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Sull’insegnamento della storia dell’arte

Saint Louis Art Museum

Pho­to: Saint Louis Art Museum

Spe­ran­ze delu­se e nes­su­na resur­re­zio­ne per la Sto­ria dell’arte nel­le scuo­le, ucci­sa dall’ex mini­stro Maria Stel­la Gel­mi­ni con la sua leg­ge di rifor­ma del siste­ma sco­la­sti­co (nn. 133 e 169/2008) che ne ha can­cel­la­to o dra­sti­ca­men­te ridot­to l’insegnamento. Dagli anni 2009 e 2010, oltre all’abolizione degli Isti­tu­ti d’arte, la rifor­ma Gel­mi­ni ha impo­sto la ridu­zio­ne del­le disci­pli­ne arti­sti­che nei «nuo­vi» Licei arti­sti­ci, la can­cel­la­zio­ne del­la «Sto­ria dell’arte» dai bien­ni dei Licei clas­si­ci e lin­gui­sti­ci, dagli indi­riz­zi Turi­smo e Gra­fi­ca degli Isti­tu­ti tec­ni­ci e dei pro­fes­sio­na­li; zero ore per i geo­me­tri; can­cel­la­zio­ne di «Dise­gno e Sto­ria dell’arte» dai bien­ni dei Licei scien­ze uma­ne e lin­gui­sti­ci; can­cel­la­zio­ne di «Dise­gno e Sto­ria dell’arte» dal «nuo­vo» Liceo spor­ti­vo; eli­mi­na­zio­ne del «Dise­gno» nei trien­ni di que­sti ulti­mi «ambi­ti for­ma­ti­vi»”.

Così ini­zia l’articolo di Tina Lepri appar­so sul  Gior­na­le dell’Arte, che abbia­mo con­di­vi­so sul­la nostra pagi­na Face­book (vener­dì 17 gen­na­io 2014): le deva­stan­ti con­se­guen­ze del­la rifor­ma Gel­mi­ni sull’insegnamento del­la sto­ria dell’arte non potreb­be­ro esse­re rias­sun­te meglio. Il disa­stro pro­dot­to da quel dise­gno di leg­ge nel siste­ma scuo­la ita­lia­no meri­te­reb­be ampia discus­sio­ne, ed è dram­ma­ti­ca espe­rien­za quo­ti­dia­na di tut­ti noi, stu­den­ti e inse­gnan­ti, geni­to­ri e figli. Qua­li saran­no le riper­cus­sio­ni cul­tu­ra­li e socia­li di que­sta rifor­ma è pre­sto per dir­lo, ma pos­sia­mo imma­gi­nar­lo con qual­che bri­vi­do.

Sto­rie dell’Arte ha con­di­vi­so e soste­nu­to i tan­ti ten­ta­ti­vi, rive­la­te­si pur­trop­po inu­ti­li, per impe­dir­ne la dra­sti­ca ridu­zio­ne, o addi­rit­tu­ra la can­cel­la­zio­ne, del­la disci­pli­na sto­ri­co-arti­sti­ca dai pro­gram­mi sco­la­sti­ci, inclu­sa l’adesione e la dif­fu­sio­ne del­la recen­te peti­zio­ne a favo­re del suo inse­gna­men­to soste­nu­ta dal­lo stes­so Mini­stro Bray e sot­to­scrit­ta da stu­dio­si, diri­gen­ti del mini­ste­ro e di musei, che ha rac­col­to qua­si 16000 fir­me (30 set­tem­bre 2013). Lo scor­so 31 otto­bre l’emendamento pre­sen­ta­to in Com­mis­sio­ne Cul­tu­ra Scien­ze e Istru­zio­ne del­la Came­ra per il «Ripri­sti­no del­la Sto­ria dell’arte nel­la Scuo­la secon­da­ria», è sta­to boc­cia­to con la moti­va­zio­ne che rein­tro­dur­re la mate­ria «signi­fi­che­reb­be aumen­ta­re una spe­sa che è sta­ta taglia­ta per­ché il Pae­se non è in gra­do di soste­ner­la». Il decre­to del­lo scor­so 7 novem­bre, pur bat­tez­za­to “L’Istruzione ripar­te”, tace cla­mo­ro­sa­men­te sull’insegnamento nel­le scuo­le del­la sto­ria dell’arte.

Tina Lepri nel suo arti­co­lo ricor­da alcu­ne cele­bri paro­le di Rober­to Lon­ghi, che voglia­mo fare nostre, a dife­sa del­la “Sto­ria dell’arte che ogni ita­lia­no dovreb­be impa­rar da bam­bi­no come una lin­gua viva, se vuo­le ave­re coscien­za inte­ra del­la pro­pria nazio­ne”. E, anco­ra, quel­le di Sal­va­to­re Set­tis: “A che cosa ser­ve la Sto­ria dell’arte? È sem­pli­ce: come tut­te le scien­ze (e in par­ti­co­la­re quel­le sto­ri­che) ser­ve per capi­re… un mon­do come il nostro inon­da­to da imma­gi­ni sen­za subir­le pas­si­va­men­te, sapen­do­ne smon­ta­re e rico­strui­re i mec­ca­ni­smi di per­sua­sio­ne. Per­ché se rinun­cia­mo a capi­re, fare­mo come i cie­chi del­la para­bo­la illu­stra­ta da Brue­ghel nel qua­dro con­ser­va­to a Capo­di­mon­te: quan­do un cie­co gui­da l’altro, tut­ti cado­no nel­la fos­sa”.

Potrem­mo ricor­da­re, anche, che la “Sto­ria dell’arte libe­ra la testa”, fra­se mutua­ta da Fas­sbin­der e che Gio­van­ni Ago­sti ha scel­to come sot­to­ti­to­lo di un pro­prio libro. O sco­mo­da­re di nuo­vo Set­tis, per riba­di­re che “La sto­ria dell’arte aiu­ta a vive­re” e che per il suo valo­re for­te­men­te eti­co e civi­le “deve ave­re un ruo­lo cen­tra­le nel­la polis. Pur­ché non man­chi al dove­re di «favo­ri­re una cono­scen­za … Di gio­ca­re le pro­prie car­te, sen­za com­pro­mes­si e con rigo­re, sul tavo­lo che più con­ta, per­ché costrui­sce il futu­ro: quel­lo dell’oggi”.

O anco­ra, potrem­mo cita­re uno dei mol­ti inter­ven­ti di Toma­so Mon­ta­na­ri sull’argomento: “Se, nono­stan­te le mil­le dif­fi­col­tà, la scuo­la pub­bli­ca ita­lia­na inse­gne­rà ai nostri figli che in Ita­lia c’è anche un’altra lin­gua – una lin­gua fat­ta di palaz­zi, chie­se, qua­dri e sta­tue che appar­ten­go­no a tut­ti —, e inse­gne­rà che quel­la lin­gua … ser­ve a far­ci tut­ti egua­li, allo­ra non solo sal­ve­re­mo il nostro patri­mo­nio sto­ri­co-arti­sti­co: for­se riu­sci­re­mo a sal­va­re anche il nostro pae­se” (L’eclissi del­la sto­ria dell’arte, in Art Dos­sier, gen­na­io 2012, n. 284).

Come si fac­cia a rispet­ta­re e con­cre­ta­men­te attua­re quan­to dichia­ra­to dall’articolo 9 del­la Costi­tu­zio­ne – “La Repub­bli­ca pro­muo­ve lo svi­lup­po del­la cul­tu­ra e la ricer­ca scien­ti­fi­ca e tec­ni­ca. Tute­la il pae­sag­gio e il patri­mo­nio sto­ri­co e arti­sti­co del­la Nazio­ne” -, sen­za for­ma­re le nuo­ve gene­ra­zio­ni alla sto­ria dell’arte è un pro­ble­ma che, evi­den­te­men­te, chi gover­na la Repub­bli­ca non si è posto, o ha mal posto.

Sia­mo ben con­sa­pe­vo­li che oltre al pro­ble­ma dell’esclusione, o ridi­men­sio­na­men­to del­la sto­ria dell’arte dai pro­gram­mi sco­la­sti­ci, oltre il (fal­so) que­si­to se la sto­ria dell’arte ‘ser­ve’, sareb­be neces­sa­rio affron­ta­re altre que­stio­ni, come la qua­li­tà dell’insegnamento del­la disci­pli­na nel­le scuo­le e nel­le uni­ver­si­tà, o il ruo­lo che gli sto­ri­ci dell’arte han­no avu­to nel Pae­se. Divi­si fra sno­bi­smi, fal­si este­ti­smi e pro­ta­go­ni­smi popu­li­sti­ci, gli sto­ri­ci dell’arte han­no lascia­to che la divul­ga­zio­ne finis­se in mano a figu­re spes­so assai distan­ti dal­la ricer­ca scien­ti­fi­ca che si sono mol­ti­pli­ca­te negli ulti­mi tem­pi, gra­zie all’utilizzo mas­sic­cio dei media e dei socia­li net­work.

Tor­ne­re­mo sen­za dub­bio a par­lar­ne mol­to pre­sto. Segna­lia­mo intan­to l’hashtag #artea­scuo­la crea­to dagli “sto­ri­ci dell’arte in movi­men­to” (St.Art.I.M.), attra­ver­so il qua­le è pos­si­bi­le segui­re il flus­so del­la discus­sio­ne e del­lo scam­bio di idee in Twit­ter e Face­book.

Oggi, però, pre­fe­ria­mo dare voce ai nostri let­to­ri, per sot­to­li­nea­re che la dife­sa dell’insegnamento del­la sto­ria dell’arte non appas­sio­na solo gli addet­ti ai lavo­ri, ma inte­res­sa un pub­bli­co ben più vasto e, spes­so dav­ve­ro indi­gna­to, di cit­ta­di­ni ita­lia­ni. Que­ste voci, che altri­men­ti si per­de­reb­be­ro, for­se, nel mare di inter­net, sono appar­se in que­sti mesi nel blog e nel­la pagi­na Face­book: le abbia­mo tra­scrit­te let­te­ral­men­te, sen­za inter­ve­ni­re in alcun modo sul testo, omet­ten­do il nome del loro auto­re per­ché, pur essen­do com­men­ti fir­ma­ti e tut­to­ra visi­bi­li, pre­fe­ria­mo rispet­ta­re la pri­va­cy dei loro auto­ri. Non ce ne voglia­no i mol­tis­si­mi esclu­si, non sareb­be sta­to dav­ve­ro pos­si­bi­le ripor­ta­re le cen­ti­na­ia di com­men­ti che han­no dato vita a dibat­ti­ti tal­vol­ta mol­to viva­ci, e sem­pre mol­to inte­res­san­ti (e che invi­tia­mo a leg­ge­re nel­la nostra pagi­na). Qui cre­dia­mo di ave­re rac­col­to alcu­ne voci che bene sin­te­tiz­za­no il pen­sie­ro di mol­tis­si­mi altri:

Abo­li­re l’Arte è abo­li­re un popo­lo”

Come ita­lia­no che si occu­pa di arte pra­ti­ca­men­te da sem­pre, mi sen­to pro­fon­da­men­te avvi­li­to. A quan­to pare, non cer­ca­re di accen­de­re nel­le gio­va­ni gene­ra­zio­ni l’interesse per l’arte, in una cul­tu­ra come la nostra che ne è pra­ti­ca­men­te intri­sa, mi sem­bra quan­to meno para­dos­sa­le … L’amore per la bel­lez­za è una via per la cre­sci­ta, a quan­to pare, fra chi ci ammi­ni­stra, que­sto pro­ces­so indi­vi­dua­le, non si è anco­ra svi­lup­pa­to”.

Sono indi­gna­ta! E ho con­di­vi­so la mia indi­gna­zio­ne sul­la mia pagi­na per­ché tro­vo ver­go­gno­so che nes­su­no par­li di que­ste cose”.

Io sto man­dan­do que­sta mail a tut­ti i com­po­nen­ti del­la com­mis­sio­ne cul­tu­ra del­la came­ra, poi pas­se­rò a quel­li del sena­to: IO SONO CONTRARIA ALLABOLIZIONE DELLA STORIA DELLARTE DAI PROGRAMMI SCOLASTICI. E’ INAMMISSIBILE CHE IN UN PAESE COME IL NOSTRO SI ARRIVI A QUESTE DECISIONI!!!”

non si edu­ca più al bel­lo ma solo all’utile. però un uti­le non dilet­te­vo­le”.

il pae­se che ha il più gran­de patri­mo­nio arti­sti­co del mon­do pri­vo del­la chia­ve di let­tu­ra .….….….….”

E han­no fat­to mori­re l’Istituto d’Arte che se fat­to come si deve pre­pa­ra pro­fon­da­men­te all’Arte e ai suoi aspet­ti tec­ni­ci”.

ma non si era det­to prio­ri­tà all’arte? Solo ieri leg­ge­vo che sareb­be­ro sta­ti riva­lu­ta­ti archeo­lo­gi e sto­ri­ci dell’arte. O mi sba­glio?”

scu­sa­te però la sto­ria dell’arte non è mai sta­ta inse­gna­ta nei bien­ni del liceo classico…se non in raris­si­me sperimentazioni..la sto­ria dell’arte è sta­ta DA SEMPRE una disci­pli­na tra­scu­ra­ta dal­la scuo­la italiana…purtroppo da sem­pre una ver­go­gna nazio­na­le”

E dove la met­tia­mo la spa­ri­zio­ne del­la sto­ria dell’arte dagli isti­tu­ti pro­fes­sio­na­li e la man­ca­ta intro­du­zio­ne del­la mede­si­ma nei pri­mi due anni del liceo clas­si­co (ossia gli ex 4 e 5 gin­na­sio…). Ma anco­ra più gra­ve dove la met­tia­mo la spa­ri­zio­ne dell’indirizzo in CATALOGAZIONE dei Beni Cul­tu­ra­li dai Licei Arti­sti­ci? i pro­ble­mi sono ben più gra­vi e com­ples­si. Liceo clas­si­co, liceo arti­sti­co, isti­tu­ti prog­fes­sio­na­li ad indi­riz­zo turi­sti­co sono sta­ti mal­trat­ta­ti in rela­zio­ne alla sto­ria dell’arte”.

Ram­ma­ri­co, sgomento…senza paro­le. Sono feri­ta e offe­sa”.

 

 

Link utili:

I lun­ghi stra­sci­chi del­la rifor­ma Gel­mi­ni La sto­ria dell’arte? Via dai pro­gram­mi – L’Espresso

Video:

 

 

 

Cite this article as: Redazione, Sull’insegnamento della storia dell’arte, in "STORIEDELLARTE.com", 23 gennaio 2014; accessed 5 dicembre 2016.
http://storiedellarte.com/2014/01/sullinsegnamento-della-storia-dellarte.html.

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4 Responses to Sull’insegnamento della storia dell’arte

  1. Juli 4 febbraio 2014 at 23:20 #

    Spe­ro non farà la stes­sa fine, ci man­che­reb­be! Gra­zie per l’esauriente rispo­sta. Odio il lin­guag­gio gior­na­li­sti­co! 🙂 Spe­ria­mo che gli ita­lia­ni di doma­ni sia­no pre­pa­ra­ti in entram­be le arti, così ita­lia­ne!

  2. Juli 4 febbraio 2014 at 22:39 #

    La sto­ria dell’arte NON è sta­ta can­cel­la­ta, sem­pli­ce­men­te ridot­ta e sono del tut­to d’accordo. Per i tec­ni­ci è inu­ti­le. Chi vuo­le una cul­tu­ra uma­ni­sta vada al liceo e i ragaz­zi del gin­na­sio non pos­so­no anco­ra capir­la. Infat­ti non pen­sa­vo man­co la stu­dias­se­ro e cre­do che abbia­no solo stu­dia­to archeo­lo­gia più che altro. Il pro­gram­ma di sto­ria dell’arte ini­zia dal liceo – i tre anni – e va di pari pas­so con la sto­ria e la let­te­ra­tu­ra ita­lia­na. Tut­to per­fet­to, tran­ne una sto­na­tu­ra: ben più impor­tan­te cre­do infat­ti che la Musi­ca, l’arte per eccel­len­za e che per l’Italia è anco­ra più impor­tan­te del­la pit­tu­ra (sia sto­ri­ca­men­te sia inter­na­zio­nal­men­te), non ven­ga stu­dia­ta nei licei ita­lia­ni! Un para­dos­so assur­do…! In tut­to il mon­do stu­dia­no il les­si­co ita­lia­no per stu­dia­re musi­ca e io che esco dal liceo ita­lia­no non so rico­no­sce­re che una com­po­si­zio­ne di Paga­ni­ni maga­ri è diver­sa da Cima­ro­sa? Anzi, in veri­tà non so pro­prio nul­la…!!! Que­sto sì che è gra­ve. Sto­ria dell’arte sì, sto­ria del­la musi­ca no. Non capi­sco. La musi­ca non vi libe­ra la testa?

    • Redazione 4 febbraio 2014 at 23:13 #

      Cara Juli,
      che la sto­ria dell’arte sia sta­ta “can­cel­la­ta” è sta­ta la gior­na­li­sta del Gior­na­le dell’Arte a dir­lo, usan­do ovvia­men­te toni un po’ enfa­ti­ci, tipi­ci di un gior­na­le. Per la pre­ci­sio­ne, ha det­to inse­gna­men­to «can­cel­lato o dra­sti­ca­mente ri­dotto».
      In veri­tà, come altre mate­rie, la sto­ria dell’arte è sta­ta ripor­ta­ta agli ora­ri di cir­ca trent’anni fa. A mio avvi­so, que­sto fa poca dif­fe­ren­za, però. Trent’anni fa non c’erano il dilu­vio di imma­gi­ni e la mani­po­la­zio­ne del­le imma­gi­ni che ci sono ora gra­zie al web e alla tec­no­lo­gia digi­ta­le. Tor­na­re a trent’anni fa appa­re quin­di come una can­cel­la­zio­ne.
      Altre mate­rie sono sta­te taglia­te, ridot­te, negli ora­ri sco­la­sti­ci. È gra­vis­si­mo in gene­ra­le, ma, per­met­ti­mi, la ridu­zio­ne a zero ore in alcu­ni ordi­ni di scuo­le, è dav­ve­ro una cosa incre­di­bi­le in un pae­se come il nostro, ric­chis­si­mo di ope­re d’arte, di monu­men­ti e di uno straor­di­na­rio pae­sag­gio, tan­to più che ci si affol­la come mat­ti per mostre di pit­tu­ra anti­ca o anche solo per l’arrivo di un dipin­to dall’Olanda…

      Det­to que­sto, hai ragio­ne da ven­de­re ad arrab­biar­ti per­ché non si par­la di sto­ria del­la musi­ca. Arte e musi­ca sono, come avreb­be facil­men­te con­fer­ma­to Giu­lia­no Bri­gan­ti, più impor­tan­ti del­la let­te­ra­tu­ra e del­la poe­sia per la sto­ria del nostro pae­se.
      Pur­trop­po – ed è una pec­ca che rico­no­sco aper­ta­men­te – que­sto blog si occu­pa di sto­ria dell’arte, solo di sto­ria dell’arte per­ché nes­su­no di noi è abba­stan­za com­pe­ten­te di sto­ria del­la musi­ca per poter­ne scri­ve­re. Sia­mo cre­sciu­ti in Dipar­ti­men­ti dedi­ca­ti alla sto­ria del­le arti visi­ve e del­la musi­ca, ma trop­po spes­so que­ste disci­pli­ne non comu­ni­ca­no come dovreb­be­ro. Dovre­mo pre­sto fare qual­co­sa in que­sto sen­so. Ti rin­gra­zio per il sug­ge­ri­men­to.

      Infi­ne, ma cer­to, figu­ra­ti, anche la sto­ria del­la musi­ca libe­ra la testa!
      Però è un dato di fat­to che in Ita­lia que­sta mate­ria gode anco­ra meno del­la sto­ria dell’arte, ahi­mè, del giu­sto rispet­to e del­la con­si­de­ra­zio­ne che meri­ta­no i suoi pro­fes­sio­ni­sti, anche se para­dos­sal­men­te il con­su­mo di musi­ca di livel­lo medio-bas­so è enor­me­men­te dif­fu­so così come il con­su­mo di mostre, monu­men­ti e cit­tà d’arte.
      Non te la pren­de­re con noi, for­se anche la sto­ria dell’arte potreb­be fare pre­sto la stes­sa fine.

      Un cor­dia­le salu­to,
      Ser­gio Momes­so

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  1. Ricchi e Poveri Storia dell’arte, una questione sociale - 7 febbraio 2014

    […] le mate­rie mino­ri è cosa nota e dif­fi­cil­men­te rad­driz­za­bi­le (si leg­ga il bell’articolo su storiedellarte.it). Ma anda­re a pena­liz­za­re i per­cor­si for­ma­ti­vi che dovreb­be­ro col­ti­va­re nei limi­ti del pos­si­bi­le il […]

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