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Arte e persuasione. La strategia delle immagini dopo il concilio di Trento

F. Brusasorci (e bottega?), Madonna con Gesù Bambino in gloria, San Gabriele arcangelo, San Michele arcangelo e San Raffaele arcangelo, 1573-1575. Arco, chiesa di Santa Maria Assunta (locandina della mostra).

F. Bru­sa­sor­ci (e bot­te­ga?), Madon­na con Gesù Bam­bi­no in glo­ria, San Gabrie­le arcan­ge­lo, San Miche­le arcan­ge­lo e San Raf­fae­le arcan­ge­lo, 1573–1575.
Arco, chie­sa di San­ta Maria Assun­ta (locan­di­na del­la mostra).

 

Canones, et Decreta Sacrosanti Oecumenici, et Generalis Concilii Tridentini sub Paulo III, Iulio III, Pio IIII, Pontificibus Max, Roma 1564.

Cano­nes, et Decre­ta Sacro­san­ti Oecu­me­ni­ci, et Gene­ra­lis Con­ci­lii Tri­den­ti­ni sub Pau­lo III, Iulio III, Pio IIII, Pon­ti­fi­ci­bus Max, Roma 1564.
Pho­to © Dio­ce­si di Tren­to

A pochi anni dal­la mostra sul car­di­na­le Gio­van­ni Moro­ne, il con­ci­lio di Tren­to tor­na ad esse­re al cen­tro del­le atti­vi­tà espo­si­ti­ve del Museo Dio­ce­sa­no Tri­den­ti­no con una ras­se­gna dedi­ca­ta agli effet­ti e alle con­se­guen­ze che le deli­be­ra­zio­ni con­ci­lia­ri ebbe­ro sull’arte “con­tro­ri­for­ma­ta”. Pun­to di par­ten­za è ine­vi­ta­bil­men­te il decre­to sul­le imma­gi­ni sacre (De invo­ca­tio­ne, vene­ra­tio­ne et reli­quiis sanc­to­rum, et sacri­bus ima­gi­ni­bus), appro­va­to il 3 dicem­bre 1563 nel­la XXV ses­sio­ne, poco pri­ma del­la chiu­su­ra defi­ni­ti­va dei lavo­ri. Se il pri­mo obiet­ti­vo di tale deli­be­ra­zio­ne era riba­di­re il valo­re peda­go­gi­co e reli­gio­so del­le imma­gi­ni di fron­te alle cri­ti­che rifor­ma­te, fu al con­tem­po l’occasione per por­re un fre­no al pro­li­fe­ra­re di ico­no­gra­fie non sem­pre orto­dos­se o det­ta­te da cre­den­ze super­sti­zio­se. Come pre­ci­sa­no nel­la pre­mes­sa i cura­to­ri, rispet­ti­va­men­te con­ser­va­to­re e diret­tri­ce del Museo Dio­ce­sa­no, la mostra si inse­ri­sce in un filo­ne di stu­di inau­gu­ra­to dal pio­ne­ri­sti­co libro di Emi­le Mâle sull’arte sacra del­la Con­tro­ri­for­ma, cer­can­do di rac­co­glie­re al con­tem­po le sol­le­ci­ta­zio­ni e aper­tu­re sug­ge­ri­te diver­si decen­ni fa da Pao­lo Pro­di e Bru­no Tosca­no1.

Nell’impossibilità attua­le di ana­liz­za­re la rice­zio­ne e l’applicazione di que­sti decre­ti in nume­ro­se e dif­fe­ren­ti real­tà, la mostra si con­cen­tra esclu­si­va­men­te sull’attuale ter­ri­to­rio del­la pro­vin­cia di Tren­to, cor­ri­spon­den­te in gran par­te a quel­lo del­la dio­ce­si tri­den­ti­na tra Cin­que e Sei­cen­to. Per que­sta ragio­ne la qua­si tota­li­tà del­le ope­re pro­vie­ne da musei e chie­se tren­ti­ne e offre una pano­ra­mi­ca sull’arte in regio­ne duran­te la “dina­stia” dei Madruz­zo, che res­se il prin­ci­pa­to vesco­vi­le per più di un seco­lo2. I dipin­ti degli arti­sti loca­li o di quel­li sta­bi­li­ti­si in regio­ne sono quin­di inter­val­la­ti con le tele invia­te da arti­sti “fore­sti” di mag­gior leva­tu­ra come Pao­lo Fari­na­ti o Pal­ma il Gio­va­ne. Un note­vo­le impul­so alle ricer­che, che ha per­mes­so ulte­rio­ri appro­fon­di­men­ti, è sta­to altre­sì dato dal pro­get­to di inven­ta­ria­zio­ne e cata­lo­ga­zio­ne del patri­mo­nio eccle­sia­sti­co del­la dio­ce­si di Tren­to, coor­di­na­to da Domi­zio Cat­toi e con­clu­so pochi anni fa. La mostra si è avval­sa anche del­la col­la­bo­ra­zio­ne di Lau­ra Dal Pra’ (Soprin­ten­den­te per i Beni sto­ri­co arti­sti­ci, libra­ri e archi­vi­sti­ci del­la Pro­vin­cia auto­no­ma di Tren­to) e di Ales­san­dra Galiz­zi Kroe­gel (Pro­fes­so­re aggre­ga­to di Museo­lo­gia e Cri­ti­ca arti­sti­ca e del restau­ro pres­so l’Università degli stu­di di Tren­to). Pri­ma di pro­se­gui­re con la recen­sio­ne meri­ta infi­ne di esse­re ricor­da­to che mostra e rela­ti­vo cata­lo­go sono dedi­ca­ti alla memo­ria di mon­si­gnor Igi­nio Rog­ger (1919–2014), illu­stre stu­dio­so del con­ci­lio e “rifon­da­to­re” del Museo Dio­ce­sa­no Tri­den­ti­no del qua­le fu diret­to­re fino alla sua recen­te scom­par­sa3.

Il ric­co cata­lo­go si apre con un’introduzione, affi­da­ta alla dot­ta pen­na di Mas­si­mo Fir­po, segui­ta dal­la già ricor­da­ta pre­sen­ta­zio­ne dei cura­to­ri e da un bre­ve testo del­lo stes­so Igi­nio Rog­ger, estrat­to da un suo libro sul con­ci­lio4. Il pri­mo sag­gio, scrit­to da Miche­la Cat­to, è per­lo­più dedi­ca­to all’inquadramento sto­ri­co e si occu­pa sia degli effet­ti di alcu­ni prov­ve­di­men­ti con­ci­lia­ri sul pia­no stret­ta­men­te litur­gi­co e teo­lo­gi­co (come la media­zio­ne del sacer­do­te), che dell’iconografia. Riguar­do quest’ultima, le tesi ela­bo­ra­te dal con­ci­lio giu­sti­fi­can­ti la raf­fi­gu­ra­zio­ne di Cri­sto, Maria e dei san­ti ven­go­no rece­pi­te da ope­re come il Cate­chi­smo Roma­no di Pio V (1566) o la Dichia­ra­zio­ne più copio­sa del­la dot­tri­na cri­stia­na (1598) del car­di­na­le Rober­to Bel­lar­mi­no, spie­gan­te con tono didat­ti­co le ragio­ni di cer­te moda­li­tà di rap­pre­sen­ta­zio­ne.

Segue un con­tri­bu­to di Lau­ra Dal Prà, divi­so in tre para­gra­fi; il pri­mo offre una ras­se­gna del­le Bib­bie a stam­pa di Quat­tro e Cin­que­cen­to con­ser­va­te a Tren­to all’aprirsi del con­ci­lio, occu­pan­do­si anche del­le edi­zio­ni tra­dot­te in vol­ga­re, que­ste ulti­me mes­se poi all’indice nel 1559 da Pao­lo IV. Il supe­ra­men­to del­la Vul­ga­ta di San Giro­la­mo da par­te dei Rifor­ma­to­ri cau­sò una sua revi­sio­ne anche da par­te cat­to­li­ca, che por­tò nel 1547 a un’edizione cura­ta da Jean Hen­te­nius, sosti­tui­ta poi nel 1592 dal­la Bib­bia Sisto-Cle­men­ti­na. L’attenzione si spo­sta in segui­to sull’apparato illu­stra­ti­vo, dove vie­ne pro­po­sto un con­fron­to tra l’iconografia cat­to­li­ca e quel­la pro­te­stan­te. Chiu­de il sag­gio un’analisi del ciclo ad affre­sco sco­per­to nel 2005 a Palaz­zo asses­so­ri­le a Cles, in Val di Non; la stu­dio­sa indi­vi­dua la fon­te ico­no­gra­fi­ca in un volu­me pub­bli­ca­to nel 1533 cor­re­da­to da 80 xilo­gra­fie di Hans Sebald Beham, con lo stes­so sche­ma didascalia/scena/citazione bibli­ca5.

Il den­so inter­ven­to di Domi­zio Cat­toi si foca­liz­za sul­la dio­ce­si tren­ti­na e si apre col ruo­lo svol­to nell’approvazione del decre­to sul­le sacre imma­gi­ni dal car­di­na­le Ludo­vi­co Madruz­zo, all’epoca ammi­ni­stra­to­re del prin­ci­pa­to vesco­vi­le di Tren­to. Dopo alcu­ni cen­ni riguar­dan­ti le influen­ze avu­te sul pre­la­to da par­te del futu­ro arci­ve­sco­vo di Bolo­gna Gabrie­le Paleot­ti e di teo­lo­gi come Cor­ne­lius Jan­sen o Mola­nus, il secon­do para­gra­fo si occu­pa dei ten­ta­vi del Madruz­zo di appli­ca­re i pre­cet­ti con­ci­lia­ri; per veri­fi­ca­re il rispet­to di que­sti ulti­mi, indis­se nel 1579 una visi­ta pasto­ra­le su tut­to il ter­ri­to­rio del­la dio­ce­si dove si riser­vò un’attenzione par­ti­co­la­re agli edi­fi­ci di cul­to6. Lo stu­dio­so si sof­fer­ma sull’interessante caso di una tavo­la con­ser­va­ta nel­la chie­sa di Pato­ne (oggi fra­zio­ne di Ise­ra), pre­sen­tan­te ele­men­ti ete­ro­dos­si che ne com­por­ta­ro­no la distru­zio­ne. Dal­la descri­zio­ne dell’opera nel­le car­te pro­ces­sua­li emer­go­no simi­li­tu­di­ni con dipin­ti di area tede­sca, in par­ti­co­la­re del­la scuo­la di Lucas Cra­na­ch il Vec­chio. Vie­ne poi ipo­tiz­za­to un ruo­lo nel­la com­mit­ten­za da par­te di Gio­van­na de Öttin­gen o Mar­ghe­ri­ta de Hel­fen­stein, mogli di due espo­nen­ti del­la fami­glia Lich­ten­stein, feu­da­ta­ri del vici­no Castel Cor­no, con­si­de­ra­te vici­ne alla rifor­ma. Il sag­gio pro­se­gue con un appro­fon­di­men­to sull’evoluzione del­la pala d’altare in Tren­ti­no; vie­ne in par­ti­co­la­re posta l’attenzione sul­la neces­si­tà di “col­pi­re ed edu­ca­re il fede­le”, che si tra­du­ce nel­la sem­pli­fi­ca­zio­ne del­le imma­gi­ni che diven­ta­no di imme­dia­ta com­pren­si­bi­li­tà. Si accen­tua la ver­ti­ca­li­tà del dipin­ti e si sepa­ra­no net­ta­men­te il regi­stro cele­ste da quel­lo ter­re­no. Un per­fet­to esem­pio di quest’evoluzione nel­la dio­ce­si è la pala licen­zia­ta nel 1551–1552 da Gio­van­ni Bat­ti­sta Moro­ni per la chie­sa tren­ti­na di San­ta Maria Mag­gio­re con la Madon­na col Bam­bi­no in cie­lo e i quat­tro dot­to­ri del­la Chie­sa accom­pa­gna­ti da San Gio­van­ni Evan­ge­li­sta nel­la par­te infe­rio­re. Tra i vari aspet­ti toc­ca­ti dal con­tri­bu­to vi sono in segui­to la ripre­sa del­le cano­niz­za­zio­ni, lo svi­lup­po di nuo­vi cul­ti e il feno­me­no dei “fra­ti pit­to­ri”. Di un cer­to inte­res­se sono anche le pagi­ne dedi­ca­te ad arti­sti mino­ri come Gio­van­ni Anto­nio Zano­ni o For­tu­na­to Buset­ti che si distin­guo­no nel­le loro ope­re per uno spre­giu­di­ca­to “col­la­ge” di figu­re ripre­se da inci­sio­ni trat­te da arti­sti di scuo­le diver­se7.

Sem­pre lega­to all’iconografia è il secon­do con­tri­bu­to in cata­lo­go di Lau­ra Dal Prà dedi­ca­to alla figu­ra di Maria come baluar­do del­la lot­ta anti­pro­te­stan­te. Il suo cul­to com­por­tò la fon­da­zio­ne di nume­ro­si san­tua­ri dedi­ca­ti alla Ver­gi­ne, tra cui si può ricor­da­re quel­lo dell’Inviolata a Riva del Gar­da, finan­zia­to dal­la stes­sa fami­glia Madruz­zo. Ven­go­no con­si­de­ra­te le varie devo­zio­ni maria­ne pre­sen­ti nel­la dio­ce­si, par­ten­do da quel­la del­la Ver­gi­ne del Rosa­rio, che rice­vet­te un note­vo­le impul­so in segui­to alla bat­ta­glia di Lepan­to nel 1571. Si svi­lup­pò pari­men­ti il cul­to per la Ver­gi­ne Lau­re­ta­na, soste­nu­to dagli stes­si Madruz­zo che le con­sa­cra­ro­no la cap­pel­la fami­lia­re nel­la chie­sa roma­na di Sant’Onofrio al Gia­ni­co­lo, e per l’Assunta che incon­trò una note­vo­le for­tu­na ico­no­gra­fi­ca. Il sag­gio con­fron­ta varie ver­sio­ni del tema rea­liz­za­te da Mar­ti­no Teo­fi­lo Polac­co, prin­ci­pa­le pit­to­re atti­vo in regio­ne nei pri­mi decen­ni del Sei­cen­to.

Le nor­me sull’arredo del­le chie­se tor­na­no al cen­tro dell’attenzione con l’articolo di Dome­ni­ca Pri­me­ra­no; dopo ave­re ricor­da­to che le pre­scri­zio­ni con­ci­lia­ri sull’architettura furo­no alquan­to gene­ri­che, la stu­dio­sa sot­to­li­nea l’importanza avu­ta dal­le Instruc­tio­nes di Car­lo Bor­ro­meo sul­la rifor­ma del­lo spa­zio sacro8. Si deli­neò soprat­tut­to la scan­sio­ne gerar­chi­ca tra nava­ta e pre­sbi­te­rio e si con­fe­rì un ruo­lo cen­tra­le al San­tis­si­mo Sacra­men­to, col­lo­can­do­lo sull’altare mag­gio­re. Ven­go­no poi ricor­da­te le cri­ti­che con­di­zio­ni di con­ser­va­zio­ne di mol­te chie­se tren­ti­ne emer­se duran­te la visi­ta pasto­ra­le di Ludo­vi­co e le Con­sti­tu­tio­nes ema­na­te dal­lo stes­so prin­ci­pe vesco­vo nel 1593 con l’obiettivo di rego­la­men­ta­re l’arredo degli edi­fi­ci sacri. L’intervento si chiu­de su alcu­ne chie­se eret­te negli anni suc­ces­si­vi, per la mag­gior par­te ad aula uni­ca con cap­pel­le late­ra­li, secon­do i cano­ni dell’edilizia con­tro­ri­for­ma­ta come la chie­sa roma­na del Gesù.

Chiu­de la par­te dedi­ca­ta ai sag­gi l’intervento di Chri­stian Hecht, dove la dife­sa del­le imma­gi­ni vie­ne moti­va­ta per via di ragio­ni sto­ri­che e del­la tra­di­zio­ne, la cui auto­ri­tà ven­ne ante­po­sta a quel­la del Papa. Si richia­ma­no al con­tem­po le deci­sio­ni del secon­do con­ci­lio di Nicea che si occu­pò dell’iconoclastia e si sot­to­li­nea la qua­si tota­le una­ni­mi­tà dei pre­la­ti riu­ni­ti a Tren­to nell’approvare il decre­to fina­le sul­le imma­gi­ni. D’altro can­to lo stu­dio, citan­do alcu­ni pas­si di Leib­niz, nota come la pre­sa di posi­zio­ne sul­le ico­no­gra­fie eto­ro­dos­se sia alquan­to gene­ri­ca, evi­tan­do di men­zio­na­re casi spe­ci­fi­ci. Vie­ne poi cita­ta la posi­zio­ne di Andrea Gilio da Fabria­no, le cui ope­re saran­no poi mes­se all’Indice, secon­do cui la tra­di­zio­ne del­le imma­gi­ni è ine­vi­ta­bil­men­te fal­sa­ta dagli erro­ri dei pit­to­ri e quin­di natu­ral­men­te infe­rio­re al valo­re del­le Scrit­tu­re.

Pas­sia­mo alle sale ospi­tan­ti la mostra, col­lo­ca­te al pri­mo e secon­do pia­no del Museo Dio­ce­sa­no; l’esposizione si apre con una sezio­ne dal tito­lo “La Bib­bia con­te­sa”, situa­ta nei sug­ge­sti­vi ambien­ti del­la Tor­re Civi­ca; in essa ven­go­no espo­ste varie bib­bie in lati­no e tede­sco, ogget­to del pri­mo con­tri­bu­to di Lau­ra Dal Prà, pro­ve­nien­ti da biblio­te­che tren­ti­ne. In que­sto con­te­sto non pote­va man­ca­re la figu­ra di san Giro­la­mo, pre­sen­te gra­zie ad una tela pro­ve­nien­te dal­la chie­sa di San­ta Maria Assun­ta a Riva del Gar­da, ope­ra del cara­vag­gi­sta fran­ce­se Fra­nçois Colom­be du Lys.
La secon­da par­te è espres­sa­men­te dedi­ca­ta al decre­to con­ci­lia­re sull’arte sacra e ai pre­la­ti o teo­lo­gi che svol­se­ro un ruo­lo nel­la sua appro­va­zio­ne. Sono pre­sen­ti esem­pla­ri di trat­ta­ti sull’argomento come le già ricor­da­te Instruc­tio­nes bor­ro­mai­che, il Discor­so intor­no alle ima­gi­ni sacre e pro­fa­ne di Gabrie­le Paleot­ti e il De pic­tu­ris et ima­gi­ni­bus sacris di Ioan­nis Mola­nus. Tra­mi­te stam­pe ven­go­no poi richia­ma­ti due casi “da manua­le” di cen­su­ra post-con­ci­lia­re, il Giu­di­zio uni­ver­sa­le di Miche­lan­ge­lo e la Cena in casa di Levi di Pao­lo Vero­ne­se.

E. Stroiffi (attr.), Santa Maria Maddalena ai piedi di Gesù Cristo crocifisso, secondo quarto sec. XVII, Tiarno di Sopra, chiesa dei Santi Pietro e Paolo.

E. Stroif­fi (attr.), San­ta Maria Mad­da­le­na ai pie­di di Gesù Cri­sto cro­ci­fis­so, secon­do quar­to sec. XVII.
Tiar­no di Sopra, chie­sa dei San­ti Pie­tro e Pao­lo.
Pho­to © Dio­ce­si di Tren­to

Il con­te­sto tren­ti­no ini­zia ad esse­re cen­tra­le a par­ti­re dal­la sezio­ne suc­ces­si­va dove si illu­stra­no le varia­zio­ni cau­sa­te dai decre­ti con­ci­lia­ri all’interno di una stes­sa ico­no­gra­fia. Esem­pla­re è il caso del­la Cro­ci­fis­sio­ne dove si abban­do­na il carat­te­re nar­ra­ti­vo a favo­re di una raf­fi­gu­ra­zio­ne ico­ni­ca con­cen­tra­ta sul dram­ma di Cri­sto; que­sta dif­fe­ren­za è evi­den­te nel con­fron­to pro­po­sto tra la Cro­ci­fis­sio­ne pre­sen­te sull’Epi­taf­fio di Udal­ri­co IV di Lich­ten­stein ope­ra dell’omonimo mae­stro data­ta 1504, e la ver­sio­ne di Erman­no Stroif­fi a Tiar­no di Sopra dove a fian­co di Gesù, sot­to un cie­lo plum­beo, vi sono solo ange­li e Maria Mad­da­le­na dolen­te9. Ric­che di pathos sono anche la Depo­si­zio­ne e la Pie­tà di Pao­lo Fari­na­ti e Fra’ Sem­pli­ce da Vero­na. Curio­se sono infi­ne una tela con il Bat­te­si­mo di Cri­sto di pit­to­re igno­to dove, per via del­la pro­scri­zio­ne del nudo, Gesù è coper­to da una lun­ga tuni­ca e la com­ples­sa raf­fi­gu­ra­zio­ne alle­go­ri­ca del­la Chie­sa trion­fan­te, imma­gi­na­ta come una nave, attri­bui­ta ad Elia Nau­ri­zio.
La quar­ta sezio­ne si apre con l’Eucarestia come pro­ta­go­ni­sta; la riaf­fer­ma­zio­ne del­la dot­tri­na del­la tran­su­stan­zia­zio­ne da par­te del Con­ci­lio favo­rì la sua raf­fi­gu­ra­zio­ne in varie ico­no­gra­fie come la cosid­det­ta Dispu­ta o l’Ado­ra­zio­ne del San­tis­si­mo Sacra­men­to, pre­sen­ti in mostra con tele attri­bui­te rispet­ti­va­men­te alla bot­te­ga di Feli­ce Bru­sa­sor­ci e Pao­lo Nau­ri­zio. È poi espo­sto un pre­zio­so osten­so­rio rag­gia­to, com­mis­sio­na­to all’orafo augu­sta­no Bar­thol­me Koch, appar­te­nen­te al teso­ro del­la Cat­te­dra­le tri­den­ti­na. Il tema dei san­ti in medi­ta­zio­ne è rap­pre­sen­ta­to da alcu­ni dipin­ti tra cui due pale di Pal­ma il Gio­va­ne pro­ve­nien­ti dal­la chie­sa riva­na dell’Inviolata, raf­fi­gu­ran­ti due ere­mi­ti per eccel­len­za, San Giro­la­mo e Sant’Onofrio.

Pittore lombardo (?), Madonna e santi intercedono presso la Trinità per le anime del purgatorio, (particolare), terzo quarto del XVII secolo. Condino, chiesa di Santa Maria Assunta.

Pit­to­re lom­bar­do (?), Madon­na e san­ti inter­ce­do­no pres­so la Tri­ni­tà per le ani­me del pur­ga­to­rio, (par­ti­co­la­re), ter­zo quar­to del XVII seco­lo. Con­di­no, chie­sa di San­ta Maria Assun­ta. Pho­to © Dio­ce­si di Tren­to

Vie­ne altre­sì affron­ta­to il tema del Pur­ga­to­rio con una ver­sio­ne del­la Mes­sa di San Gre­go­rio di Elia Nau­ri­zio e un inten­so dipin­to pro­ve­nien­te da Sto­ro divi­so in tre regi­stri, cor­ri­spon­den­ti ai mon­di oltre­ter­re­ni. La lun­ga iscri­zio­ne invi­ta il fede­le alla con­fes­sio­ne e alla pre­ghie­ra per le ani­me in atte­sa di esse­re innal­za­te in Para­di­so men­tre la rap­pre­sen­ta­zio­ne dell’inferno, i cui atro­ci sup­pli­zi evo­ca­no i Giu­di­zi Uni­ver­sa­li medie­va­li, ser­ve da moni­to a chi si tro­vas­se in con­di­zio­ne di pec­ca­to mor­ta­le.
Si pro­se­gue con una par­te dedi­ca­ta alla devo­zio­ne maria­na, ripren­den­te il secon­do sag­gio di Lau­ra Dal Prà; la sezio­ne si apre con alcu­ne tele e inci­sio­ni dedi­ca­te al cul­to del Rosa­rio dove la Ver­gi­ne e il Bam­bi­no tro­neg­gia­no all’interno di un rose­to dove i fio­ri inter­val­la­no i Miste­ri. Fre­quen­te è anche la raf­fi­gu­ra­zio­ne dell’Immacolata Con­ce­zio­ne; mol­to inte­res­san­te è la ver­sio­ne di Mar­ti­no Teo­fi­lo Polac­co che pre­sen­ta, oltre alla fal­ce luna­re e il ser­pen­te, anche alcu­ni attri­bu­ti deri­van­ti dall’Antico Testa­men­to come la “pal­ma” e la “sca­la coe­li”.

G.B. Rovedata, Madonna del rosario, 1618. Flavon, chiesa della Natività di San Giovanni Battista.

G.B. Rove­da­ta,
Madon­na del rosa­rio, 1618.
Fla­von, chie­sa del­la Nati­vi­tà di San Gio­van­ni Bat­ti­sta.
Pho­to © Dio­ce­si di Tren­to

Non man­ca­no poi altre clas­si­che ico­no­gra­fie come l’Inco­ro­na­zio­ne e la Madon­na del­la Mise­ri­cor­dia, pre­sen­ti in mostra con tele di Fran­ce­sco Fri­gi­me­li­ca e Ciro Lugo o alcu­ne meno comu­ni, come la Ver­gi­ne che inter­ce­de pres­so Cri­sto saet­tan­te per sal­va­re la popo­la­zio­ne dal­la peste.
La sesta ed ulti­ma sezio­ne è spe­ci­fi­ca­ta­men­te dedi­ca­ta al ruo­lo dei san­ti e allo svi­lup­par­si di nuo­vi cul­ti paral­le­lo alla ripre­sa di quel­li tra­di­zio­na­li, nel caso tren­ti­no San Vigi­lio e i tre Mar­ti­ri anau­nie­si Sisi­nio, Mar­ti­rio e Ales­san­dro. La neces­si­tà di susci­ta­re com­mo­zio­ne nel fede­le com­por­tò la rap­pre­sen­ta­zio­ne di sce­ne cru­de­li e spes­so maca­bre, carat­te­ri­sti­ca che si ritro­va anche nel ciclo lascia­to da Nico­lò Cir­ci­gna­ni nel­la chie­sa roma­na di San­to Ste­fa­no Roton­do; tra le ope­re di que­sto tipo pre­sen­ti in mostra vi è un Mar­ti­rio di San­to Ste­fa­no attri­bui­to ad Elia Nau­ri­zio, pro­ve­nien­te dall’eponima chie­sa di Fra­via­no (comu­ne di Ver­mi­glio). Tra i nuo­vi cano­niz­za­ti spic­ca­no in modo par­ti­co­la­re il car­di­na­le ambro­sia­no Car­lo Bor­ro­meo, e il fon­da­to­re degli Ora­to­ria­ni Filip­po Neri. Nel­la moda­li­tà di raf­fi­gu­ra­zio­ne di quest’ultimo diven­ne qua­si “uffi­cia­le” la ver­sio­ne di Gui­do Reni in San­ta Maria del­la Val­li­cel­la, anche gra­zie alla dif­fu­sio­ne del­le stam­pe; nel­la mostra tren­ti­na è espo­sta la ripre­sa effet­tua­ta da Pie­tro Ric­chi, soli­ta­men­te mol­to distan­te dal clas­si­ci­smo del bolo­gne­se. Ope­re di Feli­ce Bru­sa­sor­ci e Mar­ti­no Teo­fi­lo Polac­co ricor­da­no infi­ne il cul­to per gli Ange­li e soprat­tut­to per l’Angelo custo­de che entra pre­po­ten­te­men­te nell’iconografia.

In appen­di­ce al cata­lo­go ven­go­no infi­ne pro­po­sti nove iti­ne­ra­ri sul ter­ri­to­rio tren­ti­no che rap­pre­sen­ta­no un idea­le com­ple­ta­men­to del­la mostra, pri­vi­le­gian­do chie­se, cap­pel­le e san­tua­ri costrui­ti tra la secon­da metà del Cin­que­cen­to e il seco­lo suc­ces­si­vo. Più che a clas­si­che sche­de di cata­lo­go, le loro descri­zio­ni ven­go­no affi­da­te a dei veri e pro­pri pic­co­li sag­gi che riser­va­no par­ti­co­la­re atten­zio­ne agli aspet­ti ico­no­gra­fi­ci e alle fon­ti del­le raf­fi­gu­ra­zio­ni.

La mostra si rive­la di sicu­ro inte­res­se e adat­ta ad un pub­bli­co ete­ro­ge­neo; i testi dei pan­nel­li espo­si­ti­vi sono di faci­le e pia­na com­pren­sio­ne per ogni tipo­lo­gia di visi­ta­to­re, men­tre i ric­chi sag­gi in cata­lo­go con­sen­to­no un mag­gio­re appro­fon­di­men­to del­le tema­ti­che trat­ta­te sui livel­li sto­ri­co, teo­lo­gi­co e sto­ri­co-arti­sti­co. Da quest’ultimo pun­to di vista, se l’approccio allo stu­dio del­le ope­re è pre­va­len­te­men­te (e ine­vi­ta­bil­men­te) rivol­to all’analisi ico­no­gra­fi­ca e al con­te­sto, non man­ca­no pari­men­ti alcu­ne con­si­de­ra­zio­ni sul rap­por­to tra cen­tro e peri­fe­ria tra­mi­te i pun­tua­li rife­ri­men­ti alle inci­sio­ni da cele­bri arti­sti come pre­zio­so baga­glio di model­li per i mode­sti pit­to­ri loca­li. L’analisi cir­co­scrit­ta ad un caso par­ti­co­la­re come quel­lo tren­ti­no, ter­ra di con­fi­ne e vici­na geo­gra­fi­ca­men­te ter­ri­to­ri rifor­ma­ti, impe­di­sce allo stes­so tem­po di asse­gna­re valen­za uni­ver­sa­le ai dati emer­si dall’esposizione. Si auspi­ca per tale ragio­ne che ini­zia­ti­ve ana­lo­ghe ven­ga­no avvia­te anche in altre regio­ni toc­ca­te dal­la Con­tro­ri­for­ma, in modo da per­met­te­re uno stu­dio com­pa­ra­to. Al pas­so con i tem­pi è sta­to infi­ne l’esperimento “social” con­dot­to nei mesi pre­ce­den­ti all’inaugurazione, duran­te i qua­li è sta­to sot­to­po­sto ai visi­ta­to­ri un quiz con­te­nen­te doman­de sul Con­ci­lio di Tren­to. Al voto del pub­bli­co è sta­ta affi­da­ta anche la scel­ta del tito­lo del­la mostra, da sce­glier­si in una rosa di tre pro­po­ste.

Le imma­gi­ni sono di pro­prie­tà del­la Dio­ce­si di Tren­to e pub­bli­ca­te su sua auto­riz­za­zio­ne.

 

Arte e per­sua­sio­ne. La stra­te­gia del­le imma­gi­ni dopo il con­ci­lio di Tren­to
a cura di Domi­zio Cat­toi e Dome­ni­ca Pri­me­ra­no
Tren­to, Museo Dio­ce­sa­no Tri­den­ti­no
7 marzo–29 set­tem­bre 2014

Cata­lo­go edi­to dal­la Tipo­gra­fia Temi, Tren­to, 2014

 

  1. E. Mâle, L’art reli­gieux après le Con­ci­le de Tren­te. Etu­de sur l’iconographie de la fin du XVIe siè­cle, du XVIIe, du XVIIIe siè­cle. Ita­lie, Fran­ce, Espa­gne, Flan­dres, Paris 1932 (trad. it. L’arte reli­gio­sa nel Sei­cen­to. Ita­lia, Fran­cia, Spa­gna, Fian­dra, Mila­no 1984); P. Pro­di, Ricer­ca sul­la teo­ri­ca del­le arti figu­ra­ti­ve nel­la Rifor­ma Cat­to­li­ca, Bolo­gna 1962; B. Tosca­no, Sto­ria dell’arte e for­me del­la vita reli­gio­sa, in Sto­ria dell’arte ita­lia­na. Par­te Pri­ma. Mate­ria­li e pro­ble­mi, a cura di G. Pre­vi­ta­li, 4 voll., Tori­no 1979–1980, III, L’esperienza dell’antico, dell’Europa, del­la reli­gio­si­tà, 1979, pp. 271–318.
  2. Su que­sta fami­glia è tut­to­ra fon­da­men­ta­le è il cata­lo­go del­la mostra I Madruz­zo e l’Europa 1539–1658. I Prin­ci­pi vesco­vi di Tren­to tra Papa­to e Impe­ro (Tren­to-Riva del Gar­da, 10 luglio-31 otto­bre 1993), a cura di L. Dal Prà, Mila­no-Firen­ze 1993.
  3. Su que­sta polie­dri­ca figu­ra di reli­gio­so e intel­let­tua­le si rin­via al testo del­la lau­da­tio pro­nun­cia­ta da Die­go Qua­glio­ni in occa­sio­ne del con­fe­ri­men­to del­la lau­rea hono­ris cau­sa in Giu­ri­spru­den­za, (Uni­ver­si­tà di Tren­to, 12 apri­le 2006): D. Qua­glio­ni, Elo­gio di Mon­si­gnor Igi­nio Rog­ger, in “Labo­ra­toi­re ita­lien” 11 (2011), pp. 209–220. Con­sul­ta­bi­le all’indirizzo web http://laboratoireitalien.revues.org/591.
  4. I. Rog­ger, Il con­ci­lio di Tren­to. Per­so­nag­gi, Tren­to 1962.
  5. Stam­pa­to da Chri­stian Ege­n­holf: Bibli­cae Histo­riae, Arti­fi­cio­sis­si­mis pic­tu­ris effi­gia­tae. Bibli­sche Histo­rien Kün­stli­ch für­ge­ma­let, Frank­furt, 1533.
  6. Si riman­da a C. Nubo­la, Cono­sce­re per gover­na­re. La dio­ce­si di Tren­to nel­la visi­ta pasto­ra­le di Ludo­vi­co Madruz­zo (1579–1581), Bolo­gna 1993.
  7. Su que­sto tema si veda il det­ta­glia­to sag­gio di L. Lian­dru, “Dejà-vu”. I model­li figu­ra­ti­vi nell’opera di un pit­to­re col­le­zio­ni­sta di stam­pe, in “Stu­di Tren­ti­ni. Arte”, 90 (2011), 2, pp. 259–299, che pren­de in esa­me la pro­du­zio­ne di un miste­rio­so arti­sta appar­te­nen­te alla fami­glia Lugo.
  8. C. Bor­ro­meo, Instruc­tio­nes fabri­cae et sup­pel­lec­ti­lis eccle­sia­sti­cae, Medio­la­ni 1577. Rie­di­to in Trat­ta­ti d’arte del Cin­que­cen­to fra manie­ri­smo e con­tro­ri­for­ma, a cura di P. Baroc­chi, 3 voll., Bari 1960–1962, III, 1962, pp. 3–113.
  9. La pala, già attri­bui­ta a Ber­nar­do Stroz­zi, è sta­ta ricon­dot­ta alla mano del suo allie­vo Erman­no Stroif­fi nel­la recen­te mono­gra­fia di C. Man­zit­ti, Ber­nar­do Stroz­zi, Tori­no 2012, p. 274, n. 521.
Cite this article as: Fabien Benuzzi, Arte e persuasione. La strategia delle immagini dopo il concilio di Trento, in "STORIEDELLARTE.com", 24 marzo 2014; accessed 9 dicembre 2016.
http://storiedellarte.com/2014/03/arte-e-persuasione-la-strategia-delle-immagini-dopo-il-concilio-di-trento.html.
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