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Buona domenica con le bolle di sapone di Chardin!

Le ope­re d’arte par­la­no, da sem­pre, a chi le sa ascol­ta­re. A chi cioè sa arri­va­re a com­pren­de­re, con fati­ca, ciò che esse rive­la­no in modo muto attra­ver­so la loro sem­pli­ce e irri­pe­ti­bi­le pre­sen­za.
L’estrema faci­li­tà del­la con­di­vi­sio­ne del­le imma­gi­ni attra­ver­so i social net­work ne con­sen­te pur­trop­po un con­su­mo sen­za limi­ti, non di rado di bas­sis­si­mo livel­lo.
Ver­reb­be da dire, con un sor­ri­so, che for­se è il caso di comin­cia­re a pen­sa­re alla con­ser­va­zio­ne del­le ope­re d’arte nell’epoca del­la loro illi­mi­ta­ta ripro­du­ci­bi­li­tà.
Noi oggi per­ciò non vi pro­po­nia­mo bat­tu­te in qual­che dia­let­to ita­li­co, ma sem­pli­ce­men­te un’opera che par­la da sola e paro­le da far rea­gi­re di fron­te ad essa.
Vi augu­ria­mo buo­na dome­ni­ca con un capo­la­vo­ro di Char­din e con le paro­le di Gabrie­le D’Annunzio.
Jean Siméon Chardin, Bolle di sapone, 1733-1739 circa, New York, The Metropolitan Museum of Art, tela, cm 61 x 63,2

Jean Siméon Char­din, Bol­le di sapo­ne, 1733–1739 cir­ca, New York, The Metro­po­li­tan Museum of Art, tela, cm 61 x 63,2

 

«Ave­te fat­to mai, da ragaz­zi, le bol­le di sapo­ne? La bol­la spun­ta a poco a poco dal­la can­nuc­cia, si arro­ton­da, cre­sce, cre­sce, si colo­ra, riflet­te poi la fine­stra, i vasi di fio­ri, le case di fron­te, il cie­lo; e il bim­bo pri­ma di lan­ciar­la al ven­to ci si spec­chia den­tro, ci ride, la fa don­do­la­re lie­ve­men­te, poi la stac­ca: il glo­bo dia­fa­no gli s’innalza, gli s’innalza sot­to lo sguar­do, bril­la un istan­te al sole e spa­ri­sce».

Gabrie­le D’Annunzio, Ter­ra Ver­gi­ne, Casa Edi­tri­ce Madel­la, Sesto San Gio­van­ni 1908, p. 45.

Cite this article as: Redazione, Buona domenica con le bolle di sapone di Chardin!, in "STORIEDELLARTE.com", 27 ottobre 2013; accessed 24 maggio 2017.
http://storiedellarte.com/2013/10/buona-domenica-con-le-bolle-di-sapone-di-chardin.html.

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