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Fare storia dell’arte oggi (giornate CUNSTA 2014): resoconto

cunsta-385x275Il 27 e 28 feb­bra­io 2014 pres­so l’aula Adol­fo Ven­tu­ri del Dipar­ti­men­to di sto­ria dell’arte e del­lo spet­ta­co­lo dell’Università La Sapien­za di Roma si sono svol­te le gior­na­te di stu­dio CUNSTA (Con­sul­ta Uni­ver­si­ta­ria Nazio­na­le per la Sto­ria dell’Arte) 2014, dal tito­lo “FARE LA STORIA DELLARTE OGGI. La comu­ni­ca­zio­ne del­la sto­ria dell’arte: fron­ti, con­fron­ti e fron­tie­re”.

La mat­ti­na­ta di gio­ve­dì si è aper­ta con i salu­ti di Rosan­na Ciof­fi (Pre­si­den­te CUNSTA) che ha intro­dot­to Oli­vier Bon­fait (Pre­si­den­te dell’APAHAU Asso­cia­tion des pro­fes­seurs d’archéologie et d’historie de l’art des Uni­ver­si­tés, Paris) il qua­le ha mes­so in luce il per­cor­so com­piu­to dal­la sto­ria dell’arte come da disci­pli­na pret­ta­men­te ita­lia­na è riu­sci­ta a var­ca­re i con­fi­ni nazio­na­li e ad abban­do­na­re una cer­ta carat­te­riz­za­zio­ne eli­ta­ria, e muo­ven­do­si ver­so una demo­cra­tiz­za­zio­ne cul­tu­ra­le richie­sta dal­la socie­tà, fino ad abbrac­cia­re una mag­gio­re inter­di­sci­pli­na­ri­tà nell’approccio sto­ri­co-arti­sti­co. Bon­fait ha ricor­da­to l’assenza dell’insegnamento del­la sto­ria dell’arte in Fran­cia, che nel pae­se non è mai riu­sci­ta ad impor­si nel­la res publi­ca, ren­den­do neces­sa­rio svi­lup­pa­re alter­na­ti­ve atte a col­ma­re tale man­can­za, ad esem­pio bre­vi docu­men­ta­ri tv o gio­chi mul­ti­me­dia­li con lo sco­po di incu­rio­si­re il pub­bli­co.

Vale­rio Ter­ra­ro­li (Uni­ver­si­tà di Vero­na) ha rife­ri­to, in assen­za di Mar­co Bani (ex Miur), che il nuo­vo Mini­stro dell’istruzione Ste­fa­nia Gian­ni­ni sem­bra voler pro­se­gui­re il per­cor­so dell’ex mini­stro Car­roz­za in dire­zio­ne del poten­zia­men­to del nume­ro di ore dedi­ca­te all’insegnamento del­la sto­ria dell’arte. Non è in discus­sio­ne il valo­re del­la mate­ria come disci­pli­na for­ma­ti­va per la coscien­za dei cit­ta­di­ni, il pro­ble­ma prin­ci­pa­le resta l’inesistenza dei fon­di neces­sa­ri a ripren­de­re in mano la (distrut­ti­va) rifor­ma Gel­mi­ni. È, dun­que, neces­sa­rio e dove­ro­so por­ta­re soste­ne­re il lavo­ro del Mini­ste­ro e man­te­ne­re acce­si i riflet­to­ri sul­la que­stio­ne.

Fabio Isman (gior­na­li­sta e scrit­to­re) ha trat­ta­to dell’incapacità del siste­ma dei beni cul­tu­ra­li in Ita­lia di comu­ni­ca­re poi­ché peri­fe­ri­co all’informazione, in quan­to emer­ge solo quan­do fa discu­te­re e crea pole­mi­che, ad esem­pio nel caso di dan­ni al patri­mo­nio cul­tu­ra­le o di gran­di restau­ri. Nel­le reda­zio­ni non ci sono qua­si mai esper­ti di beni cul­tu­ra­li, in gene­re si con­ta su col­la­bo­ra­zio­ni ester­ne, per­ché è un cam­po che non garan­ti­sce visi­bi­li­tà in pri­ma pagi­na, né ele­va­ti gua­da­gni. Isman sostie­ne che i beni cul­tu­ra­li sia­no peri­fe­ri­ci anche allo Sta­to, che vi inve­ste in modo irri­so­rio, ed infi­ne anche per l’opinione pub­bli­ca, poi­ché non si è mai sce­si in piaz­za per i tagli di bilan­cio al Mini­ste­ro dei beni cul­tu­ra­li ma ci si ada­gia sull’idea che essi esi­sta­no e ven­ga­no tute­la­ti da qual­cu­no di inde­fi­ni­to. È sicu­ra­men­te da affron­ta­re il ‘muti­smo’ dei musei in Ita­lia, che abi­tua­no il pub­bli­co alla sta­ti­ci­tà, ma è da evi­den­zia­re la man­can­za al loro inter­no di esper­ti di comu­ni­ca­zio­ne poi­ché l’informazione non può esse­re affi­da­ta agli stu­dio­si, che mira­no ad un livel­lo di cer­tez­za del­la noti­zia mol­to più ampio rispet­to a quel­lo dei gior­na­li­sti, sot­to­li­nean­do l’esistenza di una scis­sio­ne pro­fon­da tra il mon­do acca­de­mi­co e il gior­na­li­smo, tra la ricer­ca e la divul­ga­zio­ne.

In meri­to alla neces­si­tà di supe­ra­re i con­fi­ni del­le sin­go­le disci­pli­ne Gaia Sal­va­to­ri (Secon­da Uni­ver­si­tà degli Stu­di di Napo­li) ha illu­stra­to il tito­lo del­le gior­na­te CUNSTA, “Fron­ti, con­fron­ti e fron­tie­re”: il lavo­ro all’interno di diver­se real­tà, ovve­ro uni­ver­si­tà, musei, strut­tu­re pub­bli­che e mez­zi di comu­ni­ca­zio­ne, deve poi con­ver­ge­re in un dia­lo­go sen­za il qua­le cia­scun ambi­to vive un iso­la­men­to ste­ri­le; deve inve­ce instau­rar­si un con­ti­nuo con­fron­to in vista del supe­ra­men­to del­le sin­go­le fron­tie­re, dei con­fi­ni pro­pri di ogni set­to­re.

Rober­to Piso­ni (Sky Arte) affron­ta il tema del­la sto­ria dell’arte nei media. Quan­do è sta­to lan­cia­to il cana­le Sky Arte nel 2012, sono sta­ti pre­si come rife­ri­men­to i meto­di di divul­ga­zio­ne di Sky Arts e del­la BBC, ponen­do­si l’obiettivo di abbas­sa­re l’età media del pub­bli­co rispet­to a tali stan­dard; i pri­mi respon­si di mar­ke­ting offri­va­no esi­ti nega­ti­vi pro­ba­bil­men­te per­ché il nome del cana­le sug­ge­ri­va con­te­nu­ti eli­ta­ri che si imma­gi­na­va­no trop­po spe­cia­li­sti­ci. Per supe­ra­re que­sto osta­co­lo è sta­to effet­tua­to un lavo­ro sul­le pas­sio­ni del­le micro­co­mu­ni­tà, affian­can­do docu­men­ta­ri di diver­si livel­li, trat­ta­ti però con pari ener­gia e qua­li­tà. La rea­liz­za­zio­ne dei pro­gram­mi ha spa­zia­to tra docu­men­ta­ri spe­cia­li­sti­ci (back­sta­ge di mostre), e tra­smis­sio­ni dai con­te­nu­ti più tele­vi­si­vi neces­sa­ri per attrar­re il pub­bli­co ed emer­ge­re nell’ampia gam­ma dei cana­li offer­ti e pro­gram­mi che tra­du­co­no in lin­guag­gio tele­vi­si­vo con­te­nu­ti più scien­ti­fi­ci. In quest’ultimo caso, anco­ra una vol­ta, è emer­sa la dif­fi­col­tà di tro­va­re una figu­ra for­te in gra­do di comu­ni­ca­re e di tra­sfor­ma­re in rac­con­to le nozio­ni sto­ri­co-arti­sti­che attuan­do una sin­te­si non bana­liz­zan­te.

All’interno di un discor­so sul­la comu­ni­ca­zio­ne del­la sto­ria dell’arte non pos­so­no non ave­re voce i musei. Ade­lai­de Mare­sca (Vice­pre­si­den­te ICOM) ne ha riba­di­to la cen­tra­li­tà per la tra­smis­sio­ne del­la cono­scen­za arti­sti­ca; i pro­ble­mi del­le isti­tu­zio­ni musea­li sono lega­te in par­ti­co­lar modo alle dif­fi­col­tà eco­no­mi­che, alla caren­za di per­so­na­le e alla debo­lez­za del­le isti­tu­zio­ni più pic­co­le. È sta­ta riba­di­ta la fun­zio­ne dei musei come “ser­vi­zio pub­bli­co”, non tan­to per pro­dur­re red­di­to quan­to per pro­dur­re inte­res­se pub­bli­co, con­di­vi­sio­ne. Mare­sca ritie­ne che la mag­gior par­te dei musei ita­lia­ni si sia comun­que rin­no­va­ta, favo­ren­do la con­ta­mi­na­zio­ne del­la sto­ria dell’arte con altre disci­pli­ne. ICOM si pre­fig­ge, dun­que, una qua­li­fi­ca­zio­ne ele­va­ta nei musei e un dia­lo­go tra le isti­tu­zio­ni cul­tu­ra­li pun­tan­do sul­le col­la­bo­ra­zio­ni con scuo­le e uni­ver­si­tà, non­ché una par­ti­co­la­re atten­zio­ne  alla ricer­ca e all’ascolto dei pub­bli­ci in base ai qua­li ela­bo­ra­re offer­te diver­si­fi­ca­te.

La comu­ni­ca­zio­ne del­la sto­ria dell’arte avvie­ne anche attra­ver­so l’editoria e Ste­fa­no Pian­ti­ni (edi­to­re inca­ri­ca­to Ski­ra) ha riper­cor­so bre­ve­men­te la sto­ria del libro illu­stra­to e le tec­ni­che di stam­pa fino ad oggi, momen­to in cui i cata­lo­ghi del­le mostre han­no qua­si del tut­to sosti­tui­to i libri d’arte, inte­si come mono­gra­fie, essen­do i più recen­ti con­tri­bu­ti pub­bli­ca­ti in sin­go­li sag­gi. Pian­ti­ni sostie­ne che negli ulti­mi anni il pub­bli­co sta rinun­cian­do pro­gres­si­va­men­te anche ai cata­lo­ghi, facen­do regi­stra­re un calo del libro d’arte di cir­ca il 20%. Que­sta dimi­nu­zio­ne è pro­ba­bil­men­te lega­ta anche alla dif­fu­sio­ne dell’editoria digi­ta­le ed è indub­bio il ruo­lo di Ama­zon nel futu­ro del­la ven­di­ta dei libri: tale suc­ces­so deter­mi­ne­rà la neces­si­tà di una legi­sla­zio­ne sui dirit­ti d’autore come per i sup­por­ti tra­di­zio­na­li.

Fran­co Fanel­li (Gior­na­le dell’Arte) è ritor­na­to sul tema dell’informazione gior­na­li­sti­ca affer­man­do che spes­so man­ca al suo inter­no di selet­ti­vi­tà, per cui il pub­bli­co vie­ne bom­bar­da­to di noti­zie e tal­vol­ta mol­ti gior­na­li­sti scri­vo­no di una mostra pri­ma anco­ra di aver­la visi­ta­ta per­ché ormai sia­mo inva­si dal cul­to dell’anticipazione, l’ ‘infor­ma­zio­ne cham­pa­gne’ tra­sfor­ma tut­to in even­to.

Nel pome­rig­gio di gio­ve­dì han­no pre­so la paro­la le ‘diret­tri­ci’ di impor­tan­ti real­tà musea­li.

Enri­ca Pagel­la (Palaz­zo Mada­ma, Tori­no) ha illu­stra­to come, in tem­pi di tagli al bilan­cio, Palaz­zo Mada­ma abbia sapu­to sfrut­ta­re le poten­zia­li­tà pro­mo­zio­na­li del web e dei social che han­no per­mes­so di instau­ra­re una comu­ni­ca­zio­ne diret­ta con i visi­ta­to­ri e di pro­muo­ve­re appel­li per rac­co­glie­re fon­di desti­na­ti ad incre­men­ta­re la col­le­zio­ne musea­le (ser­vi­zio di por­cel­la­na dei d’Azeglio). L’attenzione al pub­bli­co si è tra­dot­ta in anni di stu­di e inda­gi­ni, ten­tan­do di far nasce­re nel­la cit­ta­di­nan­za un sen­ti­men­to di appar­te­nen­za, di lega­me con il museo, addi­rit­tu­ra arri­van­do a cele­bra­re matri­mo­ni al suo inter­no.

Anche Pao­la Mari­ni (Castel­vec­chio, Vero­na) riba­di­sce l’importanza dei rap­por­ti tra uni­ver­si­tà-musei-sovrin­ten­den­za e la neces­si­tà di garan­ti­re qua­li­tà attra­ver­so stu­dio­si e fun­zio­na­ri ric­chi di com­pe­ten­ze e pas­sio­ne non­ché per mez­zo di un’offerta espo­si­ti­va con­ti­nua atten­ta però ai diver­si livel­li di pub­bli­co.

Maria Vit­to­ria Mari­ni Cla­rel­li (GNAM, Roma) ha riba­di­to la neces­si­tà di un’offerta di qua­li­tà, la qua­le mol­to spes­so non coin­ci­de con un ele­va­to nume­ro di visi­ta­to­ri: il museo va ripen­sa­to attra­ver­so  lo stu­dio del pub­bli­co, rivi­si­tan­do tut­ti gli appa­ra­ti comu­ni­ca­ti­vi e cer­can­do solu­zio­ni di frui­bi­li­tà e comu­ni­ca­zio­ne anche per il pub­bli­co con disa­bi­li­tà a diver­si livel­li.

Infi­ne, Maria Lui­sa Pacel­li (Gal­le­ria d’arte moder­na e con­tem­po­ra­nea di Fer­ra­ra e Fer­ra­ra Arte) ritie­ne fon­da­men­ta­le che il museo diven­ti un vero e pro­prio cen­tro di atti­vi­tà e non un mero salot­to ma mol­to spes­so i costi di que­sta pro­get­ta­zio­ne sono trop­po ele­va­ti.

A Fer­ra­ra, per supe­ra­re il trau­ma del­la chiu­su­ra di Palaz­zo Mas­sa­ri pro­vo­ca­to dal sisma e man­te­ne­re viva la sua impor­tan­za nel ter­ri­to­rio è sta­ta alle­sti­ta una mostra con la sua col­le­zio­ne in Palaz­zo dei Dia­man­ti che, nono­stan­te la scar­sa atti­vi­tà pro­mo­zio­na­le, ha rag­giun­to in tre mesi un nume­ro di visi­ta­to­ri pari a quel­lo di un anno.

Il pri­mo rela­to­re ad inter­ve­ni­re  nel­la mat­ti­na­ta di vener­di è sta­ta Ire­ne Bal­dri­ga (Pre­si­de Liceo clas­si­co Vir­gi­lio di Roma e ANISA), che ha affron­ta­to la tema­ti­ca dell’insegnamento del­la sto­ria dell’arte nel­la scuo­la secon­da­ria supe­rio­re, sot­to­li­nean­do­ne la fon­da­men­ta­le impor­tan­za per l’educazione del cit­ta­di­no come pri­mo momen­to di incon­tro con la sto­ria dell’arte. Nel­la scuo­la si han­no due stru­men­ti a dispo­si­zio­ne, i manua­li sco­la­sti­ci, tra i qua­li è neces­sa­rio attua­re una sele­zio­ne, e il patri­mo­nio stes­so, mez­zo diret­to di cono­scen­za. Si dovrà ope­ra­re in modo da incen­ti­va­re il rap­por­to tra i ser­vi­zi didat­ti­ci musea­li e il lavo­ro dei pro­fes­so­ri, i qua­li non devo­no subi­re ma esse­re par­te atti­va nel­la comu­ni­ca­zio­ne; va rico­no­sciu­to il gran­de impe­gno svol­to in aula dal­la mag­gior par­te degli inse­gnan­ti che ope­ra­no per appli­ca­re le indi­ca­zio­ni nazio­na­li ela­bo­ra­te dal Mini­ste­ro, ovve­ro la cono­scen­za dei rap­por­ti tra con­te­sti sto­ri­ci, reli­gio­si, poli­ti­ci e la con­sa­pe­vo­lez­za del valo­re cen­tra­le del patri­mo­nio: un obiet­ti­vo sem­pre più dif­fi­ci­le a fron­te del­le poche ore dedi­ca­te all’insegnamento.

Nino Cri­scen­ti (gior­na­li­sta e auto­re tele­vi­si­vo) ha riba­di­to la neces­si­tà di attrar­re il pub­bli­co sen­za però pri­va­re le tra­smis­sio­ni del­la qua­li­tà, ovve­ro ritie­ne neces­sa­ria la col­la­bo­ra­zio­ne con gli spe­cia­li­sti e in meri­to ha ricor­da­to impor­tan­ti inter­ven­ti di Fede­ri­co Zeri, Anto­nio Pao­luc­ci e Sal­va­to­re Set­tis. Nel palin­se­sto Rai la pre­sen­za del­la sto­ria dell’arte è sem­pre sta­ta spo­ra­di­ca, non si è mai inve­sti­to e pro­get­ta­to come è acca­du­to inve­ce per la musi­ca. Cre­scen­ti sostie­ne che que­sto limi­te si avver­te anche nel­la stam­pa, dove la sto­ria dell’arte vie­ne limi­ta­ta alle mostre, in pagi­ne del tut­to pri­ve di cri­ti­ca.

Moni­ca D’Onofrio (Radio Tre Sui­te) ed Ele­na Del Dran­go (Radio Tre ‘A3 Il for­ma­to dell’arte’) han­no offer­to una pano­ra­mi­ca sul rap­por­to tra la sto­ria dell’arte e la radio e sul­le pos­si­bi­li­tà di comu­ni­ca­zio­ne che que­sto mez­zo, appa­ren­te­men­te impro­prio per la tra­smis­sio­ne di qual­co­sa che soli­ta­men­te si per­ce­pi­sce soprat­tut­to con la vista, può inve­ce offri­re. Trat­ta­re imma­gi­ni via radio per­met­te una frui­zio­ne sfal­sa­ta, nel­la qua­le l’ascoltatore, incu­rio­si­to, si muo­ve in modo auto­no­mo per appro­fon­di­re gli argo­men­ti trat­ta­ti e in que­sto risul­ta­no stru­men­ti van­tag­gio­si pod­ca­st sca­ri­ca­bi­li. Pos­so­no esse­re offer­ti diver­si pro­dot­ti, dal­la recen­sio­ne di mostra o libri di arte fino a vere e pro­prie visi­te gui­da­te (pos­si­bi­li­tà di down­load e uti­liz­za­zio­ne nel­la sede espo­si­ti­va).

Gli ele­men­ti di inno­va­zio­ne e le gran­di poten­zia­li­tà del web e dei social nel comu­ni­ca­re noti­zie ine­ren­ti la sto­ria dell’arte sono sta­ti illu­stra­ti da Mas­si­mi­lia­no Tonel­li (Artri­bu­ne). È neces­sa­rio ade­gua­re i con­te­nu­ti alla frui­zio­ne sul web che non è para­go­na­bi­le a quel­la car­ta­cea. Artri­bu­ne ha così crea­to le ‘Rece­gal­le­ry’ per recen­si­re mostre: il testo non supe­ra le 800 bat­tu­te, aumen­ta­no le imma­gi­ni e com­pa­io­no video ama­to­ria­li ad offri­re una pano­ra­mi­ca dell’esposizione. Men­tre su Twit­ter si svol­ge il dibat­ti­to e il con­fron­to diret­to con gli uten­ti-let­to­ri, Face­book rac­co­glie le noti­zie, alcu­ne del­le qua­li, spie­ga Tonel­li, non ven­go­no appro­fon­di­te, ma com­pa­io­no solo sui social e con­tri­bui­sco­no a crea­re flus­so ver­so il sito.

Miche­le Dan­ti­ni (Uni­ver­si­tà del Pie­mon­te orien­ta­le) ha sot­to­li­nea­to l’importanza di poli­ti­che cul­tu­ra­li qua­li­fi­ca­te che pro­ven­ga­no dall’alto che a loro vol­ta si con­cre­tiz­ze­ran­no quan­do si for­me­rà un elet­to­ra­to che par­te­ci­pa e avan­za richie­ste. Infi­ne Anto­nel­la Sbril­li (Uni­ver­si­tà di Roma La Sapien­za) ha rac­con­ta­to le sue espe­rien­ze didat­ti­che attra­ver­so i social net­work, in par­ti­co­lar modo attra­ver­so Twit­ter, e il con­sen­so otte­nu­to da tali ini­zia­ti­ve.

Le gior­na­te di stu­dio si chiu­do­no con i salu­ti di Rosan­na Ciof­fi che ricor­da che i ver­ba­li ver­ran­no pub­bli­ca­ti all’interno del sito del­la CUNSTA.

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Cite this article as: Giulia Chellini, Fare storia dell’arte oggi (giornate CUNSTA 2014): resoconto, in "STORIEDELLARTE.com", 6 marzo 2014; accessed 8 dicembre 2016.
http://storiedellarte.com/2014/03/fare-storia-dellarte-oggi-giornate-cunsta-2014-resoconto.html.

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