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Con gli occhi di Carlo Mazzacurati

Carlo Mazzacurati

Carlo Mazzacurati

La scomparsa di Carlo Mazzacurati colpisce e incide in maniera profonda, poiché non viene solo a mancare un maestro del cinema italiano, quanto piuttosto la viva presenza di uno sguardo attento e partecipe al tessuto socio culturale del nostro paese.

Il cinema di Mazzacurati ha il pregio di avvicinare e avvicinarsi allo spettatore, che non assiste a uno spettacolo esterno, ma viene coinvolto nella narrazione del microcosmo quotidiano che lo circonda e in cui si riconosce.

Il suo racconto cinematografico si nutre della forza evocativa del paesaggio, inteso come paesaggio naturale e umano al tempo stesso: i personaggi sono fortemente radicati nel territorio e ne esprimono il carattere e l’appartenenza con tutte le contraddizioni, gli slanci, le diffidenze, le speranze, le miserie, le gioie e i dolori.

È proprio questo senso di appartenenza alla “provincia” veneta a trasparire dalla filmografia di Mazzacurati come un valore aggiunto. Definirlo “veneto” può sembrare riduttivo, poiché paesi e paesaggi descritti nelle immagini del film La giusta distanza (2007) costituiscono spazi fisici senza confini netti, da identificare in un vasto territorio che accomuna le province di Padova, Rovigo, Ferrara e Mantova: argini, strade, filari di alberi, caseggiati isolati non costituiscono unicamente il fondale entro cui narrare una storia, ma appaiono parte fondamentale e vitale di quella storia stessa.

In questo tracciato prendono vita storie comuni, apparentemente semplici, che inducono senza apparente sforzo a riflettere su temi universali: i flussi migratori, la convivenza tra generazioni diverse, la solitudine interiore, la devozione alle proprie radici culturali, il cambiamento e il conseguente effetto di rottura, la volontà e la speranza di cambiare la realtà quotidiana.

Qualche volta sono proprio gli episodi di cronaca nera a fornire lo spunto per mettere in scena trame che assumono una dimensione quasi paradossale, come nel caso del film La lingua del santo (2000), in cui Mazzacurati consegna alla macchina da presa il racconto di una stagione del nostro passato prossimo, non lontano, quando la criminalità si spingeva a trafugare reliquie, violando simbolicamente i luoghi sacri della fede pur di ottenere un profitto economico.

Ritorna in maniera costante l’intento di mettere in luce il sentimento del sacro di cui è intessuto il quotidiano, che tocca i personaggi di Mazzacurati come se fosse una rivelazione: emblematico, a tale riguardo, appare il film La passione (2010), dove il protagonista – un regista a corto di commissioni – accetta di mettere in scena una Via Crucis animata da figuranti in un piccolo paese della Toscana, riscoprendo quasi per caso la dignità personale e l’amore per il suo mestiere tramite l’incontro e la vicinanza con un ex-carcerato che ha per lui la devozione totale e incondizionata che prova un giovane allievo per il suo maestro. In quelle scene della passione di Cristo, di grande impatto visivo e contraddistinte da notevole forza espressiva, sembra quasi che Mazzacurati abbia avuto negli occhi la pittura caravaggesca del Seicento. Questa peculiarità, recepita in maniera quasi automatica dal nostro occhio allenato alla storia dell’arte, assume qui il significato di un invito ad accostare quegli splendidi tableaux vivant alla pittura di Valentin de Boulogne, qui illustrata dall’Ultima Cena della Galleria Nazionale d’Arte Antica di Roma.

Una immagine di Va­len­tina Lo­do­vini tratta dal film La giu­sta distanza

Una immagine di Va­len­tina Lo­do­vini tratta dal film La giu­sta distanza

Una immagine di An­to­nio Al­ba­nese tratta dal film La lin­gua del Santo (Photo: Gio­vanni Umi­cini ©)

Una immagine di An­to­nio Al­ba­nese tratta dal film La lin­gua del Santo (Photo: Gio­vanni Umi­cini ©)

Foto di scena (con Carlo Maz­za­cu­rati) tratta dal film La pas­sione

Foto di scena (con Carlo Maz­za­cu­rati) tratta dal film La pas­sione


Va­len­tin de Bou­lo­gne, Ul­tima Cena. 1625–26, Roma, Gal­le­ria Na­zio­nale d’Arte Antica

Va­len­tin de Bou­lo­gne, Ul­tima Cena. 1625–26, Roma, Gal­le­ria Na­zio­nale d’Arte Antica

Cite this article as: Debora Tosato, Con gli occhi di Carlo Mazzacurati, in "STORIEDELLARTE.com", 4 febbraio 2014; accessed 30 aprile 2017.
http://storiedellarte.com/2014/02/con-gli-occhi-di-carlo-mazzacurati.html.

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