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I restauri della basilica di Sant’Andrea a Mantova

Giorgio Anselmi, un dettaglio degli affreschi della cupola (Foto M. Nascig)

Un dettaglio degli affreschi di Giorgio Anselmi, Mantova, Basilica di Sant'Andrea, cupola (Foto M. Nascig)

Stanno terminando in questi giorni i restauri delle strutture interne della basilica di Sant’Andrea a Mantova, iniziati alla fine del 2008 e frazionati in tre lotti: il primo comprendeva le superfici dell’abside, del presbiterio e i bracci del transetto, il secondo riguardava le pareti e la volta della navata mentre l’ultimo ha interessato la cupola (tamburo, piedritto, calotta e lanterna per un totale di circa 3.000 mq di superficie dipinta). Pertanto l’edificio sarà restituito a una visione rinnovata sia per gli interventi di pulitura sull’apparato decorativo sia per l’introduzione di una nuova illuminazione a luci led che permetterà di cogliere l’armonia delle linee architettoniche dell’edificio e lo splendore dell’impianto pittorico.

Gli interventi di restauro, conservativi e manutentivi, hanno permesso di dare nuova luce alle dorature in foglia, fissate a gommalacca sulla decorazione. Le superfici dipinte che non presentavano sollevamenti pittorici sono state pulite prima a secco e poi a umido mentre sulle porzioni più critiche si è intervenuti con un preconsolidamento e con minuziose stuccature. La superficie è stata trattata con ritocchi ad acquerello o con integrazioni dei motivi ripetitivi.

La fabbrica della basilica di Sant’Andrea conobbe un iter lungo e tormentato che richiese circa trecento anni di interventi costruttivi e di restauro. Avviata nel 1472 da Luca Fancelli dopo la morte di Leon Battista Alberti, fu portata avanti, tra diverse interruzioni, fino all’inizio del Settecento, quando la grande crociera del tempio era ancora priva di copertura definitiva. La prima pietra per l’erezione della cupola è posta nel 1732 e il progetto, affidato all’architetto e pittore piacentino Andrea Galluzzi, allievo di Francesco Galli Bibbiena, non trova d’accordo il Primicerio della basilica, Nicola Tasca, che nel 1733 invita a Mantova l’abate Filippo Juvarra, già progettista della cupola del duomo di Como. Pur in assenza di disegni e con pochi documenti che rimandano all’esecuzione dei lavori, la paternità juvarriana è avvalorata ancora oggi da ragioni stilistiche. La struttura muraria, che raggiunge 70 metri di altezza e permette ancora oggi di raggiungere la calotta attraverso una scala a chiocciola interna, è terminata nel 1758 quando è collocata la croce in ferro sulla copertura della lanterna.


Tassello di restauro (Foto M. Nascig)

Tassello di restauro (Foto M. Nascig)

Nel 1778 l’architetto Paolo Pozzo, direttore della scuola d’architettura dell’Accademia di Scienze, Belle Lettere e Arti di Mantova, è incaricato di terminare i lavori di muratura della basilica. Nel corso degli anni Ottanta Felice Campi, pittore mantovano, lavora con alcuni allievi dell’Accademia alle specchiature del transetto e della navata. L’artista veronese Giorgio Anselmi, che aveva già eseguito le allegorie della Sala dei Fiumi in palazzo ducale, è incaricato di eseguire gli affreschi del catino absidale della basilica con il Martiro di Sant’Andrea e soprattutto di decorare la cupola di Juvarra, certamente la parte più impegnativa e suggestiva dell’intero apparato decorativo. Il bozzetto della sua opera suscitò aspre critiche da parte dell’Accademia mantovana ma egli completò il lavoro in pochissimi anni tra il 1777 e il 1782. Tra il gran numero di figure rappresentate si trovano la Trinità, la Madonna, la città di Mantova in sembianze di matrona con una corona turrita accanto ai vasi del Preziosissimo Sangue con San Longino, figure di patriarchi, di profeti, di santi, di padri della Chiesa, di martiri e una schiera di angeli in cielo. Nei riquadri degli archi vi sono le quattro parti del mondo che si piegano di fronte al Vangelo e a fianco i frutti della Redenzione e della Predicazione. Nei quattro pennacchi stanno gli Evangelisti.

I restauri hanno confermato le notevoli qualità coloristiche e scenografiche del pittore che tuttavia utilizza modelli accademici. La velocità nell’esecuzione delle figure, prive di tracce di spolvero nonostante la vasta superficie, non penalizza l’attenzione ai particolari, agli effetti di luce e ombra sui panneggi e sui volti dei personaggi rappresentati.

La vasta decorazione della cupola dello Juvarra è conclusa con l’intervento di Gaetano Crevola, professore di architettura della Reale Accademia mantovana, negli ornati del timpano e dei quattro archivolti, di Luigi Federici nelle dorature e dello stuccatore ticinese Paolo Bolla che esegue le statue di Fede, Speranza, Carità e Religione e quattro busti di profeti.

Restauri del tamburo (Foto M. Nascig)

Restauri del tamburo (Foto M. Nascig)

Veduta della navata della basilica di Sant'Andrea con l'impalcatura, zona transetto (Foto D. Sogliani)

Veduta della navata della basilica di Sant'Andrea con l'impalcatura, zona transetto (Foto D. Sogliani)

Cite this article as: Daniela Sogliani, I restauri della basilica di Sant’Andrea a Mantova, in "STORIEDELLARTE.com", 14 marzo 2014; accessed 27 maggio 2017.
http://storiedellarte.com/2014/03/i-restauri-della-basilica-di-santandrea-a-mantova.html.

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