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San Valentino nell’arte

Se la ricorrenza di san Valentino, dedicata agli innamorati, è fra le più popolari del mondo occidentale, le notizie che disponiamo sul santo sono tanto incerte da aver generato, talvolta, dubbi sulla sua reale esistenza storica. Si ha notizia di almeno due Valentino, vissuti in odore di santità e martirizzati, ma si tratta forse di storie diverse che fanno capo a un’unica figura. Con ogni probabilità il santo va identificato in Valentino, originario di Terni, che visse nel III secolo e che conobbe grande popolarità in vita per le sue doti taumaturgiche e le molte guarigioni di epilettici. Consacrato vescovo di Terni in giovanissima età, Valentino si trasferì nel 270 circa a Roma su invito di Cratone, oratore greco e latino, il cui figlio era malato da molti anni. Il santo guarì il ragazzo e battezzò l’intera famiglia di Cratone. La sua intensa attività di apostolato gli attirò l’odio dell’imperatore Claudio II il Gotico, che prima gli ingiunse di abiurare la fede cristiana, poi lo condannò a morte. Valentino fu però graziato e affidato a una famiglia pagana che poco dopo si convertì al cristianesimo. L’imperatore Aureliano, succeduto a Claudio II, nel 273 emanò una nuova condanna a morte. Vista la popolarità del vescovo, l’esecuzione non fu eseguita a Roma, nel timore che scoppiasse una rivolta. Valentino fu dunque decollato lungo la via Flaminia il 14 febbraio 273 e sepolto al LXIII miglio; le sue spoglie sono tuttora conservate nella basilica di Terni a lui dedicata.

Sono attribuiti al santo diversi miracoli; oltre alla guarigione del figlio di Cratone, si dice che Valentino dovesse unire in matrimonio Serapia, giovane fanciulla cristiana, e Sabino, centurione romano non credente, la cui unione era fortemente osteggiata dalla famiglia di lei. Il santo chiamò il centurione al capezzale della giovane morente perché gravemente malata, lo convertì al credo cristiano e li unì in matrimonio prima che entrambi morissero. Secondo un’altra leggenda di origine statunitense, mentre passeggiava Valentino vide due giovani che litigavano e porse loro una rosa, raccomandando che stringessero insieme il gambo con cautela per non pungersi e ottenendo, così, che si riconciliassero attraverso quel semplice gesto. Secondo un’altra versione della storia, Valentino riconciliò la coppia facendole volare intorno numerosi piccioni in atteggiamenti amorosi. Si racconta anche che Valentino restituì la vista alla figlia cieca del suo carceriere e che a lei, cui era unito da un profondo affetto, indirizzò un biglietto poco prima di essere decapitato, firmandolo “tuo Valentino”.

Venerato come patrono degli innamorati e degli epilettici, il santo è solitamente rappresentato in abiti vescovili e con la palma del martirio, spesso accanto a un fanciullo malato, in ricordo delle sue doti taumaturgiche. La sua rappresentazione è più frequente in Germania, dove il santo fu particolarmente venerato, piuttosto rara, invece, nell’arte francese e italiana. Fra i dipinti italiani che vedono Valentino protagonista, il più celebre è il San Valentino battezza santa Lucilla di Jacopo Bassano, oggi al Museo civico di Bassano del Grappa, in cui è raffigurato l’episodio tratto dalla Leggenda Aurea della guarigione della giovane Lucilla, non vedente.

Il processo storico che trasformò Valentino in patrono degli innamorati non è troppo chiaro. Papa Gelasio nel 476 soppresse la licenziosa festa dei Lupercalia, che si celebravano il 15 febbraio in onore delle divinità Pane, Fauno e Luperco, legati alla purificazione dei campi e ai riti di fecondità. Il rito pagano fu cristianizzato e anticipato al giorno 14 febbraio, ricorrenza della morte di Valentino, affidando alla protezione del santo i fidanzati e gli innamorati votati al matrimonio e a un’unione allietata dai figli. Il culto del santo quale protettore degli innamorati fu diffuso dai benedettini, primi custodi della basilica a lui dedicata, prima in Italia e quindi in Francia e in Inghilterra.

Tuttavia, la trasformazione della ricorrenza di questo giorno in celebrazione della festa dedicata agli innamorati, soliti scambiarsi di biglietti d’amore detti ‘valentine’, è soprattutto anglosassone e legata all’amore cortese. Risale, pare, a Geoffrey Chaucer che compose nel 1382 circa The Parliament of Fowls, poema onirico in cui si associa il giorno di san Valentino al risveglio della natura e all’accoppiamento degli uccelli, e anche al fidanzamento di Riccardo II d’Inghilterra con Anna di Boemia, anche se la notizia è controversa, visto che alcuni ritengono che il fidanzamento si celebrò in maggio, non in febbraio. Tuttavia, è indubbio che la giornata di san Valentino fosse dedicata agli innamorati già nel Medioevo. Il 14 febbraio 1400, fu fondato a Parigi l’ ‘Alto Tribunale dell’Amore’, ispirato ai principi dell’amor cortese e deputato a pronunciarsi su controversie di carattere amoroso (compresi i tradimenti e la violenza contro le donne), i cui giudici venivano selezionati sulla base della loro familiarità con la poesia d’amore.

La più antica “valentina” di cui ci sia giunta notizia risale invece al 1415, quando Carlo d’Orléans, sconfitto dagli inglesi ad Agincourt e prigioniero nella Torre di Londra, scrisse alla moglie Bonne d’Armagnac una lettera, oggi custodita presso la British Library di Londra, in cui si legge: “Je suis desja d’amour tanné, ma tres doulce Valentinée”.

Di San Valentino come giorno degli innamorati parla anche Shakespeare, che nell’Amleto affida a Ofelia queste parole per il vero assai poco caste (Hamlet, Act 4, Scene V):

"Domani sarà di buon'ora
il giorno di San Valentino
ed io verrò al tuo balcone
per essere la tua Valentina."

L'altro si leva, si veste,
fa entrare la ragazza di soppiatto
nella stanza, e lei n'esce
non più ragazza affatto.

[...]

Per Gesù e per la Santa Carità
quest'è vergogna!
Fa il gallo il giovinotto
e non si dà pensiero.
Piange lei: "prima di buttarmi sotto
di sposarmi m'hai detto".
Dice lui: " ti sposavo per davvero
se non venivi a letto".
(Atto IV, Scena V, vv. 48-54, 58-66, trad. Eugenio Montale)

To-morrow is Saint Valentine’s Day,
All in the morning betime,
And I a maid at your window,
To be your Valentine.

Then up he rose, and donn’ed his clothes,
and dupp’d the chamber-door;
let in the maid, that out a maid
never departed more.

[...]

By Gis, and by Saint Charity,
Alack, and fie for shame!
Young men will do’t if they come to’t,
By cock they are to blame.
Quoth she, before you tumbled me.
You promised me to wed.
(Act IV Sc. V, Lines 48-54, 58-66 - see)

testo a cura di Marialucia Menegatti e Sergio Momesso

Cite this article as: Redazione, San Valentino nell’arte, in "STORIEDELLARTE.com", 14 febbraio 2014; accessed 23 maggio 2017.
http://storiedellarte.com/2014/02/san-valentino-nellarte.html.

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