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Indagine su Giorgione’: intervista a Enrico Maria Dal Pozzolo

Giorgione - Pala di Castelfranco

Domenica 6 aprile Rai 5 ha trasmesso Indagine su Giorgione, il documentario curato da Enrico Maria Dal Pozzolo con la regia di Nino Criscenti e la direzione musicale di Terrel Stone. Ne ha parlato per noi Sarah Ferrari, in occasione dell'anteprima al pubblico nel novembre scorso. In attesa di approfondire presto l'argomento con le osservazioni di Criscenti e di Stone, regista e direttore musicale di Indagine su Giorgione, abbiamo approfittato dell'uscita televisiva per rivolgere alcune domande a Enrico Maria Dal Pozzolo, docente all’Università di Verona e curatore della mostra giorgionesca di Castelfranco Veneto (2009-2010).

Come è nata l’esperienza di un film su Giorgione?

Non è nata con l’idea di far uscire Giorgione in televisione, ma da una concomitanza di casualità. Prima che si chiudesse la mostra di Giorgione, avevo suggerito al comune di Castelfranco Veneto di filmare l’allestimento e la sua ambientazione, non con un fine particolare, ma perché rimanesse per la città la documentazione di questo evento difficilmente ripetibile.

Le riprese sono state effettuate dal regista Nino Criscenti e dalla sua casa di produzione, che subito aveva accarezzato l’idea di trasformare questi materiali di proprietà del comune di Castelfranco Veneto in un qualcosa di diverso. Il problema, naturalmente, erano le risorse finanziarie, che sono state reperite in parte grazie a un cofinanziamento di Rai5, con cui Criscenti aveva in atto altre collaborazioni. Altri finanziamenti sono arrivati dal comune di Castelfranco, dal Comune di Montagnana e dalla Fondazione Antonveneta.

Sono state quindi effettuate nuove riprese, per integrare quanto non era stato fatto all’epoca della mostra di Castelfranco, a partire dalle opere di Venezia e di Vienna che non erano presenti e quindi procedendo con l’operazione che considero il cuore dell’idea, l’abbinamento cioè delle immagini con le musiche.

Questo è un po’ il completamento delle mie ricerche su Giorgione: dalla monografia del 2009, al catalogo, appunto, della mostra, al libro sulla ricezione di Giorgione nel Seicento (Pietro della Vecchia) avevo sempre tenuto da parte l’idea, che mi sembrava mai percorsa, del rapporto tematico che si poteva facilmente impostare tra i testi cantati nelle frottole della sua età e le tematiche dei suoi dipinti. Le frottole sono state pubblicate tutte, da Petrucci, nel Cinquecento, fino alle edizioni moderne. L’apporto musicale è stato fornito da Terrel Stone, cui ho proposto il progetto e la selezione delle frottole, che lui ha verificato anche dal punto della bellezza musicale. La cosa straordinaria è proprio l’amalgama che si crea tra l’immagine e la musica.

Operata la selezione degli inserti musicali, è cominciata la scrittura dei testi che s’intrecciano agli inserti musicali e le riprese al museo di Casa Giorgione con un flautista e, soprattutto, un cantante ad accompagnamento di Terrel Stone. In vari mesi si è arrivati quindi alla definizione del prodotto finale, che non è solo quello che è stato presentato su Rai5, ma che uscirà prossimamente in versione integrale. La complessità di quest’operazione è notevole: ogni sequenza, che può durare solo pochi secondi, corrisponde ad una riga di testo. Tu scrivi prima di sapere quali sono le sequenze, ma poi devi combinare ciò che hai scritto con quelle sequenze; è un continuo smontaggio, è una continua integrazione, ma questa è la parte più creativa, che produce anche idee nuove. Ad esempio a Vienna, mentre lavoravamo nella sala dove si trovano le opere di Giorgione, ho visto l’accordatore di lira da braccio dell’ambito di Giorgione, forse Capriolo, ed è scattato il collegamento a quello stesso strumento filmato alla mostra di Pietro Bembo. Il regista si è subito emozionato e ha chiesto di riprendere l’opera che inizialmente non era prevista nel progetto. Il quadro, peraltro, ora è tornato nei depositi.

In quale modo l’operazione può far riflettere, da storico dell’arte, sugli strumenti che si usano per far conoscere la pittura e, appunto, la storia dell’arte?

Insisto sul fatto che questa non è solo un aspetto divulgativo. Certo, quando si fa un’operazione come questa ti rivolgi a un pubblico che necessariamente è vasto. Poi, alla fine, se uno non è dell’ambiente ti dicono che il risultato è molto colto, un po’ elitario e da nicchia. L’aspetto curioso, e, secondo me, anche di sostanza, è però che con questi mezzi tu puoi esprimere ciò che non puoi scrivere in un libro. Joannides, dopo aver visto il video, mi ha risposto in termini entusiastici dicendo che certi concetti non erano altrimenti dimostrabili e ammissibili. Anche fare un libro con un CD collegato, non sarebbe la stessa cosa che abbinare esattamente quel passaggio musicale a quell’immagine. Quindi in questo senso è anche un lavoro di ricerca.

Ci saranno possibili seguiti a quest’esperienza ?

Certo, gli ascolti sono stati per Rai5 incoraggianti, superiori alla media di quell’orario, ma le cifre sono proibitive. È stato possibile grazie ad una serie di concomitanze, dal fatto che sono molti anni che faccio ricerca su Giorgione e avevo materiali disponibili, le riprese alla mostra di Castelfranco, la possibilità di girare alla mostra su Pietro Bembo. Insomma, una serie di circostanze non facilmente ripetibili nell’immediato. Ora si sta preparando la versione inglese, potrebbe essere così messo a disposizione di altri canali stranieri e forse si potrebbe sperare nell’investimento di altri canali per altre puntate.

Molto interessante la multidisciplinarietà, le immagini, la musica, le fonti, quindi non era un semplice documentario di “divulgazione”, ma qualcosa di più. Si vede che c’è padronanza dei vari media e che mettendoli insieme è possibile capire cose che, se fossero solo scritte, si farebbe fatica a comprendere.

Giorgione è un caso particolare, che bene si presta a quest’operazione e con cui puoi costruire un discorso che storicamente tiene, partendo anche dalla testimonianza di Vasari, ed è del tutto plausibile,  secondo cui Giorgione era suonatore di liuto e che socialmente si era affermato in quel ruolo. In altri casi la musica sarebbe più invece un complemento d’ambientazione, non un contenuto storicamente ragionabile, senza la pregnanza che la musica ha invece con Giorgione.

indagine-su-giorgione-terrel-stone

Cite this article as: Sergio Momesso, Indagine su Giorgione’: intervista a Enrico Maria Dal Pozzolo, in "STORIEDELLARTE.com", 20 aprile 2014; accessed 27 marzo 2017.
http://storiedellarte.com/2014/04/indagine-su-giorgione-il-documentario.html.

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