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Architettura che vince

Diver­sa­men­te dal soli­to, pro­po­nia­mo una segna­la­zio­ne di archi­tet­tu­ra, che, del resto, non rap­pre­sen­ta un epi­so­dio sto­ri­co, un momen­to del­la sto­ria dell’arte. Si trat­ta di un pro­get­to recen­tis­si­mo che ci fa pia­ce­re men­zio­na­re per­ché è un esem­pio di archi­tet­tu­ra ita­lia­na che uni­sce qua­li­tà del desi­gn, tec­no­lo­gia e soste­ni­bi­li­tà per un com­mit­ten­te che ope­ra in aree svan­tag­gia­te del mon­do. Qual­che gior­no fa infat­ti il pre­mio trien­na­le Aga Khan per l’architettura ha annun­cia­to i cin­que pro­get­ti vin­ci­to­ri dell’ultima edi­zio­ne, sele­zio­na­ti tra 20 fina­li­sti. Tra que­sti anche il pro­get­to ita­lia­no del­lo stu­dio Tamas­so­cia­ti di Vene­zia che, tra 2004 e 2008, ha rea­liz­za­to per con­to di Emer­gen­cy il Cen­tro Salam di car­dio­chi­rur­gia a Khar­toum, in Sudan.

«Sem­pli­ci­tà». Que­sta è la ricet­ta del­lo stu­dio di archi­tet­tu­ra ita­lia­no Tamas­so­cia­ti, per un pro­get­to come que­sto ospe­da­le con 63 posti let­to e tre bloc­chi che ope­ra­no nel­la capi­ta­le suda­ne­se. I pro­get­ti­sti sono anda­ti sem­pli­ce­men­te a «iden­ti­fi­ca­re un pro­ble­ma e a tro­va­re una solu­zio­ne», dico­no gli archi­tet­ti. Era neces­sa­rio «usa­re ciò che era dispo­ni­bi­le»: il pro­get­to pre­ve­de, per esem­pio, la con­ver­sio­ne di con­te­ni­to­ri uti­liz­za­ti per il tra­spor­to di mate­ria­li da costru­zio­ne in spa­zi per ospi­ta­re i medi­ci e i dot­to­ri pro­ve­nien­ti da altre nazio­ni. Nono­stan­te lo scet­ti­ci­smo ini­zia­le, alla fine i con­tai­ner uti­liz­za­ti sono sta­ti una pia­ce­vo­le sor­pre­sa: gli archi­tet­ti li han­no uti­liz­za­ti «con l’idea di pro­get­ta­re una bel­la zona, e non per una que­stio­ne di sol­di». – Miche­la Fini­zio, IlSo­le24o­re

 

Salam Car­diac Sur­ge­ry Cen­tre – Aga Khan Award for Archi­tec­tu­re
The Salam Cen­tre for Car­diac Sur­ge­ry con­sists of a hospi­tal with 63 beds and 300 local staff, with a sepa­ra­te Medi­cal Staff Accom­mo­da­tion Com­pound slee­ping 150 peo­ple. The cen­tre is built as a pavi­lion in a gar­den with both pri­ma­ry buil­dings orga­ni­sed around lar­ge cour­tyards. The hospi­tal block is of the highe­st tech­ni­cal stan­dard with com­plex func­tions inclu­ding three ope­ra­ting thea­tres opti­mal­ly pla­ced in rela­tion to the dia­gno­stics labo­ra­to­ries and ward. Mixed modes of ven­ti­la­tion and natu­ral light ena­ble all spa­ces to be home­ly and inti­ma­te yet secu­re. Seeing the aban­do­ned con­tai­ners that had been used to trans­port con­struc­tion mate­rials for the Salam Cen­tre for Car­diac Sur­ge­ry, the archi­tec­ts were inspi­red to reu­se them to hou­se the centre’s staff. Nine­ty 20-foot con­tai­ners form the accom­mo­da­tion block, each unit con­si­sting of 1.5 con­tai­ners, with a bath­room and small veran­da facing the gar­den. Seven 40-foot con­tai­ners are occu­pied by a cafe­te­ria and ser­vi­ces. Insu­la­tion is throu­gh an ‘onion system’ of 5-cen­ti­me­tre inter­nal insu­la­ting panels and an outer skin com­pri­sing a ven­ti­la­ted metal roof and bam­boo blinds. A solar farm powers the water-hea­ting system.

 

Cite this article as: Redazione, Architettura che vince, in "STORIEDELLARTE.com", 12 settembre 2013; accessed 29 marzo 2017.
http://storiedellarte.com/2013/09/architettura-che-vince.html.

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