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Dalle statue stele ai Corpi Santi

La mostra Ecce Lignum Crucis. Alle origini della fede è parte delle iniziative messe in campo dall’Associazione Musei Ecclesiastici Italiani per celebrare i mille e settecento anni dall’editto con cui Costantino, nel 313, concesse libertà di culto ai Cristiani. Curata da Elena Scaravella e da Barbara Sisti e allestita presso due diverse sedi (il Museo Diocesano di Massa e quello di Pontremoli), la mostra affronta un tema ampio e articolato quale la diffusione del Cristianesimo nella diocesi di Luni, che comprendeva fino a tempi piuttosto recenti la gran parte dei territori oggi ricompresi entro la diocesi di Massa-Carrara-Pontremoli.

Una diffusione che, se fu assai precoce (da Luni pare che provenisse sant’Eutichiano, papa dal 275 al 283), fu anche molto lenta e difficoltosa, a causa della pervicace sopravvivenza dei culti pagani, non tanto nei territori costieri, quanto soprattutto nell’interno, nella montuosa Lunigiana. Qui vescovi e missionari ebbero un bel da fare a convertire genti e a distruggere idoli: ancora nel 752, nella cosiddetta Lapide di Leodegar, si elogia il defunto perché «gentilium varia hic idola fregit». Non si trattava dei nudi classici mirabilmente scolpiti contro cui di solito si rivolse la furia dei Cristiani, ma di immagini ben più antiche ed elementari, le misteriose statue stele raffiguranti guerrieri e figure femminili, realizzate in un ampio arco temporale che va dalla fine del IV millennio al VI secolo a. C. Forse a questa fase di rimozione del paganesimo rimanda la festa del fuoco che si tiene il 2 maggio sul piazzale antistante la pieve di San Pancrazio a Vignola, nel pontremolese, con il suo grande falò in cui un tempo venivano bruciati i “pipìn”, statuine che potrebbero alludere agli idoli pagani, delle quali sono esposti a Pontremoli alcuni esemplari.

Alla fine il Cristianesimo ebbe la meglio, e numerose pievi sorsero in tutta la Val di Magra. Eppure l’idolatria e forme di religiosità precristiane sopravvissero, al punto che nel Cinque-Seicento la Lunigiana, assieme ad altri territori come la Corsica e vaste porzioni dell’Italia meridionale, veniva annoverata tra “le Indie di quaggiù”, per dirla con l’espressione coniata da un lunigianese (un tempo) illustre, il gesuita Silvestro Landini. E retaggi degli antichi culti si possono forse ancora oggi scorgere nel viscerale attaccamento delle comunità alle loro immagini sacre più venerate.

Nelle due sedi della mostra si illustrano quelle che furono le principali devozioni nel corso dei secoli. Nel Medioevo conquistarono una particolare venerazione santi martiri locali, figure al crocevia tra storia e leggenda: è il caso ad esempio del vescovo pellegrino san Terenzo (patrono eponimo del paese di San Terenzo Monti, nei pressi di Fivizzano) e del vescovo di Luni Ceccardo, particolarmente venerato a Carrara, da dove proviene la bellissima testa reliquiario in argento quattrocentesca esposta a Massa. Parimenti sviluppata fu la devozione alla croce (testimoniata dalle numerose stauroteche) e a Cristo crocifisso; in questo ambito ebbe particolare fortuna l’immagine del Volto Santo, non solo perché Lucca è vicina, ma soprattutto perché il Cristo scolpito da Nicodemo ebbe a passare da queste parti. Secondo la leggenda, infatti, la barca che trasportava il crocifisso approdò nei pressi di Luni; la contesa che ne seguì, tra il vescovo locale e quello di Lucca che rivendicavano entrambi il sacro legno, fu risolta ponendo la croce su un carro trainato da buoi, i quali ispirati da Dio la condussero alla sua sede definitiva. Il viaggio del Volto Santo è raffigurato in uno dei due scomparti della predella del Trittico di Codiponte prestati dal Museo Nazionale di Villa Guinigi, a Lucca, ed esposti nella sede massese della mostra.

Con l’Età Moderna proliferò una tipologia tutta nuova di santi: a partire dalla riscoperta delle catacombe (1578), reliquie ed interi Corpi Santi riemersero dal sottosuolo dell’Urbe (con un’intensità da fare invidia allo stesso giorno del Giudizio) e vennero disseminati in tutta la Cristianità, fomentando nuove devozioni per figure etichettate (frettolosamente) come martiri della Chiesa primitiva. Tra Sei e Settecento ne giunsero parecchi in Lunigiana, a cominciare dai molti che il cardinale Alderano Cybo (1613-1700) destinò alle chiese di Massa. I resti di ben quattro santi paleocristiani furono invece donati da Gabriele e Mattia Dalla Porta, tra il 1662 e il ’66, alla chiesa parrocchiale di Virgoletta, nei pressi di Villafranca, e sistemati in uno splendido altare marmoreo appositamente realizzato. Talvolta si trattava di corpi sontuosamente abbigliati, sul tipo di quelli di area germanica che popolano le pagine di un fortunato volume uscito da poco, Heavenly Bodies. Cult treasures and spectacular Saints from the Catacombs di Paul Koudounaris (fotograficamente non meno sfarzoso degli scheletri di cui si occupa): è il caso del corpo di san Celestino nel duomo di Pontremoli (rievocato nella mostra massese da una grande fotografia) e di quello, pure ribattezzato Celestino, che un altro cardinale di Casa Cybo, Camillo, donò alla chiesa carrarese di San Giacomo. Tra i reperti più interessanti relativi a questo tema esposti a Massa, occorre menzionare i vasetti vitrei provenienti dal reliquiario di Ameglia (La Spezia) che riunisce le spoglie dei santi Vitale, Clemente e Modesto (vasetti che in origine contenevano, secondo la credenza, il sangue dei martiri); mentre a Pontremoli è esposta l’urna con le ossa di san Severo, concessa dall’abbazia di San Caprasio ad Aulla.

Se pezzi come questi sono in grado di solleticare la curiosità di chi ha il gusto per il macabro, la varietà tipologica e cronologica delle opere esposte (che comprendono reperti archeologici, dipinti, argenterie) viene incontro agli interessi di un pubblico più vasto, che grazie ai ricchi apparati didattici è guidato alla scoperta di un tema certamente non facile.

ecce lignum 3

Mae­stro di Mon­te­flo­scoli, Scom­parto di pre­della raf­fi­gu­rante il viag­gio del Volto Santo, Lucca, Mu­seo Na­zio­nale di Villa Gui­nigi (Massa, Mu­seo Diocesano)

ecce lignum 1

La ve­trina con re­perti ar­cheo­lo­gici pro­ve­nienti da Luni e Massa (Massa, Mu­seo Diocesano)

ecce lignum 2

Al­cuni re­perti pro­ve­nienti da­gli scavi di Piazza Mer­cu­rio a Massa (Massa, Mu­seo Diocesano)

ecce lignum 4

Te­sta re­li­quia­rio di San Cec­cardo, ar­gento, XV sec., Car­rara, Duomo di Sant’Andrea (Massa, Mu­seo Diocesano)

ecce lignum 5

Di­pinti raf­fi­gu­ranti la sto­ria di San Te­renzo, San Te­renzo Monti (Massa, Mu­seo Diocesano)

ecce lignum 6

La ve­trina con i “pi­pìn” (Pon­tre­moli, Mu­seo Diocesano)

ecce lignum 7

Il Corpo Santo di San Ce­le­stino (Pon­tre­moli, Duomo)


Ecce Lignum Crucis. Alle origini della fede
Massa, Museo Diocesano e Pontremoli, Museo Diocesano, 7 dicembre 2013 – 9 febbraio 2014

Info: museodiocesanomassa.it

 

Cite this article as: Fabrizio Federici, Dalle statue stele ai Corpi Santi, in "STORIEDELLARTE.com", 31 dicembre 2013; accessed 30 marzo 2017.
http://storiedellarte.com/2013/12/dalle-statue-stele-ai-corpi-santi.html.

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