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Renzo Piano meets ICEA

Il viaggio (e un libro) come pretesto: l’architetto parla agli studenti di Padova

«Mi chiedete qual è la differenza tra ingegnere e architetto? Non l'ho mai capito in tanti anni. Meglio chiedersi: chi è il progettista? Colui il quale ha la capacità di sconfinare continuamente tra i temi dell'architettura e dell'ingegneria». Ai circa ottanta studenti del corso di laurea in Ingegneria Edile - Architettura (Dipartimento ICEA – Ingegneria, Civile, Edile e Ambientale) dell’Università degli studi di Padova, ospitati lo scorso 15 ottobre alla Fondazione Renzo Piano nella sede di Villa Nave a Genova Vesima per incontrare Renzo Piano, l’incipit delle riflessioni dell’architetto è parso quanto mai significativo. E per certi versi rassicurante, di fronte alle difficoltà del percorso di studi da loro intrapreso e che propone una figura professionale, quella appunto dell’ingegnere-architetto, volta a coniugare le tradizionali antinomie tra sapere tecnico e discipline umanistiche.
La capacità di sconfinare è un aspetto che certamente non manca all’interno del Renzo Piano Building Workshop, come hanno potuto apprendere gli studenti, giunti all’incontro con l’architetto dopo averne analizzato alcune opere in un percorso di viaggio iniziato da Trento con la visita al nuovo Museo delle Scienze (Muse) e all’adiacente quartiere “Le Albere”, proseguito a Torino con il sopralluogo al Lingotto per concludersi, appunto, a Genova.
Quella di lavorare con i propri studenti analizzando, studiando e visitando le opere di un autore particolarmente significativo per le discipline dell’architettura è ormai una tradizione ben consolidata all’interno del corso di laurea dell’Università patavina. Se nei precedenti anni accademici una parte consistente dell’attività didattica e di ricerca era stata dedicata alle figure e alle opere di Louis Kahn e di Le Corbusier, l’anno in corso si è invece aperto sotto il segno di Renzo Piano, con l’incontro - conversazione presso la sua Fondazione a Genova. Il programma prevede attività di vario genere (vedi programma): viaggi di studio in Italia e all’estero alla scoperta delle opere più significative dell’architetto; conferenze, a partire da giovedì 31 ottobre con la presenza di Fulvio Irace (Politecnico di Milano); la realizzazione in scala 1:1 di un intero padiglione espositivo per presentare alcuni lavori meno conosciuti e studiati del Maestro, attraverso gli elaborati prodotti dagli studenti all’interno dei laboratori didattici delle diverse discipline coinvolte (Disegno dell’Architettura; Progettazione architettonica e urbana; Storia dell’architettura; Urbanistica; Architettura Tecnica). Infine, la grande mostra retrospettiva dedicata a Renzo Piano, organizzata dall’Ordine degli Architetti di Padova e dalla Fondazione Barbara Cappochin, e programmata a Padova per la primavera del prossimo anno, presso il Palazzo della Ragione, rappresenterà un ulteriore e importante tassello di questo percorso verso la comprensione dell’opera del maestro genovese.

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Mi chie­dete qual è la dif­fe­renza tra in­ge­gnere e ar­chi­tetto? Non l’ho mai ca­pito in tanti anni. Me­glio chie­dersi: chi è il pro­get­ti­sta? Co­lui il quale ha la ca­pa­cità di scon­fi­nare con­ti­nua­mente tra i temi dell’architettura e dell’ingegneria


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Negli ultimi tempi le numerose apparizioni con interviste televisive, e la recente nomina a senatore a vita, hanno sugellato l’immagine di Renzo Piano come un vero e proprio maître à penser, in controtendenza rispetto a quella di homo faber legata alla sua frenetica attività progettuale. Ascoltare le sue parole, in diretta, in mezzo ai suoi strumenti di lavoro, è stato un grande privilegio per tutti noi, studenti e docenti raccolti attorno a lui, convinti come siamo che il viaggio sia un momento fondamentale per la nostra crescita culturale e professionale, e che senza il confronto diretto con l’opera costruita sia difficile se non impossibile comprendere il valore stesso dell’architettura o di qualsiasi attività progettuale. «Bisogna viaggiare, capire, ascoltare i luoghi, che hanno quasi sempre qualcosa da dire, con voce bassa e impercettibile». Imparare ad ascoltare i luoghi, guardandoli in silenzio: è l’invito che Renzo Piano ha rivolto a tutti noi, per assorbire le caratteristiche, raccogliere informazioni per comprendere la bellezza e la pienezza di quei luoghi di cui l’Italia è disseminata. L’invito è stato quello di fare ricorso alla nostra abilità umanistica a «cogliere il chiaroscuro, la complessità delle cose». Viaggiare serve comunque, «esci dal tuo covo, prendi le distanze e ti accorgi quando vai via della bellezza dell’Italia» che spesso viviamo con disattenzione.

Ho viaggiato in compagnia dei miei simpatici colleghi, Edoardo Narne, Stefano Zaggia, Pasqualino Boschetto, Gianmario Guidarelli, Isabella Friso, Roberto Bosi, Gianluca Salvemini, Marco Zagallo, Filippo Scarso, Elisa Iotti, Giorgio Simioni (presidente dell’Ordine degli Ingegneri di Padova) e di un caro amico, Simone Sfriso, che con i suoi progetti sembra aver capito che bisogna prestare attenzione alla fragilità della terra, come ci ha ricordato Renzo Piano. Ho viaggiato infine in compagnia di un bel libro, fresco di stampa, Per terra e per acqua. Viaggi e viaggiatori nell’Europa moderna di Rita Mazzei, che ci racconta come «ad occuparsi di viaggi e di viaggiatori si finisce per abbracciare con sguardo largo i più diversi aspetti della realtà storica». E soprattutto in compagnia di un gruppo di simpatici studenti, ai quali le parole e le opere dell’architetto credo abbiano lasciato un segno molto forte, come mi sembra aver colto dagli appunti lasciati da una giovane e attenta studentessa nel libro degli ospiti della Fondazione: «sconfinare è un dovere, viaggiando capisci…»; e ancora: «grazie, ricorderò sempre di essere curiosa (e ostinata)».

Nel suo Viaggio in Italia, compiuto tra 1786 e 1788, Wolfgang Goethe di fronte alle opere palladiane osservava: «soltanto al cospetto di queste architetture se ne apprezza il grande valore perché esse sono intese a colmare l’occhio con la loro reale grandezza e corposità, e ad appagare lo spirito con la bella armonia delle loro dimensioni». Con questo primo viaggio dedicato a Renzo Piano, al cospetto delle architetture e dell’architetto, non c’è dubbio che sia l’occhio che lo spirito siano stati abbondantemente appagati.

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Bi­so­gna viag­giare, ca­pire, ascol­tare i luo­ghi, che hanno quasi sem­pre qual­cosa da dire, con voce bassa e im­per­cet­ti­bile


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Cite this article as: Elena Svalduz, Renzo Piano meets ICEA, in "STORIEDELLARTE.com", 30 ottobre 2013; accessed 27 giugno 2017.
http://storiedellarte.com/2013/10/renzo-piano-meets-icea.html.

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