Top Menu

Su Giusto Le Court: la ritrovata “Carità Romana” di Ca’ Sagredo

fig. 1In quel mano­scrit­to den­so di infor­ma­zio­ni che è lo Zibal­don (1738), l’architetto Tom­ma­so Teman­za cita, tra le ope­re ese­gui­te da Giu­sto Le Court (1627–1679), un «grup­po di due Sta­tue d:ta la Cari­tà Roma­na, che ora è in entra­ta di Ca’ Sagre­do a S: Sof­fia». Di que­sto mar­mo non si ha più noti­zia, a quan­to sap­pia­mo, dal 1763, ulti­ma data in cui risul­ta anco­ra pre­sen­te nel noto palaz­zo vene­zia­no, come testi­mo­nia un inven­ta­rio dei beni Sagre­do sti­la­to pro­prio in quell’anno dagli scul­to­ri Fran­ce­sco Bonaz­za e Gae­ta­no Susa­li.

Appa­re quin­di di non secon­da­ria impor­tan­za sia per la sto­ria dell’arte vene­ta del Sei­cen­to che per quel­la del col­le­zio­ni­smo di «scol­tu­re moder­ne» a Vene­zia (e in par­ti­co­lar modo per le vicis­si­tu­di­ni del­la rac­col­ta Sagre­do) l’aver iden­ti­fi­ca­to in un grup­po mar­mo­reo oggi con­ser­va­to nel Museo di Bel­le arti di Buda­pe­st pro­prio quel­la Cari­tà Roma­na di «Mon­sù Giu­sto» ricor­da­ta da Teman­za: ogget­to, insie­me ad altre ope­re che appar­te­ne­va­no alla stes­sa col­le­zio­ne Sagre­do, di uno stu­dio in cor­so di pub­bli­ca­zio­ne fir­ma­to da Matej Kle­men­cic e da chi scri­ve, e di cui si dà qui noti­zia in ante­pri­ma.

Dal­le misu­re con­si­de­re­vo­li (205 x 85 x 75 cm), il grup­po – che all’interno del museo unghe­re­se è attri­bui­to a igno­to scul­to­re ita­lia­no del­la secon­da metà del XVIII seco­lo – raf­fi­gu­ra l’episodio dell’antichità roma­na in cui Cimo­ne, rin­chiu­so in car­ce­re e con­dan­na­to ingiu­sta­men­te a mori­re di fame, vie­ne nutri­to segre­ta­men­te dal­la figlia Pero. Le Court, a cui l’opera va sen­za dub­bio ricon­dot­ta, descri­ve pro­prio il momen­to toc­can­te in cui il vec­chio padre, con le mani lega­te die­tro la schie­na, sug­ge il lat­te dal seno del­la figlia, la qua­le, con il neo­na­to nel brac­cio sini­stro, sem­bra vol­ger­si cau­ta­men­te ver­so destra, qua­si a con­trol­la­re che nes­su­no la sco­pra.

La ani­ma­ta resa chia­ro­scu­ra­le dei pan­neg­gi (carat­te­riz­za­ti da intrec­ci, nodi, orli svo­laz­zan­ti), la for­za esu­be­ran­te dei cor­pi, e talu­ni det­ta­gli tipo­lo­gi­ci (si con­fron­ti, per un solo esem­pio, il capo del­la gio­va­ne Pero sia con la Dia­na che con una del­le Sibil­le con­ser­va­te in vil­la Pisa­ni a Stra) non pos­so­no che far rien­tra­re il mar­mo unghe­re­se nel cata­lo­go di Le Court, colui che fu defi­ni­to, l’anno suc­ces­si­vo alla sua mor­te, il «Ber­ni­ni Adria­ti­co». Degna d’attenzione, inol­tre, appa­re la resa del­la mor­bi­dez­za del seno del­la don­na striz­za­to dal­le dita del­la sua mano destra: un det­ta­glio, si direb­be, non imme­mo­re nuo­va­men­te dei dipin­ti di Rubens, arti­sta, com’è noto, assai apprez­za­to dal­lo scul­to­re fiam­min­go.

Come si accen­na­va, però, il ritro­va­men­to del­la Cari­tà Roma­na lecour­tia­na si inse­ri­sce in un con­tri­bu­to più ampio dedi­ca­to ad alcu­ne ope­re di scul­tu­ra pre­sen­ti nel­la col­le­zio­ne Sagre­do, in cui si par­le­rà anche, come si avrà modo di leg­ge­re, di una Vene­re e di un Ado­ne di Anto­nio Cor­ra­di­ni, uno dei mag­gio­ri scul­to­ri del Set­te­cen­to euro­peo. Quest’ultima ope­ra, in par­ti­co­la­re, può evi­den­te­men­te iden­ti­fi­car­si con la scul­tu­ra di Cor­ra­di­ni recen­te­men­te espo­sta nel­la Gal­le­ria Moret­ti di New York, e cor­ret­ta­men­te ricon­dot­ta alla mano del­lo scul­to­re vene­zia­no da Ser­gey Andro­sov e Toma­so Mon­ta­na­ri.

Cite this article as: Maichol Clemente, Su Giusto Le Court: la ritrovata “Carità Romana” di Ca’ Sagredo, in "STORIEDELLARTE.com", 4 luglio 2013; accessed 25 luglio 2017.
http://storiedellarte.com/2013/07/su-giusto-le-court-la-ritrovata-carita-romana-di-ca-sagredo.html.

, , ,

No comments yet.

Leave a Reply / Rispondi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: