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Testi e immagini per il nuovo anno

Come augurio per il 2014 abbiamo scelto di mettere ancora a confronto testi e immagini, ma, diversamente dal solito, indipendenti tra loro. Su due colonne oggi troverete testi che amiamo molto e una selezione di immagini pubblicate nel corso del 2013. Forse si parlano a distanza, forse si oppongono... Ma dialogano. E questo ci sembra importante.
Buon anno a tutti!

«Un mese dopo il ragazzo e la cagna galoppavano per le vie di Gerusalemme, sconosciuti l’uno all’altro ma legati da una corda, come se non volessero ammettere di essere davvero insieme eppure cominciassero a imparare, come per caso, piccole cose l’uno dell’altro: il modo di drizzare le orecchie nei momenti di eccitazione, il tonfo delle scarpe sul selciato, l’afrore e tutte le sensazioni che una coda può esprimere. Quanta forza c’era nella mano che teneva la corda e quanta nostalgia nel corpo che la trascinava sempre più avanti… Ormai avevano abbandonato l’affollata via principale per inoltrarsi in vicoli stretti e tortuosi, ma la cagna ancora non rallentava. Ad Assaf sembrava che una potente calamita l’attirasse e provò una strana sensazione: se solo avesse smesso di pensare, annullando completamente la volontà, anche lui avrebbe cominciato a sentirsi attirato. Un attimo dopo si riscosse, sorpreso, perché la cagna si fermò davanti a un cancello verde, incastonato in un alto muro di pietra, e con movimento agile si drizzò sulle zampe posteriori, spinse la maniglia di ferro e l’aprì. Assaf si guardò intorno. La via era deserta. La cagna sbuffò ed entrò, lui la seguì e si trovò immerso in un silenzio di abissi marini».

David Grossman, Qualcuno con cui correre, traduzione di Alessandra Shomroni, Milano 2001, Mondadori, Oscar Scrittori del Novecento, Milano 2002 (edizione consultata), p. 24.

Lucian Freud, Doppio ritratto

Lucian Freud, Doppio ritratto, 1985-1986, collezione privata

«“Ti ricordi il lago?” disse lei, con voce tronca, sotto la pressione di un’emozione che le strinse il cuore, le irrigidì i muscoli della gola, e le contrasse le labbra in uno spasimo quando disse “lago”. Perché era una bambina, che, tra i genitori, tirava il pane alle anitre, e insieme era una donna adulta che andava incontro ai genitori sul lago, con tra le braccia la vita che, appena li avvicinava, le cresceva sempre più grande tra le braccia, finché diventò una vita intera, completa, e lei la mise giù dicendo, “Ecco che cosa ne ho fatto! Ecco!”. Che cosa ne aveva fatto? Già, che cosa? Stava lì seduta a cucire stamani con Peter.
Guardò Peter Walsh; lo sguardo di lei, attraversando tutto quel tempo e quell’emozione, lo raggiunse dubbioso; si posò su di lui tra le lacrime; e subito si risollevò, volò via, come un uccello che tocchi un ramo e poi si levi e voli via. Molto semplicemente, si asciugò gli occhi».

Virginia Woolf, Mrs. Dalloway, traduzione e cura di Nadia Fusini, Milano 1993, Universale Economica Feltrinelli, I Classici, pp. 37-38.

Kon­rad Witz, La pe­sca mi­ra­co­losa

Kon­rad Witz, La pe­sca mi­ra­co­losa, 1444. Gi­ne­vra, Mu­sée d’art et d’histoire

«Non delizioso. Non favoloso. Non adorabile. E nemmeno affascinante. No. Mentre guardava il commissario Santamaria, che adesso stava parlando con Massimo, Anna Carla si rese conto che tutta quella maledetta aggettivazione iperbolica non serviva, con un uomo così, non c’entrava niente, stonava. Delicato, questo sì; perché poco prima, mentre Massimo, camminando su e giù per il terrazzo, le raccontava con effettacci gigioneschi e inutilissime pause alla Hitchcock, tutta la storia del Garrone, della lettera appallottolata, del fallo, della misteriosa bionda col borsone, lui, il Santamaria, era stato impeccabile: né occhiate intensamente scrutatrici (per vedere come lei reagiva) né arie di finta indifferenza (per farle credere che lei  non era sospettata). Era rimasto sulla sedia di vimini a sentire con pazienza, ecco, con pazienza, le cavatine di Massimo, la traduzione in lingua cretina, diciamolo pure, di un fatto che per lui rappresentava evidentemente solo lavoro, fatica, dovere. Delicato e paziente. […] E alla fine le aveva detto una frase stupenda, assolutamente da nodo alla gola. Le aveva detto, allargando un po’ le mani: - Ha visto,  i casi della vita?
Chi, intorno a lei, tra la gente che conosceva, chi mai – si chiese Anna Carla – era ancora capace di dire una banalità simile sul serio? Neanche le portinaie le pronunciavano più senza ironia, senza un’accurata sfumatura di distacco, senza le virgolette. Mentre questo qui l’aveva tirata fuori con una naturalezza sensazionale, con una semplicità, una umanità, da togliere il fiato. I casi della vita».

Carlo Fruttero e Franco Lucentini, La donna della domenica, Milano 1972, Mondadori, Oscar Classici Moderni, Milano 2001 (edizione consultata), pp. 124-125.

Gabriele Basilico

Gabriele Basilico, Milano - 96B1-30-17, 1996

«E voi, a che scopo volete una barca, si può sapere, fu quello che il re effettivamente gli domandò quando finalmente riuscì a sistemarsi, con discreta comodità, sulla sedia della donna delle pulizie, Per andare alla ricerca dell’isola sconosciuta, rispose l’uomo, Che isola sconosciuta, domandò il re con un sorriso malcelato, quasi avesse davanti a sé un matto da legare, di quelli che hanno la mania delle navigazioni, e che non è bene contrariare fin da subito, L’isola sconosciuta, ripeté l’uomo, Sciocchezze, isole sconosciute non ce le sono più, Chi ve l’ha detto, re, che isole sconosciute non ce ne sono più, Sono tutte sulle carte, Sulle carte geografiche ci sono soltanto le isole conosciute, E qual è quest’isola sconosciuta di cui volete andare in cerca, Se ve lo potessi dire allora non sarebbe sconosciuta, Da chi ne avete sentito parlare, domandò il re, ora più serio, Da nessuno, In tal caso, perché vi ostinate ad affermare che esiste, Semplicemente perché è impossibile che non esista un’isola sconosciuta, E siete veramente qui a chiedermi una barca, Sì, sono venuto qui a chiedervi una barca, E chi siete voi, perché io ve la dia, E chi siete voi, per non darmela, Sono il re di questo regno, e le barche del regno mi appartengono tutte, Piuttosto appartenete voi a loro e non loro a voi, Che volete dire, domandò il re, inquieto, Che voi, senza le barche, non siete nulla, e che loro, senza di voi, potranno sempre navigare”».

José Saramago, Il racconto dell’isola sconosciuta, a cura di Paolo Collo e Rita Desti, (prima edizione 1997, Bad Homurg), Torino 1998 e 2003, Einaudi, pp. 8-9.

Paul Klee, Palloncino rosso

Paul Klee, Palloncino rosso, 1922, New York, Solomon R. Guggenheim Museum

--- Testi a cura di Debora Tosato

 

Cite this article as: Redazione, Testi e immagini per il nuovo anno, in "STORIEDELLARTE.com", 1 gennaio 2014; accessed 30 aprile 2017.
http://storiedellarte.com/2014/01/testi-e-immagini-per-il-nuovo-anno.html.

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One Response to Testi e immagini per il nuovo anno

  1. gattoverde 6 gennaio 2014 at 10:57 #

    Bra­va, Debo­ra! gat­to­ver­de

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