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Sulle Abilitazioni Scientifiche Nazionali

Rembrandt, Lezione di anatomia del dottor Tulp

Rem­brandt, Lezio­ne di ana­to­mia del dot­tor Tulp, 1632, L’Aia, Mau­ri­tshuis

Alcu­ne paro­le sul­le discus­sio­ni pro­dot­te dal nuo­vo siste­ma di sele­zio­ne dei pro­fes­so­ri uni­ver­si­ta­ri, volu­to dall’allora mini­stro Maria Stel­la Gel­mi­ni.
Alla data di oggi, 7 mar­zo 2014, la mag­gior par­te del­le com­mis­sio­ni per l’Abilitazione Scien­ti­fi­ca Nazio­na­le (ASN) ha chiu­so i lavo­ri, nono­stan­te man­chi­no anco­ra all’appello gli esi­ti di alcu­ni set­to­ri con­cor­sua­li. I risul­ta­ti del­le clas­si con­cor­sua­li di pri­ma e secon­da fascia sono sta­ti pub­bli­ca­ti sul sito del Miur, dove sono tut­to­ra leg­gi­bi­li.
Fin dal pri­mo appa­ri­re dei risul­ta­ti abi­li­ta­ti­vi, sono fioc­ca­te pole­mi­che, anche acce­se, che sia­mo cer­ti pro­se­gui­ran­no anco­ra a lun­go: la pri­ma – e non ci sem­bra bana­le sot­to­li­near­lo – riguar­da la mes­sa onli­ne dei giu­di­zi stes­si, espo­sti al pub­bli­co in nome di un sem­pre più frain­te­so con­cet­to di ‘tra­spa­ren­za’. A ruo­ta, sono segui­ti pre­se di posi­zio­ne sem­pre più cri­ti­che sui lavo­ri di alcu­ne com­mis­sio­ni, e sem­pre più nume­ro­si ricor­si, indi­vi­dua­li e col­let­ti­vi, depo­si­ta­ti al Tar.

Fra le pri­me, for­ti pre­se di posi­zio­ne sul com­ples­so e far­ra­gi­no­so mec­ca­ni­smo del­le abi­li­ta­zio­ni nazio­na­li si regi­stra quel­la di Gian Anto­nio Stel­la, appar­sa sul Cor­rie­re del­la Sera lo scor­so 6 feb­bra­io, dove si affron­ta­no due tra gli aspet­ti più dolen­ti emer­si dal­le abi­li­ta­zio­ni: com­mis­sio­ni isti­tui­te in base a cri­te­ri spes­so non chia­ri, e cer­ta­men­te insuf­fi­cien­ti per nume­ro e tem­po a valu­ta­re ade­gua­ta­men­te le miglia­ia di cur­ri­cu­la per­ve­nu­ti; giu­di­zi neces­sa­ria­men­te fret­to­lo­si (“323 giu­di­zi” – scri­ve Stel­la – sono sta­ti dati “uti­liz­zan­do com­ples­si­va­men­te poco meno di 14 ore pari a cir­ca 27 secon­di per ogni giu­di­zio”) e trop­po spes­so espres­si sen­za chia­rez­za sul metro di giu­di­zio adot­ta­to. Scar­ta­ta a prio­ri l’ipotesi che qual­cu­no abbia potu­to valu­ta­re “cur­ri­cu­la, pro­fi­li e pro­du­zio­ne scien­ti­fi­ca” sen­za nem­me­no aver­li esa­mi­na­ti, si potreb­be rice­ve­re l’impressione che tut­to si reg­ga per­ché nel­le varie riu­nio­ni in cui si è discus­so dei can­di­da­ti la com­mis­sio­ne si è costan­te­men­te avval­sa “del lavo­ro istrut­to­rio con­dot­to dai sin­go­li com­mis­sa­ri”. Il risul­ta­to com­ples­si­vo di “boc­cia­tu­re eccel­len­ti, anche di stu­dio­si uni­ver­sal­men­te sti­ma­ti”, o di “pro­mo­zio­ni sba­lor­di­ti­ve”, vale per ogni clas­se con­cor­sua­le.

Non è asso­lu­ta­men­te pos­si­bi­le dare con­to del­le pro­te­ste, dibat­ti­ti e pole­mi­che avan­za­ti dai vari set­to­ri disci­pli­na­ri e/o dai sin­go­li tra­mi­te la car­ta stam­pa­ta e attra­ver­so il web. Riman­dia­mo, come uti­lis­si­mo pun­to di par­ten­za e di con­fron­to su un argo­men­to così spi­no­so, in una fase anco­ra con­trad­di­stin­ta da gran­de con­fu­sio­ne, al blog acca­de­mi­co Roars.it che ha aper­to uno spa­zio dal tito­lo deci­sa­men­te elo­quen­te, Cahiers de doleA­SN: docu­men­ta­zio­ne ASN e VQR, in cui è pos­si­bi­le leg­ge­re con­tri­bu­ti di diver­si auto­ri e cate­go­rie disci­pli­na­ri a pro­po­si­to del­le pro­ce­du­re e dei risul­ta­ti abi­li­ta­ti­vi.

Per quan­to riguar­da la sto­ria dell’arte, segna­lia­mo che l’Asso­cia­zio­ne Artem doce­re ha dato voce a tren­ta sto­ri­ci dell’arte – “ricu­sia­mo i risul­ta­ti dell’Asn per il set­to­re Sto­ria dell’Arte, 10/B1” – che denun­cia­no come la let­tu­ra com­pa­ra­ta dei giu­di­zi abbia  “evi­den­zia­to con­si­sten­ti incon­gruen­ze ed erro­ri mate­ria­li che get­ta­no ombre sul futu­ro del set­to­re disci­pli­na­re”. Si pro­te­sta, in par­ti­co­la­re, con­tro l’ “opa­ci­tà” dei giu­di­zi indi­vi­dua­li dei com­mis­sa­ri (“spes­so i giu­di­zi indi­vi­dua­li non espri­mo­no in manie­ra espli­ci­ta un pare­re favo­re­vo­le o con­tra­rio al con­se­gui­men­to dell’idoneità”), la con­trad­dit­to­rie­tà dei cri­te­ri adot­ta­ti per giu­di­ca­re pub­bli­ca­zio­ni, anzia­ni­tà ana­gra­fi­ca-acca­de­mi­ca, spe­cia­liz­za­zio­ne, carat­te­re inter­na­zio­na­le del­le ricer­che e del­le pub­bli­ca­zio­ni dei can­di­da­ti, e la man­can­za, all’interno del­la com­mis­sio­ne giu­di­can­te, di spe­cia­li­sti di arte con­tem­po­ra­nea.

Il deci­so inter­ven­to di Toma­so Mon­ta­na­ri appar­so il 3 mar­zo sul blog mini­ma & mora­lia con il tito­lo Opa­ci­tà, irre­spon­sa­bi­li­tà, reti­cen­za: le abi­li­ta­zio­ni uni­ver­si­ta­rie per la sto­ria dell’arte come enne­si­mo tra­di­men­to dei chie­ri­ci, sta mie­ten­do con­sen­si e con­di­vi­sio­ni nel web. Fra i prin­ci­pa­li obiet­ti­vi del­la denun­cia di Mon­ta­na­ri, “il modo con cui sono sta­ti scrit­ti i famo­si ‘giu­di­zi’. Un modo incre­di­bil­men­te fur­be­sco, ano­di­no, pila­te­sco di riem­pi­re alcu­ne righe sen­za dir nul­la. Al pun­to che, leg­gen­do quei testi, è spes­so impos­si­bi­le capi­re chi ha vota­to a favo­re e chi con­tro l’idoneità del can­di­da­to. Quel che è peg­gio, non si rie­sce a com­pren­de­re in base a qua­li cri­te­ri sia­no sta­ti for­mu­la­ti, quei non-giu­di­zi… il pun­to è che non si capi­sce in base a che cosa tut­to ciò sia sta­to deci­so: per­ché le deci­sio­ni non sono sta­te argo­men­ta­te in modo tra­spa­ren­te, veri­fi­ca­bi­le, esau­sti­vo. Spes­so non sono sta­te argo­men­ta­te tout court”.

Per con­tro, poche ore fa il Coor­di­na­men­to Gio­va­ni Acca­de­mi­ci ha espres­so un giu­di­zio com­ples­si­va­men­te posi­ti­vo sui risul­ta­ti ASN:

“Il pro­ces­so di abi­li­ta­zio­ne ha coin­vol­to 184 com­mis­sio­ni con 998 com­mis­sa­ri che han­no esa­mi­na­to un tota­le di 59.193 can­di­da­ti, con rego­le ogget­ti­va­men­te com­ples­se e in alcu­ni pun­ti mol­to discus­se. In un con­te­sto simi­le non stu­pi­sce che sin­go­li risul­ta­ti abbia­no pro­vo­ca­to sul­la stam­pa e negli ambien­ti scien­ti­fi­ci dibat­ti­ti e pole­mi­che. Sen­za voler giu­di­ca­re nel meri­to spe­ci­fi­co la fon­da­tez­za di tali pole­mi­che, occor­re però distin­gue­re i sin­go­li casi dal­la pro­ce­du­ra nel suo com­ples­so, che tra l’altro si è svol­ta con moda­li­tà di straor­di­na­ria tra­spa­ren­za se con­fron­ta­te con quel­le del pas­sa­to. È neces­sa­rio por­ta­re a ter­mi­ne il mec­ca­ni­smo con­cor­sua­le, per dare final­men­te rea­liz­za­zio­ne alle giu­ste aspi­ra­zio­ni di car­rie­ra dei mol­ti vali­di stu­dio­si che si sono sot­to­po­sti alla valu­ta­zio­ne. Solo alla fine di que­sto pro­ces­so si potrà dare un giu­di­zio com­ples­si­vo sul nuo­vo model­lo di reclu­ta­men­to e si potrà valu­ta­re qua­li cor­ret­ti­vi sia neces­sa­rio appor­tar­vi, facen­do estre­ma atten­zio­ne a non crea­re un ulte­rio­re bloc­co che sareb­be esi­zia­le per il siste­ma uni­ver­si­ta­rio e soprat­tut­to per i tan­ti gio­va­ni di talen­to che anco­ra cre­do­no nel­la ricer­ca e nell’innovazione in que­sto pae­se”.

Lo stes­so Coor­di­na­men­to ha pro­mos­so quin­di una peti­zio­ne onli­ne per soste­ne­re “un appel­lo al nuo­vo gover­no e al par­la­men­to per inco­rag­gia­re il com­ple­ta­men­to di que­sta pri­ma tor­na­ta di abi­li­ta­zio­ni e il pro­se­gui­men­to (con even­tua­li cor­ret­ti­vi ma sen­za bloc­chi) del­le pre­vi­ste tor­na­te suc­ces­si­ve, nell’ottica di una auspi­ca­ta rego­la­riz­za­zio­ne del reclu­ta­men­to uni­ver­si­ta­rio, e per chie­de­re un rilan­cio glo­ba­le del com­par­to uni­ver­si­ta­rio e del­la ricer­ca, com­par­to che può svol­ge­re un ruo­lo essen­zia­le sia per la cre­sci­ta cul­tu­ra­le che per la cru­cia­le inno­va­zio­ne del set­to­re indu­stria­le nel pae­se”.

In un momen­to come quel­lo attua­le, con­trad­di­stin­to da un’estrema con­fu­sio­ne e da dibat­ti­ti e pro­te­ste viva­cis­si­mi che sem­pre più spes­so e volen­tie­ri uti­liz­za­no il web, e che pre­ve­di­bil­men­te si risol­ve­rà in una marea di ricor­si, sto­rie­del­lar­te espri­me il ram­ma­ri­co che le Abi­li­ta­zio­ni si sia­no tra­sfor­ma­te in un enne­si­mo ban­co di pro­va fal­li­to per l’Università ita­lia­na. Espri­mia­no quin­di una rin­no­va­ta e pro­fon­da pre­oc­cu­pa­zio­ne per l’insegnamento del­la disci­pli­na. Riba­dia­mo lo scon­cer­to che l’auspicato siste­ma di tra­spa­ren­za su cui dove­va pog­gia­re l’intera pro­ce­du­ra si stia sem­pre più tra­sfor­man­do in uno spet­ta­co­lo media­ti­co. Con­di­vi­dia­mo la per­ples­si­tà sol­le­va­ta da più par­ti cir­ca la scar­sa chia­rez­za di alcu­ni dei giu­di­zi, soprat­tut­to lad­do­ve a giu­sti­fi­ca­re la non ido­nei­tà dei can­di­da­ti si è invo­ca­to un pre­te­so carat­te­re “loca­li­sti­co” e “peri­fe­ri­co” degli ambi­ti di ricer­ca. Giu­di­zio che ci ha fat­to spon­ta­ne­men­te pen­sa­re ai nostri stu­di “loca­li” (Vene­zia del Cin­que­cen­to, Mila­no Sfor­ze­sca, Fer­ra­ra Esten­se…).

Non pren­de­re­mo posi­zio­ne in meri­to a sin­go­li casi. Il nostro blog met­te però a dispo­si­zio­ne un appo­si­to spa­zio per quan­ti desi­de­ra­no inter­ve­ni­re a pro­po­si­to di que­sto argo­men­to, pur­ché si trat­ti di inter­ven­ti civi­li, non lesi­vi di ter­zi e con­tri­bui­sca­no a una discus­sio­ne seria ed infor­ma­ta. I docu­men­ti che saran­no qui pub­bli­ca­ti non riflet­to­no neces­sa­ria­men­te l’orientamento del­la Reda­zio­ne.

Link utili

Contributi

Ter­ri­to­ria­li­tà, sto­rie loca­li, sto­rie pigre, let­te­ra aper­ta di Mar­co Rosa­rio Nobi­le (pro­fes­so­re ordi­na­rio, Icar/18)

Dopo ave­re let­to con inte­res­se il reso­con­to del­la riu­nio­ne ICAR 18 e com­pul­sa­to mol­ti giu­di­zi per l’abilitazione nazio­na­le, mi per­met­to di girar­vi alcu­ne osser­va­zio­ni. Alme­no due o tre gene­ra­zio­ni di noi si sono for­ma­te sul­la Sto­ria dell’Arte Einau­di. Ci sono però tem­pi in cui, a for­za di pres­sio­ni e di spin­te in avan­ti, gli inse­gna­men­ti anche indi­ret­ti si dimen­ti­ca­no. “Ter­ri­to­ria­li­tà” non è sino­ni­mo di loca­li­smo, tra i due ter­mi­ni c’è un abis­so. La ter­ri­to­ria­li­tà non è tout court un ambi­to geo­gra­fi­co rac­chiu­so da con­fi­ni angu­sti; è una costru­zio­ne cul­tu­ra­le, ha un’origine socia­le. Il suo stu­dio può ali­men­ta­re per­cor­si di ricer­ca asfit­ti­ca (come lo sono spes­so le reto­ri­che iden­ti­ta­rie) o di respi­ro diver­so, se cen­tra­te sul­la reti di rela­zio­ni che ne deter­mi­na­no l’omogeneità e lega­no il ter­ri­to­rio ad altre reti e ad altri luo­ghi. Qua­li sono per la nostra disci­pli­na le sto­rie loca­li­sti­che? I para­me­tri sono ambi­gui e in qual­che modo con­di­zio­na­ti dai cli­ché. Se si stu­dia per tut­ta la vita, del tut­to legit­ti­ma­men­te, la Ber­li­no nel Nove­cen­to, la Pari­gi del Sei­cen­to o la Firen­ze del Quat­tro­cen­to nes­su­no potrà mai pen­sa­re a uno stu­dio­so “loca­li­sti­co”, seb­be­ne si trat­ti di spa­zi tal­men­te den­si da risul­ta­re auto­re­fe­ren­zia­li e inse­ri­ti in reti robu­ste che toc­ca­no pochi altri cen­tri domi­nan­ti, ma se, per esem­pio, con­cen­tri i tuoi inte­res­si sui seco­li che van­no dal XV al XIX sul­le cit­tà del Salen­to (che per quan­ti­tà di atto­ri coin­vol­ti, di popo­la­zio­ne e nume­ro di archi­tet­tu­re costrui­te non sono infe­rio­ri ai luo­ghi pre­ce­den­ti, men­tre le reti di rela­zio­ne da inda­ga­re sono infi­ni­ta­men­te più aggro­vi­glia­te e com­ples­se) non c’è scam­po: sei un loca­li­sti­co. In que­sta sin­go­la­re discri­mi­na­zio­ne, non si ten­go­no in con­to trop­pe cose.

Innan­zi­tut­to banal­men­te ciò che appa­re peri­fe­ri­co oggi, spes­so non lo era in pas­sa­to. Si tra­scu­ra­no poi i pas­sag­gi epo­ca­li che han­no attra­ver­sa­to la disci­pli­na sto­ri­ca del Nove­cen­to e han­no disin­te­gra­to ogni gerar­chia. Chi ci ha inse­gna­to di più? Il mugna­io Menoc­chio o la ple­to­ra di bio­gra­fie dedi­ca­te a re e a eroi?
Così quan­do anche per noi sto­ri­ci dell’architettura, e in ritar­do, è giun­to il momen­to di “espia­re l’Occidente”, il Rina­sci­men­to, il ruo­lo dei geni, l’avanguardia, che si fa? Con­tror­di­ne: tor­nia­mo a occu­par­ci del­le vet­te, per­ché que­sto ci aiu­ta nel­la valu­ta­zio­ne. L’etica del lavo­ro, l’esperienza acqui­si­ta nel “ter­ri­to­rio”, nel­la sedi­men­ta­zio­ne di cono­scen­ze e di dati (in con­te­sti spes­so dif­fi­ci­li) si pos­so­no paci­fi­ca­men­te tra­scu­ra­re.
Pen­sa­vo che tut­to que­sto fos­se scon­ta­to, ma evi­den­te­men­te non è così. I para­me­tri che dia­mo ai gio­va­ni sono biz­zar­ri e ambi­gui. Gli sto­ri­ci dell’architettura devo­no appro­fon­di­re ma al con­tem­po diver­si­fi­ca­re gli inte­res­si, amplia­re i pro­pri oriz­zon­ti geo­gra­fi­ci, svo­laz­za­re ma non trop­po (se no l’accusa diven­ta imme­dia­ta­men­te quel­la di esse­re disper­si­vi), pun­ta­re ad esse­re cita­ti, per­ché il vero nodo – i que­si­ti sto­rio­gra­fi­ci per­so­na­li e non tra­smis­si­bi­li, che muo­vo­no le ricer­che e indi­riz­za­no la sto­ria – non con­ta mol­to.
Ammet­to che mol­te sto­rie loca­li sono asfit­ti­che, chiu­se in sé, talo­ra ben­ché filo­lo­gi­ca­men­te inec­ce­pi­bi­li, poco aper­te a ragio­na­men­ti, tut­ta­via – da buon pro­vin­cia­le – leg­go mol­to e vi assi­cu­ro che que­sto vale in misu­ra del tut­to ana­lo­ga anche per mol­te pre­sun­te sto­rie inter­na­zio­na­li o rivol­te a luo­ghi e pro­ta­go­ni­sti di fama. Anche chi si occu­pa di Roma o di Geru­sa­lem­me fini­sce per por­tar­si appres­so il pro­prio far­del­lo di com­pe­ten­ze e di imma­gi­na­zio­ne. Dicia­mo allo­ra che, in un mon­do acca­de­mi­co che giu­di­ca in fret­ta, qua­si esclu­si­va­men­te a par­ti­re dal tito­lo e dal­la coper­ti­na (non par­lia­mo del­la Casa Edi­tri­ce), il vero pro­ble­ma è lì (e mi sem­bra che i giu­di­zi mol­to più appro­fon­di­ti e pon­de­ra­ti del VQR sia­no diver­si). Sin quan­do le cose andran­no in que­sto modo, con­si­glio a chi si sot­to­po­ne a valu­ta­zio­ne, inti­to­la­zio­ni alti­so­nan­ti e pri­ve di con­no­ta­zio­ni geo­gra­fi­che a rischio loca­li­smo (per favo­re mai più Cala­bria, Basi­li­ca­ta, Sici­lia, Sar­de­gna! Mai più Cuneo o Foli­gno). Alme­no nei tito­li si spa­ri alto, si ren­da dif­fi­ci­le il com­pi­to dei cen­so­ri.
Natu­ral­men­te è una pro­vo­ca­zio­ne, per­ché dovreb­be esse­re ovvio che ciò che temo di più e ciò che mi sem­bra il vero fla­gel­lo dei nostri tem­pi non sono il ter­ri­to­ria­li­smo e le sto­rie loca­li, ma le sto­rie pigre, quel­le con il fia­to cor­to, quel­le che riper­cor­ro­no stra­de già trac­cia­te, quel­le fat­te ad hoc per i con­cor­si, le sto­rie infioc­chet­ta­te a tavo­li­no (usan­do inter­net, foto­gra­fie di secon­da mano o esi­ben­do, accan­to a qual­che col­lau­da­to arti­fi­cio reto­ri­co, più o meno ster­mi­na­te quan­to spes­so inu­ti­li e inu­ti­liz­za­te biblio­gra­fie), quel­le che si avven­tu­ra­no spa­val­da­men­te in “ter­ri­to­ri” lon­ta­ni (qua­si sem­pre con super­bia e pochi, roz­zi stru­men­ti, pre­di­spo­sti da qual­che altro), gli affre­schi o i rac­con­ti che descri­vo­no gli uomi­ni e le cose dall’alto, con suf­fi­cien­za, sen­za sfor­zar­si di capi­re, che si illu­do­no di rin­chiu­de­re una vol­ta per tut­te pez­zi di pas­sa­to o di pas­sa­to pros­si­mo in un bre­ve arti­co­lo o in qual­che cen­ti­na­io di pagi­ne.

Cor­dial­men­te

Mar­co Rosa­rio Nobi­le
1 mar­zo 2014


a cura di Maria­lu­cia Mene­gat­ti e Ser­gio Momes­so

Cite this article as: Redazione, Sulle Abilitazioni Scientifiche Nazionali, in "STORIEDELLARTE.com", 8 marzo 2014; accessed 8 dicembre 2016.
http://storiedellarte.com/2014/03/sulle-abilitazioni-scientifiche-nazionali.html.

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