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Restaurato il pulpito della Resurrezione di Donatello

Fig. 1. Donatello, Pulpito della Resurrezione, Firenze, Basilica di San Lorenzo. Scena della Resurrezione di Cristo, prima del restauro; nel medaglione centrale superiore si legge: OPUS DONATELLI FLO

Fig. 1. Donatello, Pulpito della Resurrezione, Firenze, Basilica di San Lorenzo.
Scena della Resurrezione di Cristo, prima del restauro; nel medaglione centrale superiore si legge: OPUS DONATELLI FLO
(Foto © OPD)

“Donato fece per il vecchio Cosimo li pergami e le porte di bronzo di San Lorenzo, tanto vecchio che la vista non lo servì a giudicarle né a dar loro una bella fine e ancoraché siano buona invenzione, Donatello non fe’ mai la più brutta opera”.1 Questo giudizio sembra anticipare le reazioni alle ultime opere di Beethoven, che ne spiegavano l’audacia armonica con la sordità; ma soprattutto rispecchia l’ideale di finitezza e perfezione diffuso a metà Cinquecento, che impediva di comprendere la profondità morale, oltre che formale, dei pulpiti di Donatello per San Lorenzo. Vespasiano da Bisticci scrive invece che Cosimo il Vecchio “fu molto amico di Donatello et di tutti e’ pittori e scultori, et perché ne’ tempi sua questa arte degli scultori alquanto venne che gli erano poco adoperati, Cosimo, afine che Donatello non si stesi, gli alogò certi pergami di bronzo per Sancto Lorenzo, et fecegli fare certe porte che sono nella sagrestia, e ordinò al banco ogni settimana ch’egli avesse una certa quantità di danari, tanto che gli bastassino a lui et a quattro garzoni che teneva, et a questo modo lo mantenne.2 Neppure questa testimonianza riesce tuttavia a cogliere l’intensità del rapporto tra l’artista e il committente e la modernità, anche spirituale, dei pulpiti bronzei di San Lorenzo. A proposito di queste opere, Kenneth Clark osservò che Donatello è stato il primo artista a sviluppare un “old age style”; il critico additava in particolare le figure rudi e appassionate che circondano e quasi minacciano il Cristo nella Discesa al Limbo e il Cristo della Resurrezione, visto di profilo, ancora mezzo avvolto dal sudario, paragonato a un marinaio naufragato, che riesce solo a portarsi a riva.3



Fig. 6 Scena della Discesa di Cristo al Limbo, prima del restauro.

Fig. 6 Scena della Discesa di Cristo al Limbo, prima del restauro.
(Foto © OPD)

I pulpiti di San Lorenzo furono montati dopo la morte di Donatello (1466), ma prima del 1485; contengono anche parti dovute ai suoi collaboratori Bertoldo di Giovanni e Bartolomeo Bellano, oltre a pannelli lignei dipinti a finto bronzo. Se è certo che nel 1610 avevano già la forma attuale, si ha notizia di modifiche e spostamenti nei decenni precedenti. La scoperta della data 1465 . ADI . 16 . GVG incisa a bulino sul frontone a sinistra nel Martirio di san Lorenzo, dovuta a Giovanni Previtali, conferma che a quella data Donatello licenziò il proprio rilievo considerandolo finito. La “maschera del santo, una smorfia di dolore che non serba altra forma che quella della sua sofferenza” e il trattamento scabro delle superfici si pongono al di fuori delle consuetudini del tempo.4 Nei rilievi da lui progettati e fusi, Donatello supera le consuetudini dell’iconografia e i confini della religione rivelata per giungere a una meditazione autonoma e tuttavia universale sulla vecchiaia e sulla morte, probabilmente condivisa nei colloqui con Cosimo de’ Medici.


Fig.9 Scena del Martirio di San Lorenzo, prima del restauro (Foto OPD).

Fig. 9 Scena del Martirio di San Lorenzo, prima del restauro.
(Foto © OPD)

Il restauro del pulpito della Resurrezione, collocato tra la navata centrale e quella destra, si è concluso da poco ed è stato presentato a Firenze il 20 febbraio. L’intervento, durato circa tre anni, è stato eseguito da una squadra dell’Opificio delle pietre dure di Firenze, storica istituzione che trae origine dal mecenatismo mediceo di fine Cinquecento. Oltre alla direttrice Maria Data Mazzoni è giusto ricordare le restauratrici e i restauratori (Stefania Agnoletti, Annalena Brini, Sveta Gennai, Elisa Pucci, Chiara Valcepina per i rilievi bronzei; Rita Chiara de Felice e Alberto Di Muccio per gli intagli lignei), gli operatori del Settore Materiali lapidei diretto da Maria Cristina Improta e i restauratori Isidoro Castello (con gli allievi della Scuola di Alta Formazione dell’Opificio) e Francesca Piccolino che hanno provveduto alla pulitura delle parti in marmo. Lo smontaggio e la disinfestazione sono stati curati da Giancarlo Penza, Mauro Parri e Andrea Santacesaria. Come di consueto, il restauro è stato preceduto da indagini scientifiche alle quali hanno collaborato Andrea Cagnini, Monica Galeotti, Carlo Lalli, Giancarlo Lanterna, Barbara Salvadori, Simone Porcinai, Isetta Tosini e da una documentazione fotografica curata da Marco Brancatelli, Giuseppe Zicarelli. Le indagini radiografiche hanno riguardato le parti lignee (Alfredo Aldrovandi, Ottavio Ciappi ) e i rilievi bronzei (Thierry Radelet). Da segnalare anche la collaborazione da arte di istituti universitari di Firenze, Pisa e Barcellona e i finanziamenti pubblici con fondi del MiBACT e di ARCUS, oltre ai contributi dell’Ente Cassa di Risparmio di Firenze e dell’Opera Medicea Laurenziana.

L’intervento ha restituito leggibilità ai rilievi, rimettendo in luce l’originaria doratura a foglia di alcune parti, una doratura che, come nella coeva Maddalena lignea, già nel Battistero e ora nel Museo dell’Opera del Duomo, non appare esornativa, ma sottolinea i volumi e aumenta l’espressività. Sono emerse alcune disomogeneità tecniche tra i diversi rilievi, le cui implicazioni storiche e attributive saranno approfondite con ulteriori studi e con l’auspicabile futuro restauro dell’altro pulpito donatelliano, collocato di fronte e detto della Passione.

Il restauro è stato eseguito sul posto, montando un’impalcatura che sarà probabilmente mantenuta per un breve periodo, allo scopo di consentire la visione da vicino del pulpito.

Fig.12 Durante l’intervento di restauro.

Fig.12 Durante l’intervento di restauro.
(Foto © OPD)


Fig.13 Durante l’intervento di restauro.

Fig.13 Durante l’intervento di restauro.
(Foto © OPD)

Opificio delle Pietre Dure

  1. Baccio Bandinelli, lettera a Cosimo I de’ Medici, 7 dicembre 1547, in G. Bottari-S. Ticozzi, Raccolta di lettere sulla pittura scultura et architettura, vol. I, Milano, per Giovanni Silvestri, 1822, p. 72.
  2. Vespasiano da Bisticci, Vita di Cosimo de’ Medici fiorentino (1493?), in Le vite, a cura di Aulo Greco, Firenze, Istituto Nazionale di Studi sul Rinascimento, vol. II, 1970, pp. 193-194.
  3. Kenneth Clark, The Artist Grows Old (The Rede Lecture, Cambridge 1972), in Moments of Vision, London, John Murray 1981, pp. 160-180
  4. Giovanni Previtali, Una data per il problema dei pulpiti di San Lorenzo, in “Paragone”, n. 133, gennaio 1961, pp. 48-56, ora in Studi sulla scultura gotica in Italia. Storia e geografia, Torino, Einaudi, 1991, pp. 158-166
Cite this article as: Giovanna Ragionieri, Restaurato il pulpito della Resurrezione di Donatello, in "STORIEDELLARTE.com", 24 febbraio 2014; accessed 26 febbraio 2017.
http://storiedellarte.com/2014/02/restaurato-il-pulpito-della-resurrezione-di-donatello.html.

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