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L’”Incoronazione della Vergine” di Defendente Ferrari a Palazzo Madama

In questi giorni il Museo Civico di Palazzo Madama di Torino espone al pubblico un dipinto inedito di Defendente Ferrari, una bella tavola rappresentante l'Incoronazione della Vergine appartenente a un collezionista privato.
L'opera, che doveva un tempo costituire l'elemento centrale superiore di un grande polittico, entra in stretto dialogo con le collezioni del museo (molto più del pubblicizzato Raffaello in prestito in questi stessi giorni dall'Ermitage di San Pietroburgo), che a partire dal lascito della raccolta del senatore Leone Fontana del 1909 ospitano un ricchissimo nucleo di opere defendentesche, poi ampliatosi ulteriormente nel tempo grazie ad altri acquisti e doni.
È infatti probabile che facessero parte della stessa macchina d'altare - come ha sottolineato Giovanni Romano al momento della presentazione dell'Incoronazione - tre tavole acquistate dall'istituzione nel 1967 e ora conservate nei depositi: si tratta di un San Pietro, un San Lorenzo e una Santa Lucia. A questo gruppo possiamo aggiungere ancora un San Paolo di collezione privata torinese e altri frammenti passati sul mercato antiquario nel corso del Novecento: Santa Caterina, Santa Margherita, San Giovanni Battista, Santo Stefano, Sant'Agata e San Giovanni Evangelista. Suggeriscono l'associazione la vicinanza di stile e lo spazio scenico in cui sono inseriti i personaggi, oltre alle misure quasi identiche per tutti i pannelli dei santi.

D. Ferrari, Incoronazione della Vergine , particolare (foto S. D'Italia)

D. Ferrari, Incoronazione della Vergine , particolare
(foto S. D'Italia)

L'Incoronazione, recentemente restaurata, mostra ora bene la passione di Defendente per le tinte brillanti, il suo delicato decorativismo e la sua attenzione al dettaglio minuto: si veda ad esempio il particolare del piede del Dio padre, con le unghie nere di sporco che fanno capolino da sotto alla ricca bordura della veste, incrostata di perle e pietre preziose.
Quale sia il fascino fiabesco di questo artista, spesso paragonato dalla letteratura critica a Carlo Crivelli, lo spiega bene una pagina della prima edizione dei North Italian Painters of the Reinassance di Bernard Berenson:


XXIII.
Before turning east to Brescia, where, as I have already said, Foppa's tradition found its final development, we must glance for an instant westwards. It has been remarked before that this master's influence made itself felt to the shores of the Mediterranean, and to the crests of the Mt. Cenis. But as it passed over Piedmont, it encountered the last waves of Franco-Flemish tradition, and drove them back, not, however, without losing part of its own Italian character and itself acquiring something of the Northern. To the historian, this encounter and mingling of art forms, and all that it implies in the state of mind of the artist, should constitute an important and even delightful field of study. But we must content ourselves with a word regarding the completest product of this movement, Defendente Ferrari.

Were we to treat him as a serious artist, the fourth rank might be too high for him, for he has none of the qualities essential to the figure arts. But he disarms criticism by naively abandoning all claims to them, and he even inveigles us, for the twinkling of an eye, into disregarding their existence. He gives us pleasant flat patterns with pleasant flat colour, put on like enamel or lacquer, sometimes with jewel-like brilliance. Into these bright arabesques he weaves the outlines of pious, quasi-Flemish Madonnas, and occasionally the clean-cut profile of a donor — one of those profiles that even the humblest Lombards struck off so well. I recollect a grand triptych, gorgeous in gilt, with a Gothic canopy daintily carved, and in the midst the Blessed Virgin, the silhouette of a tender Flemish Madonna, with the Child caressingly held in her arms, as she floats in space with the crescent moon at her feet; and I confess that the memory of this picture fills me with a greater desire to revisit it than do many far more ambitious and even more admirable works. Defendente, living, like Crivelli, out of the current of ideas, developed like that enchanting Venetian, although on the most modest lines, the purely decorative side of his art. In truth, painting is a term that covers many independent arts; and this little Piedmontese master practised one of them. Its relation to the great art is not unlike that of monumental brass to sculpture: and we prefer a good brass to a poor piece of sculpture.

B. Berenson, North Italian Painters of the Renaissance, New York-Londra 1907, pp. 122-123 (online).


XXIII.
Innanzi di tornare a Brescia, dove, come accennai, la tradizione di Foppa ha il suo ultimo sviluppo, dobbiamo dare un'occhiata a occidente. Dissi pure che l'influsso di Foppa si propagò fin sulla sponda del Tirreno e le creste del Cenisio. Ma, traversando il Piemonte, s'incontro con l'ultime ondate della tradizione franco-fiamminga, ricacciandole; non senza perder qualcosa del suo carattere italico, e tingersi di settentrionale. Tale scontrarsi e mischiarsi di forme pittoriche, e ciò che esso implicava nell'animo e nelle vicende degli artisti, allo storico potrebbe porger motivo di studi importanti e anche curiosi. Contentiamoci di poche parole sul più completo esponente di questo movimento: Defendente Ferrari.

A dover giudicarlo come un artista serio, sarebbe troppo per lui il quarto rango; ch'egli non ha neppure una delle qualità essenziali alle arti della figura. Ma disarma la critica, abbandonando ingenuamente qualsiasi pretesa a cotesti requisiti; e per la durata d'un batter di ciglio, ci convince a non esigerli e dimenticarli. Ci dà gustosi schemi lineari, campiti di colore gustoso, trattato come lacca o come smalto, e talvolta di lucentezza gemmea. Tra fulgidi arabeschi, ricama i contorni di mansuete madonne quasi fiamminghe, o il tagliente profilo d'un donatore: uno di quei profili stampigliati, nei quali riuscivano tanto bene anche i lombardi più modesti. Ricordo un gran trittico, dalla sontuosa doratura, con una canopia gotica leggiadramente bulinata; e nel mezzo la Vergine dal rassegnato tipo fiammingo, che amorosamente abbraccia il Bambino, e sembra navigare nello spazio, ai piedi una falce di luna. E confesso che avrei voglia di rivedere cotesto dipinto più che rivederne tanti altri, più ambiziosi ed eletti. Vivendo, come Carlo Crivelli, in disparte dalle idee correnti, Defendente, come l'attraentissimo veneto, sviluppò, sia pure in modo più limitato, gli elementi puramente ornamentali della propria arte. In realtà, "pittura" è nome che sta ad indicare una quantità d'arti indipendenti; e una di queste fu appannaggio del nostro piccolo piemontese. La relazione di essa con la grande arte non è dissimile da quella fra i bronzi decorativi e la scultura; e sarà sempre preferibile, se buono, un di cotesti bronzi ad una scultura mediocre.

B. Berenson, Pittori italiani del Rinascimento, traduzione di Emilio Cecchi, Hoepli, Milano 1936 (ed. consultata: Sansoni, Firenze, 1954, pp. 269-270).

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L'Incoronazione della Vergine di Defendente Ferrari esposta in questi giorni a Palazzo Madama a Torino
(foto S. D'Italia)

Cite this article as: Serena D'Italia, L’”Incoronazione della Vergine” di Defendente Ferrari a Palazzo Madama, in "STORIEDELLARTE.com", 19 gennaio 2014; accessed 29 aprile 2017.
http://storiedellarte.com/2014/01/lincoronazione-della-vergine-di-defendente-ferrari-a-palazzo-madama.html.

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