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Kulturinfarkt”, tagliare i fondi alla cultura. Sì, ma quali fondi?

kulturinfarktUn paio di gior­ni fa è sta­to pre­sen­ta­to al Cir­co­lo dei Let­to­ri di Tori­no Kul­tu­rin­farkt, libro nato da una discus­sio­ne avvia­ta in Ger­ma­nia all’indomani del­la cri­si del 2008, pub­bli­ca­to lo scor­so anno pro­vo­can­do acce­se discus­sio­ni (soprat­tut­to sul­le pagi­ne di “Der Spie­gel”) e ora tra­dot­to da Mar­si­lio. L’editore ita­lia­no ha deci­so di cal­ca­re la mano con il sot­to­ti­to­lo, Azze­ra­re i fon­di pub­bli­ci per far rina­sce­re la cul­tu­ra, che in tede­sco suo­na­va inve­ce Trop­po di tut­to e ovun­que lo stes­so, ma in ogni caso l’idea di fon­do è quel­la di ridur­re al mini­mo i con­tri­bu­ti sta­ta­li alle isti­tu­zio­ni cul­tu­ra­li, in modo da por­tar­le al col­las­so e far soprav­vi­ve­re solo quel­le che rispon­do­no alla “doman­da del mer­ca­to”.

Que­sta solu­zio­ne, che appa­re trop­po dra­sti­ca per­si­no al più libe­ri­sta dei poli­ti­ci ita­lia­ni, va ovvia­men­te valu­ta­ta tenen­do con­to di qua­le fos­se la situa­zio­ne tede­sca fino a qual­che anno fa, quan­do lo Sta­to distri­bui­va a piog­gia gran­di som­me di dena­ro e l’offerta cul­tu­ra­le era ormai supe­rio­re alla doman­da, o comun­que non abba­stan­za diver­si­fi­ca­ta da sod­di­sfa­re le muta­te esi­gen­ze del­la popo­la­zio­ne. La pro­po­sta però non è sta­ta sug­ge­ri­ta sol­tan­to dal­la scar­si­tà di risor­se eco­no­mi­che: alla base c’è anche l’idea che il finan­zia­men­to pub­bli­co sia “dan­no­so”, per­ché non spro­ne­reb­be gli enti cul­tu­ra­li a pro­por­re idee inno­va­ti­ve e anzi li vin­co­le­reb­be all’orientamento poli­ti­co del gover­no in cari­ca.

L’idea in Ita­lia è sta­ta guar­da­ta con inte­res­se sia da chi deve fare quo­ti­dia­na­men­te di neces­si­tà vir­tù, por­tan­do avan­ti pro­get­ti cul­tu­ra­li con fon­di insuf­fi­cien­ti o del tut­to ine­si­sten­ti, sia da chi ha visto in essa un uti­le stru­men­to di pro­pa­gan­da poli­ti­ca. Sul­le pagi­ne dei gior­na­li ha tro­va­to dei soste­ni­to­ri in Ales­san­dro Baric­co e nell’editorialista di “Libe­ro” Luca Nan­ni­pie­ri, che però ha giu­di­ca­to addi­rit­tu­ra trop­po mor­bi­di i meto­di di attua­zio­ne ipo­tiz­za­ti dagli auto­ri di Kul­tu­rin­farkt. Per le rea­zio­ni a cal­do all’uscita del libro in Ita­lia vi riman­do alla ras­se­gna stam­pa rac­col­ta sul sito dell’editore.

Nono­stan­te agli Ita­lia­ni piac­cia pen­sa­re di poter risol­ve­re tut­ti i pro­ble­mi del loro patri­mo­nio cul­tu­ra­le impor­tan­do di peso un model­lo di gestio­ne stra­nie­ro, che nel­le discus­sio­ni da bar può esse­re a secon­da dei casi quel­lo fran­ce­se, quel­lo ingle­se, quel­lo tede­sco o quel­lo ame­ri­ca­no (cui si aggiun­ge tal­vol­ta qual­che varian­te più fan­ta­sio­sa, tipo la Thai­lan­dia chia­ma­ta in cau­sa tem­po fa da Miche­la Bram­bil­la), la situa­zio­ne del nostro Pae­se è uni­ca al mon­do e va affron­ta­ta seria­men­te nel­la sua par­ti­co­la­ri­tà e com­ples­si­tà.
Il discor­so di Kul­tu­rin­farkt sul­la cul­tu­ra che deve sem­pre ten­de­re spa­smo­di­ca­men­te al rin­no­va­men­to e osa­re assu­men­do­si il rischio impren­di­to­ria­le del fal­li­men­to può for­se ave­re una sua uti­li­tà per l’arte con­tem­po­ra­nea o il tea­tro di avan­guar­dia o il desi­gn, ma cer­to non può esse­re appli­ca­to in que­sti ter­mi­ni ai musei archeo­lo­gi­ci o di arte anti­ca e a tut­te quel­le pic­co­le real­tà che non rive­sto­no alcun inte­res­se eco­no­mi­co per i pri­va­ti ma che sono custo­di del­la nostra iden­ti­tà di cit­ta­di­ni.

Più che di infar­to il nostro siste­ma cul­tu­ra­le mori­rà di ine­dia, dopo un’agonia alme­no ven­ten­na­le: con l’ultima leg­ge finan­zia­ria il con­tri­bu­to pub­bli­co è sce­so allo 0,19%, ma anche in pas­sa­to la situa­zio­ne non era mol­to diver­sa. Dif­fi­ci­le spie­ga­re a un tede­sco che qui il peso del­la poli­ti­ca sul­la cul­tu­ra si fa sem­pre più asfis­sian­te, ma evi­den­te­men­te il ricat­to non pas­sa attra­ver­so i finan­zia­men­ti.

Cite this article as: Serena D'Italia, Kulturinfarkt”, tagliare i fondi alla cultura. Sì, ma quali fondi?, in "STORIEDELLARTE.com", 22 febbraio 2013; accessed 28 marzo 2017.
http://storiedellarte.com/2013/02/kulturinfarkt-azzerare-i-fondi-alla-cultura-si-ma-quali-fondi.html.

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