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I falsi d’arte alla Fondazione Federico Zeri

falsoLa due gior­ni del 24 e del 25 otto­bre tenu­ta­si a Bolo­gna alla Fon­da­zio­ne Fede­ri­co Zeri è sta­ta un’occasione di stu­dio ine­ren­te al cor­so di for­ma­zio­ne spe­cia­li­sti­ca dedi­ca­to ai fal­si nell’arte dal tito­lo Lo spec­chio del­la real­tà. I fal­si e la sto­ria dell’arte, a cura di Anna Otta­ni Cavi­na e Mau­ro Nata­le.

Il tema dei fal­si nel­la sto­ria dell’arte ha, nel cor­so del tem­po, sem­pre atti­ra­to l’attenzione degli stu­dio­si, tra i qua­li spic­ca senz’altro Fede­ri­co Zeri. Cele­bre una del­le tan­te sue affer­ma­zio­ni sui fal­si: «Che l’immedesimarsi in una situa­zio­ne mor­ta, e mor­ta da seco­li, sia un assun­to impos­si­bi­le, por­ta come con­se­guen­za che ogni fal­si­fi­ca­zio­ne, anzi­ché costi­tui­re una ripre­sa, tar­da e arti­fi­cio­sa, di deter­mi­na­ti valo­ri figu­ra­ti­vi, si limi­ta in real­tà ad esse­re uno schiet­to ed ine­qui­vo­ca­bi­le docu­men­to del gusto con­tem­po­ra­neo, e dico del gusto, non dell’arte».
Duran­te le due gior­na­te di stu­dio, alle qua­li ho assi­sti­to come cor­si­sta, il tema del fal­so è sta­to affron­ta­to da pun­ti di vista ed ango­la­zio­ni diver­se da stu­dio­si di ambi­ti disci­pli­na­ri dif­fe­ren­ti (sto­ria dell’arte, filo­lo­gia, sto­ria, musi­ca), inter­ve­nu­ti con con­tri­bu­ti che ten­te­rò bre­ve­men­te di rias­su­me­re.

La gior­na­ta del 24 è ini­zia­ta con l’intervento di Mina Gre­go­ri, la qua­le ha for­ni­to ai cor­si­sti con­si­gli indi­spen­sa­bi­li per impa­ra­re a rico­no­sce­re i fal­si, come quel­lo di par­ti­re sem­pre dall’analisi e dal­la let­tu­ra del testo arti­sti­co, dal­lo stu­dio dei requi­si­ti, dal­la tec­ni­ca, dal­lo sta­to di con­ser­va­zio­ne e dal livel­lo dell’eventuale restau­ro, affer­man­do che un indi­zio basi­la­re per sve­la­re un fal­so è quan­do il restau­ro sull’opera supe­ra il 30%.
Il secon­do inter­ven­to del­la mat­ti­na­ta, Il fal­so nel dise­gno. Il caso di Egi­sto Ros­si (1824–1899), è sta­to quel­lo di Simo­net­ta Pro­spe­ri Valen­ti Rodi­nò, docen­te all’Università di Roma Tor Ver­ga­ta, che ha ana­liz­za­to diver­si casi di dise­gni copia­ti e fal­si­fi­ca­ti. La stu­dio­sa è par­ti­ta dal­la neces­sa­ria distin­zio­ne tra il dise­gno che copia un’altra ope­ra d’arte, il dise­gno che la imi­ta ed il fal­so, sot­to­li­nean­do che in mol­ti casi la copia può ave­re una fina­li­tà didat­ti­ca e di docu­men­ta­zio­ne. L’imitazione con­si­ste inve­ce in una rein­ter­pre­ta­zio­ne del­lo sti­le e del­la tec­ni­ca, men­tre il fal­so può esse­re inte­so come la con­traf­fa­zio­ne di un ori­gi­na­le;  la linea di demar­ca­zio­ne tra un cam­po e l’altro è mol­to sot­ti­le e tal­vol­ta dif­fi­ci­le da per­ce­pi­re. Simo­net­ta Pro­spe­ri Valen­ti ha poi pre­sen­ta­to il caso di Egi­sto Ros­si, scul­to­re e dise­gna­to­re allie­vo di Lui­gi Bar­to­li­ni, che duran­te la sua car­rie­ra ha fal­si­fi­ca­to i dise­gni degli arti­sti a lui con­tem­po­ra­nei, tra i qua­li Anto­nio Cano­va.
Il ter­zo inter­ven­to sui Fal­si nel­la scul­tu­ra dal Cin­que al Set­te­cen­to è sta­to quel­lo di Andrea Bac­chi, dell’Università di Bolo­gna, che ha pre­sen­ta­to alcu­ni busti fal­si del­la secon­da metà dell’Ottocento che ripren­do­no ed imi­ta­no ope­re tar­do rina­sci­men­ta­li e baroc­che, raf­fi­gu­ran­ti cele­bri per­so­nag­gi, rea­liz­za­te da gran­di scul­to­ri. Lo stu­dio­so ha offer­to un’importante dif­fe­ren­zia­zio­ne tra le copie di pro­to­ti­pi, le rie­la­bo­ra­zio­ni ed i busti di inven­zio­ne.

La ses­sio­ne pome­ri­dia­na del 24 otto­bre Il fal­so, spec­chio del­la real­tà, tenu­ta­si pres­so l’Aula Magna di San­ta Cri­sti­na e aper­ta al pub­bli­co, ha volu­to ricor­da­re Pier Ugo Cal­zo­la­ri, ret­to­re dell’Università di Bolo­gna e pre­si­den­te del­la Fon­da­zio­ne Zeri sino al 2010.
Il pri­mo inter­ven­to La let­te­ra come ogget­to pri­vi­le­gia­to di fal­si­fi­ca­zio­ne è sta­to di Lucia­no Can­fo­ra, dell’Università di Bari, che ha affron­ta­to il fal­so anti­co di ambi­to gre­co-roma­no dal pun­to di vista let­te­ra­rio, foca­liz­zan­do l’attenzione su casi esem­pla­ri di filo­lo­gia. Il con­tri­bu­to suc­ces­si­vo del­la ses­sio­ne pome­ri­dia­na è sta­to di Jean Clair, Aca­dé­mie Fra­nçai­se di Pari­gi, dal tito­lo Elo­gio del fal­so, che ha pre­so in con­si­de­ra­zio­ne la que­stio­ne del­le fal­si­fi­ca­zio­ni del­le ope­re d’arte del Nove­cen­to, come i casi cele­bri dei fal­si dise­gni di Picas­so, di Max Ern­st e di Fran­cis Bacon. Lo stu­dio­so ha mostra­to inol­tre come, in mol­ti casi, l’arte “con­tem­po­ra­nea” pos­sa esse­re a sua vol­ta inte­sa come una ripre­sa ed una rie­la­bo­ra­zio­ne di pro­to­ti­pi ed inven­zio­ni del­le epo­che pre­ce­den­ti.
Il ter­zo inter­ven­to è sta­to di Mas­si­mo Fir­po, del­la Scuo­la Nor­ma­le Supe­rio­re di Pisa, che ha ana­liz­za­to Il fal­so ico­no­gra­fi­co come docu­men­to sto­ri­co, con­si­de­ran­do le fal­si­fi­ca­zio­ni dal pun­to di vista “ideo­lo­gi­co”, cioè dei casi in cui chi fal­si­fi­ca lo fa per inte­res­si non pret­ta­men­te mate­ria­li, ma secon­do moti­va­zio­ni con­cre­te e secon­do prin­ci­pi ben spe­ci­fi­ci che pos­so­no varia­re a secon­da del­le cir­co­stan­ze.
Il pro­fes­sor Fir­po ha pre­sen­ta­to casi di copie e di fal­si in rap­por­to ai loro model­li ori­gi­na­li, come ad esem­pio quel­lo dei ritrat­ti del Pon­tor­mo, o del­le imma­gi­ni pit­to­ri­che e scul­to­ree raf­fi­gu­ran­ti Nic­co­lò Machia­vel­li, alcu­ne del­le qua­li pre­sen­ta­no ele­men­ti di con­tat­to tra loro per l’impostazione e la posa del per­so­nag­gio.
Duran­te que­sto inter­ven­to sono anche sta­ti mostra­ti esem­pi di imma­gi­ni di san­ti, fal­si­fi­ca­ti con sot­ti­li mani­po­la­zio­ni, che sol­tan­to un occhio esper­to e con­sa­pe­vo­le può coglie­re.
La gior­na­ta si è con­clu­sa con l’intervento di Mau­ro Nata­le dell’Università di Gine­vra, Lo spec­chio del­la real­tà. I fal­si e la sto­ria dell’arte, che ha pun­ta­to l’attenzione sia sul­la dispu­ta che carat­te­riz­za la sto­ria dell’arte dal Sei­cen­to in poi tra arti­sti ed esper­ti d’arte, sia sul­la qua­li­tà dell’occhio e l’affidabilità dell’organo del­la vista.

La gior­na­ta di vener­dì ha pre­so avvio con l’intervento di Fran­ce­sco Caglio­ti, dell’Università Fede­ri­co II di Napo­li, dal tito­lo Fal­si veri e fal­si fal­si nel­la scul­tu­ra ita­lia­na del Rina­sci­men­to, duran­te il qua­le – da par­te del­lo stu­dio­so di scul­tu­ra – sono sta­ti pre­sen­ta­ti casi di copie e fal­si che ripren­do­no ope­re di ambi­to fio­ren­ti­no, nel­lo sti­le di Desi­de­rio da Set­ti­gna­no, Mino da Fie­so­le e Bene­det­to da Maia­no, e altret­tan­ti esem­pi di ope­re scul­to­ree che rie­la­bo­ra­no moti­vi pit­to­ri­ci, ad esem­pio raf­fael­le­schi, crean­do una sin­te­si di diver­se fon­ti.
Nell’intervento suc­ces­si­vo Copie, inven­zio­ni, pasti­ches: i rischi di un meto­do empi­ri­co. Pit­tu­ra su tavo­la nei seco­li XIII-XV di Andrea De Mar­chi, dell’Università di Firen­ze, ha pre­so in con­si­de­ra­zio­ne diver­si esem­pi di fal­so dichia­ra­to e fal­so masche­ra­to, fal­si­fi­ca­zio­ni insi­dio­se e pro­ble­ma­ti­che di pit­tu­ra Tre­cen­te­sca e tar­do-goti­ca di ambi­to vene­to, fio­ren­ti­no e sene­se.
Il ter­zo inter­ven­to, di Jaco­po Pel­le­gri­ni, Fal­so movi­men­to di alcu­ne con­traf­fa­zio­ni musi­ca­li, ha affron­ta­to, attra­ver­so mol­ti esem­pi di fal­si e con­traf­fa­zio­ni musi­ca­li, la que­stio­ne ine­ren­te la capa­ci­tà dell’orecchio di non esse­re ingan­na­to.
Danie­le Bena­ti, dell’Università di Bolo­gna, è inter­ve­nu­to con una con­fe­ren­za dal tito­lo Da Beren­son a Lon­ghi. Insi­die del­la filo­lo­gia, un eser­ci­zio sul Mae­stro Esi­guo, par­ten­do dall’analisi di alcu­ne ope­re di que­sto arti­sta poco noto, allie­vo del più cele­bre Benoz­zo Goz­zo­li, ha pre­sen­ta­to un esem­pla­re caso di rap­por­to tra ori­gi­na­le e fal­so.
In segui­to Anna Otta­ni Cavi­na e Moni­ca Cavic­chi del­la Fon­da­zio­ne Fede­ri­co Zeri han­no pre­sen­ta­to il caso Fal­si di pri­mo Nove­cen­to nell’archivio di Lui­gi Albri­ghi, una car­tel­la di fal­si fil­tra­ta e sele­zio­na­ta da Lucia­no Bel­lo­si.
Giu­lio Maz­zo­ni si è con­cen­tra­to inve­ce sul caso, già affron­ta­to da Fede­ri­co Zeri, del Fal­sa­rio in cal­ci­nac­cio: Umber­to Giun­ti (1886–1970), fal­si fram­men­ti di affre­sco di sti­le bot­ti­cel­lia­no di carat­te­re pret­ta­men­te pro­fa­no, iden­ti­fi­ca­ti da Zeri come ope­ra di un solo auto­re e rac­col­ti sot­to la sigla dell’anonimo “Fal­sa­rio in cal­ci­nac­cio”, iden­ti­fi­ca­to nel fal­sa­rio sene­se Umber­to Giun­ti.
Penul­ti­mo inter­ven­to del­la gior­na­ta, Una bel­la cera? Ritrat­ti­ni in cera del Cin­que­cen­to tra col­le­zio­ni­smo e fal­si­fi­ca­zio­ne di Andrea Dani­nos, si è foca­liz­za­to sui ritrat­ti in cera mol­to dif­fu­si nell’ambito del col­le­zio­ni­smo cin­que­cen­te­sco del­le cor­ti ita­lia­ne ed euro­pee.
Eli­sa­bet­ta Sam­bo del­la Fon­da­zio­ne Fede­ri­co Zeri ha con­clu­so i lavo­ri rela­zio­nan­do su Miche­le Maz­za­ro­ni, tra fal­si­fi­ca­zio­ne e restau­ro, dedi­ca­to alla figu­ra, poco cono­sciu­ta, del baro­ne, mer­can­te d’arte e ama­teur che, per accon­ten­ta­re le con­ti­nue richie­ste di ope­re d’arte ita­lia­ne, non esi­tò a com­mis­sio­na­re­di­pin­ti in sti­le rina­sci­men­ta­le, la mag­gior par­te dei qua­li furo­no rive­la­ti in real­tà dei fal­si da Fede­ri­co Zeri.

Cite this article as: Martina Caragliano, I falsi d’arte alla Fondazione Federico Zeri, in "STORIEDELLARTE.com", 29 ottobre 2013; accessed 29 aprile 2017.
http://storiedellarte.com/2013/10/i-falsi-darte-alla-fondazione-federico-zeri.html.

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