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Ultimi giorni per “Pietro Bembo e l’invenzione del Rinascimento”

Restano ancora pochi giorni per visitare la bellissima mostra Pietro Bembo e l'invenzione del Rinascimento (2 febbraio - 19 maggio, Padova, Palazzo del Monte di Pietà). Domenica 19 maggio, per celebrare l'ultimo giorno di apertura, la mostra sarà aperta al pubblico gratuitamente fino alle 21.00.
Si tratta di un'esposizione per molti versi unica e terribilmente attuale, due aggettivi che, almeno in questa circostanza, non sono usati per dare rilievo a un evento sensazionalistico e spettacolare. L'unicità è data dall'avventura umana, intellettuale e spirituale del protagonista dell'esposizione, Pietro Bembo (Venezia, 1470 - Roma, 1547), un uomo che attraversò tutti i maggiori fatti culturali della prima metà del Cinquecento italiano. Terribilmente attuale, come scrivono i curatori della mostra, perché Pietro Bembo visse in un momento di crisi simile a quello presente, nel quale le città non vengono ricostruite e i loro abitanti sono abbandonati, come è stato possibile verificare domenica 5 maggio a L'Aquila.


Di fronte alla discesa in Italia delle truppe francesi di Carlo VIII, Pietro Bembo compie un gesto rivoluzionario e raro. Egli ritiene che il "riscatto dalla crisi abbia a essere anzitutto un fatto culturale", da conseguire nell'elaborazione di una lingua che attinge alle radici della cultura italiana, il latino ciceroniano e i classici della letteratura in volgare. Detta in questo modo, la sua iniziativa potrebbe sembrare solo un'operazione a tavolino, fatta da un intellettuale al riparo dai fastidi della vita. Ed invece i pensieri di Pietro Bembo entrarono sempre nel vivo delle cose.

La sua avventura intellettuale, osservata nei risvolti e nelle pieghe più minute, si rivela infatti sempre come una polifonica presa di consapevolezza della realtà, che aleggia un po' ovunque nei maggiori fatti culturali dell'epoca. Si possono citare come esempi il giovanile sodalizio con Aldo Manuzio, editore nel 1496 del suo De Aetna, evocato dal Giovane con il libro verde, del Museum of Fine Arts di San Francisco, come pure la capacità di descrivere, in parallelo con la ritrattistica giorgionesca, le inquietudini che erano nell'aria nel primo Cinquecento veneziano presso la "Compagnia degli amici", quando la vita intellettuale non era un passatempo senza peso, né rappresentava un semplice pretesto per fare carriera politica. Questo clima culturale è riproposto in mostra dalla sala di sicuro più emozionante, dove accanto al Ritratto di Gabriele Veneto e alla stupenda Madonna Dudley di Giovanni Bellini si possono ammirare il Doppio ritratto (Roma, Museo di Palazzo Venezia) e il Ritratto di giovane (Brocardo) di Budapest di Giorgione.

Agli anni romani risalgono invece la preoccupazione per l'abbandono dei monumenti antichi espressa nel De Virgilii Culice, in anticipo sulla lettera di Castiglione e Raffaello a papa Leone X e l'ammirazione espressa nei confronti di Vittoria Colonna, poetessa e sostenitrice di una profonda riforma della Chiesa, evocata dalla presenza del bel Cristo portacroce di Sebastiano del Piombo e dei Commentarii in Epistolas Pauli di Marino Grimani, illuminati da Giulio Clovio.


Memling

Hans Memling, San Giovanni Battista, recto (Bayerische Staatsgemäldesammlunge, Monaco) e Santa Veronica, recto (National Gallery of Art, Washington), c. 1470-1475



A fare da contesto a questa solida elaborazione intellettuale, intesa come presa di posizione politica di rilancio di fronte alla crisi, non potevano mancare le opere d'arte del suo buen retiro padovano, sculture, dipinti, manoscritti e oggetti preziosi, armi altrettanto valide per contrastare la decadenza, vero cuore della mostra. Non si tratta di una collezione nata "per sentito dire" e messa assieme per dare sfoggio di sé, ma di una raccolta di oggetti intrisa di rispetto e di ammirazione degli artisti compagni di strada, conosciuti e frequentati personalmente, e di conoscenza del patrimonio artistico più antico, guardato con i più solidi strumenti della filologia appresi da Angelo Poliziano. In mostra si possono ammirare tra le opere raccolte dal padre Bernardo, il dittico di Memling, riunito per l'occasione, con San Giovanni Battista (Staatsgemaeldesammlungen - Alte Pinakothek di Monaco) e con la Veronica (National Gallery of Art di Washington) e il San Sebastiano, della Galleria Franchetti alla Ca' d'Oro di Venezia; tra quelle raccolte da Pietro stesso il Doppio Ritratto di Andrea Navagero e Agostino Beazzano di Raffaello (Roma, Galleria Doria Pamphili).






Le parole usate da Pietro Bembo per dialogare con Isabella d'Este che pretende un dipinto mitologico da Giovanni Bellini, risuonano ancora oggi come il segno di una profonda affinità elettiva con il grande pittore veneziano. Alla signora di Mantova, Pietro Bembo suggerisce che "s'accomodi alla fantasia di lui che l'ha a fare, il quale ha piacere che molti segnati termini non si diano al suo stile, uso, come dice, di sempre vagare a sua voglia nelle pitture che, quanto è in lui, possano soddisfare a chi le mira". E grande deve essere stata la fama e l'ascendente del giovane veneziano sulla duchessa se l'8 novembre 1505 veniva incaricato di scegliere tra le invenzioni presenti nello studio del pittore veneziano "la inventione de quella che havereti a fare".

Vedere e conoscere questo complesso percorso intellettuale grazie alle sezioni chiare e ben articolare della mostra rappresenta una grande esperienza intellettuale; il riconoscimento della grandezza di Pietro Bembo con la porpora cardinalizia, immortalato nello stupendo ritratto di Tiziano della National Gallery di Washington, fa rinascere la speranza.

Tiziano Vecellio, Ritratto di Pietro Bembo. Washington, National Gallery of Art.

Cite this article as: Mattia Vinco, Ultimi giorni per “Pietro Bembo e l’invenzione del Rinascimento”, in "STORIEDELLARTE.com", 16 maggio 2013; accessed 30 aprile 2017.
http://storiedellarte.com/2013/05/ultimi-giorni-per-pietro-bembo-e-linvenzione-del-rinascimento.html.

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