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Raffaello e Ferrara (in memoria di Hasan Niyazi)

Engli­sh Ver­sion (a cura di Sarah Fer­ra­ri).


In ricordo di Hasan Niyazi

Non ho mai cono­sciu­to per­so­nal­men­te Hasan Niya­zi. Le nostre reci­pro­che pro­mes­se di incon­trar­ci pre­sto, in Ita­lia o in Austra­lia, sono sta­te bru­tal­men­te disat­te­se dal­la sua improv­vi­sa scom­par­sa. La nostra era un’amicizia recen­te, vir­tua­le, vis­su­ta attra­ver­so Face­book. Di lui, pos­so dire anzi­tut­to che era un ami­co con cui con­di­vi­de­re pen­sie­ri, imma­gi­ni, bra­ni di vita, sem­pre gene­ro­so e dispo­ni­bi­le all’ascolto, sem­pre con la bat­tu­ta giu­sta anche per i momen­ti più dif­fi­ci­li. Poi, natu­ral­men­te, Hasan era un inso­sti­tui­bi­le pun­to di rife­ri­men­to per tut­ti noi, appas­sio­na­ti di sto­ria dell’arte e sto­ri­ci dell’arte testar­da­men­te con­vin­ti che la nostra splen­di­da disci­pli­na si pos­sa stu­dia­re e dif­fon­de­re anche “onli­ne sen­za per­de­re in pro­fon­di­tà e ric­chez­za di infor­ma­zio­ni”. Rubo le paro­le di Ser­gio, che ha sapu­to tra­smet­te­re di Hasan, “splen­di­do esem­pio di art histo­ry blog­ger che ci ha dimo­stra­to che una pagi­na di inter­net può esse­re soli­da come quel­la di un libro”, un com­muo­ven­te ricor­do. Con Hasan con­di­vi­de­va­mo anche una pas­sio­ne comu­ne, quel­la per Raf­fael­lo: una ragio­ne di vita, qua­si, per lui, uno dei più affa­sci­nan­ti argo­men­ti di stu­dio, per Ser­gio e per me, fin dai ban­chi dell’Università dove ci sia­mo incon­tra­ti, al memo­ra­bi­le cor­so tenu­to da Ales­san­dro Bal­la­rin su Raf­fael­lo 1511–1514: “a pro­po­si­to dell’attitudine di Raf­fael­lo ver­so la natu­ra…”: la Stan­za di Elio­do­ro, il Ritrat­to di Giu­lio II, la Madon­na di Foli­gno, la Madon­na Sisti­na, la San­ta Ceci­lia.

Que­sto con­tri­bu­to rac­co­glie le nostre ricer­che di anni di lavo­ro e di stu­dio sul­la con­si­sten­za dei qua­dri di Raf­fael­lo nel­le col­le­zio­ni esten­si, disper­se in varie pub­bli­ca­zio­ni a par­ti­re dal­le nostre ormai lon­ta­ne tesi di lau­rea e dot­to­ra­to, pro­se­gui­te in tita­ni­che impre­se gui­da­te da Ales­san­dro Bal­la­rin, e che oggi con­ti­nua­no anche attra­ver­so il nostro blog e il con­tri­bu­to di nuo­vi ami­ci e gio­va­ni stu­dio­si, tra cui Sarah Fer­ra­ri che si uni­sce a noi nel ricor­da­re Hasan.



Quattro ‘Madonne’ di Raffaello a Ferrara

Nel 1592 l’anziana Lucre­zia d’Este, che con­ti­nua a fre­giar­si del tito­lo di duches­sa d’Urbino nono­stan­te sia ormai da tem­po sepa­ra­ta dal mari­to, il ben più gio­va­ne Fran­ce­sco Maria II del­la Rove­re, ordi­na di redi­ge­re un inven­ta­rio di tut­to ciò che si con­ser­va nel suo appar­ta­men­to, nel palaz­zo Duca­le di Fer­ra­ra: abi­ti, ombrel­li, sup­pel­let­ti­li di ogni gene­re, bian­che­ria, oro­lo­gi, stru­men­ti musi­ca­li, araz­ze­rie. Lucre­zia pos­sie­de anche diver­si qua­dri che qual­che anno dopo con­flui­ran­no nel­la col­le­zio­ne del car­di­na­le Pie­tro Aldo­bran­di­ni. Pie­tro, nipo­te di papa Cle­men­te VIII, il 31 gen­na­io 1598 pren­de pos­ses­so di Fer­ra­ra in nome del pon­te­fi­ce. L’ultimo discen­den­te degli Este, Cesa­re, ha appe­na abban­do­na­to la cit­tà, per­ché Cle­men­te VIII non ha rico­no­sciu­to legit­ti­ma la sua suc­ces­sio­ne ad Alfon­so II, mor­to nell’ottobre del 1597; Fer­ra­ra, feu­do eccle­sia­sti­co, ritor­na sot­to il domi­nio del­la Chie­sa. Lucre­zia, mala­ta da tem­po, muo­re pochi gior­ni dopo l’arrivo di Pie­tro che ha nomi­na­to ere­de uni­ver­sa­le di tut­ti i suoi beni mobi­li e immo­bi­li. Appas­sio­na­to d’arte e avi­do col­le­zio­ni­sta, Pie­tro si affret­ta a spe­di­re a Roma i qua­dri che era­no appar­te­nu­ti alla duches­sa e gli ogget­ti più pre­zio­si di quell’eredità. L’inventario ste­so nel 1592 fini­sce nel­le sue mani per cen­si­re l’entità dei beni di cui deve entra­re in pos­ses­so; la qua­si tota­li­tà dei qua­dri cita­ti nell’inventario di Lucre­zia si ritro­va quin­di nell’inventario del­la col­le­zio­ne di Pie­tro, ste­so nel 1603. Il pas­sag­gio dei beni di Lucre­zia, e più in gene­ra­le di quel­li appar­te­nu­ti agli Este, agli Aldo­bran­di­ni è uno dei casi più noti e stu­dia­ti nel­la sto­ria del col­le­zio­ni­smo. Nel­la col­le­zio­ne di Lucre­zia figu­ra­no non solo arti­sti del­la scuo­la fer­ra­re­se, qua­li Dos­so, Garo­fa­lo, Maz­zo­li­no, Giro­la­mo da Car­pi, ma sono anche men­zio­na­ti Tizia­no, Bas­sa­no, Seba­stia­no del Piom­bo, auto­ri fiam­min­ghi e, soprat­tut­to, Raf­fael­lo. Nel­la cap­pel­la pri­va­ta del­la duches­sa, inca­sto­na­to nel mez­zo di un reli­quia­rio in eba­no, lapi­slaz­zu­li, argen­to e oro, si tro­va infat­ti «un qua­dro di una Madon­na di mano di Raf­fael­lo d’Urbino». Pro­se­guen­do nel­la let­tu­ra del docu­men­to, si incon­tra un «qua­dret­to di Raf­fael­lo in cas­sa di legno dora­ta» che il car­di­na­le Giu­lio Cana­ni ha rega­la­to alla duches­sa, e anco­ra, una «Madon­na Nostro Signo­re» di Raf­fael­lo, un’altra «Madon­na di Raf­fael­lo», e una copia del­la Sacra Fami­glia con l’agnello oggi al Pra­do (cfr. inven­ta­rio 1592).

Quat­tro Madon­ne con il Bam­bi­no attri­bui­te al San­zio si tro­va­no quin­di a Fer­ra­ra, allo sca­de­re del XVI seco­lo, nell’appartamento di Lucre­zia d’Este. Non ci sono moti­vi per dubi­ta­re dell’autografia del­le ope­re. Lucre­zia appar­tie­ne ad una fami­glia i cui con­tat­ti con il pit­to­re sono bene docu­men­ta­ti e ha spo­sa­to nel 1570 il duca di Urbi­no. Un’ampia docu­men­ta­zio­ne sostie­ne, del resto, l’ipotesi che si trat­tas­se sen­za dub­bio di ori­gi­na­li di Raf­fael­lo e di avan­za­re cre­di­bi­li pro­po­ste di iden­ti­fi­ca­zio­ne. Soc­cor­ro­no, in par­ti­co­la­re, l’inventario del­la col­le­zio­ne di Pie­tro Aldo­bran­di­ni del 1603, in cui si ritro­va­no pun­tual­men­te cita­te le quat­tro Madon­ne con il Bam­bi­no di Raf­fael­lo, ora però con la descri­zio­ne sia pure som­ma­ria del sog­get­to, e i suc­ces­si­vi inven­ta­ri del­la col­le­zio­ne Aldo­bran­di­ni, che for­ni­sco­no anche  l’indicazione del­le misu­re e del sup­por­to. Il car­di­na­le evi­den­te­men­te tra­sfe­ri­sce da Fer­ra­ra a Roma tut­ti i qua­dri del San­zio, sen­za acco­glie­re le pro­te­ste di Fran­ce­sco Maria II Del­la Rove­re, mari­to di Lucre­zia, che recla­ma la resti­tu­zio­ne di «Una Madon­na di Raf­fael­lo ch’è anti­ca di casa nostra». A par­ti­re da Gro­nau, che per pri­mo ragio­nò sul­la dia­tri­ba cir­ca la Madon­na che il car­di­na­le Aldo­bran­di­ni non vuo­le resti­tui­re al duca d’Urbino, fino ai mol­te­pli­ci con­tri­bu­ti di Shear­man, sono sta­te avan­za­te diver­se ipo­te­si di iden­ti­fi­ca­zio­ne dei qua­dri appar­te­nu­ti a Lucre­zia, e poi al car­di­na­le Pie­tro. Shear­man, in par­ti­co­la­re, pro­po­ne che nel­la col­le­zio­ne del­la prin­ci­pes­sa esten­se si tro­vas­se­ro la cosid­det­ta Madon­na Gar­va­gh o Madon­na Aldo­bran­di­ni di Lon­dra, la cosid­det­ta Madon­na del pas­seg­gio di Edim­bur­go e la Pic­co­la Madon­na Cow­per di Washing­ton. Quest’ultima, vista la pre­sen­za sul­lo sfon­do di ele­men­ti urbi­na­ti, qua­li la chie­sa di San Ber­nar­di­no degli Zoc­co­lan­ti che Fran­ce­sco di Gior­gio Mar­ti­ni ave­va pen­sa­to come mau­so­leo di Fede­ri­co da Mon­te­fel­tro, potreb­be esse­re sta­ta com­mis­sio­na­ta ab anti­quo al pit­to­re da Urbi­no ed esse­re poi sta­ta dona­ta o cedu­ta a Lucre­zia in for­za del suo matri­mo­nio con il duca Fran­ce­sco Maria II. Il pas­sag­gio del qua­dro dal­la col­le­zio­ne esten­se a quel­la Aldo­bran­di­ni, nono­stan­te l’autorevole pare­re del­lo stu­dio­so, è sta­to per lo più igno­ra­to e la sua sto­ria, tut­to­ra, vie­ne rico­strui­ta solo a par­ti­re dal 1778, quan­do lo si rin­trac­cia nel­la col­le­zio­ne fio­ren­ti­na di Geor­ge Cow­per. La pro­ve­nien­za del­la Madon­na Gar­va­gh dal­la rac­col­ta di Lucre­zia pri­ma, a quel­la di Pie­tro poi, è ormai con­cor­de­men­te accet­ta­ta dal­la cri­ti­ca, così come il pas­sag­gio del­la Madon­na del pas­seg­gio dal­la col­le­zio­ne Aldo­bran­di­ni a quel­la Ludo­vi­si. Un’antica pro­ve­nien­za fer­ra­re­se dei dipin­ti ora a Lon­dra e a Edim­bur­go, data­ti rispet­ti­va­men­te 1510 e 1514 cir­ca, for­se com­mis­sio­na­ti dagli Este, o comun­que giun­ti pre­co­ce­men­te in cit­tà, par­reb­be con­fer­ma­ta dal­la ripre­sa di moti­vi trat­ti da entram­bi i dipin­ti in ope­re di arti­sti fer­ra­re­si qua­li Orto­la­no, Maz­zo­li­no, Garo­fa­lo, Bat­ti­sta Dos­si tra il pri­mo e il secon­do decen­nio del seco­lo.

Una del­le quat­tro Madon­ne cita­te nell’inventario di Lucre­zia d’Este potreb­be esse­re, infi­ne, la cosid­det­ta Madon­na Mac­kin­to­sh di Lon­dra, rico­no­sci­bi­le sen­za dub­bio nel com­ples­so degli inven­ta­ri Aldo­bran­di­ni. Anche in que­sto caso, un’antica pro­ve­nien­za esten­se par­reb­be con­fer­ma­ta dal­le ripre­se che si han­no del qua­dro in ope­re di arti­sti fer­ra­re­si del secon­do decen­nio.

Il nucleo di ope­re di Raf­fael­lo pre­sen­ti alla cor­te esten­se si rive­la, dun­que, dav­ve­ro impor­tan­te: oltre alla Madon­na Aldo­bran­di­ni, Madon­na del pas­seg­gio, Madon­na Cow­per, Madon­na Mac­kin­to­sh qua­si sicu­ra­men­te iden­ti­fi­ca­bi­li nel­le quat­tro Madon­ne dell’inventario di Lucre­zia d’Este data­to 1592, va ricor­da­to che Raf­fael­lo ese­guì intor­no al 1504 il Ritrat­to del car­di­na­le Ippo­li­to I, oggi a Buda­pe­st.


Raffaello, Madonna con il Bambino e san Giovannino (Madonna Aldobrandini o Madonna Garvagh), c. 1508-1510, Londra, The National Gallery, olio su tavola, cm 38,9 x 32,9

Raf­fael­lo, Madon­na con il Bam­bi­no e san Gio­van­ni­no (Madon­na Aldo­bran­di­ni o Madon­na Gar­va­gh), c. 1508–1510, Lon­dra, The Natio­nal Gal­le­ry, olio su tavo­la, cm 38,9 x 32,9

Raffaello, Sacra Famiglia con san Giovannino (Madonna del Passeggio)

Raf­fael­lo, Sacra Fami­glia con san Gio­van­ni­no (Madon­na del Pas­seg­gio), c. 1514, Edim­bur­go, Natio­nal Gal­le­ry of Sco­tland, olio e oro su tavo­la, cm 90 x 63,3

Raffaello, Madonna con il Bambino (Piccola Madonna Cowper)

Raf­fael­lo, Madon­na con il Bam­bi­no (Pic­co­la Madon­na Cow­per), c. 1505–1507, Washing­ton, Natio­nal Gal­le­ry of Art, olio su tavo­la, cm 59,5 x 44

Raffaello, Madonna con il Bambino (Mackintosh Madonna)

Raf­fael­lo, Madon­na con il Bam­bi­no (Mac­kin­to­sh Madon­na), c. 1512–1513, Lon­dra, The Natio­nal Gal­le­ry, olio su tela, tra­spor­ta­to da tavo­la, cm 78,8 x 64,2


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Sul San Giorgio’ di Washington

Un San Gior­gio attri­bui­to a Raf­fael­lo è inol­tre ricor­da­to nel 1588 tra i qua­dri pre­sen­ti nel­la cap­pel­la pri­va­ta di Mar­ghe­ri­ta Gon­za­ga, ter­za moglie di Alfon­so II d’Este. Due sono le ver­sio­ni sicu­ra­men­te auto­gra­fe del San­zio di que­sto sog­get­to, oggi con­ser­va­te a Washing­ton e al Lou­vre, ma nel­la rico­stru­zio­ne dei per­cor­si col­le­zio­ni­sti­ci di entram­bi i qua­dri inter­fe­ri­sce la pre­sen­za di altri San Gior­gio attri­bui­ti a Raf­fael­lo e atte­sta­ti in Ita­lia e all’estero, tra cui quel­lo ricor­da­to da Lomaz­zo nel 1584 nel­la chie­sa mila­ne­se di San Vit­to­re. Si segna­la inol­tre la pre­sen­za di una copia di buo­na qua­li­tà, deri­va­zio­ne dal San Gior­gio di Washing­ton, tal­vol­ta rite­nu­ta un ori­gi­na­le di Raf­fael­lo, nel­la Pina­co­te­ca civi­ca di Spo­le­to. Shear­man pen­sa che il qua­dro pre­sen­te nel­la cap­pel­la di Mar­ghe­ri­ta Gon­za­ga sia da iden­ti­fi­ca­re con il San Gior­gio di Washing­ton. L’ipotesi, soli­ta­men­te ripe­tu­ta, che il qua­dro sia sta­to com­mis­sio­na­to da Gui­do­bal­do da Mon­te­fel­tro in occa­sio­ne del con­fe­ri­men­to dell’Ordine del­la Giar­ret­tie­ra, di cui Gior­gio è il san­to pro­tet­to­re, rice­vu­to nel 1504, e desti­na­to o al re d’Inghilterra o al suo emis­sa­rio Gil­bert Tal­bot, che por­tò in Ita­lia i vesti­men­ti e le inse­gne dell’Ordine del­la Giar­ret­tie­ra, pre­sen­ta infat­ti impor­tan­ti ele­men­ti di incer­tez­za che lascia­no aper­ta la pos­si­bi­li­tà di una sua pre­sen­za nel­le col­le­zio­ni esten­si. Non stu­pi­sce che il dipin­to di Raf­fael­lo potes­se gode­re di note­vo­le for­tu­na a Fer­ra­ra, il cui san­to patro­no è Gior­gio, e il cui duca Erco­le I d’Este era sta­to insi­gni­to da Edoar­do IV nel 1480 dell’Ordine del­la Giar­ret­tie­ra. Il pale­se rife­ri­men­to a quest’Ordine nel qua­dro ame­ri­ca­no, in cui il cava­lie­re por­ta ben visi­bi­le al pol­pac­cio la giar­ret­tie­ra con la paro­la «Honi», la pri­ma del mot­to dell’Ordine («Honi soit qui mal y pens»), potreb­be bene rife­rir­si ad Erco­le d’Este, che sul­le pare­ti di Bel­ri­guar­do si fece ritrar­re con le inse­gne dell’Ordine del­la Giar­ret­tie­ra e che fu sepol­to, il 27 gen­na­io 1505, con la veste dell’Ordine dona­ta­gli da Edoar­do IV e, alla gam­ba, con l’insegna del­la pre­zio­sis­si­ma giar­ret­tie­ra in vel­lu­to azzur­ro lista­to d’oro. Che la ver­sio­ne del San Gior­gio oggi a Washing­ton fos­se cono­sciu­ta a Fer­ra­ra nell’originale, o attra­ver­so sue repli­che, è comun­que atte­sta­to dal dipin­to alter­na­ti­va­men­te attri­bui­to a Bat­ti­sta Dos­si o a  Giro­la­mo da Car­pi, oggi a Dre­sda, ese­gui­to per Erco­le II d’Este, pre­sti­to qua­si let­te­ra­le dal San Gior­gio e il dra­go di Raf­fael­lo di  Washing­ton.

La nota vicen­da del Trion­fo di Bac­co che Alfon­so I d’Este com­mis­sio­nò a Raf­fael­lo per il pro­prio came­ri­no tra il 1513 e il 1514, e che mai il pit­to­re por­tò a ter­mi­ne, non basta a spie­ga­re, evi­den­te­men­te, la com­ples­si­tà dei rap­por­ti tra il San­zio e Fer­ra­ra.


Raffaello, San Giorgio e il drago

Raf­fael­lo, San Gior­gio e il dra­go, c. 1505–1506, Washing­ton, Natio­nal Gal­le­ry of Art, olio su tavo­la, cm 28,5 x 21,5


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In memory of Hasan Niyazi

I have never had the chan­ce to know Hasan Niya­zi in per­son. Our mutual pro­mi­ses of mee­ting each other as soon as pos­si­ble, in Ita­ly or in Austra­lia, have been bru­tal­ly betrayed by his sud­den dea­th. Our friend­ship was recent and of vir­tual natu­re, sin­ce it matu­red throu­gh Face­book. Hasan was fir­st of all a friend with whom I shared thoughts, ima­ges, frag­men­ts of life; he was always gene­rous and ope­ned to dia­lo­gue, offe­ring the right words even in dif­fi­cult situa­tions.

Moreo­ver Hasan was an irre­pla­cea­ble resour­ce for all of us, for all histo­rians and art histo­rians firm­ly con­vin­ced that our won­der­ful disci­pli­ne can be stu­died and spread throu­gh the inter­net “without loo­sing rich­ness and dep­th of infor­ma­tion”. I am quo­ting Sergio’s words. He gave us a tou­ching memo­ry of Hasan, descri­bing him as “a won­der­ful exam­ple of art histo­ry blog­ger, who pro­ved that a web page can be as solid as a book page.

We shared with Hasan a com­mon inte­re­st for Raphael: a life­long pas­sion for him, one of the most fasci­na­ting sub­jec­ts for Ser­gio and me, sin­ce the very fir­st years of our aca­de­mic trai­ning, when we met during the cour­se on Raphael held by Ales­san­dro Bal­la­rin at the Uni­ver­si­ty of Padua. This con­tri­bu­tion sum­ma­ri­zes a long – time resear­ch on the pre­sen­ce of Raphael’s pain­tings in the col­lec­tions of the hou­se of Este. The resul­ts of this work are split into seve­ral publi­ca­tions, star­ting from our PhD dis­ser­ta­tions, then moving to the tita­nic pro­jec­ts super­vi­sed by Ales­san­dro Bal­la­rin, and ulti­ma­te­ly rea­ching our blog. We are gra­te­ful for eve­ry con­tri­bu­tion that comes from new friends and young scho­lars, such as Sarah Fer­ra­ri, who has joi­ned us in this occa­sion to cele­bra­te Hasan’s memo­ry.


Paintings by Raphael in the col­lec­tions of the Este

Contents
  1. Four Madon­nas by Raphael in Fer­ra­ra
  2. The ‘Saint Geor­ge’ in Washing­ton
  3. Refe­ren­ces

Four Madonnas by Raphael in Ferrara

Even many years after the sepa­ra­tion from Fran­ce­sco Maria II del­la Rove­re, Lucre­zia d’Este still embel­li­shes her­self with the title of duchess of Urbi­no. In 1592 she requests the com­pi­la­tion of an inven­to­ry listing all the objec­ts hou­sed in her apart­ment loca­ted in the Ducal pala­ce in Fer­ra­ra: gar­men­ts, clocks, umbrel­las, musi­cal instru­men­ts, tape­stries and fur­ni­shings of eve­ry kind. Lucre­zia also owned seve­ral pain­tings that few years later will end up in the col­lec­tion of car­di­nal Pie­tro Aldo­bran­di­ni.

On 31st Janua­ry 1598, Pie­tro, the nephew of Pope Cle­men­te VII, takes pos­ses­sion of Fer­ra­ra. Cesa­re, last heir of the Este fami­ly, has just left the city, sin­ce Cle­men­te VII refu­ses to reco­gni­ze his inhe­ri­tan­ce from Alfon­so II, who died on Octo­ber 1597. Fer­ra­ra, the­re­fo­re, returns under the con­trol of the Vati­can.

Lucre­zia dies only a few days after the arri­val of Pie­tro, who now beco­mes the uni­ver­sal heir of all her pro­per­ties. Pas­sio­na­te about art and keen on col­lec­ting, Pie­tro imme­dia­te­ly sends to Rome the pain­tings whi­ch belon­ged to the duchess toge­ther with the most pre­sti­gious pie­ces of his inhe­ri­tan­ce. He exa­mi­nes the inven­to­ry com­pi­led in 1592 in order to veri­fy the con­si­sten­cy of his new­ly acqui­red goods: almo­st eve­ry pain­ting men­tio­ned in Lucrezia’s inven­to­ry is tra­cea­ble in the docu­ment drew up by Pie­tro in 1603.

This tran­si­tion con­sti­tu­tes one of the most famous and stu­died epi­so­des in the histo­ry of col­lec­ting. Among Lucrezia’s goods the­re are not only works by artists of the Fer­ra­re­se school, such as Dos­so, Garo­fa­lo, Maz­zo­li­no, Giro­la­mo da Car­pi, but also pain­tings by Titian, Bas­sa­no, Seba­stia­no del Piom­bo, Fle­mi­sh artists, and Raphael.

In the pri­va­te cha­pel of the duchess, moun­ted in an ebo­ny wood reli­qua­ry deco­ra­ted with lapis lazu­li, sil­ver and gold, the­re is a …”a pain­ting of a Madon­na by Raphael of Urbi­no”. In the fol­lo­wing lines of the inven­to­ry more works are to be found: “a pain­ting by Raphael in a woo­den case deco­ra­ted with gold”, dona­ted to the duchess by car­di­nal Giu­lio Cana­ni, and two other Madon­nas by Raphael, toge­ther with a copy of the Holy Fami­ly now at the Pra­do (see Inven­to­ry 1592).

Four Madon­na and Child attri­bu­ted to Raphael were the­re­fo­re loca­ted in Fer­ra­ra, in Lucre­zia d’Este’s apart­ment, at the end of the XVI­th cen­tu­ry. The­re are no rea­sons to doubt this attri­bu­tion. Lucre­zia belongs to a fami­ly who­se links with the pain­ter are well – docu­men­ted and in 1570 she also beco­mes the wife of the duke of Urbi­no. The­re are seve­ral docu­men­ts whi­ch endor­se this hypo­the­sis and sug­ge­st a pos­si­ble iden­ti­fi­ca­tion for the pain­tings: in the inven­to­ry of Pie­tro Aldobrandini’s col­lec­tion, dated 1603, the four Madon­na and Child are men­tio­ned, thou­gh with a more gene­ric descrip­tion of the sub­ject; the fol­lo­wing inven­to­ries of the Aldo­bran­di­ni col­lec­tion also gives us the mea­su­res and the natu­re of the sup­ports.

It should be clear enou­gh at this point that the car­di­nal deci­ded to trans­fer all the pain­tings by Raphael from Fer­ra­ra to Rome, despi­te the objec­tions rai­sed by Fran­ce­sco Maria II Del­la Rove­re, who deman­ded the resti­tu­tion of a “Madon­na by Raphael, whi­ch belongs to our hou­se”. Star­ting from Gro­nau, the fir­st scho­lar to discuss this epi­so­de, and then taking into con­si­de­ra­tion John Shearman’s nume­rous stu­dies, many hypo­the­sis have been for­mu­la­ted on the iden­ti­fi­ca­tion of the­se pain­tings owned by Lucre­zia and sub­se­quen­tly by Pie­tro.

Shear­man, in par­ti­cu­lar, sug­ge­sted that in Lucrezia’s col­lec­tion the­re were the Aldo­bran­di­ni Madon­na, now in Lon­don, the Madon­na del pas­seg­gio, in the Natio­nal Gal­le­ries of Sco­tland and the Small Cow­per Madon­na in Washing­ton .

The lat­ter could have been com­mis­sio­ned to the pain­ter ab anti­quo, sin­ce on the back­ground the­re are seve­ral ele­men­ts whi­ch refer to Urbi­no, such as the chur­ch of San Ber­nar­di­no degli Zoc­co­lan­ti, desi­gned by Fran­ce­sco di Gior­gio Mar­ti­ni as Fede­ri­co da Montefeltro’s mau­so­leum. Lucre­zia could have obtai­ned the pain­ting by vir­tue of her mar­ria­ge to the duke Fran­ce­sco Maria II.

Despi­te Shearman’s emi­nent opi­nion, the tran­si­tion of the pain­ting from the Esten­se to the Aldo­bran­di­ni col­lec­tion has been over­loo­ked; the histo­ry of its pro­ve­nan­ce is still brought back only to 1778, when the pain­ting is tra­cea­ble in the Flo­ren­ti­ne col­lec­tion of Geor­ge Cow­per.

The Fer­ra­re­se and Roman pro­ve­nan­ce of the Gar­va­gh Madon­na has, instead, been uni­ver­sal­ly accep­ted by scho­lars; so has the tran­si­tion of the Madon­na del pas­seg­gio from the Aldo­bran­di­ni to the Ludo­vi­si col­lec­tions.

Exe­cu­ted around 1510 and 1514 and pro­ba­bly com­mis­sio­ned by the Este (or in any case pre­co­ciou­sly arri­ved in Fer­ra­ra), the pain­tings now in Lon­don and Edim­bur­gh could plau­si­bi­ly be con­nec­ted with an ancient Fer­ra­re­se pro­ve­nan­ce: the refe­ren­ces from both pain­tings visi­ble in the works by Fer­ra­re­se artists such as Orto­la­no, Maz­zo­li­no, Garo­fa­lo, Bat­ti­sta Dos­si, seem to con­firm this hypo­the­sis.

One of the four Madon­ne men­tio­ned in Lucrezia’s inven­to­ry could actual­ly be iden­ti­fied as the so – cal­led Madon­na Mac­kin­to­sh in Lon­don, sure­ly tra­cea­ble in the Aldo­bran­di­ni inven­to­ries. As in the pre­vious cases, its ancient pro­ve­nan­ce from the hou­se of Este is endor­sed by the refe­ren­ces found in Fer­ra­re­se pain­tings of the second deca­de of the cen­tu­ry.
The nucleus of Raphael’s pain­tings loca­ted at the court of the Este is the­re­fo­re con­si­stent and rele­vant: in addi­tion to the Aldo­bran­di­ni Madon­na, the Madon­na del pas­seg­gio, the Cow­per Madon­na and the Mac­kin­to­sh Madon­na, whi­ch almo­st sure­ly can be inden­ti­fied as the four Madon­ne listed in Lucrezia’s inven­to­ry dated 1592, it should be con­si­de­red that around 1504 Raphael exe­cu­ted a Por­trait of car­di­nal Ippo­li­to I (now in Buda­pe­st).


Raphael, The Madonna and Child with the Infant Baptist (The Aldobrandini Madonna or The Garvagh Madonna)

Raphael, The Madon­na and Child with the Infant Bap­ti­st (The Aldo­bran­di­ni Madon­na or The Gar­va­gh Madon­na), about 1508–1510, Lon­don, The Natio­nal Gal­le­ry, oil on wood, 38,9 x 32,9 cm

Raphael, The Holy Family Meeting the Infant St John the Baptist (The Madonna del Passeggio)

Raphael, The Holy Fami­ly Mee­ting the Infant St John the Bap­ti­st (The Madon­na del Pas­seg­gio), about 1514, Edin­bur­gh, Natio­nal Gal­le­ry of Sco­tland, oil and gold on panel, 90 x 63,3 cm

Raphael, The Madonna and Child (The Small Cowper Madonna)

Raphael, The Madon­na and Child (The Small Cow­per Madon­na), about 1505–1507, Washing­ton, Natio­nal Gal­le­ry of Art, oil on panel, 59,5 x 44 cm

Raphael, The Madonna and Child (The Mackintosh Madonna)

Raphael, The Madon­na and Child (The Mac­kin­to­sh Madon­na), about 1512–1513, Lon­don, The Natio­nal Gal­le­ry, oil on can­vas, trans­fer­red from wood, 78,8 x 64,2 cm


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The ‘Saint George’ in Washington

An ima­ge of Saint Geor­ge attri­bu­ted to Raphael is men­tio­ned in 1588 among the pain­tings han­ging in the pri­va­te cha­pel of Mar­ghe­ri­ta Gon­za­ga, the third wife of Alfon­so II d’Este. The­re are two auto­gra­ph ver­sions of this sub­ject, in Washing­ton and Paris, but the recon­struc­tion of their pro­ve­nan­ce recalls the exi­sten­ce of other ver­sions attri­bu­ted to the pain­ter, atte­sted in Ita­ly and abroad: for exam­ple the one descri­bed by Lomaz­zo in 1584 in the Mila­ne­se chur­ch of San Vit­to­re; or the copy hou­sed in the Pina­co­te­ca of Spo­le­to.

Shear­man sug­ge­sted that the pain­ting in the cha­pel of Mar­ghe­ri­ta Gon­za­ga could be iden­ti­fied with the Saint Geor­ge now in Washing­ton. The well – kno­wn hypo­the­sis that this pain­ting was com­mis­sio­ned by Gui­do­bal­do da Mon­te­fel­tro in 1504, when he was made knight of the pre­sti­gious Order of the Gar­ter (of whi­ch Geor­ge is the patron saint), and then dona­ted to the emis­sa­ry of the King, Gil­bert Tal­bot, or even to the king him­self, does have some weak poin­ts; so the cir­cum­stan­ces of its loca­tion in the col­lec­tions of the Este should be seriou­sly taken into con­si­de­ra­tion.

It would not be sur­pri­sing that such a pain­ting by Raphael could have an enor­mous for­tu­ne in Fer­ra­ra: Geor­ge is the saint patron of this city and in 1480 the duke Erco­le d’Este was made knight of the Order of the Gar­ter by king Eduard IV.

The Washing­ton pain­ting also bears a clear refe­ren­ce to this Order: the saint’s blue gar­ter on his armor–covered leg with the inscrip­tion “Honi”, the fir­st word of the Order’s mot­to “Honi soit qui mal y pens”. This unu­sual fea­tu­re could recall Erco­le d’Este, who was por­trayed in Bel­ri­guar­do with the emblems of the Order of the Gar­ter and who was buried on 27th Janua­ry 1505 wea­ring the dress of the Order, gift of King Eduard IV.

That the Saint Geor­ge now in Washing­ton was once kno­wn in Fer­ra­ra, from the ori­gi­nal ver­sion or from a copy, is pro­ved by a pain­ting alter­na­ti­ve­ly attri­bu­ted to Bat­ti­sta Dos­si or Giro­la­mo da Car­pi (now in Dre­sden). Com­mis­sio­ned by Erco­le II d’Este, this pain­ting sho­ws a very punc­tual refe­ren­ce to Raphael’s Saint Geor­ge.
The reno­wn histo­ry of Raphael’s Trium­ph of Bac­chus, reque­sted by Alfon­so d’Este for his came­ri­no bet­ween 1513 and 1514 and never com­ple­ted, is, the­re­fo­re, not suf­fi­cient to explain the com­plex rela­tion­ship of Raphael with Fer­ra­ra.


Raphael, Saint George and the Dragon

Raphael, Saint Geor­ge and the Dra­gon, about 1505–1506, Washing­ton, Natio­nal Gal­le­ry of Art, oil on panel, 28,5 x 21,5 cm


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Nota bi­blio­gra­ficaReferences

A. Bal­la­rin, Pit­tu­ra del Rina­sci­men­to nell’Italia Set­ten­trio­na­le (1480–1540). Vene­zia 1511–1518: Tizia­no dagli affre­schi del­la Scuo­la del San­to all’Assunta. Raf­fael­lo 1511–1514, “a pro­po­si­to dell’attitudine di Raf­fael­lo ver­so la natu­ra…”: la Stan­za di Elio­do­ro, il Ritrat­to di Giu­lio II, la Madon­na di Foli­gno, la Madon­na Sisti­na, la San­ta Ceci­lia, testo del­le lezio­ni a cura di Ele­na Arre­gui, Tatia­na Car­pe­nè, Andrea Fer­ra­ri­ni, Ser­gio Momes­so, Gio­van­na Pac­chio­ni, Ales­san­dra Pel­liz­za­ri, Uni­ver­si­tà degli Stu­di di Pado­va, anno acca­de­mi­co 1990–1991.

A. Bal­la­rin, Dos­so Dos­si. La pit­tu­ra a Fer­ra­ra negli anni del duca­to di Alfon­so I, Rege­sti e appa­ra­ti di cata­lo­go a cura di Ales­san­dra Pat­ta­na­ro e Vit­to­ria Roma­ni, con la col­la­bo­ra­zio­ne di Ser­gio Momes­so e Gio­van­na Pac­chio­ni, 2 voll., Cit­ta­del­la (Pado­va) 1994–1995.

G. Baruc­ca, Madon­na con il Bam­bi­no (Pic­co­la Madon­na Cow­per), in Raf­fael­lo e Urbi­no. La for­ma­zio­ne gio­va­ni­le e i rap­por­ti con la cit­tà nata­le, cata­lo­go del­la mostra a cura di Loren­za Mochi Ono­ri (Urbi­no, Gal­le­ria Nazio­na­le del­le Mar­che, 4 apri­le-12 luglio 2009), Mila­no 2009, pp. 186–187.

P. Del­la Per­go­la, L’inventario del 1592 di Lucre­zia d’Este, in «Arte Anti­ca e Moder­na», VII, 1959, 7, pp. 342–351.

P. Del­la Per­go­la, Gli Inven­ta­ri Aldo­bran­di­ni del 1682, in «Arte Anti­ca e Moder­na», 1962–1963, (I), V, 1962, 19, pp. 316–322; (II), VI, 1963, 21, pp. 61–87; (III), VI, 1963, 22, pp. 175–191.

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Cite this article as: Marialucia Menegatti, Raffaello e Ferrara (in memoria di Hasan Niyazi), in "STORIEDELLARTE.com", 5 aprile 2014; accessed 6 dicembre 2016.
http://storiedellarte.com/2014/04/raffaello-e-ferrara-per-hasan.html.

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