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Ra­món Gó­mez, il Ritratto di padre Paravicino di El Greco (e A. Venturi, il Ritratto di domenicano di Tiziano)

El Greco, Fray Hortensio Félix Paravicino

Dome­ni­kos Theo­to­ko­pou­los det­to El Gre­co, Ritrat­to di fra Hor­ten­sio Félix Para­vi­ci­no, 1609, Boston, Museum of Fine Arts, tela, 112,1 x 86 cm

Ti­ziano Ve­cel­lio, Ri­tratto di do­me­ni­cano nelle ve­sti di San Vin­cenzo Fer­rer

Ti­ziano Ve­cel­lio, Ri­tratto di do­me­ni­cano nel­le ve­sti di San Vin­cenzo Fer­rer, 1565 cir­ca, Roma, Gal­le­ria Bor­ghese, tela, cm 92 x 78

«[…] Nel ritrat­to del padre Para­vi­ci­no, i trat­ti del viso sono tan­to indo­vi­na­ti che vale la pena di par­lar­ne.
Ton­su­ra­to, col viso illu­mi­na­to di paro­le, il padre Para­vi­ci­no anda­va a tro­va­re El Gre­co, a con­tem­pla­re i qua­dri nei qua­li Dome­ni­co, attra­ver­so la pit­tu­ra, vole­va tro­va­re l’essenza sot­ti­le dei sogni, l’ansietà poe­ti­ca, la paz­zia dell’immortalità.
Sul viso del padre Para­vi­ci­no, ton­su­ra­to in manie­ra non comu­ne, tra­spa­ri­va­no le veglie e le peni­ten­ze e oltre a que­ste le sue pre­oc­cu­pa­zio­ni poe­ti­che, i suoi desi­de­ri di scul­to­re reto­ri­co; la poe­sia ricom­pen­sa­va le sue inson­nie di mona­co.
El Gre­co ammi­ra­va la com­bat­ti­va ispi­ra­zio­ne del fra­te rin­chiu­so nel­la for­tez­za del­la teo­lo­gia e sogna­to­re di poe­sia. Vede­va il suo desi­de­rio di scio­glier­si dal­la cami­cia di for­za degli abi­ti e quel­lo anco­ra più for­te di con­ti­nua­re a esser­ne sog­gio­ga­to, stret­to dal gra­vo­so allen­ta­to suda­rio den­tro al qua­le il cor­po vive­va sacri­fi­ca­to.
L’artista non si die­de pace fin­ché non l’ebbe fat­to sede­re su uno dei suoi seg­gio­lo­ni fra­te­schi e non ne ebbe dipin­to la pal­li­da e bru­na feb­bre, dan­do risal­to alla testa sopra il cap­puc­cio bian­co che gli rica­de­va sul­le spal­le, men­tre la man­tel­li­na e la pel­le­gri­na nere face­va­no con­tra­sto non solo col rove­scio bian­co del cap­puc­cio, ma anche con la veste bian­ca, dove era dipin­ta la cro­ce del suo ordi­ne.
Nel far­si ritrar­re, il fra­te teme la ten­ta­zio­ne del­la pit­tu­ra e dif­fi­da dell’immortalità sen­za rinun­zie che s’ottiene facen­do­si per­pe­tua­re da una mano mae­stra.
El Gre­co frat­tan­to vole­va coglie­re que­sta curio­sa esta­si del poe­ta, que­sto suo sfor­zar­si di affer­ra­re la luce del pit­to­re del qua­le il fra­te era sem­pre sta­to un gran­de ammi­ra­to­re.
Vol­le dar­gli quest’espressione per sem­pre, vol­le dar­gli gli occhi che vedes­se­ro lo spet­ta­co­lo dell’avvenire.
Non volen­do smen­ti­re la fama di stu­dio­so e di eru­di­to del poe­ta, gli pose vici­no un gros­so libro e sopra que­sto un altro più pic­co­lo dove, con un dito del­la mano sini­stra, il poe­ta mostra il pun­to che sta­va leg­gen­do quan­do il pit­to­re lo distras­se.
L’altra mano è un poe­ma del Gre­co, che vol­le lasciar­le quel­lo stan­co abban­do­no pro­prio alla mano del­lo scrit­to­re quan­do si fer­ma per ripo­sa­re, in atteg­gia­men­to par­ti­co­la­re, qua­si non aves­se fat­to nul­la, in peni­ten­te mode­stia, non pre­oc­cu­pan­do­si se l’inchiostro color san­gue gli è rima­sto sul­le dita.
Non vuo­le con­tor­sio­ni, la mano del­lo scrit­to­re, quan­do è ino­pe­ro­sa. Vuol esse­re per­do­na­ta, dichia­rar­si inno­cen­te, col­mar­si di pura mode­stia.
Mis­sio­na­rio di poe­sia, dipin­to con nere mac­chie fulig­gi­no­se, vuo­le sol­le­var­si dal­la nera spor­ci­zia per ascen­de­re a luci incan­de­scen­ti.
Per­se­gui­ta­to da sel­vag­ge incer­tez­ze, lo si vede alla ricer­ca del sonet­to idea­le, anch’esso emble­ma dell’arte come una buo­na scul­tu­ra o un buon qua­dro.
Arde in proi­bi­zio­ni di con­ven­to e visio­ni di gra­zie. Sta fra l’audacia e il pen­ti­men­to. Sof­fre sul­la sua seg­gio­la come in un infer­no, è un con­dan­na­to in abi­to di car­ce­ra­to, com­bat­tu­to fra il desi­de­rio di loda­re il mon­do e la pas­sio­ne di con­ver­ti­re que­sto desi­de­rio in sim­bo­lo reli­gio­so.
È il ritrat­to del Gre­co nel qua­le c’è più incer­tez­za e meno irri­ta­ta fer­mez­za. Il poe­ta ode altra musi­ca oltre quel­la che accom­pa­gna il can­to fer­mo, ed è la musi­ca che risuo­na negli altri ritrat­ti; qui essa s’incanta di col­po, si disper­de in mol­te­pli­ci dire­zio­ni.
Più che un osses­so egli è uno spe­ran­zo­so. Guar­da i pie­di che dan­za­no nel futu­ro, le dan­zan­ti ore dell’avvenire. La stan­za che vede non è quel­la del Gre­co. Uno sce­na­rio rotan­te appa­re ai suoi occhi. Ma egli scor­ge l’assoluto idea­le di bel­lez­za che sarà ogget­to di tut­ti gli sguar­di fis­si, quan­do lo spi­ri­to coin­ci­da con la feli­ci­tà […]».

Ramón Gómez de la Ser­na, El Gre­co visio­na­rio illu­mi­na­to [tito­lo ori­gi­na­le: El Gre­co. El visio­na­rio de la pin­tu­ra, Madrid 1935], tra­du­zio­ne ita­lia­na di Enri­co Miglio­li [1955], Abscon­di­ta, Mila­no 2005, pp. 96–98.

«[…] In un pla­sma di fuo­co si for­ma­no inve­ce figu­re e cose nel qua­dro del­la Gal­le­ria Bor­ghe­se, rap­pre­sen­tan­te Vene­re che ben­da Amo­re, ove la nin­fa con l’arco, più dell’altra lon­ta­na, avan­za ver­so la dea come nube acce­sa al tra­mon­to; e par che il vol­to non di car­ne si for­mi, non di colo­re, ma dei vapo­ri di un incen­dio, nel­la gran fiam­ma del cie­lo. Pol­ve­re iri­de­scen­te son le alet­te degli amo­ri: e sem­bra che al sol toc­co di un dito deb­ba sfal­dar­si quel lie­ve tes­su­to di luce.

Ugual­men­te sfioc­ca­to è il tes­su­to argen­teo del cami­ce di San Dome­ni­co, nel­la sala del­la Gal­le­ria Bor­ghe­se, ove è il qua­dro di Vene­re che ben­da Amo­re. A mez­za figu­ra il mona­co, chiu­so nel­la cap­pa nera, con l’indice teso, si vol­ge, come dall’alto di un per­ga­mo, alla fol­la. E vive in un’atmosfera gre­ve, di un gri­gio affo­ca­to, la figu­ra d’inquisitore, schiac­cia­ta qua­si dai baglio­ri di rogo, fana­ti­ca, con occhi feb­bri­li e cupi».

Adol­fo Ven­tu­ri, Sto­ria dell’arte ita­lia­na, IX. La pit­tu­ra del Cin­que­cen­to, Par­te III, Ulri­co Hoe­pli, Mila­no 1928, pp. 365–377.

El Greco, Fray Hortensio Félix Paravicino 3

Dome­ni­kos Theo­to­ko­pou­los det­to El Gre­co, Ritrat­to di fra Hor­ten­sio Félix Para­vi­ci­no, par­ti­co­la­re, 1609, Boston, Museum of Fine Arts

Ti­ziano Ve­cel­lio, Ri­tratto di do­me­ni­cano nelle ve­sti di San Vin­cenzo Fer­rer

Ti­ziano Ve­cel­lio, Ri­tratto di do­me­ni­cano nel­le ve­sti di San Vin­cenzo Fer­rer, par­ti­co­la­re, 1565 cir­ca, Roma, Gal­le­ria Bor­ghese

Cite this article as: Marsel Grosso, Ra­món Gó­mez, il Ritratto di padre Paravicino di El Greco (e A. Venturi, il Ritratto di domenicano di Tiziano), in "STORIEDELLARTE.com", 27 ottobre 2013; accessed 30 aprile 2017.
http://storiedellarte.com/2013/10/ra%c2%admon-go%c2%admez-il-ritratto-di-padre-paravicino-di-el-greco-e-a-venturi-il-ritratto-di-domenicano-di-tiziano.html.

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