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Freud a Dresda (Holbein, Raffaello, Tiziano)

Sigmund Freud da Vienna alla fidanzata Martha Bernays, 20 dicembre 1883

«Amore mio caro,
nella quiete di questa giornata, posso finalmente scriverti altre cose su Dresda, proprio le cose più piacevoli tra quelle che ho vissuto laggiù non le ho ancora scritte. […]

Trovammo infine la galleria dei quadri e vi passammo un’ora, i più vecchi per riposarsi, io per riportarmi a casa qualche fugace impressione delle famose opere d’arte. Credo di avere acquistato qualcosa di permanente; finora avevo sempre ritenuto che tra la gente che non ha molto da fare vi fosse una specie di accordo per entusiasmarsi dei quadri dipinti da famosi maestri. Qui mi spogliai della mia barbarie e cominciai io stesso ad ammirare.
Vi sono cose magnifiche; in parte le conoscevo da fotografie e riproduzioni, e per esempio potei mostrare ai due inglesi il ritratto di van Dyck nel quale egli ha dipinto in modo affascinante i figli dell’infelice Carlo I, coloro che più tardi sarebbero stati Carlo II e Giacomo II e una giovane e grassottella principessina. Poi vidi Veronese con i suoi bellissimi corpi e teste di madonne, martiri, eccetera. Riuscivo appena a dare un’occhiata a tutto.
In un piccolo vano laterale, scoprii quel che doveva essere, per il modo in cui era esposto, una perla. Guardai, era la madonna di Holbein.1 Conosci quel quadro ? Davanti alla madonna stanno inginocchiate alcune brutte donne e una ragazza piccola e senza grazia, a sinistra un uomo con un viso da monaco che tiene un bambino. La Madonna ha un bambino in braccio e, dalla sua santità, guarda giù verso gli oranti. Mi infastidivano i visi volgari e brutti delle persone ma seppi poi che erano i ritratti della famiglia del borgomastro di [Basilea] che aveva ordinato il quadro. Anche il fanciullo malato e deforme, che la Madonna tiene in braccio, non è affatto Gesù bambino, bensì il povero figliolo del borgomastro, al quale questo quadro avrebbe dovuto arrecare la guarigione. La Madonna, poi, non è molto bella, gli occhi sono infuori, il naso lungo e sottile, ma è la vera regina del cielo, come l’ha fantasticata lo spirito dei pii tedeschi. Cominciai a capire qualcosa di questa Madonna.
Ora, sapevo che vi era anche una Madonna di Raffaello, e finalmente la trovai, in uno spazio analogo a forma di cappella, e con molta gente in silenziosa meditazione davati ad essa. La conosci certamente, la Sistina. Quando mi fui seduto il mio pensiero fu “se tu fossi con me”. Circondata da nubi, formate tutte da teste di angioletti, la Madonna sta in piedi con un bambino dagli occhi scintillanti sul braccio, da una parte san Sisto (oppure papa Sisto) guarda verso l’alto, dall’altra santa Barbara guarda in giù verso i due magnifici angioletti che si trovano in basso alla fine del quadro. Da quel quadro emana un incanto a cui non ci si può sottrarre, ma anche contro quella Madonna avevo un’importante obiezione. Quella di Holbein non è né donna né fanciulla, la sublimità e la pia umiltà non permette alcun dubbio sulla sua destinazione, quella di Raffaello invece è una fanciulla cui si potrebbero dare sedici anni, e guarda con tanta freschezza e innocenza verso il mondo; e, un po’ contro la mia volontà, mi venne in mente che doveva essere stata una affascinante creatura umana, che risvegliava la simpatia, e non del cielo ma della nostra terra. A Vienna questa opinione è stata respinta come un’eresia; dato il breve tempo mi sarebbe sfuggita un’ampia pennellata attorno agli occhi, che dicono sia magnifica e ne faccia appunto una Madonna.
Un altro quadro mi ha incantato, il “Cristo del tributo” di Tiziano, che conoscevo senza averlo notato particolarmente. Questa testa di Cristo, mia cara, è la sola verosimile che possiamo pensare avesse un tal uomo. Mi è sembrato, anzi, di dover credere che egli fosse fosse stato davvero così importante, perché la sua rappresentazione è così riuscita. E in tutto ciò niente di divino, un nobile volto umano assai lontano dalla bellezza, e severità, interiorità, profondità, una mitezza superiore, una passione profonda: se tutto ciò non si trova in quel quadro, allora non esiste la fisiognomica. L’avrei portato volentieri via, ma c’era troppa gente: inglesine che copiavano, inglesine che stavano a sedere e parlavano sottovoce, iglesine che camminavano e guardavano. Dunque, me ne sono andato commosso […]».

Sigmund Freud, Lettere alla fidanzata, traduzione di Mazzino Montinari, Paolo Boringhieri editore, Torino 1963, pp. 75–76.

Bartholomäus Sarburgh (da Hans Holbein), Madonna del borgomastro Jakob Meyer

Bartholomäus Sarburgh (da Hans Holbein), Madonna del borgomastro Jakob Meyer, c. 1635-1637, Gemäldegalerie Alte Meister, Staatliche Kunstsammlungen

Raffaello, Apparizione della Madonna con il Bambino ai santi Sisto e Barbara (Madonna Sistina), c. 1512-1513, Dresda, Gemäldegalerie Alte Meister, Staatliche Kunstsammlungen

Raffaello, Apparizione della Madonna con il Bambino ai santi Sisto e Barbara (Madonna Sistina), c. 1512-1513, Dresda, Gemäldegalerie Alte Meister, Staatliche Kunstsammlungen

Tiziano, Cristo della moneta, c. 1516, Dresda, Gemäldegalerie Alte Meister, Staatliche Kunstsammlungen

Tiziano, Cristo della moneta, c. 1516, Dresda, Gemäldegalerie Alte Meister, Staatliche Kunstsammlungen

— a cura di Marialucia Menegatti e Sergio Momesso

 

  1. In realtà si tratta della celebre copia della Madonna di Holbein, ora nella collezione Würt di Schwäbisch Hall, realizzata da Bartholomaus Sarburgh verso il 1636, a lungo ritenuta l’originale: scheda del Museo
Cite this article as: Redazione, Freud a Dresda (Holbein, Raffaello, Tiziano), in "STORIEDELLARTE.com", 2 marzo 2014; accessed 28 marzo 2017.
http://storiedellarte.com/2014/03/freud-a-dresda-holbein-raffaello-tiziano.html.

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