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Ippolito d’Este e il ritratto di Raffaello a Budapest

IL 20 MARZO DEL 1479 NASCE a Ferrara Ippolito I d’Este, quinto figlio di Ercole I d’Este ed Eleonora d’Aragona. La sua carriera ecclesiastica è folgorante: commendatario dell’abbazia di Santa Maria di Pomposa nel 1485 e arcivescovo nel 1486 di Esztergom in Ungheria, diocesi poi permutata in quella di Eger che non prevede l’obbligo di residenza, il ragazzo viene nominato cardinale da Alessandro VI Borgia nel 1493, a soli quattordici anni, nello stesso concistoro in cui ricevono la porpora Cesare Borgia, figlio del pontefice, e Alessandro Farnese, il futuro papa Paolo III. Nel 1497 riceve la nomina a vescovo di Milano, nel 1501 diventa vescovo di Ferrara, nel 1502 è vescovo commendatario di Capua. Poco più che ventenne, l’Estense ha accumulato tanti benefici ecclesiastici e tante ricchezze da essere uno dei personaggi più in vista ed influenti del collegio cardinalizio.

Dell’irrequieta giovinezza di Ippolito, segnata da eccessi e sregolatezze di ogni tipo, da durissimi contrasti con il padre e da una spettacolare scalata al potere, abbiamo numerose testimonianze. Lui stesso si dichiara spesso tanto impegnato “in cose stomagose” da non avere tempo né per lo studio né, tantomeno, per rispettare gli obblighi che la dignità ecclesiastica comporta. Allevato alle armi alla corte di Ungheria, abilissimo stratega e indomito soldato, coltissimo e illuminato mecenate nonostante una secolare tradizione lo accusi di avere bollato come “corbelleria” l’Orlando furioso di Ludovico Ariosto suo stipendiato, Ippolito riserva, almeno in gioventù, una dedizione maniacale al proprio aspetto. Le sue curatissime “manine” piacciono moltissimo alle disinvolte damigelle estensi, la lunga capigliatura gli attira i rimbrotti di Giulio II che gli intima di accorciare la “zazzarina”, poco confacente a un cardinale, e di smettere di “far tanto la nympha”.

Raffaello, Ritratto del cardinale Ippolito d'Este

Raffaello, Ritratto del cardinale Ippolito d'Este, c. 1504-1505, Budapest, Szépmüvészeti Múzeum

Bartolomeo Veneto (attribuito a), Ritratto di Ippolito d'Este

Bartolomeo Veneto (attribuito a), Ritratto di Ippolito d'Este, c. 1508-1510, Vienna, Mercato antiquario (Photo: Dorotheum)

Armi del cardinale Ippolito d'Este

Armi del cardinale Ippolito d'Este, rovescio di Bartolomeo Veneto (attribuito a), Ritratto di Ippolito d'Este, c. 1508-1510, Vienna, Mercato antiquario (Photo: Dorotheum)

Il Ritratto di giovane conservato a Budapest, concordemente attribuito a Raffaello e che talvolta è stato ritenuto il ritratto del giovane Pietro Bembo, potrebbe rappresentare, secondo una recente proposta di Alessandro Ballarin, Ippolito d’Este all’altezza degli anni 1504-1505. L’ipotesi parrebbe confermata dal confronto con il Ritratto presentato alla mostra di dipinti delle collezioni private veneziane curata da Alberto Riccoboni nel 1947, e segnalato come ritratto di Ippolito in forza della presenza, sul retro della tavola, dello stemma cardinalizio del cardinale estense. Del quadro veneziano, attribuito interrogativamente a Bartolomeo Veneto e dunque raffigurante il cardinale all’altezza del 1508-1510 circa, quando il pittore è documentato a Ferrara, a lungo si sono perse le tracce - un suo passaggio è segnalato  da Christie’s, a New York, nell’aprile del 1986 – fino alla sua ricomparsa all'asta di Dipinti antichi di Dorotheum a Vienna il 17 ottobre del 2012. Disponiamo ora, quindi, di una sua bella immagine a colori, e dell’immagine del retro della tavola con lo stemma del cardinale.

Il confronto del Ritratto di Ippolito realizzato da Bartolomeo Veneto con il Giovane uomo di Budapest di Raffaello sembra davvero convincente: entrambi giocati sul rosso acceso dei colori e ideati con l’intento di privilegiare, semmai, il lato ‘mondano’ tanto caro a Ippolito in quegli anni. Nel Ritratto di Raffaello “i dati della corte sopravanzano quelli della dignità ecclesiastica, […] il giovane è piú un cortigiano che un uomo di Chiesa”, il pittore ha perfettamente compreso di avere davanti a sé un giovane e civettuolo prelato. Non diversamente, Bartolomeo Veneto, qualche anno dopo Raffaello, carica il rosso del cappello da cui spunta la zazzerina,  e gioca sul contrasto fra la mozzetta di un rosso violaceo, e i risvolti, di nuovo, di un rosso acceso: “per quel modo un po’ sportivo di portare la mantellina cardinalizia, sbottonata ed aperta sul petto come se fosse un indumento mondano – non ho mai visto altri del suo rango portarla in quel modo – , Ippolito si sarebbe esposto ad un’altra ramanzina del papa”.1

  1. A. Ballarin, Nota sul Cardinale di Raffaello a Budapest. “Ippolito fa la ninfa”, in Leonardo a Milano. Problemi di leonardismo milanese tra Quattrocento e Cinquecento. Giovanni Antonio Boltraffio prima della pala Casio, con la collaborazione di M. Menegatti e B. M. Savy, 4 tomi, Edizioni dell’Aurora, Ver­ona 2010, II, pp. 990-1000.
Cite this article as: Marialucia Menegatti, Ippolito d’Este e il ritratto di Raffaello a Budapest, in "STORIEDELLARTE.com", 20 marzo 2014; accessed 27 giugno 2017.
http://storiedellarte.com/2014/03/ippolito-deste-e-il-ritratto-di-raffaello-a-budapest.html.

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