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Pietro Ricchi a lume di candela. L’Inviolata e i suoi artefici

Pietro Ricchi a lume di candela. L’Inviolata e i suoi artefici, a cura di Marina Botteri e Cinzia D’Agostino, Riva del Garda, Museo dell’Alto Garda, 29 giugno - 3 novembre 2013. MAG Museo Alto Garda in collaborazione con Castello del Buonconsiglio, monumenti e collezioni provinciali e la Soprintendenza per i Beni architettonici ed archeologici della Provincia autonoma di Trento (informazioni).

Con questa mostra, aperta fino al 3 novembre 2013 presso la Rocca di Riva del Garda (Trento), si inaugura un ciclo di esposizioni dal titolo “In Pinacoteca. Ricerche in mostra di Storia dell’arte”, volto a valorizzare opere appartenenti alle collezioni del Museo dell’Alto Garda. In questa rassegna vengono approfondite due tematiche distinte ma allo stesso tempo intrecciate tra loro, la chiesa dell’Inviolata e l’attività del pittore lucchese Pietro Ricchi che vi operò negli anni ’30 del XVII secolo

Santa Maria allo Spiazzo, ribattezzata poi ‘Inviolata’ (figg. 1-2) è sicuramente il più importante cantiere in Trentino nella prima metà del Seicento, segnante il trapasso dal manierismo al primo barocco; in seguito a vari miracoli che sarebbero stati causati dipinto del pittore salodiano Bartolomeo Mangiavino collocato in un’edicola sacra fuori dalle mura della città e diventato ben presto meta di pellegrinaggio, si decise di costruire in loco un imponente santuario da dedicare alla Vergine. Promotrice del progetto era la potente famiglia Madruzzo, che deteneva saldamente da decenni la carica di principe vescovo di Trento; sulla scia del loro predecessore Bernardo Cles, primo vescovo locale dopo numerosi prelati di origine germanica e fautore di un rinnovamento rinascimentale del capoluogo tra cui l’ampliamento del castello del Buonconsiglio, essi rafforzarono i legami sia con l’area italiana grazie a politiche matrimoniali e con la curia romana, ricevendo la porpora cardinalizia per tre membri. Sempre nell’Urbe, i Madruzzo ottennero il patronato di una cappella in Sant’Onofrio al Gianicolo, legata all’ordine dei Girolamini. Non casualmente venne affidato proprio a questi ultimi il convento affiancato alla chiesa dell’Inviolata, all’interno della quale vennero dedicati due altari a santi mendicanti come San Girolamo e Sant’Onofrio. Grazie ai due cugini del vescovo Carlo Gaudenzio, ovvero Giannangelo Gaudenzio Maduzzo e la sorella Elena vennero intessuti altri importanti legami; il primo sposò Alfosina Gonzaga, appartenente al ramo cadetto dei Gonzaga di Novellara mentre la seconda si unì con Giorgio Fugger, discendente della famiglia di banchieri di Augusta.

3. Davide Reti, Profeta, Chiesa dell'Inviolata

3. Davide Reti, Profeta, Chiesa dell'Inviolata

Tale premessa dinastica è necessaria in quanto i vari intrecci familiari ebbero delle ripercussioni sul cantiere dell’Inviolata, dal momento che parte degli artisti ingaggiati aveva già avuto modo di essere alle dipendenze delle varie famiglie unitesi con i Madruzzo a partire dal probabile progettista del santuario, Pietro Maria Bagnadore (ca. 1548-1629), sul cui nome è convertita la critica recente. Poliedrica figura di pittore, scultore e architetto originario di Orzinuovi nel bresciano, era stato allievo di Lelio Orsi entrando in contatto con i Gonzaga di Novellara. Prima di operare all’interno del cantiere rivano era stato autore proprio del palazzo trentino di Giorgio Fugger affiancato dallo stuccatore comasco Davide Reti, anche lui presente poi all’Inviolata (fig. 3), a segnare una ripetuta collaborazione tra le maestranze impiegate. A Riva i lavori proseguirono con l’incorniciatura del dipinto miracoloso incastonato dall’altare maggiore, opera probabilmente di Mattia Carneri al quale vanno attribuiti anche Angeli reggicandelabro a finto bronzo, e si decorarono gli altari con tre pale di Palma il Giovane e una di scuola reniana. Le pitture murali vennero realizzate da più autori; dopo un possibile intervento del bresciano Antonio Gandino, furono in gran in parte eseguiti da Martino Teofilo Polacco, venendo poi terminate, in seguito alla partenza di questi per Innsbruck, da Pietro Ricchi negli anni ’30. Ultime aggiunte furono il paliotto dell’altare maggiore realizzato dal veronese Francesco Marchesini e gli affreschi del convento, in gran parte distrutti, di Giovanni Antonio Italiani.

Al cantiere dell’Inviolata viene quindi dedicata gran parte del catalogo che si apre con un breve intervento introduttivo di Luciano Anelli sul Bagnadore, che era stato argomento della sua tesi di laurea (1968-1969); lo studioso bresciano ipotizza un suo secondo viaggio romano, che sarebbe avvenuto dopo quello documentato del 1566, al quale imputa la derivazione di alcuni modelli impiegati dall’architetto a partire dal finire del Cinquecento. Segue poi un denso saggio di Cinzia D’Agostino, toccante vari temi legati alla chiesa rivana; la rassegna cronologica degli artisti impiegati delinea chiaramente i stretti rapporti avuti con la committenza anche in altri cantieri, su tutti la presenza di Bagnatore, Gandino e Reti in un altro edificio legato ai Girolamini, ovvero Santa Maria delle Grazie a Brescia. In seguito la studiosa approfondisce le influenze ricevute confrontando la pianta dell’Inviolata con modelli romani, come la chiesa di Santa Maria di Loreto opera di Antonio di Sangallo, ricordando al contempo la forte devozione alla Madonna lauretana dello stesso Carlo Gaudenzio Madruzzo a cui dedicò la cappella familiare in Sant’Onofrio. Nell’ultima parte del contributo vengono evidenziate le affinità tra l’Inviolata e la fontana sul sagrato con altre architetture del Bagnadore oltre ad un approfondimento sul rapporto dell’architetto con lo scultore e lapicida Giovanni Antonio Carra. Alcuni temi della dotta e complessa iconografia della chiesa sono oggetto dell’intervento di Giuseppe Fusari che segnala la peculiare compresenza di temi cristiani e pagani in era postridentina oltre a suggerire alcuni percorsi di lettura. Conclude la sezione dedicata all’Inviolata il regesto dei documenti seicenteschi, curato da Sara dell’Antonio.

4. Pietro Ricchi, Ragazzi al lume di candela, Pesaro, Altomani & Sons

4. Pietro Ricchi, Ragazzi al lume di candela, Pesaro, Altomani & Sons

La seconda parte della mostra è invece un approfondimento sulla figura del pittore lucchese Pietro Ricchi che torna ad essere protagonista di un’esposizione a Riva del Garda dopo l’importante monografica del 1996, sempre curata da Marina Botteri Ottaviani. Tale scelta si collega altresì con il buon numero delle opere dell’artista sul suolo trentino, tra cui si possono almeno ricordare una tela con l’Ultima Cena (proveniente dal convento annesso all’Inviolata) e una pala raffigurante l’Angelo Custode, entrambe appartenenti alle raccolte del Museo dell’Alto Garda. La scelta delle curatrici si è focalizzata su una ristretta selezione di opere, inedite o poco note, in gran parte accomunate dalla raffigurazioni di scene ambientate in notturna, rischiarate da flebili bagliori di luce (fig. 4), da cui il suggestivo titolo ‘Pietro Ricchi a lume di candela’.  Nel catalogo è dedicato all’artista il saggio di Botteri Ottaviani, dove viene ripercorsa l’attività dell’errabondo pittore antecedente il suo trasferimento a Venezia; dopo l’apprendistato presso il concittadino Ippolito Sani e con il Passignano e un breve soggiorno a Roma negli anni ’20 dove subì la forte influenza caravaggesca, il Nostro si afferma in Francia, lavorando soprattutto nella zona di Lione, precisamente nei castelli di Fléchères a Fareins e di Bagnols, dove si distingue come un vivace decoratore, memore delle sue esperienze fiorentine soprattutto nelle Scene di caccia derivanti dallo Stradano. Del suo periodo oltralpe, ancora soggetto a possibili approfondimenti, viene esposto un interessante inedito, una tela con Ester davanti ad Assuero. Tornato in Italia in seguito a problemi con la giustizia, Ricchi sosta brevemente a Milano, prima di fermarsi per diversi anni a Brescia. Per la città lombarda e i dintorni realizzerà numerose opere inviando dipinti anche per la città natia, tra cui si citano varie tele per la chiesa di San Francesco.

5. Pietro Ricchi, Giocatori di morra, Parigi, Galerie Canesso

5. Pietro Ricchi, Giocatori di morra, Parigi, Galerie Canesso

La studiosa si sofferma al contempo sempre sulle sue scene di notturno, molte delle quali illustranti scene di genere con un particolare gusto per la raffigurazioni di uomini intenti a giocare a dadi o morra (fig. 5), frequentemente eseguite in più versioni, come viene evidenziato nelle dettagliate schede di Serena Ferrari.

Per tornare infine al cantiere dell’Inviolata e ai dipinti ivi lasciati dal Ricchi, la studiosa propone di anticipare l’intervento del lucchese dal quinto al quarto decennio ipotizzando che i lavori fossero terminati verso il 1636, anno della consacrazione. Viene infine posta l’attenzione nel saggio su due scene presenti nella cappella del Crocifisso, la Flagellazione (fig.6) e l’Incoronazione di spine; entrambe ricche di effetti luministici contribuenti alla drammaticità della scena che avrebbero degnamente affiancato le tele esposte.

Riguardo l’allestimento della mostra, nei locali della pinacoteca, si segnalano i buoni pannelli esplicativi e un suggestivo video dedicato all’Inviolata che permette di osservare numerosi dettagli della decorazione pittorica e a stucco, normalmente difficilmente visibili per via dell’altezza.

6. Pietro Ricchi, Flagellazione, Chiesa dell'Inviolata, Riva del Garda

6. Pietro Ricchi, Flagellazione, Chiesa dell'Inviolata, Riva del Garda

 

Nota bibliografica

Per la committenza artistica dei Madruzzo si veda il tuttora fondamentale I Madruzzo e l’Europa, 1539 - 1658; i principi vescovi di Trento tra Papato e Impero, catalogo della mostra di Trento e Riva del Garda, a cura di Laura Dal Prà, Milano 1993.

Per Pietro Ricchi sono imprescindibili il catalogo della mostra rivana (Pietro Ricchi 1606-1675, a cura di Marina Botteri Ottaviani, Milano 1996) e la monografia di Paolo Dal Poggetto, uscita nello stesso anno (Pietro Ricchi: 1606 – 1675, Rimini 1996).

Riguardo alle pale dell’Inviolata rinviamo a “Di eccellenti pitture adorna": le pale d’altare dell’Inviolata, catalogo della mostra di Riva del Garda, a cura di Elvio Mich, Trento 2007.

Su Davide Reti si veda Laura Facchin, La dinastia dei Retti di Laino tra Sei e Settecento, in Passaggi a nord-est. Gli stuccatori dei laghi lombardi tra arte, tecnica e restauro, atti del convegno di Trento (12-14 febbraio 2009), a cura di Laura Dal Prà, Luciana Giacomelli, Andrea Spiriti, Trento 2011, pp. 165-191.

Nello stesso volume si rinvia al saggio di Cinzia D’Agostino (Bronzi e finti bronzi. La chiesa di S. Maria Inviolata a Riva del Garda, pp. 193-219)  per Mattia Carneri.

Le fotografie sono riprodotte dal catalogo della mostra

Review of the exhibition ‘Pietro Ricchi a lume di candela. L’Inviolata e i suoi artefici’, held in Riva del Garda from the 29th June to 3rd November 2013. The first part is about the Santa Maria Inviolata, one of the most important churches of the counter-reformation in Trentino founded by Madruzzo family, while the second presents some ‘nocturnal’ paintings of Pietro Ricchi, errant artist who worked there in the fourth decade of the XVIIth Century.

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Cite this article as: Fabien Benuzzi, Pietro Ricchi a lume di candela. L’Inviolata e i suoi artefici, in "STORIEDELLARTE.com", 14 settembre 2013; accessed 24 giugno 2017.
http://storiedellarte.com/2013/09/pietro-ricchi-a-lume-di-candela-linviolata-e-i-suoi-artefici.html.

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