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Amalteo, Storia di San Tiziano

Da un po’ il calen­da­rio con le sue ricor­ren­ze di poe­ti arti­sti eroi san­ti pen­sa­to­ri scien­zia­ti navi­ga­to­ri tra­smi­gra­to­ri ci aiu­ta a rie­vo­ca­re e a ripen­sa­re, nel­lo stream vor­ti­co­so dei social, imma­gi­ni, sto­rie e per­so­nag­gi del nostro patri­mo­nio figu­ra­ti­vo. Sono occa­sio­ni per rive­de­re, rileg­ge­re e anche, in qual­che modo, rac­con­ta­re.
Giu­sto ieri, 16 gen­na­io, per esem­pio, il calen­da­rio ricor­da­va san Tizia­no, vesco­vo di Oder­zo (Tre­vi­so), l’antico muni­ci­pio roma­no di Opi­ter­gium, tra 610 e 632 cir­ca. È per­so­nag­gio for­se poco cono­sciu­to, il patro­no del­la dio­ce­si di Vit­to­rio Vene­to (anti­ca­men­te chia­ma­ta Cene­da), sul­le pre­al­pi tre­vi­gia­ne. In suo ono­re esi­sto­no chie­se, ora­to­ri, capi­tel­li un po’ ovun­que tra Tre­vi­so, Bel­lu­no e Vene­zia. Qui natu­ral­men­te com­pa­re in mol­te pale d’altare e altre imma­gi­ni di devo­zio­ne, ma è una ico­no­gra­fia rara fuo­ri di que­sto ter­ri­to­rio. La sua sto­ria è curio­sa, per­ché radi­ca­ta, appun­to, nell’entroterra vene­to.

Tizia­no muo­re a Oder­zo, in qua­li­tà di vesco­vo, ma, nato ad Era­clea (l’antica Meli­dis­sa, poi Hera­clia), sul­la lagu­na vene­ta, i suoi con­cit­ta­di­ni ne esi­go­no subi­to le reli­quie. Anda­ti un gior­no a Oder­zo con il pre­te­sto di visi­tar­ne il sepol­cro, e cala­ta la not­te, ne tra­fu­ga­no il cor­po. Lo met­to­no in una bar­ca ormeg­gia­ta nel­le acque del fiu­me del­la cit­tà di Oder­zo, il Mon­ti­ca­no, e cer­ca­no di fug­gi­re per rag­giun­ge­re il fiu­me Liven­za, di cui il Mon­ti­ca­no è affluen­te, che sfo­cia nell’Adriatico. Gli abi­tan­ti di Oder­zo, accor­ti­si dell’accaduto, inse­guo­no i rapi­na­to­ri e li rag­giun­go­no nel­le vici­nan­ze del castel­lo di Mot­ta, dove, appun­to, il Mon­ti­ca­no con­flui­sce nel Liven­za.
Lì i con­ten­den­ti si incon­tra­no e quan­do già stan­no per azzuf­far­si, com­pa­re loro un vec­chio miste­rio­so che li esor­ta a non ricor­re­re alla vio­len­za, ma a lascia­re piut­to­sto il cor­po del San­to nel­la bar­ca, pre­gan­do Dio affin­ché indi­chi dove vuo­le sia por­ta­to. Il vec­chio poi scom­pa­re.
La bar­ca allo­ra, con mera­vi­glia di tut­ti, comin­cia a risa­li­re con­tro cor­ren­te il fiu­me Liven­za fino ad una loca­li­tà det­ta Set­ti­mo (ora Por­to­buf­fo­lè) dove si fer­ma, per­ché qui il fiu­me comin­cia ad esse­re poco navi­ga­bi­le.
Il cor­po vie­ne allo­ra depo­sto sul­la spon­da del fiu­me e, quin­di, cari­ca­to su un car­ro tri­na­to da buoi, poi­ché gli abi­tan­ti di Oder­zo desi­de­ra­va­no ripor­ta­re il cor­po di Tizia­no nel­la loro cit­tà. Ma i buoi non rie­sco­no a smuo­ve­re il car­ro.
Riap­pa­re allo­ra il vec­chio miste­rio­so che esor­ta tut­ti a pre­ga­re anco­ra il Signo­re, per­ché fac­cia cono­sce­re il suo divi­no ora­co­lo.
Dopo un digiu­no di tre gior­ni, una buo­na vedo­va del luo­go è mos­sa da una rive­la­zio­ne ad attac­ca­re a un car­ro la muc­ca ed il vitel­lo che pos­se­de­va, poi a col­lo­car­vi sopra il cor­po di San Tizia­no e lascia­re quin­di che i due ani­ma­li trai­ni­no il car­ro per la stra­da volu­ta dal Signo­re.
È così che que­gli ani­ma­li, fra lo stu­po­re, le pre­ghie­re e le ova­zio­ni del­la gen­te che intan­to accor­re­va sem­pre più nume­ro­sa ad accom­pa­gna­re il San­to, si diri­go­no ver­so le ame­ne col­li­ne dove sor­ge­va Cene­da. Il cor­po del vesco­vo Tizia­no fra l’entusiasmo di tut­to un popo­lo è, infi­ne, col­lo­ca­to pro­prio a Cene­da nell’antica chie­sa dedi­ca­ta alla Madon­na Assun­ta.
Que­sti fat­ti sareb­be­ro avve­nu­ti nell’anno 652 d.C. cir­ca, un decen­nio dopo la con­qui­sta di Oder­zo (639 – 640) da par­te di Rota­ri, re dei Lon­go­bar­di. [Libe­ra­men­te trat­to da un testo di R. Beche­vo­lo: http://bit.ly/1mbDhfl]

Vi pre­sen­tia­mo qui sot­to due del­le cin­que sce­ne del Tra­spor­to del cor­po di san Tizia­no che costi­tui­va­no il para­pet­to dell’organo del­la cat­te­dra­le di Vit­to­rio Vene­to (Cene­da) ese­gui­te da Pom­po­nio Amal­teo su com­mis­sio­ne del car­di­na­le Mari­no Gri­ma­ni nel 1534.

 

Amalteo, Abitanti di Oderzo e di Eraclea che si contendono il corpo di san Tiziano

POMPONIO AMALTEO, Abi­tan­ti di Oder­zo e di Era­clea che si con­ten­do­no il cor­po di san Tizia­no, 1534, Vit­to­rio Vene­to, Museo dio­ce­sa­no, tem­pe­ra su tavo­la, cm 101 x 120

Amalteo, Il corpo di san Tiziano trainato dai buoi contro corrente sul fiume Livenza trascinato dagli angeli

POMPONIO AMALTEO, Il cor­po di san Tizia­no trai­na­to dai buoi con­tro cor­ren­te sul fiu­me Liven­za tra­sci­na­to dagli ange­li, 1534, Vit­to­rio Vene­to, Museo dio­ce­sa­no, tem­pe­ra su tavo­la, cm 101 x 114

Cite this article as: Sergio Momesso, Amalteo, Storia di San Tiziano, in "STORIEDELLARTE.com", 17 gennaio 2014; accessed 8 dicembre 2016.
http://storiedellarte.com/2014/01/amalteo-storia-di-san-tiziano.html.

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