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Giuliano Briganti sull’insegnamento della storia dell’arte

Gra­zie ad una segna­la­zio­ne dell’amico Mai­chol Cle­men­te, ripe­schia­mo dall’archivio del quo­ti­dia­no la Repub­bli­ca alcu­ne paro­le luci­dis­si­me e, ahi­mè, pro­fe­ti­che, di Giu­lia­no Bri­gan­ti. Sono sta­te scrit­te nel 1989, al cul­mi­ne del­la cosid­det­ta pri­ma Repub­bli­ca, ma illu­mi­na­no benis­si­mo pure il pre­sen­te e met­to­no in evi­den­za uno dei gran­di pro­ble­mi del­la “sto­ria dell’arte”, che, cioè, nel­la testa di chi gover­na (e in fon­do di chi sce­glie i gover­nan­ti) stu­dia­re la sto­ria figu­ra­ti­va del mon­do occi­den­ta­le sia meno impor­tan­te e meno for­ma­ti­vo di altre mate­rie, come la let­te­ra­tu­ra e la poe­sia. E non par­lia­mo natu­ral­men­te del con­fron­to con la mate­rie scien­ti­fi­che o lin­gui­sti­che.

Abbia­mo pen­sa­to quin­di di cita­re per inte­ro il vec­chio arti­co­lo di Bri­gan­ti, per­ché nel­le discus­sio­ni fram­men­ta­rie di que­sti gior­ni si sen­te mol­to l’assenza di una per­so­na­li­tà come la sua:

L’ARTE IN CASTIGO

di Giu­lia­no Bri­gan­ti

Non so quan­do si sia radi­ca­ta nel­la testa dei nostri chie­ri­ci, peda­go­ghi, edu­ca­to­ri e simi­li l’ idea che nel­la sto­ria ita­lia­na abbia mag­gior peso la poe­sia e la let­te­ra­tu­ra che l’arte figu­ra­ti­va. For­se dal Medioe­vo, dal tem­po del­la distin­zio­ne gerar­chi­ca fra arti libe­ra­li e arti ser­vi­li. È una valu­ta­zio­ne a dir poco opi­na­bi­le, ma anco­ra oggi che le arti figu­ra­ti­ve godo­no di tan­ta uni­ver­sa­le for­tu­na, come dimo­stra­no i milio­ni di per­so­ne che si affol­la­no nel­le mostre, le miglia­ia di miliar­di che cir­co­la­no nel mer­ca­to inter­na­zio­na­le e le som­me che si inve­sto­no in un’ edi­to­ria arti­sti­ca pro­li­fi­ca come non mai, anche oggi quell’antica distin­zio­ne gerar­chi­ca fa sen­ti­re il suo peso. Nel­la men­te di chi ci gover­na, alme­no. Se fos­se altri­men­ti, come avreb­be­ro potu­to rifi­lar­ci un mini­stro dei Beni Cul­tu­ra­li del livel­lo del­la Bono Par­ri­no? O come sareb­be pos­si­bi­le imma­gi­na­re una rifor­ma sco­la­sti­ca dove la sto­ria dell’ arte, già inde­bi­ta­men­te emar­gi­na­ta, minac­cia di esse­re pres­so­ché total­men­te tol­ta di mez­zo? Per­ché que­sto peri­co­lo esi­ste. Al mini­ste­ro del­la Pub­bli­ca Istru­zio­ne una com­mis­sio­ne è al lavo­ro per redi­ge­re il pro­gram­ma dei due anni del­le scuo­le medie supe­rio­ri che, come è pre­vi­sto da un accor­do di gover­no, diver­reb­be­ro scuo­la d’ obbli­go. Si vuo­le infat­ti ele­va­re il limi­te di tale scuo­la sino ai 16 anni, cioè sino alle soglie del liceo. Nel­le pro­po­ste del­la com­mis­sio­ne, la sto­ria dell’arte è esclu­sa dal­la cosid­det­ta area comu­ne dei pro­gram­mi di quei due anni, ma a quan­to sen­to c’è il rischio che spa­ri­sca anche da quel­li dei tre anni del­le supe­rio­ri, e pre­ci­sa­men­te dal cana­le sto­ri­co uma­ni­sti­co (liceo clas­si­co), da quel­lo scien­ti­fi­co e da quel­lo lin­gui­sti­co, restan­do solo in quel­li del liceo arti­sti­co. Que­sto è il pro­get­to del­la com­mis­sio­ne madre che lo pas­se­rà ad una com­mis­sio­ne ristret­ta di esper­ti, dove si può star cer­ti non ci sarà nes­su­no sto­ri­co dell’arte, e poi al mini­stro.
È un fat­to estre­ma­men­te gra­ve, che ha susci­ta­to già mol­te pro­te­ste (Argan, Pao­luc­ci, Zeri) e che dimo­stra come il mon­do di chi ci ammi­ni­stra sia lon­ta­no dal­la real­tà del­le cose, sia del tut­to sor­do alle vere esi­gen­ze del pae­se. Un pae­se che ha il pri­vi­le­gio ma anche la respon­sa­bi­li­tà di pos­se­de­re uno dei patri­mo­ni arti­sti­ci più ric­chi del mon­do. E più vul­ne­ra­bi­li. Pren­de­re coscien­za del bene che si pos­sie­de e di cosa signi­fi­chi per noi e per tut­ti, deve o dovreb­be esse­re uno dei dove­ri civi­li degli ita­lia­ni, ed è per que­sto che la que­stio­ne dell’insegnamento del­la sto­ria dell’arte nel­le scuo­le com­por­ta una valu­ta­zio­ne poli­ti­ca pri­ma anco­ra che cul­tu­ra­le. E non è solo que­sto: in un momen­to in cui tan­ti diver­si fat­to­ri con­cor­ro­no al degra­do del­le ope­re fra cui vivia­mo, dio sa se abbia­mo biso­gno di nuo­ve leve di fun­zio­na­ri e di tec­ni­ci pre­pa­ra­ti a difen­der­le, esper­ti nel cono­scer­le e nel con­ser­var­le. Ma da dove ver­ran­no se man­ca­no le strut­tu­re basi­la­ri? Già oggi la cul­tu­ra arti­sti­ca dei gio­va­ni che esco­no dai licei è di un livel­lo mol­to bas­so; qua­le sarà doma­ni? Sareb­be segno di gran­de incon­sa­pe­vo­lez­za dimi­nui­re le ore di inse­gna­men­to del­la sto­ria dell’arte inve­ce che aumen­tar­le, e alme­no agli ini­zi pari­fi­car­le a quel­le dedi­ca­te alla sto­ria del­la let­te­ra­tu­ra. L’ arte figu­ra­ti­va è una lin­gua par­ti­co­la­re con una sua gram­ma­ti­ca, una sua sin­tas­si, e dovreb­be appren­der­si per tem­po. Assie­me con la lin­gua per ver­ba, cioè espres­sa attra­ver­so le paro­le. Così soste­ne­va nel 1951 Rober­to Lon­ghi. Non so se Lon­ghi lo spe­ras­se: è cer­to che non sia­mo mai sta­ti lon­ta­ni come ora da quel pas­so. (Fon­te: la Repub­bli­ca)

Cite this article as: Sergio Momesso, Giuliano Briganti sull’insegnamento della storia dell’arte, in "STORIEDELLARTE.com", 25 gennaio 2014; accessed 6 dicembre 2016.
http://storiedellarte.com/2014/01/giuliano-briganti-sullinsegnamento-della-storia-dellarte.html.

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