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Shakespeare, Il mio occhio si è fatto pittore

William Shakespeare, Sonnet XXIV

«Il mio occhio si è fatto pittore ed ha fissato
la tua bella immagine sul quadro del mio cuore,
il mio corpo è la cornice che stretto lo racchiude
e se ben l’osservi, nessun pittor gli è pari.

Solo attraverso l’occhio devi vederne l’arte
per scoprir ove sia dipinta la tua vera immagine,
sempre appesa nello studio del mio petto
che per vetri alle finestre ha gli occhi tuoi.

Ora sai quale aiuto si son dati i nostri occhi:
i miei han disegnato il tuo ritratto e i tuoi per me
sono finestre al petto mio, laddove il sole

si diletta ad occhieggiare per ammirare te:
ma agli occhi manca l’anima per nobilitare l’arte,
tracciano quel che vedono, ignari son del cuore».

«Mine eye hath play’d the painter and hath stell'd
Thy beauty's form in table of my heart;
My body is the frame wherein ‘tis held,
And perspective it is the painter’s art.

For through the painter must you see his skill,
To find where your true image pictured lies;
Which in my bosom’s shop is hanging still,
That hath his windows glazed with thine eyes.

Now see what good turns eyes for eyes have done:
Mine eyes have drawn thy shape, and thine for me
Are windows to my breast, where-through the sun

Delights to peep, to gaze therein on thee;
Yet eyes this cunning want to grace their art;
They draw but what they see, know not the heart».

Johannes Vermeer, Allegoria della pittura

Johannes Vermeer, Allegoria della pittura, 1666 circa, Vienna, Kunsthistorisches Museum, olio su tela, 120 x 100 cm

Esplora il dipinto nel Google Cultural Institute.

Cite this article as: Redazione, Shakespeare, Il mio occhio si è fatto pittore, in "STORIEDELLARTE.com", 9 febbraio 2014; accessed 21 agosto 2017.
http://storiedellarte.com/2014/02/shakespeare-il-mio-occhio-si-e-fatto-pittore.html.

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