorgio di Washington, talvolta ritenuta un originale di Raffaello, nella Pinacoteca civica di Spoleto. Shearman pensa che il quadro presente nella cappella di Margherita Gonzaga sia da identificare con il San Giorgio di Washington. L’ipotesi, solitamente ripetuta, che il quadro sia stato commissionato da Guidobaldo da Montefeltro in occasione del conferimento dell’Ordine della Giarrettiera, di cui Giorgio è il santo protettore, ricevuto nel 1504, e destinato o al re d’Inghilterra o al suo emissario Gilbert Talbot, che portò in Italia i vestimenti e le insegne dell’Ordine della Giarrettiera, presenta infatti importanti elementi di incertezza che lasciano aperta la possibilità di una sua presenza nelle collezioni estensi. Non stupisce che il dipinto di Raffaello potesse godere di notevole fortuna a Ferrara, il cui santo patrono è Giorgio, e il cui duca Ercole I d’Este era stato insignito da Edoardo IV nel 1480 dell’Ordine della Giarrettiera. Il palese riferimento a quest’Ordine nel quadro americano, in cui il cavaliere porta ben visibile al polpaccio la giarrettiera con la parola «Honi», la prima del motto dell’Ordine («Honi soit qui mal y pens»), potrebbe bene riferirsi ad Ercole d’Este, che sulle pareti di Belriguardo si fece ritrarre con le insegne dell’Ordine della Giarrettiera e che fu sepolto, il 27 gennaio 1505, con la veste dell’Ordine donatagli da Edoardo IV e, alla gamba, con l’insegna della preziosissima giarrettiera in velluto azzurro listato d’oro. Che la versione del San Giorgio oggi a Washington fosse conosciuta a Ferrara nell’originale, o attraverso sue repliche, è comunque attestato dal dipinto alternativamente attribuito a Battista Dossi o a  Girolamo da Carpi, oggi a Dresda, eseguito per Ercole II d’Este, prestito quasi letterale dal San Giorgio e il drago di Raffaello di  Washington.

La nota vicenda del Trionfo di Bacco che Alfonso I d’Este commissionò a Raffaello per il proprio camerino tra il 1513 e il 1514, e che mai il pittore portò a termine, non basta a spiegare, evidentemente, la complessità dei rapporti tra il Sanzio e Ferrara.


Raffaello, San Giorgio e il drago

Raffaello, San Giorgio e il drago, c. 1505-1506, Washington, National Gallery of Art, olio su tavola, cm 28,5 x 21,5


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In memory of Hasan Niyazi

I have never had the chance to know Hasan Niyazi in person. Our mutual promises of meeting each other as soon as possible, in Italy or in Australia, have been brutally betrayed by his sudden death. Our friendship was recent and of virtual nature, since it matured through Facebook. Hasan was first of all a friend with whom I shared thoughts, images, fragments of life; he was always generous and opened to dialogue, offering the right words even in difficult situations.

Moreover Hasan was an irreplaceable resource for all of us, for all historians and art historians firmly convinced that our wonderful discipline can be studied and spread through the internet “without loosing richness and depth of information”. I am quoting Sergio’s words. He gave us a touching memory of Hasan, describing him as “a wonderful example of art history blogger, who proved that a web page can be as solid as a book page.

We shared with Hasan a common interest for Raphael: a lifelong passion for him, one of the most fascinating subjects for Sergio and me, since the very first years of our academic training, when we met during the course on Raphael held by Alessandro Ballarin at the University of Padua. This contribution summarizes a long – time research on the presence of Raphael’s paintings in the collections of the house of Este. The results of this work are split into several publications, starting from our PhD dissertations, then moving to the titanic projects supervised by Alessandro Ballarin, and ultimately reaching our blog. We are grateful for every contribution that comes from new friends and young scholars, such as Sarah Ferrari, who has joined us in this occasion to celebrate Hasan’s memory.


Paintings by Raphael in the col­lec­tions of the Este

Contents
  1. Four Madonnas by Raphael in Ferrara
  2. The ‘Saint George’ in Washington
  3. References

Four Madonnas by Raphael in Ferrara

Even many years after the separation from Francesco Maria II della Rovere, Lucrezia d’Este still embellishes herself with the title of duchess of Urbino. In 1592 she requests the compilation of an inventory listing all the objects housed in her apartment located in the Ducal palace in Ferrara: garments, clocks, umbrellas, musical instruments, tapestries and furnishings of every kind. Lucrezia also owned several paintings that few years later will end up in the collection of cardinal Pietro Aldobrandini.

On 31st January 1598, Pietro, the nephew of Pope Clemente VII, takes possession of Ferrara. Cesare, last heir of the Este family, has just left the city, since Clemente VII refuses to recognize his inheritance from Alfonso II, who died on October 1597. Ferrara, therefore, returns under the control of the Vatican.

Lucrezia dies only a few days after the arrival of Pietro, who now becomes the universal heir of all her properties. Passionate about art and keen on collecting, Pietro immediately sends to Rome the paintings which belonged to the duchess together with the most prestigious pieces of his inheritance. He examines the inventory compiled in 1592 in order to verify the consistency of his newly acquired goods: almost every painting mentioned in Lucrezia’s inventory is traceable in the document drew up by Pietro in 1603.

This transition constitutes one of the most famous and studied episodes in the history of collecting. Among Lucrezia’s goods there are not only works by artists of the Ferrarese school, such as Dosso, Garofalo, Mazzolino, Girolamo da Carpi, but also paintings by Titian, Bassano, Sebastiano del Piombo, Flemish artists, and Raphael.

In the private chapel of the duchess, mounted in an ebony wood reliquary decorated with lapis lazuli, silver and gold, there is a …”a painting of a Madonna by Raphael of Urbino”. In the following lines of the inventory more works are to be found: “a painting by Raphael in a wooden case decorated with gold”, donated to the duchess by cardinal Giulio Canani, and two other Madonnas by Raphael, together with a copy of the Holy Family now at the Prado (see Inventory 1592).

Four Madonna and Child attributed to Raphael were therefore located in Ferrara, in Lucrezia d’Este’s apartment, at the end of the XVIth century. There are no reasons to doubt this attribution. Lucrezia belongs to a family whose links with the painter are well – documented and in 1570 she also becomes the wife of the duke of Urbino. There are several documents which endorse this hypothesis and suggest a possible identification for the paintings: in the inventory of Pietro Aldobrandini’s collection, dated 1603, the four Madonna and Child are mentioned, though with a more generic description of the subject; the following inventories of the Aldobrandini collection also gives us the measures and the nature of the supports.

It should be clear enough at this point that the cardinal decided to transfer all the paintings by Raphael from Ferrara to Rome, despite the objections raised by Francesco Maria II Della Rovere, who demanded the restitution of a “Madonna by Raphael, which belongs to our house”. Starting from Gronau, the first scholar to discuss this episode, and then taking into consideration John Shearman’s numerous studies, many hypothesis have been formulated on the identification of these paintings owned by Lucrezia and subsequently by Pietro.

Shearman, in particular, suggested that in Lucrezia’s collection there were the Aldobrandini Madonna, now in London, the Madonna del passeggio, in the National Galleries of Scotland and the Small Cowper Madonna in Washington .

The latter could have been commissioned to the painter ab antiquo, since on the background there are several elements which refer to Urbino, such as the church of San Bernardino degli Zoccolanti, designed by Francesco di Giorgio Martini as Federico da Montefeltro’s mausoleum. Lucrezia could have obtained the painting by virtue of her marriage to the duke Francesco Maria II.

Despite Shearman’s eminent opinion, the transition of the painting from the Estense to the Aldobrandini collection has been overlooked; the history of its provenance is still brought back only to 1778, when the painting is traceable in the Florentine collection of George Cowper.

The Ferrarese and Roman provenance of the Garvagh Madonna has, instead, been universally accepted by scholars; so has the transition of the Madonna del passeggio from the Aldobrandini to the Ludovisi collections.

Executed around 1510 and 1514 and probably commissioned by the Este (or in any case precociously arrived in Ferrara), the paintings now in London and Edimburgh could plausibily be connected with an ancient Ferrarese provenance: the references from both paintings visible in the works by Ferrarese artists such as Ortolano, Mazzolino, Garofalo, Battista Dossi, seem to confirm this hypothesis.

One of the four Madonne mentioned in Lucrezia’s inventory could actually be identified as the so – called Madonna Mackintosh in London, surely traceable in the Aldobrandini inventories. As in the previous cases, its ancient provenance from the house of Este is endorsed by the references found in Ferrarese paintings of the second decade of the century.
The nucleus of Raphael’s paintings located at the court of the Este is therefore consistent and relevant: in addition to the Aldobrandini Madonna, the Madonna del passeggio, the Cowper Madonna and the Mackintosh Madonna, which almost surely can be indentified as the four Madonne listed in Lucrezia’s inventory dated 1592, it should be considered that around 1504 Raphael executed a Portrait of cardinal Ippolito I (now in Budapest).


Raphael, The Madonna and Child with the Infant Baptist (The Aldobrandini Madonna or The Garvagh Madonna)

Raphael, The Madonna and Child with the Infant Baptist (The Aldobrandini Madonna or The Garvagh Madonna), about 1508-1510, London, The National Gallery, oil on wood, 38,9 x 32,9 cm

Raphael, The Holy Family Meeting the Infant St John the Baptist (The Madonna del Passeggio)

Raphael, The Holy Family Meeting the Infant St John the Baptist (The Madonna del Passeggio), about 1514, Edinburgh, National Gallery of Scotland, oil and gold on panel, 90 x 63,3 cm

Raphael, The Madonna and Child (The Small Cowper Madonna)

Raphael, The Madonna and Child (The Small Cowper Madonna), about 1505-1507, Washington, National Gallery of Art, oil on panel, 59,5 x 44 cm

Raphael, The Madonna and Child (The Mackintosh Madonna)

Raphael, The Madonna and Child (The Mackintosh Madonna), about 1512-1513, London, The National Gallery, oil on canvas, transferred from wood, 78,8 x 64,2 cm


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The ‘Saint George’ in Washington

An image of Saint George attributed to Raphael is mentioned in 1588 among the paintings hanging in the private chapel of Margherita Gonzaga, the third wife of Alfonso II d’Este. There are two autograph versions of this subject, in Washington and Paris, but the reconstruction of their provenance recalls the existence of other versions attributed to the painter, attested in Italy and abroad: for example the one described by Lomazzo in 1584 in the Milanese church of San Vittore; or the copy housed in the Pinacoteca of Spoleto.

Shearman suggested that the painting in the chapel of Margherita Gonzaga could be identified with the Saint George now in Washington. The well – known hypothesis that this painting was commissioned by Guidobaldo da Montefeltro in 1504, when he was made knight of the prestigious Order of the Garter (of which George is the patron saint), and then donated to the emissary of the King, Gilbert Talbot, or even to the king himself, does have some weak points; so the circumstances of its location in the collections of the Este should be seriously taken into consideration.

It would not be surprising that such a painting by Raphael could have an enormous fortune in Ferrara: George is the saint patron of this city and in 1480 the duke Ercole d’Este was made knight of the Order of the Garter by king Eduard IV.

The Washington painting also bears a clear reference to this Order: the saint's blue garter on his armor–covered leg with the inscription “Honi”, the first word of the Order’s motto “Honi soit qui mal y pens”. This unusual feature could recall Ercole d’Este, who was portrayed in Belriguardo with the emblems of the Order of the Garter and who was buried on 27th January 1505 wearing the dress of the Order, gift of King Eduard IV.

That the Saint George now in Washington was once known in Ferrara, from the original version or from a copy, is proved by a painting alternatively attributed to Battista Dossi or Girolamo da Carpi (now in Dresden). Commissioned by Ercole II d’Este, this painting shows a very punctual reference to Raphael’s Saint George.
The renown history of Raphael’s Triumph of Bacchus, requested by Alfonso d’Este for his camerino between 1513 and 1514 and never completed, is, therefore, not sufficient to explain the complex relationship of Raphael with Ferrara.


Raphael, Saint George and the Dragon

Raphael, Saint George and the Dragon, about 1505-1506, Washington, National Gallery of Art, oil on panel, 28,5 x 21,5 cm


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Nota bi­blio­gra­fica - References

A. Ballarin, Pittura del Rinascimento nell’Italia Settentrionale (1480-1540). Venezia 1511-1518: Tiziano dagli affreschi della Scuola del Santo all’Assunta. Raffaello 1511-1514, “a proposito dell’attitudine di Raffaello verso la natura...”: la Stanza di Eliodoro, il Ritratto di Giulio II, la Madonna di Foligno, la Madonna Sistina, la Santa Cecilia, testo delle lezioni a cura di Elena Arregui, Tatiana Carpenè, Andrea Ferrarini, Sergio Momesso, Giovanna Pacchioni, Alessandra Pellizzari, Università degli Studi di Padova, anno accademico 1990-1991.

A. Ballarin, Dosso Dossi. La pittura a Ferrara negli anni del ducato di Alfonso I, Regesti e apparati di catalogo a cura di Alessandra Pattanaro e Vittoria Romani, con la collaborazione di Sergio Momesso e Giovanna Pacchioni, 2 voll., Cittadella (Padova) 1994-1995.

G. Barucca, Madonna con il Bambino (Piccola Madonna Cowper), in Raffaello e Urbino. La formazione giovanile e i rapporti con la città natale, catalogo della mostra a cura di Lorenza Mochi Onori (Urbino, Galleria Nazionale delle Marche, 4 aprile-12 luglio 2009), Milano 2009, pp. 186-187.

P. Della Pergola, L’inventario del 1592 di Lucrezia d’Este, in «Arte Antica e Moderna», VII, 1959, 7, pp. 342-351.

P. Della Pergola, Gli Inventari Aldobrandini del 1682, in «Arte Antica e Moderna», 1962-1963, (I), V, 1962, 19, pp. 316-322; (II), VI, 1963, 21, pp. 61-87; (III), VI, 1963, 22, pp. 175-191.

A. G. De Marchi, Scrivere sui quadri: Ferrara e Roma. Agucchi e alcuni ritratti rinascimentali, Firenze 2004.

C. D’Onofrio, Inventario dei dipinti del cardinale Pietro Aldobrandini compilato da G. B. Agucchi nel 1603, in «Palatino. Rivista romana di cultura», (I), VIII, 1964, 1-3, pp. 15-20; (II), VIII, 1964, 7-8, pp. 158-162; (III), VIII, 1964, 9-12, pp. 202-211.

S. Ferino Padgen, M. A. Zancan, Raffaello. Catalogo completo, “I Gigli dell’Arte”, Firenze 1989.

G. Gronau, Documenti artistici urbinati. Con una tavola fuori testo, Firenze 1936.

M. Menegatti, Collezionismo e committenza alla corte degli Este nel Cinquecento, tesi di laurea [relatore prof. Alessandro Ballarin], Università di Padova, Facoltà di Lettere e Filosofia, anno accademico 1998-1999.

M. Menegatti, Qualche precisazione sull’eredità di Lucrezia d’Este e sui quadri di Raffaello inclusi in quell’eredità, in Il camerino delle pitture di Alfonso I, a cura di Alessandro Ballarin, 6 voll., Tomo V,  Tavole, ampliamenti e addenda, Cittadella (Padova) 2007, pp. 127-133.

J. Meyer zur Capellen, Raphael. Catalogue of his Paintings, Volume II. The Roman Religious Paintings, ca. 1508-1520, Landshut 2005.

J. Shearman, Raphael in Early Modern Sources: 1483-1602, 2 voll., New Haven-London 2003.

S. Tarissi De Jacobis, Nuova luce su vecchie carte: leredità Aldobrandini e la collezione Borghese, in «Proporzioni», n. s., IV, 2003, pp. 160-181.

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Cite this article as: Marialucia Menegatti, Raffaello e Ferrara (in memoria di Hasan Niyazi), in "STORIEDELLARTE.com", 5 aprile 2014; accessed 17 agosto 2017.
http://storiedellarte.com/2014/04/raffaello-e-ferrara-per-hasan.html.

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