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Immagine e persuasione” a Ferrara: intervista al curatore Giovanni Sassu

La noti­zia è di qual­che gior­no fa: la mostra Imma­gi­ne e per­sua­sio­ne. Capo­la­vo­ri del Sei­cen­to dal­le chie­se di Fer­ra­ra, inau­gu­ra­ta il 14 set­tem­bre 2013 a Fer­ra­ra nel­la sede espo­si­ti­va di Palaz­zo Trot­ti-Costa­bi­li, è sta­ta pro­ro­ga­ta al 28 feb­bra­io 2014 (qui tro­va­te le imma­gi­ni del­le ope­re espo­ste).
Par­lia­mo di que­sta pic­co­la ma signi­fi­ca­ti­va espo­si­zio­ne con il cura­to­re, Gio­van­ni Sas­su, con­ser­va­to­re dei Musei Civi­ci di Arte Anti­ca del­la cit­tà esten­se.

Come nasce l’idea di una mostra di que­sto tipo?

Le mostre d’arte sono spes­so il frut­to dell’incrociarsi di pro­ble­mi, occa­sio­ni e volon­tà. Nel caso di Imma­gi­ne e per­sua­sio­ne, l’esposizione è nata dal con­cor­so di un even­to serio e uno “lie­to”: il pri­mo, assai trau­ma­ti­co, è sta­to il ter­re­mo­to che ha col­pi­to l’Emilia nel mag­gio del 2012, sisma che ha arre­ca­to dan­ni non cla­mo­ro­si ma seris­si­mi alle chie­se esten­si: si pen­si solo al fat­to che, al momen­to dell’ideazione del­la mostra, la qua­si tota­li­tà dei tem­pli del­la cit­tà era­no ina­gi­bi­li, quin­di inac­ces­si­bi­li; l’occasione, inve­ce, è sta­ta rap­pre­sen­ta­ta dal­la pre­sen­ta­zio­ne a Palaz­zo dei Dia­man­ti del­la pri­ma mostra dedi­ca­ta in Ita­lia a Fran­ci­sco de Zur­ba­rán. Ed è qui che il pro­ble­ma e l’evento han­no incro­cia­to la volon­tà, anzi le volon­tà: quel­la del Semi­na­rio Arci­ve­sco­vi­le di Fer­ra­ra che da tem­po pro­muo­ve, a più livel­li, lo stu­dio del Sei­cen­to loca­le, e quel­la del­la Fon­da­zio­ne Fer­ra­ra Arte, inte­res­sa­ta nel suo nuo­vo cor­so a valo­riz­za­re l’arte del ter­ri­to­rio. Si è deli­nea­ta così l’opportunità di mostra­re al gran­de pub­bli­co cosa acca­de­va a Fer­ra­ra negli anni in cui ope­ra­va Zur­ba­rán e di con­tri­bui­re a far cono­sce­re il vol­to di “un altro” Sei­cen­to, for­se meno noto, ma non per que­sto meno signi­fi­ca­ti­vo, ric­co e vario. Que­sta sta­gio­ne, figlia di un altro sisma, quel­lo ben più dram­ma­ti­co che col­pì la cit­tà nel 1570, e del­le inno­va­zio­ni litur­gi­che e devo­zio­na­li segui­te al Con­ci­lio di Tren­to, deter­mi­na un pro­fon­do rin­no­va­men­to urba­no e arti­sti­co attra­ver­so nume­ro­si can­tie­ri e com­mis­sio­ni arti­sti­che. Quel­lo vis­su­to da Fer­ra­ra, quin­di, è sta­to un gran­de Sei­cen­to, sino­ra ingiu­sta­men­te con­si­de­ra­to subal­ter­no ai fasti cosmo­po­li­ti del­la casa­ta degli Este nel Quat­tro e Cin­que­cen­to.

Fer­ra­ra nel Sei­cen­to non fu quin­di solo tea­tro del­la spo­lia­zio­ne dei capo­la­vo­ri di Tizia­no, Bel­li­ni e Dos­so?

È un pre­giu­di­zio basa­to su dati di fat­to rea­li che però, let­ti nel­la loro par­zia­li­tà e asso­lu­tiz­za­ti, han­no deter­mi­na­to una distor­sio­ne che anco­ra oggi attec­chi­sce nei giu­di­zi super­fi­cia­li anche di chi per anni si è occu­pa­to di cul­tu­ra in cit­tà. Basta uno sguar­do meno con­di­zio­na­to e ideo­lo­gi­co per ren­der­si con­to che tra la fine del Cin­que­cen­to e il 1650 mol­ti fat­to­ri con­cor­se­ro a ren­de­re ric­co il pano­ra­ma arti­sti­co dell’ex capi­ta­le Esten­se, dive­nu­ta dal 1598 a segui­to del­la Devo­lu­zio­ne l’ultimo avam­po­sto ver­so nord del­lo Sta­to Pon­ti­fi­cio: tra que­sti, la rico­stru­zio­ne di mol­te chie­se feri­te dal ter­re­mo­to del 1570, il for­ti­fi­ca­to ruo­lo del vesco­vo (si pen­si alla figu­ra inten­sa ed auste­ra di Gio­van­ni Fon­ta­na), la pre­sen­za del lega­to pon­ti­fi­cio, l’approdo di mol­ti nuo­vi ordi­ni reli­gio­si nati in seno alla Con­tro­ri­for­ma, non­ché l’assunzione di respon­sa­bi­li­tà isti­tu­zio­na­li da par­te di mol­ti espo­nen­ti del­la nobil­tà. Sono tut­ti ele­men­ti che deter­mi­na­no un cli­ma ecce­zio­na­le di inten­so rin­no­va­men­to e che por­ta­no alla costru­zio­ne di nuo­vi spa­zi sacri, fos­se­ro essi edi­fi­ci di cul­to o cap­pel­le all’interno degli stes­si. Arti­sti di asso­lu­to rilie­vo die­de­ro for­ma a tale fer­men­to: fore­stie­ri di gran­dis­si­mo pre­sti­gio come Ludo­vi­co Car­rac­ci e Gio­van Fran­ce­sco Bar­bie­ri det­to Guer­ci­no, non­ché straor­di­na­rie per­so­na­li­tà loca­li come il tor­men­ta­to Car­lo Bono­ni, sen­za dub­bio il più gran­de pit­to­re fer­ra­re­se del Sei­cen­to, il soa­ve Ippo­li­to Scar­sel­la det­to Scar­sel­li­no e il san­gui­gno Fran­ce­sco Costan­zo Cata­nio.

Come sono sta­te sele­zio­na­te le ope­re e per­ché que­sto omag­gio nel tito­lo a Giu­lio Car­lo Argan?

La sele­zio­ne del­le ope­re è sta­ta com­piu­ta tenen­do con­to di tre fat­to­ri: la situa­zio­ne di dif­fi­col­tà degli edi­fi­ci di cul­to che vole­va­mo evi­den­zia­re (i dipin­ti pro­ven­go­no infat­ti – con un’unica qua­si obbli­ga­ta ecce­zio­ne – dal­le chie­se ina­gi­bi­li a segui­to del ter­re­mo­to o da altre chiu­se de fac­to da anni); le dimen­sio­ni degli spa­zi espo­si­ti­vi, ovve­ro la cor­ni­ce d’eccezione, sco­no­sciu­ta fino a que­sto momen­to a gran par­te degli stes­si fer­ra­re­si, rap­pre­sen­ta­ta dal­le sale affre­sca­te da Garo­fa­lo e dall’ex cap­pel­la del Semi­na­rio Vec­chio in Palaz­zo Trot­ti Costa­bi­li; infi­ne, ovvia­men­te, la sto­ria che vole­va­mo rac­con­ta­re: quel­la di un età, quel­la baroc­ca, che, a Fer­ra­ra come altro­ve, pose al cen­tro dell’arte l’emozione e il coin­vol­gi­men­to visi­vo del­lo spet­ta­to­re. Scan­di­ta dai tem­pi del­la reli­gio­ne, infat­ti, la socie­tà dell’epoca asse­gna all’immagine un ruo­lo car­di­ne: esse­re illu­stra­zio­ne dell’intangibile, for­ma fisi­ca del­le veri­tà di fede e del­la sto­ria di quest’ultima. La rap­pre­sen­ta­zio­ne, in par­ti­co­la­re nel cam­po del­le pale d’altare, diven­ta così per­sua­sio­ne, sul­la scia dell’insegnamento del­la Poe­ti­ca e del­la Reto­ri­ca di Ari­sto­te­le, come indi­ca­va, appun­to, con insu­pe­ra­ta luci­di­tà Giu­lio Car­lo Argan. Da uno dei suoi più for­tu­na­ti libri, come hai nota­to, la mostra trae ispi­ra­zio­ne per il pro­prio tito­lo: lo con­si­de­ro un omag­gio a un gran­de mae­stro che, a 22 anni dal­la scom­par­sa, risul­ta un po’ fuo­ri dal­le mode cul­tu­ra­li dell’accademia di oggi.

Carlo Bononi, Pietà. Ferrara, chiesa delle Sacre Stimmate.

Car­lo Bono­ni, Pie­tà. Fer­ra­ra, chie­sa del­le Sacre Stim­ma­te.

Imma­gi­ne e per­sua­sio­ne rac­co­glie così otto gran­di pale d’altare pro­dot­te nel­la pri­ma metà del XVII seco­lo a Fer­ra­ra (o per Fer­ra­ra) e le met­te a con­fron­to, le fa dia­lo­ga­re attor­no ad alcu­ni temi car­di­ne del­la cul­tu­ra figu­ra­ti­va sei­cen­te­sca: il mar­ti­rio, il mira­co­lo, la pie­tà, la cro­ci­fis­sio­ne. I visi­ta­to­ri pos­so­no ammi­ra­re da vici­no capo­la­vo­ri di straor­di­na­ria inten­si­tà come il Cri­sto cro­ci­fis­so e i patriar­chi al Lim­bo (1614, da San­ta Fran­ce­sca Roma­na) di Ludo­vi­co Car­rac­ci, o come la Puri­fi­ca­zio­ne del­la Ver­gi­ne (1654–55, da San­ta Maria del­la Pie­tà dei Tea­ti­ni) del Guer­ci­no. Oppu­re sco­pri­re la stu­pe­fa­cen­te inten­si­tà tut­ta baroc­ca del­la Pie­tà, (1623–24, dal­la chie­sa del­le Stim­ma­te) del Bono­ni, la feli­ce alchi­mia del­la dol­cez­za del­le Madon­ne di Scar­sel­li­no (come la pala Peron­do­li del 1612 cir­ca da San Dome­ni­co), oppu­re la robu­sta tea­tra­li­tà del Mar­ti­rio di san Mat­teo (1655?, da San­to Spi­ri­to) del Cata­nio.

Una mostra dal carat­te­re civi­co, quin­di?

Direi pro­prio di sì: l’obiettivo di accen­de­re i riflet­to­ri sul­la dif­fi­ci­le situa­zio­ne che gli edi­fi­ci di cul­to esten­si vivo­no dopo il sisma del 2012 e, in alcu­ni casi, anche pri­ma di quel­la data fati­di­ca è sta­ta la rot­ta pri­ma­ria. È da pri­ma del mag­gio del­lo scor­so anno, in occa­sio­ne dell’anniversario del ter­re­mo­to, che cer­chia­mo di evi­den­zia­re que­ste pro­ble­ma­ti­che e pos­so dire che l’attenzione è sta­ta, come dico­no gli esper­ti di comu­ni­ca­zio­ne, riscal­da­ta in modo ade­gua­to. Enti pub­bli­ci e pri­va­ti (dal Comu­ne all’Arcidiocesi, dal­la Dire­zio­ne Regio­na­le alle Soprin­ten­den­ze ter­ri­to­ria­li), asso­cia­zio­ni cul­tu­ra­li e non han­no fat­to e stan­no facen­do qua­dra­to. Tra set­tem­bre e otto­bre han­no ria­per­to, par­zial­men­te o com­ple­ta­men­te, due tem­pli cen­tra­li per la sto­ria cit­ta­di­na: le chie­se del Gesù e di San­ta Maria in Vado. Da set­ti­ma­ne, final­men­te, si par­la di nuo­vo di un altro gran­de pro­ble­ma, quel­lo rela­ti­vo alla ria­per­tu­ra del­la chie­sa di San Pao­lo.
Ci augu­ria­mo, insom­ma, che que­sta mostra abbia con­tri­bui­to al dibat­ti­to intor­no a quan­to resta da fare per custo­di­re l’immenso patri­mo­nio di sto­ria e arte che que­sti edi­fi­ci con­ser­va­no. A que­sto pro­po­si­to, vor­rei sot­to­li­nea­re che, pro­prio per que­ste fina­li­tà di carat­te­re civi­co, gli orga­niz­za­to­ri di Imma­gi­ne e per­sua­sio­ne, in par­ti­co­la­re la Fon­da­zio­ne Fer­ra­ra Arte, han­no com­piu­to lo sfor­zo di tene­re aper­ta la mostra gra­tui­ta­men­te.

Una scel­ta pre­mia­ta dal pub­bli­co visto che si è deci­so di pro­ro­gar­ne l’apertura al 28 feb­bra­io.

Deci­sa­men­te sì: fino al 6 gen­na­io, data in cui era pre­vi­sta la chiu­su­ra con­tem­po­ra­nea­men­te alla mostra di Zur­ba­rán, l’esposizione di via Cai­ro­li è sta­ta visi­ta­ta da 11.611 per­so­ne. Un dato più che signi­fi­ca­ti­vo per un’operazione ine­di­ta e per una sede espo­si­ti­va qua­si del tut­to nuo­va.

Qua­li sono i risul­ta­ti dal pun­to di vista scien­ti­fi­co di Imma­gi­ne e per­sua­sio­ne?

Ogni mostra è anche, o dovreb­be esse­re, un’occasione di ricer­ca e così è avve­nu­to in que­sto caso, come docu­men­ta il cata­lo­go che rap­pre­sen­ta il frut­to del lavo­ro di ricer­ca­to­ri da tem­po impe­gna­ti in quest’opera di risco­per­ta, pen­so in pri­mis a Loren­zo Paliot­to e Bar­ba­ra Ghel­fi.

Carlo Bononi, Il miracolo di Soriano. Ferrara, San Domenico.

Car­lo Bono­ni, Il mira­co­lo di Soria­no. Fer­ra­ra, San Dome­ni­co.

Tra i risul­ta­ti più rile­van­ti, sot­to que­sto pun­to di vista, c’è sicu­ra­men­te il recu­pe­ro cri­ti­co e le pre­ci­sa­zio­ni cro­no­lo­gi­che attor­no alla figu­ra di Car­lo Bono­ni, arti­sta che meri­ta ormai una mostra tut­ta sua. Di que­sto pit­to­re vera­men­te fuo­ri dall’ordinario, sor­ta di Sara­ce­ni “mac­chia­to” di Tin­to­ret­to, abbia­mo restau­ra­to (gra­zie al finan­zia­men­to del­la Fon­da­zio­ne Fer­ra­ra Arte, alle cure di Fabio Bevi­lac­qua del­la C.R.C. Restau­ri e alla dire­zio­ne di Anna Stan­za­ni del­la loca­le Soprin­ten­den­za BSAE) un’opera impor­tan­te come la Cro­ci­fis­sio­ne del­le Stim­ma­te, in pes­si­me con­di­zio­ni pri­ma di que­sto inter­ven­to. Secon­da­ria­men­te, è sta­ta riba­di­ta la neces­si­tà di rive­de­re la sua data di nasci­ta e di ritar­dar­la di alme­no un decen­nio rispet­to al 1569, data for­ni­ta dal­la sto­rio­gra­fia set­te­cen­te­sca. Que­sta opzio­ne per­met­te di aggior­na­re in modo coe­ren­te e sen­za ecces­si­vi intop­pi il per­cor­so arti­sti­co di Bono­ni, facen­do teso­ro anche di un altro impor­tan­te recu­pe­ro: quel­lo del­la cor­ret­ta col­lo­ca­zio­ne cro­no­lo­gi­ca attor­no al 1620 di un capo­la­vo­ro di respi­ro pie­na­men­te baroc­co come il Mira­co­lo di Soria­no del­la chie­sa di San Dome­ni­co. Data­to in pre­ce­den­za entro la fine del Cin­que­cen­to o ver­so il 1605-10, que­sta pala d’altare rap­pre­sen­ta il dipin­to reli­gio­so “uffi­cia­le” più impor­tan­te per qua­li­tà e signi­fi­ca­to tra quel­li dipin­ti a Fer­ra­ra nel­la pri­ma metà del Sei­cen­to, nel qua­le Bono­ni tra­sfor­ma lo spet­ta­to­re nel testi­mo­ne del (pre­sun­to) mira­co­lo avve­nu­to nel con­ven­to dome­ni­ca­no cala­bre­se: una del­le incar­na­zio­ni più per­fet­te del pote­re per­sua­si­vo dell’immagine nell’età inda­ga­ta dal­la mostra.

Noti­zie uti­li

Imma­gi­ne e per­sua­sio­ne. Capo­la­vo­ri del Sei­cen­to dal­le chie­se di Fer­ra­ra
Fer­ra­ra, Palaz­zo Trot­ti Costa­bi­li, Semi­na­rio Vec­chio
Via Cai­ro­li 32, Fer­ra­ra
Mostra a cura di Gio­van­ni Sas­su, orga­niz­za­ta dal­la Fon­da­zio­ne Fer­ra­ra Arte e dal Semi­na­rio Arci­ve­sco­vi­le di Fer­ra­ra, in col­la­bo­ra­zio­ne con l’Arcidiocesi di Fer­ra­ra-Comac­chio e i Musei Civi­ci di Arte Anti­ca di Fer­ra­ra
Aper­to dal mar­te­dì alla dome­ni­ca: 10.00 – 13.00 / 15.00 – 18.00
La mostra è a ingres­so gra­tui­to

Infor­ma­zio­ni e Pre­no­ta­zio­ni Mostre e Musei:
tel. 0532 244949
diamanti@comune.fe.it
www.palazzodiamanti.it

Uffi­cio stam­pa:
Stu­dio ESSECI di Ser­gio Cam­pa­gno­lo
tel. 049 663499 fax 049 655098
info@studioesseci.net
www.studioesseci.net

Il ministro Bray in visita alla mostra.

Il mini­stro Bray in visi­ta alla mostra.

Cite this article as: Serena D'Italia, Immagine e persuasione” a Ferrara: intervista al curatore Giovanni Sassu, in "STORIEDELLARTE.com", 4 febbraio 2014; accessed 6 dicembre 2016.
http://storiedellarte.com/2014/02/immagine-e-persuasione-intervista-al-curatore-giovanni-sassu.html.

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