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Restaurare il Rinascimento. Intervista a Maria Ludovica Nicolai

Questa intervista, uscita ora in inglese su Three Pipe Problem, viene qui ripubblicata per consentirci di offrire ai nostri lettori il testo originale italiano delle risposte di Maria Ludovica Nicolai. Ringraziamo Hasan Niyazi per avere scelto di diffondere il suo articolo attraverso queste pagine.

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Sta giustamente ricevendo molta attenzione La Primavera del Rinascimento, l'ambiziosa mostra in corso a Firenze, Palazzo Strozzi, dal 23 marzo al 18 agosto 2013. Un evento che mira a ridefinire la nostra percezione della cultura artistica degli albori del Rinascimento, concentrandosi in particolare sul ruolo della produzione scultorea come forza creativa agli inizi del Quattrocento.

La monumentale scultura in bronzo di Donatello che raffigura San Ludovico da Tolosa è una delle tante attrazioni di questa mostra, dove, del resto, si presenta appena restaurata dalla dottoressa Maria Ludovica Nicolai di Firenze. Nel corso degli anni, Ludovica Nicolai ha messo a disposizione le sue capacità e le sue competenze per la conservazione di molti celebri capolavori bronzei, tra cui le Porte del Paradiso di Lorenzo Ghiberti e il David di Donatello. Durante il suo percorso professionale, ha goduto di una privilegiata intimità con queste e altre opere d'arte, sviluppando così osservazioni uniche sui metodi e sulle intenzioni degli artisti.

Grandi restauratori come Ludovica hanno molte cose da dirci, al di là di ciò che veniamo a conoscere attraverso le loro relazioni tecniche. Sono pertanto molto lieto di presentare la seguente intervista, che ci permette di esplorare le straordinarie esperienze di un restauratore attraverso le sue stesse parole.

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Può raccontarci qualcosa sul processo di ricerca richiesto all'inizio di un grande progetto di restauro?

Il restauro di un’opera d’arte è sempre un’operazione complessa che ne consente una maggiore conoscenza sia dal punto di vista scientifico e tecnologico che storico-artistico, per cui è necessaria l’integrazione di diverse professionalità che mettano a disposizione le loro competenze nelle varie fasi del lavoro.

Di solito l’intervento è preceduto e accompagnato da una continua verifica diagnostica per approfondire la conoscenza materica e tecnologica dell’opera e per verificare il suo stato di degrado così da ottimizzare le metodologie di pulitura e di protezione.

Attualmente le indagini diagnostiche su opere di grandi dimensioni sono facilitate dall’utilizzo di apparecchiature scientifiche portatili che eseguono analisi non distruttive, dando la possibilità di ottenere una vasta gamma di informazioni per la conoscenza dell’opera.

Molto importante è anche la ricerca storico-artistica che consente di raccogliere dati sulla creazione e sul “percorso” dell’opera d’arte, necessari per un corretto intervento di restauro.

Quali erano alcune delle difficoltà che ha affrontato nel restauro del San Ludovico di Donatello?

Il San Ludovico è una scultura di grandi dimensioni (è alto 2,85 m e pesa circa 600 kg) per cui già lo spostamento dal suo luogo di esposizione, una nicchia nella parete del Cenacolo del Museo di Santa Croce, al cantiere di restauro aperto ai visitatori, allestito in un’altra sala del Museo, è stato abbastanza complicato. Anche lo smontaggio della mitria e del pastorale, effettuato per agevolare la pulitura superficiale, è stato impegnativo per il notevole peso dei due pezzi.

Ma, a parte i problemi logistici, la vera difficoltà è stata calibrare la pulitura su una superficie dorata così vasta e liscia con situazioni conservative molto diverse fra loro. Per esempio, dopo aver completato la pulitura con la soluzione chimica scelta dopo i test, nelle pieghe interne dei panneggi e sui piedi del Santo, sopra la doratura, c’erano ancora incrostazioni molto dure, non rimosse nei restauri precedenti, per cui è stato necessario intervenire con strumenti meccanici ed ablazione laser, nel pieno rispetto della doratura sottostante.

Il piede sinistro del San Ludovico di Donatello, prima e durante il restauro

Il piede sinistro del San Ludovico di Donatello, prima e durante il restauro

Il restauro del San Ludovico ha rivelato qualche interessante informazione sui metodi di lavoro di Donatello?

L’aspetto più evidente è il modo in cui Donatello ha concepito ed eseguito il San Ludovico.

Non potendo dorare con la tecnica ad amalgama di mercurio una scultura così grande in un unico pezzo, egli ha fuso dieci parti principali e alcuni pezzi più piccoli, li ha dorati separatamente e poi ha costruito la figura del Santo unendo i pezzi con grossi perni di rame.

Dato che la scultura doveva stare in una nicchia non è a tuttotondo, infatti la parte posteriore, che non sarebbe stata a vista, è quasi completamente mancante.

Le analisi della lega metallica hanno rivelato che non è stata usata un’unica lega per tutte le parti, ma le percentuali dei metalli sono molto variabili, inoltre la grande quantità di tasselli e di imperfezioni superficiali dimostrano che le fusioni dei vari pezzi non erano riuscite perfettamente.

La cosa interessante è il contrasto tra l’originalità dell’invenzione di costruire la figura in più pezzi, dettata dalla scelta di volerli poi dorare, e la probabile difficoltà nell’esecuzione delle fusioni. Inoltre colpisce la raffinatezza degli accostamenti cromatici sia tra le decorazioni sulla mitria (smalti blu, gigli dorati, agemina d’argento e cristalli di rocca), che tra la mitria e la figura completamente dorata.

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Lei ora ha lavorato su due importantissime opere di Donatello a Firenze, il San Ludovico e il David bronzeo del Bargello. Le operazioni di restauro hanno forse rivelato similitudini o differenze sul metodo di lavoro utilizzato da Donatello e dalla sua bottega per la creazione di queste due opere?

Per le sue sculture in bronzo Donatello usava la tecnica della fusione a cera persa, ma, partendo dallo stesso metodo di base, ha creato queste due sculture che sono completamente diverse fra loro. Se la differenza dello stato di conservazione era chiara fin dall’inizio (il David e il San Ludovico hanno avuto una storia molto diversa), il restauro ha messo in evidenza gli aspetti tecnici di ognuna di esse. Lo studio delle leghe, per esempio, ha evidenziato che il bronzo del David è differente dalle leghe usate di solito nel Rinascimento italiano, che invece ritroviamo, seppure con percentuali differenti, nei vari pezzi che compongono il San Ludovico.

Particolare è la rifinitura della superficie del David che si è rivelata un’accurata lavorazione che segue tutto il modellato, eseguita intenzionalmente con strumenti che hanno lasciato solchi di diversa larghezza e profondità, probabilmente per smorzare il riflesso della luce, ammorbidendo così le forme. Le superfici del San Ludovico sono state invece accuratamente lisciate per accogliere la doratura.

È da notare come, sulle due sculture, Donatello abbia inserito materiali diversi per avere un effetto cromatico differente: sul David ha evidenziato i capelli e le diverse decorazioni con foglia d’oro che risaltava sul bronzo scuro, sul San Ludovico ha decorato la mitria con smalti blu e argento in contrasto con l’oro splendente della figura.

Un dato comune fra il David e il San Ludovico è la presenza di difetti di fusione e tasselli, probabilmente a Donatello non interessava tanto la perfezione tecnica quanto il risultato finale.

Anche altri progetti di restauro che lei ha curato in precedenza hanno interessato alcune delle più importanti sculture del Rinascimento. L'intimità con queste opere d'arte ne ha approfondito la sua conoscenza? Può raccontarci un dettaglio memorabile che ha potuto osservare solo grazie a questo contatto?

Durante un restauro si è a contatto quotidiano con l’opera d’arte per cui si impara a conoscerne ogni più piccolo dettaglio: un particolare sulla tecnica di fusione, difetti che l’artista ha lasciato o risarcito, raffinatezze nei dettagli e molto altro. Sebbene il restauro debba essere impostato ed eseguito con regole e canoni scientifici, il rapporto con l’opera d’arte spesso va oltre la conoscenza tecnica e si instaura un feeling che, almeno per me, dura a lungo. È molto difficile spiegare i sentimenti che si provano quando si è di fronte a un capolavoro, alla grande responsabilità che si sente, si unisce il privilegio di toccare quello che ha creato l’Artista, si possono immaginare le sensazioni che egli ha provato.

Penso che entrare in sintonia con l’opera d’arte non sia immediato, “l’avvicinamento” aumenta giorno per giorno, via via che il restauro procede. Per esempio, per me la pulitura del volto di una scultura è una fase molto importante e la rimando finché non arriva il momento in cui mi sento pronta per farla.

La dr. Nicolai durante il restauro del David di Donatello (a sinistra) e la versione del Verrocchio (a destra)

La dr. Nicolai durante il restauro del David di Donatello (a sinistra) e la versione del Verrocchio (a destra)

Indispensabile è il contatto tattile, perché con il palmo della mano si può percepire ogni singola imperfezione o, meglio, la perfezione. Mi è capitato con il David del Verrocchio dove la superficie è stata rifinita così perfettamente che, accarezzandola, dava come la piacevole sensazione di toccare la seta! Durante il suo restauro ho scoperto le impronte digitali lasciate sulla cera e rimaste sul bronzo della testa di Golia, è stata una scoperta emozionante.

Un’altra scoperta interessante è stata trovare all’interno della terra di fusione del San Luca di Giambologna un canale di terracotta, come quelli usati all’epoca per lo scolo delle acque, che probabilmente era servito per alleggerire il peso della terra e facilitare il raffreddamento interno durante la fusione.

Quali consigli darebbe ad uno studente interessato a studiare la conservazione e il restauro delle opere d'arte?

È difficile dare consigli perché quello del restauratore è un lavoro particolare, con varie sfaccettature, per cui bisogna unire caratteristiche personali diverse fra loro. Per esempio, oltre a pazienza e sensibilità, ci vuole una grande energia fisica, oltre a curiosità e tenacia, ci vuole senso pratico. Ma il filo conduttore deve essere una profonda passione che ti fa battere il cuore ogni volta che sei da solo di fronte ad un capolavoro.

Per lei, visitare la mostra Primavera del Rinascimento a Palazzo Strozzi e ritrovare così tanti vecchi amici insieme, deve essere stata un'esperienza di grande suggestione personale. Sarebbe un grande privilegio per noi se lei potesse aiutarci a vedere la mostra con i suoi occhi.

Non posso negare che entrando nelle sale della mostra ho provato un immenso piacere per essere circondata da tante opere d’arte meravigliose e un’istintiva sensazione di benessere psicologico, proprio come quando uno è circondato da amici. La mia attenzione è stata attirata maggiormente dalle opere in bronzo, probabilmente perché sono quelle che conosco meglio, infatti, entrando, ecco due vecchie conoscenze: le due formelle con il Sacrificio di Isacco, eseguite per il concorso del 1401 da Ghiberti e Brunelleschi [per la porta nord del Battistero di Firenze]. In passato, al Museo del Bargello, ho avuto il privilegio di smontarle e di pulirle, potendo così studiare la diversa tecnica usata dai due artisti per comporre la stessa scena. Passando poi nella sala successiva ti trovi davanti il San Matteo del Ghiberti e il San Ludovico di Tolosa di Donatello con le loro imponenti figure. Mi ricordo il San Matteo quando era in restauro all’Opificio delle Pietre Dure di Firenze, steso sul tavolo, io ero lì per il restauro della Porta del Paradiso [di Ghiberti] e mi piaceva osservarlo da un altro punto di vista.

Al San Ludovico ho dedicato l’ultimo anno della mia vita per cui vederlo è stato quasi normale. L’ho studiato a fondo, conosco ogni centimetro della sua superficie, lo guardo per capire se il mio è stato un buon lavoro.

Continuo ed ecco i due Spiritelli in bronzo di Donatello provenienti dal Musèe Jacquemart-Andrè di Parigi, dove li vidi qualche anno fa prima dell’attuale restauro. La rimozione della verniciatura scura ha messo in risalto la lavorazione superficiale, i raffinati dettagli e qualche traccia di doratura.

Poi il Capitello in bronzo dorato che Donatello e Michelozzo eseguirono per il pulpito del Duomo di Prato e la magnifica testa di cavallo fusa da Donatello.

E poi ancora, camminando, incontri altre opere di Donatello, di Ghiberti, di Luca della Robbia, di Filippo Lippi, solo per citarne alcuni. Non ci si stancherebbe mai di ammirare questi capolavori perché ogni volta che ci si sofferma davanti si coglie un particolare, un dettaglio che magari ci era sfuggito, e più si osservano e più si può comprendere la grandezza degli artisti che li hanno creati.

Donatello, Spiritello (dalla Cantoria del Duomo di Firenze), Parigi, Institut de France, Musée Jacquemart-André. Immagini prima del restauro.

Donatello, Spiritello (dalla Cantoria del Duomo di Firenze), Parigi, Institut de France, Musée Jacquemart-André. Immagini prima del restauro.


Ringraziamenti

Grazie a Ludovica Nicolai per il tempo prezioso e le affascinanti osservazioni sul suo lavoro. Un ringraziamento speciale sia al dott. Edward Goldberg e alla dott.ssa Alexandra Korey per le loro traduzioni dei materiali per realizzare l'intervista, sia a Lavinia Rinaldi di Palazzo Strozzi per le immagini, le informazioni e le risorse relativi al restauro e alla mostra.

Immagini

Saint Louis images used copyright O'Mara McBride and Antonio Quattrone (miter and scepter shots). Spiritello image from Kermes vol. 87. See refs. Resources courtesy Palazzo Strozzi/L.Rinaldi.

Referenze bibliografiche

«Kermes», Vol 87. La Primavera del Rinascimento i Restauri. September 2012. Nardini Editore.


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La Primavera del Rinascimento

La scultura e le arti a Firenze 1400-1460

Firenze, Palazzo Strozzi, 23 marzo - 18 agosto 2013
Paris, Musée du Louvre, 26 settembre 2013 - 6 gennaio 2014

Organizzata da: Fondazione Palazzo Strozzi e Musée du Louvre
A cura di: Beatrice Paolozzi Strozzi, Marc Bormand

Catalogo: Mandragora e Fondazione Palazzo Strozzi.

Link


Approfondimenti
Recensioni della mostra in inglese
  • Korey, A. The Renaissance Starts Here. The Florentine. March 28, 2013. link
  • Bunuel, N. The Springtime of the Renaissance, Palazzo Strozzi, Florence. Live with Art. April 18 2013. link
Cite this article as: Hasan Niyazi, Restaurare il Rinascimento. Intervista a Maria Ludovica Nicolai, in "STORIEDELLARTE.com", 26 aprile 2013; accessed 26 luglio 2017.
http://storiedellarte.com/2013/04/restaurare-il-rinascimento-intervista-a-maria-ludovica-nicolai.html.

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5 Responses to Restaurare il Rinascimento. Intervista a Maria Ludovica Nicolai

  1. io amo l'arte 10 giugno 2013 at 10:40 #

    io ho visi­ta­to la mostra a Firen­ze la Pri­ma­ve­ra del rina­sci­men­to e secon­do me è una mostra mol­to impor­tan­te per­chè rac­chiu­de l’arte del cin­que­cen­to con le prin­ci­pai ope­re e il san ludo­vi­co d Dona­tel­lo è un pò il sim­bo­loo di que­sta mostra restau­ra­ta daal’opifico del­le pie­tre dure che ha restau­ra­to tuti i capo­la­vo­ri rina­sci­men­ta­li fio­ren­ti­ni e non.
    L’ARTE NON SAREBBE ARRIVATA A NOI NEL SUO SPLENDORE SENZA L’OPIFICIO DELLE PIETRE DURE.

    • Edward Goldberg 10 giugno 2013 at 11:19 #

      …e l’Opificio del­le Pie­tre Dure non sareb­be sta­to mai in gra­do di rea­liz­za­re tan­ti pro­get­ti essen­zia­li sen­za le sfor­ze di tan­ti bra­vi pro­fes­sio­ni­sti, lavo­ran­do in col­la­bo­ra­zio­ne ma anche spes­so in solitiudine–per non par­la­re dell’appoggio del­le strut­tu­re nazio­na­li.

  2. Edward Goldberg 26 aprile 2013 at 13:23 #

    Gra­zie! Que­sto è un con­tri­bu­to mol­to impor­tan­te e (stra­na­men­te) inso­li­to. In futu­ro, spe­ro di sen­ti­re più spes­so le voci dei con­ser­va­to­ri e dei restauratori–quelli che stan­no gior­no e not­te con le mani nell’impasto! Ed G.

    • Redazione 27 aprile 2013 at 06:14 #

      Gra­zie a te.
      È vero, le paro­le dei restau­ra­to­ri ven­go­no dall’esperienza diret­ta sul cor­po del­le ope­re d’arte. Spe­ria­mo però di rac­co­glie­re pre­sto anche la voce di altri “atto­ri” del­la sto­ria dell’arte.
      S.M.

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  1. Restaurare il Rinascimento. Intervista a Maria ... - 26 aprile 2013

    […] Sta giu­sta­men­te rice­ven­do mol­ta atten­zio­ne La Pri­ma­ve­ra del Rina­sci­men­to, l’ambiziosa mostra in cor­so a Firen­ze, Palaz­zo Stroz­zi, dal 23 mar­zo al 18 ago­sto 2013. Un even­to che mira a ride­fi­ni­re la … […]

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