Top Menu

Francesco Granacci e Giovanni Larciani all’Oratorio di Santa Caterina all’Antella

Nel­lo ster­mi­na­to patri­mo­nio arti­sti­co di Firen­ze, dei din­tor­ni e del­la pro­vin­cia uno dei perio­di meglio rap­pre­sen­ta­ti è quel­lo dei pri­mi decen­ni del Cin­que­cen­to, in par­ti­co­la­re per quel che riguar­da la pit­tu­ra. Dagli Uffi­zi al Museo di San Mar­co, dal­la Gal­le­ria Pala­ti­na alla Gal­le­ria dell’Accademia, dal Cena­co­lo di San Sal­vi al Chio­stro del­lo Scal­zo, sen­za cita­re chie­se e taber­na­co­li, si pos­so­no ammi­ra­re e stu­dia­re non solo Leo­nar­do, Miche­lan­ge­lo e Raf­fael­lo, ma anche gran­di arti­sti come Andrea del Sar­to e fra Bar­to­lo­meo, o segui­re gli esor­di di Ros­so Fio­ren­ti­no e di Pon­tor­mo nel chio­stro dei Voti del­la San­tis­si­ma Annun­zia­ta.

Non stu­pi­sce che, in tan­ta dovi­zia di ope­re, qual­che com­pri­ma­rio di valo­re rischi di esse­re tra­scu­ra­to e abbia biso­gno di una mostra per esse­re ricon­si­de­ra­to dal pub­bli­co e dagli esper­ti. È que­sto l’obiettivo del­la mostra dedi­ca­ta a Fran­ce­sco Gra­nac­ci e Gio­van­ni Lar­cia­ni all’Oratorio di San­ta Cate­ri­na all’Antella, pro­mos­sa dal Comu­ne di Bagno a Ripo­li (nel cui ter­ri­to­rio si tro­va l’oratorio), dal­la Dire­zio­ne Regio­na­le per i Beni Cul­tu­ra­li e Pae­sag­gi­sti­ci del­la Tosca­na, da due Soprin­ten­den­ze (quel­la per i Beni Archi­tet­to­ni­ci, Pae­sag­gi­sti­ci, Sto­ri­ci, Arti­sti­ci e Etnoan­tro­po­lo­gi­ci per le pro­vin­ce di Firen­ze, Pisto­ia e Pra­to e quel­la per il Patri­mo­nio Sto­ri­co, Arti­sti­co e Etnoan­tro­po­lo­gi­co e per il Polo Musea­le del­la cit­tà di Firen­ze) e dal­la Gal­le­ria degli Uffi­zi. L’iniziativa si inse­ri­sce nel­la col­la­na di mostre La cit­tà degli Uffi­zi, che da anni pro­po­ne del­le ope­re non sem­pre acces­si­bi­li espo­ste al di fuo­ri del­le sedi musea­li più note, ed è affi­da­ta a Lucia Aqui­no e Simo­ne Gior­da­ni.

F. Gra­nacci, Ma­donna col Bam­bino tra san Don­nino e il beato Ghe­rardo da Vil­la­ma­gna. San Don­nino, Pieve (foto via www.repubblica.it).

F. Gra­nacci, Ma­donna col Bam­bino tra san Don­nino e il bea­to Ghe­rardo da Vil­la­ma­gna. San Don­nino, Pie­ve (foto via www.repubblica.it).

Fran­ce­sco Gra­nac­ci (1469/70–1543) è un arti­sta ben noto agli stu­dio­si e ai visi­ta­to­ri più atten­ti dei musei, ogget­to di una mono­gra­fia e di nume­ro­si stu­di spe­cia­li­sti­ci.1 Il lega­me con il ter­ri­to­rio e il prin­ci­pa­le filo con­dut­to­re del­la mostra risie­do­no nel fat­to che il pit­to­re nac­que a Vil­la­ma­gna, fra­zio­ne del Comu­ne di Bagno a Ripo­li; qui si con­ser­va tut­to­ra, nel­la pie­ve di San Don­ni­no, la Madon­na col Bam­bi­no tra san Don­ni­no e il bea­to Ghe­rar­do da Vil­la­ma­gna, dove il gio­va­ne san­to ha la fisio­no­mia nobi­le di un Gio­van­ni evan­ge­li­sta e i cani (che allu­do­no al suo dono di gua­ri­re dall’idrofobia) sono ele­gan­ti levrie­ri degni qua­si di Par­mi­gia­ni­no. Se l’opera è dav­ve­ro data­bi­le attor­no al 1530–1535, come argo­men­ta nel cata­lo­go Simo­ne Gior­da­ni su basi sti­li­sti­che e indi­zi docu­men­ta­ri, il pit­to­re resta però fede­le agli sche­mi com­po­si­ti­vi dei pri­mi anni del seco­lo, men­tre la fisio­no­mia del­la Ver­gi­ne rin­via addi­rit­tu­ra a model­li quat­tro­cen­te­schi (tra Filip­po Lip­pi e il suo segua­ce Mae­stro del­la Nati­vi­tà di Castel­lo).

Attor­no alla pala sono espo­ste altre cin­que ope­re, tut­te a sog­get­to sacro a par­te l’Ingres­so di Car­lo VIII a Firen­ze dei depo­si­ti degli Uffi­zi, che rie­vo­ca con qual­che licen­za rispet­to alla real­tà sto­ri­ca un even­to del 17 novem­bre 1494; la data­zio­ne attor­no al 1517 si fon­da sull’aspetto del palaz­zo medi­ceo (anco­ra pri­vo del­le fine­stre “ingi­noc­chia­te” miche­lan­gio­le­sche) e sul­le affi­ni­tà con le tavo­le del­lo stes­so Gra­nac­ci per la Came­ra Bor­ghe­ri­ni, il ric­co com­ples­so con Sto­rie di Giu­sep­pe alla cui rea­liz­za­zio­ne par­te­ci­pa­ro­no anche Andrea del Sar­to, Bachiac­ca e Pon­tor­mo.

Gra­nac­ci fu com­pa­gno di Miche­lan­ge­lo nel­la bot­te­ga del Ghir­lan­da­io e nel giar­di­no medi­ceo di San Mar­co e rima­se in con­tat­to con lui alme­no fino al 1508, quan­do fu inca­ri­ca­to di reclu­ta­re una schie­ra di aiu­ti fio­ren­ti­ni per la deco­ra­zio­ne del­la vol­ta del­la cap­pel­la Sisti­na. È quin­di ine­vi­ta­bi­le che gran par­te del­le ope­re in mostra sia­no da leg­ge­re in chia­ve miche­lan­gio­le­sca. Que­sto è vero anche per la Madon­na col Bam­bi­no, san Gio­van­ni e san Giu­sep­pe del­la con­gre­ga­zio­ne dell’oratorio di San Filip­po Neri pres­so San Firen­ze, in cui il pic­co­lo Pre­cur­so­re appa­re una cita­zio­ne diret­ta dal­la figu­ra cor­ri­spon­den­te nel­la Madon­na di Man­che­ster attri­bui­ta a Miche­lan­ge­lo, men­tre Gesù può esse­re mes­so in rap­por­to con un dise­gno del­lo stes­so Gra­nac­ci (Stu­dio per una Madon­na col Bam­bi­no, Firen­ze, Gabi­net­to Dise­gni e Stam­pe degli Uffi­zi, inv. 6351 F rec­to) nel qua­le la tor­sio­ne del­la Ver­gi­ne si ispi­ra al Ton­do Doni. Ma resta sot­ta­ciu­to il rap­por­to con l’attività fio­ren­ti­na di Raf­fael­lo, in par­ti­co­la­re con la Madon­na Este­rhá­zy (Buda­pe­st, Szé­p­mű­vésze­ti Múzeum). Se il dipin­to di Gra­nac­ci dia­lo­ga con i due arti­sti, e non con il solo Buo­nar­ro­ti, mi sem­bra dif­fi­ci­le pro­por­re, come fa Gior­da­ni, una data­zio­ne avan­za­ta, addi­rit­tu­ra attor­no al 1530–1535.

Con­di­vi­de la ribal­ta dell’esposizione Gio­van­ni di Loren­zo Lar­cia­ni (1484–1527), che for­se col­la­bo­rò con Gra­nac­ci nel­la tavo­la degli Uffi­zi con Giu­sep­pe coi paren­ti al cospet­to del Farao­ne pro­ve­nien­te dal­la came­ra Bor­ghe­ri­ni.2 Louis A. Wald­man3 ne sve­lò l’identità ana­gra­fi­ca alcu­ni anni fa, con la sco­per­ta del con­trat­to di com­mis­sio­ne (1521) del­la tavo­la per la Socie­tà del­la Ver­gi­ne Annun­zia­ta di Fucec­chio, ora nel Museo Civi­co del­la cit­ta­di­na tosca­na, del­la qua­le la mostra pre­sen­ta la lunet­ta con la Tri­ni­tà e i quat­tro Evan­ge­li­sti. Ma il pro­fi­lo sti­li­sti­co era sta­to deli­nea­to in pre­ce­den­za, sot­to l’etichetta di Mae­stro dei Pae­sag­gi Kress, da Fede­ri­co Zeri che, clas­si­fi­can­do il pit­to­re nel­la cate­go­ria degli “eccen­tri­ci” fio­ren­ti­ni, ne met­te­va in evi­den­za l’attitudine a rap­pre­sen­ta­re del­la natu­ra piut­to­sto che la figu­ra uma­na.4 Una cer­ta disar­mo­nia carat­te­riz­za effet­ti­va­men­te i vol­ti del­la Madon­na col Bam­bi­no del Museo di Arez­zo e del­la Madon­na col Bam­bi­no e san Gio­van­ni­no di col­le­zio­ne pri­va­ta (di cui si ripro­du­ce anche una varian­te che sem­bre­reb­be di qua­li­tà miglio­re), note­vo­le tut­ta­via per l’aspirazione a ricrea­re in pit­tu­ra una com­po­si­zio­ne da bas­so­ri­lie­vo, tan­to da giu­sti­fi­ca­re l’accostamento con un esem­pla­re di bot­te­ga dona­tel­lia­na.

G. di Lorenzo Larciani, Allegoria della Fortuna. Firenze, Uffizi (foto via www.repubblica.it).

G. di Loren­zo Lar­cia­ni, Alle­go­ria del­la For­tu­na. Firen­ze, Uffi­zi (foto via www.repubblica.it).

Al con­tra­rio, l’Alle­go­ria del­la For­tu­na, entra­ta agli Uffi­zi nel 2002 gra­zie a una gene­ro­sa dona­zio­ne dell’Associazione degli Ami­ci di quel museo, si segna­la per l’iconografia biz­zar­ra e pre­zio­sa, ma anche per la sot­ti­gliez­za qua­si minia­tu­ri­sti­ca dell’esecuzione; lo spes­so­re mini­mo del­la tavo­let­ta fa pen­sa­re a una coper­ta di ritrat­to, ma anche a un ele­men­to di una serie deco­ra­ti­va più ampia. Per­fi­no più raf­fi­na­te, da un pun­to di vista tec­ni­co, sono le pit­tu­re inse­ri­te nel cibo­rio del mona­ste­ro di San­ta Maria di Rosa­no, con­ser­va­to di soli­to in ambien­ti di clau­su­ra ed espo­sto al pub­bli­co per la pri­ma vol­ta. Si trat­ta di una strut­tu­ra in legno inta­glia­to e dora­to, a pian­ta esa­go­na­le, alta un metro e tren­ta­sei cen­ti­me­tri e coro­na­ta da una cupo­let­ta che ricor­da quel­la di San­ta Maria del Fio­re; le ricer­che docu­men­ta­rie di Lucia Aqui­no indi­riz­za­no ver­so il legna­io­lo Gio­van­ni di Ales­so det­to Nan­ni Unghe­ro, men­tre l’attribuzione dei cin­que spor­tel­li super­sti­ti a Lar­cia­ni si fon­da su cri­te­ri sti­li­sti­ci.

I pez­zi espo­sti sono sol­tan­to dodi­ci e il cata­lo­go, piut­to­sto maneg­ge­vo­le, con­tie­ne sag­gi bre­vi, sche­de agi­li e una ric­ca biblio­gra­fia. Accan­to ai cura­to­ri Lucia Aqui­no e Simo­ne Gior­da­ni, han­no col­la­bo­ra­to Mar­ta Ona­li, Fran­ce­sca Petruc­ci e Maria Pia Zac­ched­du; il cor­re­do ico­no­gra­fi­co è abba­stan­za com­ple­to, anche se omet­te la Madon­na di Man­che­ster attri­bui­ta a Miche­lan­ge­lo.

Un meri­to non secon­da­rio del­la mostra è quel­lo di ren­de­re acces­si­bi­le, fino al 12 gen­na­io 2014, l’ora­to­rio tre­cen­te­sco, nor­mal­men­te visi­ta­bi­le solo su pre­no­ta­zio­ne.5 I sobri pan­nel­li dell’allestimento copro­no solo la cor­ni­ce infe­rio­re degli affre­schi di Spi­nel­lo Are­ti­no con Sto­rie di san­ta Cate­ri­na, rea­liz­za­ti all’inizio degli anni novan­ta del Tre­cen­to in ottem­pe­ran­za al testa­men­to di Bene­det­to degli Alber­ti, uno dei cicli più inte­res­san­ti del­la pit­tu­ra tar­do­go­ti­ca in Tosca­na; meno visi­bi­li risul­ta­no inve­ce quel­li dell’abside, ante­rio­ri di un paio di decen­ni e attri­bui­ti a Pie­tro Nel­li e al Mae­stro di Bar­be­ri­no (qui pote­te vede­re una foto­gal­le­ry dell’allestimento).

 

  1. C. von Hol­st, Fran­ce­sco Gra­nac­ci, Mün­chen, Bruck­mann, 1974.
  2. A. Nata­li, Filo­lo­gia e ghi­ri­biz­zi. Pit­to­ri eccen­tri­ci, piste impra­ti­ca­te, in La pisci­na di Betsai­da. Movi­men­ti nell’arte fio­ren­ti­na del Cin­que­cen­to, Firen­ze-Sie­na, Maschiet­to & Muso­li­no, 1995, pp. 163–165.
  3. Louis A. Wald­man, The “Master of the Kress Land­sca­pes” unma­sked: Gio­van­ni Lar­cia­ni and the Fucec­chio Altar­pie­ce, in “The Bur­ling­ton Maga­zi­ne”, CXL, 1998, pp. 456–469.
  4. F. Zeri, Eccen­tri­ci fio­ren­ti­ni, I, in “Bol­let­ti­no d’arte”, IV serie, XLVII, 1962, pp. 216–236.
  5. Uffi­cio Cul­tu­ra del Comu­ne, cell. 335 5428515.
Cite this article as: Giovanna Ragionieri, Francesco Granacci e Giovanni Larciani all’Oratorio di Santa Caterina all’Antella, in "STORIEDELLARTE.com", 26 dicembre 2013; accessed 24 maggio 2017.
http://storiedellarte.com/2013/12/francesco-granacci-e-giovanni-larciani-alloratorio-di-santa-caterina-allantella.html.

, ,

No comments yet.

Leave a Reply / Rispondi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: