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Foppa, Ci­ce­rone bam­bino che legge

Foppa, Cicerone bambino che legge

Vincenzo Foppa, Cicerone bambino che legge, 1462-1464 circa, Londra, The Wallace Collection,
affresco staccato, strappato e trasportato su tela, 101,6 x 143,7 cm

Realizzato da Vincenzo Foppa intorno al 1464, il Fanciullo che legge della Wallace Collection di Londra era parte della perduta decorazione del Banco mediceo a Milano, collocato in via dei Bossi e sede delle attività finanziarie della famiglia fiorentina nella Milano sforzesca.1 Nel suo Trattato di architettura Antonio Averlino detto il Filarete si diffonde sulla «degna e magna casa» milanese di Cosimo I e sulla sua decorazione «per mano d’uno buono maestro, per nome chiama<to> Vincento di Foppa», un ciclo di carattere profano, con immagini e figure di imperatori, fra cui spiccavano il «simulacro di Traiano, dignissimo e ben fatto», e le effigi di Francesco Sforza e della sua famiglia.2 Il Fanciullo della Wallace Collection, strappato e trasportato su tela, è tutto ciò che rimane, oggi, di quella vasta impresa decorativa.3

Il giovinetto seduto su una cassapanca è stato identificato, in forza dell’iscrizione «M . T .CE / CIRO», con il giovanissimo Cicerone di cui Plutarco nella Vita Ciceronis elogia il duttile ingegno, fin dall’età scolare, in ogni materia e la velocità, quasi prodigiosa, nella lettura. La singolarità di inserire un giovane Cicerone, destinato a un futuro ben diverso da quello dei maneggi finanziari, nella decorazione di una banca ben risponde all’importanza attribuita dal committente Cosimo de’ Medici alla lettura come tratto fondamentale e distintivo della paideia di un giovane della buona borghesia, e soprattutto all’ideale, tutto umanistico, del confronto con i testi classici. La calibrata e misurata composizione è un inno alla lettura. Il piccolo Cicerone, in un silenzio che immaginiamo assoluto, scandito solo dai rumori che provengono del giardino alle sue spalle, il corpo morbidamente abbandonato sulla panca, è totalmente assorto sul libricino che regge nella mano sinistra. Da quel libro, immaginiamo, a breve passerà alla lettura di quelli al suo fianco, che potrebbero però anche essere già stati letti, di certo almeno sfogliati. Nonostante la cura con cui descrive tanto il libro in mano al ragazzo, quanto quelli appoggiati sulle mensole, Foppa omette di indicarne il titolo sulla costa, una dimenticanza forse non casuale e che contribuisce ad accentuare la voluta confusione fra il romano Cicerone, abbigliato tuttavia come un giovane dell’alta borghesia quattrocentesca, e chi entrava nel Banco mediceo. Cicerone amava ricordare, in età matura, l’importanza delle letture giovanili, quando «noctes et dies in omnium doctrinarum meditatione versabar». Ma anche tutta la trattastica rinascimentale - Leon Battista Alberti, Coluccio Salutati, Vittorino da Feltre, Guarino Veronese, per citare solo qualche nome, un po’ alla rinfusa - batte sull’assoluta preminenza della lettura, e sullo studio delle humanae litterae come elemento indispensabile alla formazione di un uomo ‘completo’, in grado di confrontarsi con gli antichi e di vivere una vita pienamente virtuosa, sia nella sfera privata che in quella pubblica.

I fanciulli, scrive Leon Battista Alberti, non solo devono misurarsi con il convenzionale apprendimento del trivio e del quadrivio, ma devono «gustare e’ poeti, e’ oratori, filosofi», perché «Se cosa alcuna si truova qual stia benissimo colla gentilezza, o che alla vita degli uomini sia grande ornamento, o che alla famiglia dia grazia, autorità, e nome, certo le lettere sono quelle, senza le quali raro si può stimare in alcuno essere felice vita, senza le quali raro bene si può pensare compiuta e ferma alcuna famiglia».4 Nel piccolo Cicerone di Vincenzo Foppa, ‘divoratore’ di libri in erba, la vividezza e il naturalismo dell’immagine ‘bruciano’, per dirla con le parole di Giovanni Agosti, però, tutti i riferimenti eruditi e le stesse fonti letterarie che, oltre a quella plutarchea, possono essere state utilizzate dal pittore e da chi, forse Filelfo, ne orientò le scelte iconografiche.5

Contano, qui, soprattutto, il dialogo fra il piccolo lettore e il suo libro, il messaggio dell’esaltazione della lettura e dello studio, e del godimento che se ne trae, in un filo ininterrotto fra passato e presente, arte e letteratura. Dalle «noctes et dies» sui libri di ciceroniana memoria e, più indietro nel tempo, al petrarchesco «libris satiari nequeo», perché «multa vicissim / respondet, et multa canunt et multa loquuntur»,6 fino allo «studio matto e disperatissimo» leopardiano; dal giovane Cicerone di Foppa a tutti gli incalliti lettori che la pittura ha prodotto – i tanti santi con i nasi fissi nelle Sacre Scritture, i giorgioneschi gentiluomini e gentildonne con petrarchino,7 gli ottocenteschi dandy con libro – si arriva a noi che rubiamo il tempo alla lettura in treno, in aereo o al supermercato perché sentiamo con forza il valore della lettura e non riusciamo a smettere di sprofondarvi appassionatamente o a ricercare ancora libri stampati a regola d'arte, fatti davvero per chi legge.

Per questo da sempre crediamo, forse utopisticamente, che sia già una operazione di civiltà con un valore, a suo modo, didattico una didascalia senza errori, un'immagine ben fatta e ben scelta o qualche riga di testo scritta e riscritta con gusto. Tanto la divulgazione quanto il cosiddetto "approfondimento scientifico", a nostro modo di vedere, non sono mai disgiunti da valore civile se fondati su studi seri, onesti e appassionati.

Vi auguriamo un 2014 pieno di letture con qualsiasi strumento in qualsiasi luogo...

 

  1. Cfr. R. Martinis, Il palazzo del Banco Mediceo: edilizia e arte della diplomazia a Milano nel XV secolo, in «Annali di Architettura», 15, 2003, pp. 37-57. -- Versione online
  2. Antonio Averlino detto il Filarete, libro XXV, ff. 190v-191r. - Versione online
  3. Sul Cicerone di Foppa si rimanda a E. K. Waterhouse, The Fresco By Foppa in the Wallace Collection, in «The Burlington Magazine», XCII, 1950, p. 177; Vincenzo Foppa. Un protagonista del Rinascimento, a cura di G. Agosti, M. Natale e G. Romano, guida della mostra (Brescia, marzo-giugno 2002), Skira, Milano 2002, p. 103; M. Gioseffi, Il Cicerone bambino che legge della Wallace Collection, in «Solchi», VII, 1-2, 2003, pp. 15-18.
  4. L. A. Alberti, Libri della famiglia, a cura di R. Romano e A. Tenenti, Einaudi, Torino 1969, pp. 85-86.
  5. G. Agosti, Su Mantegna. 6 (Lombardia), in «Prospettiva» 1997, 85, p. 64.
  6. Le citazioni da Petrarca sono tratte rispettivamente, da Familiarium rerum libri, III, 18, Ad Iohannem Anchiseum, cui librorum inquisitio committitur, e Epystole metrice, I, 6, Ad Iacobum de Columna.
  7. Si veda per esempio l’ampia scelta di ritratti con libro raccolta in N. Macola, Sguardi e scritture. Figure con libro nella ritrattistica italiana della prima metà del Cinquecento, Istituto Veneto di Scienze Lettere ed Arti, Venezia 2007.
Cite this article as: Marialucia Menegatti, Foppa, Ci­ce­rone bam­bino che legge, in "STORIEDELLARTE.com", 4 gennaio 2014; accessed 25 giugno 2017.
http://storiedellarte.com/2014/01/foppa-ci%c2%adce%c2%adrone-bam%c2%adbino-che-legge.html.

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