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Roger Fry, il Presepe di Giotto

Giotto e collaboratori, Presepe di Greccio, 1290-1292 circa

Giotto e collaboratori, Presepe di Greccio, 1290-1292 circa, Assisi, Basilica superiore di San Francesco

 

«Se osserviamo uno di questi affreschi [che descrivono la vita di San Francesco], come ad esempio il Presepio di Greccio, e, al tempo stesso, tentiamo di metterci nei panni dello spettatore dell’epoca, ciò che colpisce immediatamente e offre l’impressione più notevole è la sua realtà. Ecco infine, dopo tanti secoli di stretta imitazione delle forme tradizionali, tramandate da un’arte pagana ormai agonizzante, secoli durante i quali queste astrazioni si erano staccate dalla vita del tempo, ecco finalmente un artista che offre una scena così come doveva essere accaduta, e in cui son rese, con evidenza e alla lettera, tutte le particolarità. La scena dell’Istituzione del Presepio è raffigurata in una piccola cappella divisa dal corpo della chiesa da una parete di marmo. Il pulpito e il Crocifisso si vedono perciò di dietro, quindi il secondo è inclinato verso la chiesa e dalla cappella mostra soltanto le assicelle di legno e i sostegni del dorso. Il leggio del coro, nel centro, è disegnato con tutti i particolari, perfino quelli delle viti e delle connessure, mentre i costumi degli astanti sono i semplici abiti ordinari che si usavano a quel tempo. La ricerca della realtà non potrebbe essere spinta oltre.

Quando, alcuni anni fa, un pittore francese dipinse la scena di Cristo nella casa del Fariseo, con i personaggi in abito da sera, suscitò le più vibranti proteste e produsse, per un certo tempo, confusione e stupore. Dico questo non per suggerire una reale analogia fra le opere dei due artisti, ma semplicemente per affermare che l’innovazione operata da Giotto deve aver suscitato lo stesso stupore nei suoi contemporanei. E quello di Giotto non fu, come quello di Béraud, un succès de scandale; al contrario, si riconobbe immediatamente che esso veniva a soddisfare una necessità avvertita fin da quando la leggenda di san Francesco, che apparteneva al loro tempo e alla loro nazione, era stata assunta dagli italiani nella loro mitologia».

«Il Presepio […] è anche un esempio del suo talento [di Giotto] nell’esternare la situazione psicologica: in questo caso specifico, il brivido improvviso che percorre un’assemblea in un momento di straordinaria esaltazione. Esso descrive la prima rappresentazione della Natività istituita a Greccio da San Francesco; è il momento in cui egli prende la statuina del Bambin Gesù fra le braccia, e all’estatica immaginazione dei presenti essa appare, per un istante, trasformata in un bimbo vivo di trascendente bellezza. I monaci, nel fondo, stanno ancora cantando le laudi (si può quasi individuare quale nota ciascuno stia emettendo, tanto perfetto è il possesso che Giotto ha dell’espressione dei visi), ma i più vicini e il sacerdote sono rapiti nella contemplazione di San Francesco e del Bambino».

Roger Fry, Giotto, a cura di Laura Cavazzini, Milano, Abscondita 2008, pp. 28-29, 36 (ed. originale in «Monthly Review» 1901 e in Vision and Design, London 1920, pp. 96, 100-101)

--- ringraziamo Giovanni Lacorte per la segnalazione e la preparazione del testo.

Cite this article as: Redazione, Roger Fry, il Presepe di Giotto, in "STORIEDELLARTE.com", 22 dicembre 2013; accessed 22 febbraio 2017.
http://storiedellarte.com/2013/12/roger-fry-il-presepe-di-giotto.html.

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