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Michiel Coxcie e il suo tempo (Roma, Academia Belgica)

Michiel Coxcie (vers 1499-1592), L'Ascensione di Cristo, affresco, Roma, Chiesa di Santa Maria dell’Anima, cappella di Santa Barbara (Photo : D. R. - La Tribune de l'Art)

Michiel Cox­cie (vers 1499–1592), L’Ascensione di Cri­sto, affre­sco, Roma, Chie­sa di San­ta Maria dell’Anima, cap­pel­la di San­ta Bar­ba­ra (Pho­to : D. R. – La Tri­bu­ne de l’Art)

Il 27 gen­na­io 2014 si è svol­to pres­so l’Aca­de­mia Bel­gi­ca di Roma il work­shop Michel Cox­cie e il suo tem­po, orga­niz­za­to in occa­sio­ne del­la mostra Michiel Cox­cie. The Fle­mish Raphael tut­to­ra in cor­so pres­so il Museum M di Lova­nio, in Bel­gio.

Dopo la pre­sen­ta­zio­ne del diret­to­re dell’Academia Bel­gi­ca, Wou­ter Brac­ke, il pome­rig­gio di stu­di è sta­to intro­dot­to da Susan­ne Kuber­sky-Pired­da, respon­sa­bi­le del grup­po di ricer­ca Miner­va con­dot­to dal­la Biblio­te­ca Her­tzia­na di Firen­ze. Il pro­get­to di ricer­ca, dal tito­lo Roma com­mu­nis patria. Le chie­se nazio­na­li a Roma tra Medioe­vo e età moder­na, si pre­fig­ge di ana­liz­za­re il con­te­sto sto­ri­co-cul­tu­ra­le intor­no alle comu­ni­tà stra­nie­re svi­lup­pa­te­si a Roma, con par­ti­co­la­re atten­zio­ne allo stu­dio di quel­le che sono con­si­de­ra­te l’espressione per eccel­len­za dell’identità cul­tu­ra­le di una comu­ni­tà, ovve­ro le chie­se, cir­ca cin­quan­ta quel­le pre­se in con­si­de­ra­zio­ne. Le ricer­che si sono sof­fer­ma­te, anche, su una del­le comu­ni­tà più impor­tan­ti a Roma, quel­la fiam­min­ga, le cui vicen­de sono sta­te riper­cor­se gra­zie al copio­so Archi­vio di San­ta Maria dell’Anima, chie­sa di vita­le impor­tan­za nel­la rico­stru­zio­ne del­la vita del­la comu­ni­tà stes­sa. Tali inda­gi­ni han­no per­mes­so di sof­fer­mar­si sul­la figu­ra di Michiel Cox­cie, che ha lavo­ra­to al suo inter­no e il cui sog­gior­no in cit­tà, dura­to cir­ca un decen­nio, si fa risa­li­re al 1530.

La sua figu­ra e il rap­por­to con la cul­tu­ra arti­sti­ca roma­na negli anni Tren­ta del XVI seco­lo sono sta­ti illu­stra­ti da Gio­van­na Sapo­ri, docen­te dell’Università degli stu­di di Roma Tre; osser­van­do i dise­gni di Cox­cie, mol­ti dei qua­li uti­liz­za­ti per inci­sio­ni, è pos­si­bi­le con­fer­ma­re che l’artista abbia avu­to acces­so alle idee raf­fael­le­sche ori­gi­na­li, o a copie di allie­vi. La stu­dio­sa, doman­dan­do­si qua­le fos­se il livel­lo di acces­si­bi­li­tà a tali model­li in quel perio­do, ha indi­vi­dua­to un impor­tan­te cana­le di dif­fu­sio­ne nel­la pro­du­zio­ne e nel mer­ca­to di stam­pe. All’interno di que­sto ambi­to ritro­via­mo l’attività di Cox­cie, mol­to spes­so auto­re di dise­gni tra­dot­ti poi in inci­sio­ni come quel­li per il Mae­stro del Dado o Ago­sti­no Vene­zia­no, per i qua­li le idee raf­fael­le­sche furo­no media­te attra­ver­so Perin del Vaga.

Il gra­do di assi­mi­la­zio­ne di tali model­li era mol­to alto non solo nel­le gra­fi­ca, ma anche in pit­tu­ra. Nel­la Cap­pel­la di San­ta Bar­ba­ra nel­la chie­sa di San­ta Maria dell’Anima si ha la mag­gio­re mani­fe­sta­zio­ne del raf­fael­li­smo di Cox­cie a cui poté giun­ge­re anche per mez­zo dei suoi più vici­ni allie­vi, Gio­van­ni da Udi­ne e il già cita­to Perin del Vaga che in que­gli anni fece­ro ritor­no a Roma.

Gio­van­na Sapo­ri ha con­clu­so il suo con­tri­bu­to facen­do nota­re come Cox­cie abbia reso omag­gio a Raf­fael­lo in modo diret­to attra­ver­so l’inserimento, nell’angolo in alto a sini­stra nel­la sce­na del Mar­ti­rio di san­ta Bar­ba­ra, di un can­tie­re in sosti­tu­zio­ne di un tem­pio: un ele­men­to che si ritro­va nel­la Dispu­ta del Sacra­men­to di Raf­fael­lo.

Koen­raad Jonc­khee­re, cura­to­re del­la mostra di Lova­nio, si è sof­fer­ma­to in par­ti­co­lar modo su una del­le pri­me ope­re note rea­liz­za­ta da Cox­cie dopo l’impatto con l’Italia, intor­no al 1539; si trat­ta del pan­nel­lo cen­tra­le del trit­ti­co del­la Sacra Paren­te­la del­la Ver­gi­ne per la cat­te­dra­le di Anver­sa, oggi a Krem­smün­ster, in cui è evi­den­te il richia­mo a Raf­fael­lo nei tre uomi­ni a destra, i qua­li riman­da­no alla Scuo­la di Ate­ne, così come è il vivo ricor­do del­le mol­te­pli­ci com­po­si­zio­ni con Sant’Anna e la Ver­gi­ne di Leo­nar­do si rin­trac­cia nel­le dol­ci figu­re del­la zona cen­tra­le.

Nico­le Dacos (Uni­ver­si­té Libre de Bru­xel­les) ha indi­vi­dua­to il momen­to del fon­da­men­ta­le pas­sag­gio dal lin­guag­gio anco­ra spic­ca­ta­men­te fiam­min­go ad uno più ita­lia­niz­za­to pro­prio nel­la cap­pel­la di San­ta Bar­ba­ra all’interno del­la chie­sa di San­ta Maria dell’Anima, mol­to pro­ba­bil­men­te median­te  il con­tat­to con Seba­stia­no del Piom­bo a cui ini­zial­men­te la deco­ra­zio­ne era sta­ta affi­da­ta e di cui Cox­cie sen­tì for­te­men­te l’influenza in que­sta fase del­la sua car­rie­ra.

La stu­dio­sa ha inol­tre inda­ga­to il rap­por­to tra Cox­cie e Peter de Kem­pe­neer, il modo in cui entram­bi han­no pre­so visio­ne del­le ope­re ita­lia­ne; ma men­tre il pri­mo, seb­be­ne affi­ne­rà pro­gres­si­va­men­te il suo lin­guag­gio, fece ritor­no in patria rima­nen­do lega­to ai model­li clas­si­ci visti in Ita­lia, il secon­do pro­se­guì il suo viag­gio ver­so il Sud del­la Peni­so­la, acco­glien­do altri spun­ti, ad esem­pio, a Mes­si­na, quel­lo di Poli­do­ro da Cara­vag­gio. Tut­ta­via è indi­scus­sa la capa­ci­tà dei due arti­sti di assi­mi­la­re la manie­ra ita­lia­na e tra­man­dar­la al Nord, tan­to che alcu­ni dipin­ti sono sta­ti attri­bui­ti a Kem­pe­neer solo in un secon­do momen­to, poi­ché la trat­ta­zio­ne del pae­sag­gio tipi­ca­men­te ita­lia­na ha crea­to con­fu­sio­ne, men­tre la meti­co­lo­sa resa nei det­ta­gli e nel­la ritrat­ti­sti­ca ha eli­mi­na­to ogni dub­bio.

Infi­ne, Tine Meganck (Royal Museum of Fine Arts of Bel­gium) si è sof­fer­ma­ta sul­la Cadu­ta degli ange­li ribel­li di Pie­ter Brue­gel il Vec­chio, per il qua­le ha sot­to­li­nea­to i for­ti riman­di a Bosh, offren­do un col­le­ga­men­to con la mostra Wun­der­kam­mer. Came­ra del­le mera­vi­glie con­tem­po­ra­nea che si è svol­ta all’interno del­la stes­sa Aca­de­mia Bel­gi­ca. Le ope­re di più di ven­ti arti­sti sono sta­te riu­ni­te nel­lo stes­so ambien­te ispi­ran­do­si ai col­le­zio­ni­sti che, a par­ti­re dal XVI seco­lo, rac­co­glie­va­no e con­ser­va­va­no ogget­ti stra­va­gan­ti e par­ti­co­la­ri, dai pro­dot­ti del­la natu­ra a quel­li dell’uomo, susci­tan­do nel visi­ta­to­re la mera­vi­glia per l’ignoto, la fan­ta­sia e l’immaginazione; que­gli stes­si ele­men­ti che pos­sia­mo ritro­va­re nell’opera di Brue­gel carat­te­riz­za­ta dal­la for­te visio­ne oni­ri­ca.

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Cite this article as: Giulia Chellini, Michiel Coxcie e il suo tempo (Roma, Academia Belgica), in "STORIEDELLARTE.com", 29 gennaio 2014; accessed 18 agosto 2017.
http://storiedellarte.com/2014/01/michiel-coxcie-e-il-suo-tempo-roma-academia-belgica.html.

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