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Sull’accordo di digitalizzazione tra Mibac e Google

Questo è un guest post di Daniele Pitrolo, già apparso nel suo blog "Zeriuno - Storia dell'arte al tempo dei bit".

 

MiBAC-Google-libri-300x300In un intervento precedente mi chiedevo che fosse dell’accordo di cooperazione tra Google ed il Mibac.

La cooperazione, che secondo la Corte dei Conti è uno dei pochi punti positivi dell’operato di Mario Resca alla DGVal, è stata annunciata il 10 Marzo 2009; il sito del Ministero gli consacrò una pagina, ancora visibile oggi, e i quotidiani degli articoli, anche in linea.

Con l’accordo, Google si impegnava a mettere a disposizione della controparte il risultato dell’elaborazione, consentendo alle istituzioni italiane di rendere disponibili le risorse anche su altre piattaforme che quella del motore di ricerca (che, come abbiamo visto, è cambiata nel senso di una minore apertura).

Tra le opere rare e rilevanti che la Biblioteca Nazionale di Firenze includerà nel progetto vi sono:

  • Rare opere scientifiche del XVIII Secolo e dell’Illuminismo;
  • Opere letterarie del XIX Secolo che hanno creato il clima culturale che ha portato all’unità d’Italia;
  • Opere illustrate e litografie di ogni epoca.

La Biblioteca Nazionale di Roma includerà nel progetto di digitalizzazione tra le altre:

  • Rare prime edizioni di opere del XIX Secolo;
  • Opere di Giambattista Vico, Keplero e Galileo Galilei;
  • Erbari e Farmacopee del XIX Secolo.

Come segnalato in un’interrogazione parlamentare al Ministro Ornaghi da parte degli on. Vittoria Franco ed Andrea Marcucci, per più di due anni l’accordo non è stato seguito da effetti perché non è stato effettuato il trasporto dei volumi verso il centro di elaborazione (un’operazione certamente non banale come può apparire, e forse sarebbe stato più utile e facile allestire i centri di elaborazione nelle biblioteche stesse, anche per motivi conservativi).

Il Ministero ha reso conto delle difficoltà sorte ed a fine Dicembre da diversi siti  è stata diffusa la notizia dell'inizio delle operazioni. Diversi i numeri relativi all'operazione: una prima fase di scannerizzazione, quella appena inaugurata, riguarda cinquecentomila testi, eventualmente seguita da una seconda, di uguale importanza; due o tre mesi saranno necessari per i primi risultati, tra i diciotto ed i ventiquattro, invece, per trecentoquarantamila opere).

Chiarito lo stato di avanzamento dell'accordo, due questioni restano dunque aperte. La prima riguarda la effettiva disponibilità dei volumi su altre piattaforme che quella di Google:  è ancora garantita, sarà effettivamente sfruttata (integrando i libri nella banca dati di Europeana, ad esempio)?

La seconda porta sulla possibilità di conoscere i risultati. Anna Maria Buzzi, direttore generale per la valorizzazione del patrimonio culturale, spende buone parole in favore della comunicazione:

Sulla conservazione del nostro patrimonio siamo bravi. Dobbiamo invece attrezzarci per renderlo più chiaro e fruibile. E se anche il Papa si è messo a utilizzare internet e Twitter vorrà dire qualcosa.

Per rendere conto dell’avanzamento dei lavori basterebbe poco: una pagina internet, delle notifiche via RSS, o anche il tanto invocato Twitter. In questa maniera invece di restare come segreta, riservata a chi la scopre grazie ad una ricerca fortunata, la notizia della disponibilità di un testo sarebbe in breve tempo di dominio pubblico.

Cite this article as: Daniele Pitrolo, Sull’accordo di digitalizzazione tra Mibac e Google, in "STORIEDELLARTE.com", 5 febbraio 2013; accessed 24 maggio 2017.
http://storiedellarte.com/2013/02/sullaccordo-di-digitalizzazione-tra-mibac-e-google.html.

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2 Responses to Sull’accordo di digitalizzazione tra Mibac e Google

  1. nunpetrus 3 giugno 2013 at 14:22 #

    le scan­sioni dei li­bri pre­le­vati dal­le col­le­zioni del­le bi­blio­te­che ita­liane co­min­ciano ad es­sere di­spo­ni­bili in goo­gle­books

    le più re­centi, in quan­to a data di im­mis­sione nel si­stema, da­tano mag­gio 2013, Feb­braio quel­le meno recen­ti

    Non ho per­so­nal­mente tro­vato trac­cia dei li­bri del­la bi­blio­teca na­zio­nale di Na­poli (chia­merò nei pros­simi gior­ni per ve­dere se rie­sco a ot­te­nere in­for­ma­zioni); i vo­lumi at­tual­mente di­spo­ni­bili al mo­mento, sem­brano pro­ve­nire dal­la BIBLIOTECA NAZIONALE CENTRALE DI FIRENZE e dal­la bi­blio­teca dell’università LA SAPIENZA di Roma

    ecco al­cuni esem­pi dei vo­lumi di­gi­ta­liz­zati (scan­sio­nati a co­lori poi con­ver­titi in bian­co e nero — di modo da po­terli stam­pare age­vol­mente al­loc­cor­renza — e com­pressi con l’algoritmo jbi­g2 tra­mite l’encoder jbi­g2enc svi­lup­pato da Adam Lan­gley ap­po­si­ta­mente per goo­gle)

    BIBLIOTECA NAZIONALE CENTRALE DI FIRENZE
    http://​books​.goo​gle​.it/​b​o​o​k​s​?​i​d​=​H​o​4​–​e​n​–​m​9​SEC
    http://​books​.goo​gle​.it/​b​o​o​k​s​?​i​d​=​O​m​O​e​e​7​O​F​l​JwC
    http://​books​.goo​gle​.it/​b​o​o​k​s​?​i​d​=​f​9​e​W​B​1​Z​E​d​HUC

    al­tri vo­lumi del­la BIBLIOTECA NAZIONALE CENTRALE DI FIRENZE, pos­sono es­sere vi­sua­liz­zati ef­fet­tuando una ri­cerca con la chia­ve

    an­ni­bale giu­lio­ni”

    nome del do­na­tore dal cui fon­do sem­brano pro­ve­nire le ope­re at­tual­mente di­gi­ta­liz­zate da goo­gle­books e ap­par­te­nenti alla BIBLIOTECA NAZIONALE CENTRALE DI FIRENZE

    Sa­pienza — Uni­ver­sità di Roma
    http://​books​.goo​gle​.it/​b​o​o​k​s​?​i​d​=​8​4​w​z​X​n​q​M​6​lEC
    http://​books​.goo​gle​.it/​b​o​o​k​s​?​i​d​=​D​2​u​1​N​L​7​J​r​x8C

    al­tri vo­lumi del­la Sa­pienza — Uni­ver­sità di Roma, pos­sono es­sere vi­sua­liz­zati ef­fet­tuando una ri­cerca con la chia­ve

    Fon­da­zione G. Gen­ti­le”

    nome del fon­do da cui sem­brano pro­ve­nire le ope­re at­tual­mente di­gi­ta­liz­zate da goo­gle­books e ap­par­te­nenti alla bi­blio­teca de la Sa­pienza — Uni­ver­sità di Roma

  2. lorenzana 6 febbraio 2013 at 14:46 #

    In effet­ti mi chie­do anch’io per­ché si deb­ba­no por­ta­re i libri alla mon­ta­gna e non vice­ver­sa. O, alme­no, per­ché non sia sta­to chie­sto a Goo­gle di copri­re le spe­se di tra­spor­to: dopo tut­to si trat­ta di biblio­te­che nazio­na­li di rico­no­sciu­to pre­sti­gio, pen­so che un po’ di pote­re con­trat­tua­le lo potes­se­ro gene­ra­re.
    E, a pro­po­si­to di comu­ni­ca­zio­ne, sareb­be anche bel­lo sape­re quan­te per­so­ne lavo­ra­no al pro­get­to. Visto che i beni cul­tu­ra­li dovreb­be­ro crea­re occu­pa­zio­ne…

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