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“Maratti e l’Europa”: intervista a Simonetta Prosperi Valenti Rodinò (e un report)

Carlo Maratti, Autoritratto, Uffizi

Carlo Maratti, Autoritratto, Firenze, Galleria degli Uffizi

Al termine delle giornate di studio su Carlo Maratti (“Maratti e l’Europa“) nel terzo centenario della morte (1713-2013), che hanno avuto luogo a Roma, a Palazzo Altieri e all’Accademia di San Luca, l’11 e 12 novembre scorso, abbiamo rivolto alcune domande a Simonetta Prosperi Valenti Rodinò, professore ordinario di Storia dell’arte moderna presso l’Università di Roma Tor Vergata, nota a livello internazionale quale studiosa del disegno italiano dei secoli XVI- XVIII, in particolare della scuola fiorentina e romana, e di storia del collezionismo di grafica a Roma dal XVI  al XVIII, che ha curato la direzione scientifica del convegno insieme a Liliana Barroero e a Sebastian Schütze.

Professoressa, com’è nata l’idea del convegno?

Anni fa già avevamo cercato di organizzare una mostra, avevamo lavorato a due progetti che purtroppo non hanno avuto successo nonostante l’appoggio di Antonio Paolucci che aveva dato la sua disponibilità. Quindi abbiamo pensato, con la professoressa Barroero (Università Roma Tre), che fosse giusto, in occasione del terzo centenario della morte, dedicare una giornata di studi a Carlo Maratti; e da lì si è creato un grande entusiasmo ed una sorta di “coralità” nell’organizzazione e nella programmazione dell’evento. Abbiamo coinvolto Stella Rudolph che da quarant’anni studia il pittore e dovrebbe a breve fare uscire una monografia sul Maratti, che ci ha promesso per l’anno prossimo. Volutamente, essendo imminente l’uscita di questo volume,  il convegno non ha privilegiato un taglio monografico. Abbiamo cercato di focalizzare i lavori in due giornate, la prima su Maratti e l’influenza che ha avuto in Europa, e l’altra sull’importanza di Maratti dal punto di vista teorico ed il suo collegamento alle Accademie ed ai movimenti letterari.
Carlo Maratti è stato un artista di portata internazionale, un pittore molto corteggiato e richiesto dai sovrani d’Europa, dagli Asburgo in primis ai reali spagnoli, con cui ebbe rapporti in prima persona, così come dai diversi committenti inglesi e francesi.

Per quale motivo, secondo lei, Maratti è un artista che, aldilà naturalmente degli specialisti, non è riuscito a trovare una giusta collocazione?

Questo probabilmente può essere dipeso anche dal fatto che non è stata ancora pubblicata la monografia a cui sta lavorando da diversi anni la grande studiosa Stella Rudolph, che tutti noi aspettiamo.
Possiamo anche aggiungere che in questo momento della storia dell’arte, caratterizzato da un’ipervalutazione di un fenomeno come Caravaggio e caravaggeschi, che rappresentò nel Seicento la tendenza antagonista al Classicismo di cui Maratti fu uno degli ultimi esponenti, viene un po’ tralasciato e dimenticato tutto un filone di cui Maratti fa parte.

Carlo Maratti, Allegoria della Clemenza, particolare

Carlo Maratti, Allegoria della Clemenza, particolare, 1673-1675, Roma, Palazzo Altieri, salone dell’udienza

 

Report

La comunità internazionale degli studiosi specialisti della cultura artistica del Seicento romano, sotto il patrocinio delle Università di Roma Tor Vergata, Roma Tre e Università di Vienna, con la direzione scientifica di Liliana Barroero, Simonetta Prosperi Valenti Rodinò e Sebastian Schütze, ha ritenuto doveroso approfondire la figura del pittore che ha avuto ruolo fondamentale nella diffusione in Europa del modello artistico romano tra la fine del Seicento e i primi decenni del Settecento.

La prima giornata si è aperta con l’intervento di Ann Sutherland Harris (Università di Pittsburgh), Da Sacchi a Maratti: la trasformazione da studente brillante a maestro indipendente attraverso i loro disegni degli anni quaranta e cinquanta, che ha indagato il rapporto intercorso tra Andrea Sacchi e Carlo Maratti dal 1636 allorquando Maratti cominciò gli studi presso Sacchi, fino alla morte di Sacchi stesso avvenuta nel 1661. La studiosa si è concentrata sulla pratica del disegno dei due artisti, sugli studi di figure e sui disegni di diverse composizioni, la maggior parte dei quali conservati a Düsseldorf e a Windsor Castle.

Il secondo intervento, di Jennifer Montagu (Londra, Warburg Institute), Carlo Maratti e la scultura, ha preso in esame il rapporto di stima e di amicizia instauratosi tra Maratti e diversi scultori, così come viene documentato dalle sue biografie. Maratti diede anche vita ad una collezione che comprendeva importanti sculture, tra cui molte opere di François Duquesnoy.

Il terzo intervento di Sabrina Leps (Dresda, Staatliche Kunstsammlugen Gemaldegalerie Alte Meister), dal titolo Maratti, Bellori e l’affresco della Clemenza in Palazzo Altieri, ha analizzato dal punto di vista iconografico il complesso problema della “collaborazione” tra Carlo Maratti e Giovan Pietro Bellori. La studiosa si è concentrata in particolare sulla volta della Sala grande di Palazzo Altieri, il cui programma decorativo incentrato sulla figura della Clemenza fu ideato da Bellori. La Leps ha dettagliatamente analizzato l’invenzione iconografica della Clemenza, che riprende una certa tradizione antica, quella della dea della Pace, piuttosto rara nella prima età moderna e probabilmente da intendere in termini programmatici per il pontificato di Clemente X, al secolo Emilio Bonaventura Altieri.

Simonetta Prosperi Valenti Rodinò (Università di Roma Tor Vergata) ha illustrato la sua relazione dal titolo Maratti e il ‘primato del disegno’. Il caso di Palazzo Altieri, concentrandosi sull’importanza del disegno nella carriera artistica di Carlo Maratti, la cui attività pittorica fu affiancata sapientemente da quella grafica, in cui l’artista eccelse. Maratti riuscì a fondere in uno stile nuovo e personale le istanze artistiche di indirizzo classicistico (Annibale e la tradizione carraccesca, Sacchi, Domenichino, ma anche gli artisti francesi) guardando anche ai massimi esponenti del Barocco, come Lanfranco, Cortona e Gaulli.
Prosperi Valenti Rodinò ha preso anche in esame numerosi studi preparatori per gli affreschi di Palazzo Altieri che non si limitarono alla Sala della Clemenza, ma riguardarono anche la decorazione di alcune sale adiacenti.

Stella Rudolph (Firenze), nota specialista di Carlo Maratti, nell’intervento Maratti e l’Inghilterra, ha evidenziato i rapporti che l’artista ebbe con alcuni committenti inglesi per i quali realizzò prevalentemente ritratti e qualche ritratto da camera.
Carlo Maratti godette di una rilevante fortuna critica anche attraverso l’attività collezionistica degli inglesi bramosi di incamerare i suoi dipinti – poi finiti in sedi come Houghton e Keddleston – e tramite gli apprezzamenti di conoscitori come i due Richardson e Horace Walpole.

Stephane Loire (Parigi, Musée du Louvre), nell’intervento Carlo Maratti et les Français, ha invece indagato i rapporti tra Maratti e i committenti francesi, tra i quali figurano il re di Francia Luigi XIV ed il Direttore dell’Accademia di Francia a Roma; tra le opere più celebri che Maratti realizzò il Ritratto del cardinale Retz (collezione privata) e l’Apollo e Dafne (1681, Musée Royaux des Beaux-Arts). Attraverso questa clientela internazionale il linguaggio del Maratti fu esportato in tutta Europa, divenendo uno dei più moderni del suo tempo.

Ursula Verena Fischer Pace (Roma) ha presentato la relazione Diffusione del modello Maratti nel Paesi del Nord Europa: il caso di Hinrich Krock, incentrata sulla figura poco nota di Hinrich Krock, pittore di Copenaghen e fra i più importanti artisti di epoca barocca della Scandinavia, che soggiornò tre volte in Italia. Secondo il suo biografo, Kroch fu accolto a Roma nella casa di Maratti come un figlio e qui ebbe modo di studiare e copiare le opere di Maratti e della sua scuola.

La seconda giornata è stata aperta da Anna Lo Bianco (Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo), che nell’intervento Una committenza Barberini: gli Apostoli di Maratti, ha preso in considerazione alcune opere conservate presso la Galleria Nazionale di Arte Antica di Palazzo Barberini, quali la serie delle grandi tele raffiguranti gli Apostoli eseguite da Carlo Maratti, subentrato al suo maestro Andrea Sacchi nell’incarico di realizzarli.

Silvia Ginzburg (Università Roma Tre), nella sua relazione Raffaello, Annibale e i caratteri della ‘scuola romana’ in Maratti e in Bellori, si è occupata del connubio tra Carlo Maratti e Giovan Pietro Bellori, e delle influenze di Raffaello e di Annibale Carracci presenti nell’opera di Maratti.

L’intervento di Evelina Borea (Roma, Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo), Carlo Maratti e le stampe del suo tempo, ha posto l’attenzione sull’attività di incisore di Carlo Maratti e sulla attività come collezionista di stampe. Al termine della sua vita figurano infatti nell’inventario dei suoi beni centinaia di incisioni di grandi maestri del passato, da Mantegna a Dürer, fino ai contemporanei.

Sebastian Schütze (Università di Vienna), nella relazione Maratti e la pittura arcadica a Napoli, ha approfondito il ruolo svolto da Carlo Maratti nell’influenzare i protagonisti della svolta arcadica napoletana, attraverso una riconsiderazione del quadro storico e sulla base di nuove testimonianze poetiche.

L’intervento di Angela Cipriani (Roma, Accademia Nazionale di San Luca) Maratti e l’Accademia di San Luca: introduzione alla mostra documentaria ha illustrato la mostra I ritratti dei Santi artisti. Una regia di Carlo Maratti per l’Accademia di San Luca che, sempre in occasione delle celebrazioni del terzo centenario dalla morte di Carlo Maratti, espone un nucleo di dodici ritratti di beati e santi artisti, realizzato solo sotto la guida del pittore, e di problematica attribuzione.

Paolo Coen (Cosenza, Università della Calabria) ha messo in luce le singolari capacità di Carlo Maratti di confrontarsi ed interagire con gli attori e i complicati meccanismi del mercato artistico. Maratti accumulò infatti una raccolta di centinaia fra quadri, cartoni e disegni di autori antichi e moderni, dimostrando una profonda conoscenza del mercato d’arte.

Gonzalo Zolle (Università di Roma Tor Vergata), con la relazione L’Accademia Pallavicini, incompiuta costruzione di un tempio marattesco, ha preso in esame il sodalizio tra Carlo Maratti ed il marchese Niccolò Maria Pallavicini, ed i quadri richiesti dal marchese ad Andrea Pallavicini, seguace del Maratti, per una sala che avrebbe dovuto rappresentare la propria Accademia.

L’intervento finale è stato quello di Stefano Cracolici (Università di Durham), Su Carlo e Faustina Maratti: Disfilo e Aglauro in Arcadia, che ha posto l’attenzione sulla poesia e sulla figura di Faustina Maratti, figlia di Carlo, che ebbe un ruolo di primo piano nel contesto artistico e letterario della Roma di primo Settecento.

 

Link

 

Carlo Maratti, Allegoria della Clemenza, particolare

Carlo Maratti, Allegoria della Clemenza, particolare, 1673-1675, Roma, Palazzo Altieri, salone dell’udienza

 

Cite this article as: Martina Caragliano, “Maratti e l’Europa”: intervista a Simonetta Prosperi Valenti Rodinò (e un report), in "STORIEDELLARTE.com", 15 novembre 2013; accessed 22 settembre 2017.
http://storiedellarte.com/2013/11/maratti-e-leuropa-intervista-a-simonetta-prosperi-valenti-rodino-e-un-report.html.

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