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Ladri di quadri. Rubato un dipinto del Cinquecento nel padovano

Girolamo da Treviso, Sacra Famiglia con san Simeone, Balduina (Padova), Sant’Urbano

Girolamo da Treviso, Sacra Famiglia con san Simeone, Balduina (Padova), Sant’Urbano [ripr. a colori]

È sfuggita ai più la notizia di un grave furto avvenuto nel corso dell’estate in un piccolo comune della provincia di Padova. Nella notte tra il 3 ed il 4 agosto i ladri hanno portato via dalla chiesa di Sant’Urbano a Balduina un pregevole dipinto del Cinquecento, raffigurante la Sacra Famiglia con san Simeone. La notizia, sulla quale ha richiamato la mia attenzione Alessandra Pattanaro, si riscontra apparentemente soltanto in due articoli di Nicola Cesaro apparsi su “Il Mattino di Padova” nei giorni immediatamente successivi al reato (art. 1 e 2). In essi è illustrata, per quanto possibile, la dinamica del furto che si palesa chiaramente come un furto perpetuato su commissione. Ora il dipinto è già entrato nelle banche dati del Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale e lo vedremo con tristezza nel prossimo bollettino “Arte in ostaggio” e nella “Gazzetta antiquaria” nella lista delle opere trafugate. Proprio mentre mi preparavo a scrivere questa nota l’amico Paolo Ervas ha intercettato come me la notizia, postandola via Facebook. Ma il fattaccio, come altri purtroppo simili, merita una più ampia diffusione, non solo ai fini delle ricerche e della speranza di un ritrovamento, ma almeno per una presa di coscienza della perdita subita.
Il valore dell’opera risiede, infatti, oltre che nell’indubbia qualità pittorica, nel suo appartenere ad un gruppo ristretto, caratterizzato dalla presenza di un medesimo monogramma, protagonista di una delle questioni critiche più controverse ed affascinanti della pittura padana dei primi decenni del Cinquecento.

Sono infatti ad oggi note sei opere accomunate dalla sigla “HIR” ed una “T” decorata da due piume o ali stilizzate: la Venere della Galleria Borghese, l’Agar e l’angelo e l’Isacco che benedice Giacobbe del Musée des Beaux-Arts di Rouen, la Nuda con il Torso di Vienna, la Sacra Famiglia ora sottratta a Balduina, e una xilografia con Susanna e i vecchioni. A questo corpus di opere vanno aggiunti per stretta omogeneità stilistica il Noli me tangere di San Giovanni in Monte a Bologna, il Cristo al Limbo dell’Alte Pinakothek di Monaco, l’Allegoria del Museo di Castelvecchio a Verona e il Riposo durante la fuga in Egitto in collezione privata.

Il caso critico è stato aperto da Roberto Longhi che per primo nel 1929 collegò le due tele di Rouen con la Venere Borghese, credendo di riconoscere nei tre dipinti gli esordi del giovane Savoldo.1 Poco dopo per strade indipendenti Suida, Wilde e von Liphart sciolsero il monogramma sotto il nome di Girolamo da Treviso, e lo riconobbero in altre opere. Wilde nella Nuda di Vienna, accostandola al Noli me tangere, attribuito a Girolamo da Berenson.2 Von Liphart nella xilografia della Susanna, riferita sin dalla metà dell’Ottocento a Girolamo da Treviso, mentre la Venere Borghese era stata già dirottata sul nome del trevigiano da Suida.3 La xilografia si è rivelata successivamente connessa ad una testimonianza ben nota agli storici dell’arte: la richiesta di privilegio avanzata nel 1515 al Senato veneziano dallo stampatore Francesco Benalio per intagliare, insieme con la Susanna, il Sacrificio di Abramo di Giulio Campagnola ed il Passaggio del Mar rosso di Tiziano.4 La nostra Sacra Famiglia, contrassegnata dal solito monogramma, venne aggiunta al gruppo da Fiocco. A questo primo nucleo – i sei pezzi siglati più il Noli me tangere – sono state ricondotte negli anni successivi le altre tre opere già indicate: l’Allegoria di Verona, segnalata da Lucco; il Cristo al Limbo, attribuito da Tempestini; e il piccolo Riposo, segnalato da chi scrive.5 La maggior parte degli studiosi è oggi orientata a riconoscere nelle opere del monogrammista il primo capitolo della produzione di Girolamo da Treviso il Giovane, che, prima dell’incontro con la cultura del raffaellismo emiliano, sarebbe partito come un giorgionesco di terraferma ecletticamente aperto ad influssi lombardi e nordici.6 Il Noli me tangere appartenente al nostro gruppo e la serie di stampe incise da Francesco de Nanto su disegno del trevigiano7 sono state poste a fare da cerniera tra due distinti momenti creativi dello stesso artista.8 Altri studiosi, viceversa, ritengono che le opere del monogrammista non abbiano nulla a che vedere con la successiva attività bolognese di Girolamo, e che individuino una personalità distinta, appartenente ad una generazione più antica: un pittore di formazione ancora quattrocentesca, che va combinando aperture al bramantinismo e al leonardismo lombardi con forme e modelli giorgioneschi e con i primi riflessi di Tiziano giovane, ma che matura abbastanza per tempo un senso statuario della forma ed una più espansa monumentalità tizianesca.9

C’è ancora chi nelle conversazioni orali, negli scambi di opinione dinanzi ai dipinti, alle fotografie o su una web community, si dichiara ancora affezionato al nome di Savoldo, che Longhi peraltro sostenne strenuamente.10

Il dibattito, insomma, è ancora aperto. Intanto, però, abbiamo perso uno dei pezzi più belli della serie.

Girolamo da Treviso, Agar e l’angelo, Rouen, Musée des Beaux-Arts

Girolamo da Treviso, Agar e l’angelo, Rouen, Musée des Beaux-Arts

Girolamo da Treviso, Isacco che benedice Giacobbe, Rouen, Musée des Beaux-Arts

Girolamo da Treviso, Isacco che benedice Giacobbe, Rouen, Musée des Beaux-Arts

Girolamo da Treviso, Susanna e i vecchioni, Copenhagen, Kobberstiksammlungen Studiensaal

Girolamo da Treviso, Susanna e i vecchioni, Copenhagen, Kobberstiksammlungen Studiensaal

Noli me tan­gere di San Gio­vanni in Monte a Bo­lo­gna

Girolamo da Treviso, Noli me tan­gere, Bo­lo­gna, San Gio­vanni in Monte

Girolamo da Treviso, Nuda dormiente nel paesaggio, Roma, Galleria Borghese

Girolamo da Treviso, Nuda dormiente nel paesaggio, Roma, Galleria Borghese

  1. Per la Venere, R. Longhi, Precisioni nelle Gallerie Italiane. R. Galleria Borghese, in “Vita Artistica” del 1926 e Due dipinti inediti di G. G., ivi Savoldo, 1927, ed. consultate in Saggi e ricerche, 1925-1928, 2 voll., Firenze 1967, i, pp. 265-366 e 149-156, in particolare pp. 277-279 e pp. 155-156. Per i quadri di Rouen, R. Longhi, Quesiti caravaggeschi: I precedenti, in “Pinacotheca”, 1929, ed. consultata in “Me pinxit” e Quesiti caravaggeschi, 1928-1934, Firenze 1968, pp. 97-143, in particolare nota 22 di p. 141. L’attribuzione della Venere a Savoldo prendeva spunto da un’intuizione di Adolfo Venturi (Il Museo e la Galleria Borghese, Roma 1893).
  2. J. Wilde, Wiedergefundene Gemälde aus der Sammlung des Erzhezoges Leopold Wilhem, in “Jahrbuch der Kunsthistorichen Sammlungen in Wien”, 1930, pp. 245-266, in particolare pp. 250-253; B. Berenson, The Venetian Painters of the Renaissance, New York-London 1897, p. 93.
  3. R. von Liphart Rathshoff, Girolamo da Treviso. Die Schlafende Venus. Galleria Borghese. Rom, in “Zeitschrift für Kunstgeschichte”, v, 1936, pp. 240-245; W. E. Suida, Savoldo, Gerolamo, in Allgemeines Lexikon der Bildenden Künstler von der Antike bis zur Gegenwart, a cura di U. Thieme, F. Becker, XXIX, Leipzig 1934, pp. 510-512; C. Le Blanc, Manuel de l’Amateur d’Estampes, Paris 1854-1859, IV, 1856, p. 55; G. K. Nagler, Die Monogrammisten, München 1858-1879, III, 1863, p. 561.
  4. Tiziano e la silografia veneziana del Cinquecento, catalogo della mostra a cura di M. Muraro e D. Rosand, introduzione di F. Benvenuti, presentazione di R. Pallucchini (Venezia, Fondazione Giorgio Cini, 1976), Vicenza 1976, pp. 83-84.
  5. G. Fiocco, Un Girolamo da Treviso il Giovane a Balduina, in “Arte Veneta”, III, 1949, pp. 160-161; A. Speziali, Girolamo da Treviso il giovane, in Pittura bolognese del Cinquecento, a cura di V. Fortunati Pietrantonio, 2 voll., I, Bologna 1986, p. 147; A. Tempestini, Un “Cristo al Limbo” di Girolamo da Treviso il giovane (1498-1544), in “Antichità viva”, XXVIII, 1989, 2-3, pp. 15-18; B. M. Savy, Un pic-nic in Egitto del terzo Girolamo, in Il cielo o qualcosa di più. Scritti per Adriano Mariuz, a cura di E. Saccomani, Università degli Studi di Padova, Dipartimento di Storia delle arti visive, Cittadella (Pd), 2007, pp. 78-84.
  6. L. Coletti, Gerolamo da Treviso il Giovane, in “La Critica d’Arte”, IV, 1936, Aprile, pp. 172-180.
  7. F. Zava Boccazzi, Tracce per Gerolamo da Treviso il giovane in alcune xilografie di Francesco de Nanto, in “Arte Veneta”, XII, 1958, pp. 70-78.
  8. G. Dillon, in The Genius of Venice 1500-1600, catalogo della mostra a cura di J. Martineau e C. Hope (London, Royal Academy of Arts, November 1982–March 1983), London 1983, pp. 172-173; O. Magnabosco, Per gli esordi del Savoldo e i suoi rapporti con la cultura lombarda tra Quattro e Cinquecento, in “Paragone”, XXXV, 1984, 417, pp. 23-43; R. Roli, Dal raffaellismo alla maniera, in La Basilica di San Petronio in Bologna, 2 voll., II, Cinisello Balsamo (Milano), 1984, pp. 195-216; A. Speziali, Girolamo da Treviso il giovane…; A. Tempestini, Un “Cristo al Limbo”…; S. Ebert Schifferer, in Giovanni Gerolamo Savoldo, tra Foppa Giorgione e Caravaggio, catalogo della mostra (Brescia, Monastero di Santa Giulia, marzo-maggio 1990, poi Francoforte, Schirn Kunsthalle, 8 giugno-3 settembre 1990), Milano 1990, pp. 282-283; M. Lucco, I due Girolami, in Scritti di Storia dell’arte in onore di Jürgen Winkelmann, a cura di S. Béguin, M. Di Giampaolo, P. Narcisi, Napoli 1999, pp. 165-183; M. Lucco, “Di mano del mio Travisio, pittore certo valente e celebre”, in Sabba da Castiglione 1480-1554. Dalle corti rinascimentali alla Commenda di Faenza, atti del convegno (Faenza, 19-20 maggio 2000 a cura di A. R. Gentilini), Firenze 2004, pp. 357-378; G. Sassu, Qualche nota su Girolamo da Treviso il giovane, in “Annuario della Scuola di Specializzazione in Storia dell’Arte dell’Università di Bologna”, I, 2000, pp. 51-79; M. Hochmann, in Splendeur de Venice 1500-1600. Peintures et dessins des collections publiques françaises, catalogo della mostra (Musée des Beaux-Arts de Bordeaux, dicembre 2005-marzo 2006; Musée des Beaux-Arts de Caen, aprile-luglio 2006), Paris 2006, pp. 230-233; M. Danieli, in Mantegna a Mantova 1460-1506, catalogo della mostra a cura di M. Lucco (Mantova, Fruttiere, Palazzo Te, settembre 2006–gennaio 2007), Milano 2006, pp. 212-213; P. Ervas, Riposo durante la fuga in Egitto, in Il fascino dell’arte emiliana. Dipinti e disegni dal XVI al XIX, catalogo a cura di D. Benati, Galleria d’arte Fondo Antico, Bologna 2010. Ervas ha svolto su Girolamo da Treviso la propria tesi di dottorato ed è in procinto di pubblicare un lavoro monografico sul pittore.
  9. A. Ballarin, Gerolamo Savoldo, Milano 1966; Idem, in Da Bellini a Tintoretto. Dipinti dei Musei Civici di Padova dalla metà del Quattrocento ai primi del Seicento, catalogo della mostra a cura di A. Ballarin e D. Banzato (Padova, Musei Civici degli Eremitani, maggio 1991-maggio 1992), Roma 1991, p. 131; V. Mancini, Gerolamo da Treviso il Giovane, tesi di perfezionamento, Università di Padova, Facoltà di Lettere e Filosofia, anno accademico 1988-1989; Idem, in Il Cinquecento a Bologna. Disegni dal Louvre e dipinti a confronto, catalogo della mostra a cura di M. Faietti con la collaborazione di D. Cordellier (Bologna, Pinacoteca Nazionale, maggio-agosto 2002), Bologna 2002, pp. 181-183.
  10. R. Longhi, Ampliamenti nell’Officina ferrarese, in “La Critica d’Arte”, supplemento all’anno IV, 1940, ed. consultata in Officina ferrarese, Firenze 1956, pp. 123-171, in particolare pp. 162-163; e Viatico per cinque secoli di pittura veneziana, in “La Rassegna d’Italia”, I, 1946, ed. consultata in Ricerche sulla pittura veneta, 1946-1969, Firenze 1978, pp. 3-63, in particolare p. 57. L’ipotesi savoldiana è stata difesa da P. Della Pergola, Galleria Borghese. I dipinti, 2 voll., Roma 1955-1959, I, 1955, pp. 126-127 e da A. Boschetto, Giovan Gerolamo Savoldo, Milano 1963.
Cite this article as: Barbara Maria Savy, Ladri di quadri. Rubato un dipinto del Cinquecento nel padovano, in "STORIEDELLARTE.com", 27 settembre 2013; accessed 23 agosto 2017.
http://storiedellarte.com/2013/09/ladri-di-quadri-rubato-un-dipinto-del-cinquecento-nel-padovano.html.

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