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Bassani, Tombe etrusche

cerveteri02

«[…]

Tom­be etru­sche”.

Che malin­co­nia!”, sospi­rò Gian­ni­na, appog­gian­do la nuca allo schie­na­le.

Per­ché malin­co­nia? Te lo han­no det­to, a scuo­la, chi era­no gli etru­schi?”

Nel libro di sto­ria gli etru­schi stan­no in prin­ci­pio, vici­no agli egi­zi e agli ebrei. Ma sen­ti papà: secon­do te, era­no più anti­chi gli etru­schi o gli ebrei?”

Il papà scop­piò a ride­re.

Pro­va a chie­der­lo a quel signo­re”, dis­se, accen­nan­do a me col pol­li­ce. Gian­ni­na si vol­tò. Con la boc­ca nasco­sta dall’orlo del­lo schie­na­le, mi det­te una rapi­da occhia­ta, seve­ra, pie­na di dif­fi­den­za. Aspet­tai che ripe­tes­se la doman­da. Ma nien­te: subi­to tor­nò a guar­da­re dinan­zi a sé.

Giù per la stra­da, sem­pre in lie­ve pen­dio e fian­cheg­gia­ta da una dop­pia fila di cipres­si, ci scen­de­va­no incon­tro grup­pi di pae­sa­ni, ragaz­ze e gio­va­not­ti. Era la pas­seg­gia­ta del­la Dome­ni­ca. Tenen­do­si a brac­cet­to, alcu­ne ragaz­ze for­ma­va­no a vol­te del­le cate­ne tut­te fem­mi­ni­li di cin­que o sei. Stra­ne- mi dice­vo, guar­dan­do­le -.

Nell’attimo che le incro­cia­va­mo, scru­ta­va­no attra­ver­so i cri­stal­li coi loro occhi riden­ti, nei qua­li la curio­si­tà si mesco­la­va a una spe­cie di biz­zar­ro orgo­glio, di disprez­zo appe­na dis­si­mu­la­to. Dav­ve­ro stra­ne. Bel­le e libe­re.

Papà”, doman­dò anco­ra Gian­ni­na, “per­ché le tom­be anti­che fan­no meno malin­co­nia di quel­le più nuo­ve?”

Si capi­sce”, rispo­se. “I mor­ti da poco sono più vici­ni a noi, e appun­to per que­sto gli voglia­mo più bene. Gli etru­schi, vedi, è tan­to tem­po che sono mor­ti” – e di nuo­vo sta­va rac­con­tan­do una favo­la -, “che è come se non sia­no mai vis­su­ti, come se sia­no sem­pre sta­ti mor­ti”.

Altra pau­sa, più lun­ga. Al ter­mi­ne del­la qua­le (era­va­mo già mol­to pros­si­mi allo spiaz­zo anti­stan­te all’ingresso del­la necro­po­li, pie­no di auto­mo­bi­li e di tor­pe­do­ni), toc­cò a Gian­ni­na impar­ti­re la sua lezio­ne. “Però, ades­so che dici così”, pro­fe­rì dol­ce­men­te, “mi fai pen­sa­re che anche gli etru­schi sono vis­su­ti, inve­ce, e voglio bene anche a loro come a tut­ti gli altri” […]».

G. Bas­sa­ni, Il giar­di­no dei Fin­zi-Con­ti­ni, Einau­di, Tori­no 1962, pp. 13–14.

 

 

Cite this article as: Marialucia Menegatti, Bassani, Tombe etrusche, in "STORIEDELLARTE.com", 4 marzo 2014; accessed 24 maggio 2017.
http://storiedellarte.com/2014/03/bassani-tombe-etrusche.html.

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