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Su “La Perla” di Raffaello

Nel­la mostra dedi­ca­ta agli ulti­mi anni di Raf­fael­lo (El últi­mo Rafael, Madrid, Pra­do, 12 giu­gno-16 set­tem­bre 2012; Raphaël, les der­niè­res années, Pari­gi, Lou­vre, 11 otto­bre 2012–14 gen­na­io 2013) è sta­to espo­sto il gran­de dipin­to del Pra­do raf­fi­gu­ran­te la Sacra fami­glia con sant’Anna e san Gio­van­ni­no, più comu­ne­men­te noto come La Per­la. Rea­liz­za­to per Ludo­vi­co con­te di Canos­sa, nobi­le pre­la­to vero­ne­se e diplo­ma­ti­co al ser­vi­zio del papa, il qua­dro van­ta una sto­ria anti­ca di gran­de pre­sti­gio. Fu acqui­si­to da Vin­cen­zo Gon­za­ga duca di Man­to­va all’inizio del Sei­cen­to, pas­sò in Inghil­ter­ra nel­la col­le­zio­ne del re Car­lo I nel 1627 e, dopo la sua mor­te a metà del seco­lo, diven­ne pro­prie­tà del re Filip­po IV di Spa­gna. Con­sa­pe­vo­le dell’importanza dell’acquisto, il sovra­no lo indi­cò come “la per­la” del­la pro­pria col­le­zio­ne e creò così quell’appellativo che è anco­ra inta­glia­to nel­la par­te supe­rio­re del­la cor­ni­ce.

Ogget­to di ido­la­tria nel pas­sa­to, in tem­pi più recen­ti l’opera ha subì­to una sor­ta di disaf­fe­zio­ne, occu­pan­do uno spa­zio mar­gi­na­le negli stu­di su Raf­fael­lo, come dimo­stra il velo­ce pas­sag­gio  riser­va­to­le da Kon­rad Obe­rhu­ber nel­la sua mono­gra­fia. Eppu­re si trat­ta di un qua­dro di gran­de fasci­no dell’ultimo tem­po dell’artista, che si apprez­za entran­do nel­la sce­na a pic­co­li pas­si. L’atmosfera not­tur­na ren­de i pas­sag­gi visi­vi più len­ti e così dall’ombra emer­ge per pri­ma la figu­ra del­la Ver­gi­ne, vero ful­cro del­la com­po­si­zio­ne, capa­ce di dif­fon­de­re attor­no a sé con mol­te­pli­ci mez­zi un’aura di gra­zia sedu­cen­te. Lumi­no­so e bel­lis­si­mo il viso, con gli occhi bas­si che gui­da­no ver­so lo scial­le dal colo­re rosa can­gian­te in azzur­ro e per que­sta stra­da con­du­co­no alla incon­sa­pe­vo­le risa­ta del Bam­bi­no, che richia­ma l’attenzione del­la madre ver­so il san Gio­van­ni­no lavo­ra­to in con­tro­lu­ce. Dal pic­co­lo Gesù si sale poi al vol­to di Sant’Anna, anzia­na don­na assor­ta che, pur por­tan­do sul viso i segni del­la vec­chia­ia, non diven­ta defor­me e man­tie­ne una sua nobi­le inte­gri­tà fisi­ca.

Una vol­ta incon­tra­ti i pro­ta­go­ni­sti, lo sguar­do si spo­sta sul secon­do pia­no, indi­vi­dua nel buio a sini­stra la figu­ra di san Giu­sep­pe sot­to l’architettura in rovi­na e len­ta­men­te rag­giun­ge a destra l’apertura sul pae­sag­gio dal cie­lo stria­to di nuvo­le. Dopo que­sto ampio giro tor­na sul nucleo cen­tra­le e, arre­tran­do di qual­che pas­so per ave­re una visio­ne d’insieme, coglie qual­co­sa di nuo­vo. È solo ades­so che appa­re chia­ro il ruo­lo fon­da­men­ta­le gio­ca­to nel­la sce­na dall’atteggiamento del cor­po del­la Ver­gi­ne, che si avvi­ta con deli­ca­tez­za su sé stes­so crean­do lo spa­zio sul pri­mo pia­no e uni­sce in que­sto moto leg­ge­ro gli altri due per­so­nag­gi prin­ci­pa­li.

Il clas­si­co con­fron­to con la Madon­na del­la gat­ta di Giu­lio Roma­no (Napo­li, Museo di Capo­di­mon­te), di cui La Per­la va con­si­de­ra­to il model­lo, ren­de anco­ra più evi­den­te la gran­de qua­li­tà dell’opera e lo scar­to tra il mae­stro e l’allievo. La pla­sti­ci­tà e la mor­bi­dez­za del grup­po in pri­mo pia­no ne La Per­la si irri­gi­di­sco­no nel dipin­to napo­le­ta­no in una dispo­si­zio­ne linea­re e in una mec­ca­ni­ci­tà di rap­por­ti che tra­di­sco­no l’essenza del­la sce­na.

L’immagine di Raf­fael­lo si allon­ta­na, però, con­cet­tual­men­te anche dal­la Sant’Anna di Leo­nar­do (Pari­gi, Lou­vre), il testo sul qua­le l’artista ave­va appre­so la sapien­za nel lega­re le figu­re e far­le dia­lo­ga­re tra loro. Gra­zie a una impres­sio­nan­te capa­ci­tà di con­cen­tra­zio­ne comu­ni­ca­ti­va, Maria  assu­me qui un nuo­vo ruo­lo. Da gio­va­ne madre anco­ra sedot­ta dall’irrequietezza del suo bam­bi­no si tra­sfor­ma in una don­na con­sa­pe­vo­le, che acco­glie tra le brac­cia con un tene­ro gesto il figlio e la pro­pria madre, resa di nuo­vo fra­gi­le dal tra­scor­re­re degli anni, e li pro­teg­ge con la dol­ce for­za del­la sua pre­co­ce matu­ri­tà.

 

 

Cite this article as: Claudia Caramanna, Su “La Perla” di Raffaello, in "STORIEDELLARTE.com", 6 febbraio 2013; accessed 24 maggio 2017.
http://storiedellarte.com/2013/02/su-la-perla-di-raffaello.html.

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