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In ricordo di Italo Furlan

I quotidiani di ieri, 11 gennaio, hanno riportato la notizia della morte di Italo Furlan, docente di Storia dell’Arte Bizantina all’Università di Padova, con l’elenco delle pubblicazioni più significative e alcuni cenni sulla famiglia, sugli studi e sulla carriera universitaria.

È stato uno dei miei professori. Ricordo di avere scelto di frequentare il suo corso durante il primo anno di università a Padova, perché l’arte bizantina mi affascinava. Le lezioni cominciavano alle otto e trenta del mattino. Noi studenti occupavamo le prime file di un’aula al buio, illuminata da fioche lampadine fissate ai banchi di legno. Era l’epoca in cui le immagini proiettate sullo schermo venivano ricavate da diapositive che bisognava inserire manualmente in un caricatore, facendo attenzione a non metterle storte, altrimenti l’immagine era proiettata a rovescio. In quel caso il professore doveva scendere dalla cattedra, andare in fondo all’aula e salire sulle scale che conducevano a una sorta di gabbiotto sopraelevato e collocato alle nostre spalle. In quell’aula ho frequentato vari corsi, sostenuto esami e molti anni più tardi mi è capitato perfino di interrogare gli studenti.

Il professor Furlan usava le fotografie personali dei suoi viaggi. Questo era uno degli aspetti che restavano impressi nella nostra memoria. Parlava con perizia e al tempo stesso con grande naturalezza di un’epoca e di una civiltà lontane, di paesi spesso sconosciuti, ma ne parlava con grande familiarità, perché quelle immagini gli appartenevano. Erano luoghi che aveva visitato e amato, e ne raccontava con passione viva. Questo è uno dei ricordi più vividi. Sullo schermo comparivano immagini di chiese, monasteri, affreschi, icone, mosaici, rovine e mura di città o località in luoghi impervi e dai nomi talvolta incomprensibili, perché il professore non li traduceva in italiano. Per sostenere l’esame era necessario avere solide basi storiche, lo aveva sottolineato a lezione. Eravamo partiti dalla storia dell’impero romano, continuando in varie direzioni spazio-temporali attraverso un percorso lunghissimo. Era stato il suo viaggio e diventava il nostro. Grazie a questo corso abbiamo imparato a conoscere le radici culturali di Venezia, le più svariate iconografie della Vergine e di Cristo, fino a individuare i dettagli stilistici che contraddistinguono una scuola pittorica dall’altra. Abbiamo attraversato la Grecia, l’Egitto, la Siria, la Serbia, fino a raggiungere la città di Roma, transitando in Puglia e in Sicilia.

Il professore, schivo e riservato, aveva una cultura immensa, ma non parlava in maniera difficile. Le sue lezioni erano dense di notizie e obbedivano ad un itinerario preciso, ordinato, con date e puntuali riferimenti storici e religiosi. Il suo eloquio era sobrio e incisivo. Come ogni buon professore, non si limitava a spiegare la materia, ma aveva la capacità di trasmettere un metodo di studio e la passione per quello che amava. Per questo, a distanza di anni, lo ricordiamo con piacere misto a nostalgia.

Hagia Sofia (interior), Istanbul

Hagia Sofia (interior), Istanbul

Katholikon (interior), Hosios Loukas, Greece, XI sec.

Katholikon (interior), Hosios Loukas, Greece, XI sec.

Nea Moni (interior), Chios, Greece, XI sec.

Nea Moni (interior), Chios, Greece, XI sec.

Cite this article as: Debora Tosato, In ricordo di Italo Furlan, in "STORIEDELLARTE.com", 12 gennaio 2014; accessed 25 giugno 2017.
http://storiedellarte.com/2014/01/in-ricordo-di-italo-furlan.html.

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