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I “100 di­se­gni” del Ca­stello Sforzesco: una mostra-studio

Non è facile capire che dietro il titolo "Simone Peterzano e i disegni del Castello Sforzesco" si nasconde la risposta del Comune di Milano allo scandalo estivo del ritrovamento dei 100 disegni inediti di Caravaggio.
Una risposta arrivata in tempi molto rapidi, grazie alla pronta reazione della responsabile del Civico Gabinetto dei Disegni del Castello Sforzesco, e curatrice della mostra, Francesca Rossi, e degli altri funzionari del Comune. I lavori per la mostra sono iniziati con la nomina di un comitato scientifico, formato da esperti di grafica di fama internazionale, Jonathan Bober, Hugo Chapman e Giulio Bora, insieme ad Arnalda Dallaj e Maria Teresa Fiorio, necessario per fare fronte alle richieste di chiarimento provenienti da tutto il mondo.

I cento disegni sono quasi tutti esposti (ne mancano sei per ragioni conservative) nella Sala del Tesoro del Castello Sforzesco, con un allestimento efficace per il forte impatto visivo e molto utile dal punto di vista metodologico. Su di un’unica parete, che costituisce la terza sezione della mostra, sono collocati novantacinque disegni suddivisi in cinque gruppi: dieci autografi di Simone Peterzano, ventitrè della sua bottega, trentasei ascrivibili ad artisti e botteghe diverse tra Cinque e Seicento, dodici copie da autori diversi e quattordici studi accademici del Seicento.

In questo modo anche al visitatore non specialista dovrebbe risultare chiaro che attribuire tutti quei disegni ad un solo artista è un’operazione alquanto azzardata, e a dimostrarlo bastano alcuni esempi. All’interno del primo gruppo, diversi disegni di Peterzano non sono ancora stati ricondotti ad opere note, così come quelli realizzati nella sua bottega, per lo più studi di volti, mani e braccia. Tra i fogli del terzo gruppo, lo Studio di testa maschile (inv. n. 4875/580 C 523/33) è stato attribuito ai Lampugnani, Giovan Francesco e Giovan Battista, e messo in relazione con la loro Ascensione di Cristo (Milano, Chiesa di santa Maria della Passione); lo Studio per Cristo e l’adultera (inv. n. 4875/963 B 1802/465) è stato invece ricondotto all’ambito del Morazzone e quello per Cristo deposto ( inv. n. 4875/1098 B 1802/560) alla cerchia del Cerano. Tra i numerosi fogli anonimi emerge quello eseguito su carta tinta con lavis di sanguigna (inv. n. 4875/1167 B 1802/597) più correttamente attribuito ad un anonimo artista leonardesco.

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Al gruppo delle copie appartengono tre fogli emblematici dell’intera vicenda: la Testa femminile (inv. n. 4875/482 B 1802/277) prima ritenuta preparatoria per il volto di Cristo della Cena in Emmaus (Londra, National Gallery) è qui presentata come copia da un artista emiliano; la Testa di Seneca (inv. n. 4875/506 B 1802/301) tratta dalla scultura di Guido Reni, era considerata preparatoria per il volto dell’anziana serva nel dipinto di Caravaggio raffigurante Giuditta e Oloferne (Roma, Galleria Nazionale di Arte Antica di Palazzo Barberini); infine, la Testa maschile barbuta con copricapo (inv. n. 4875/513 B 1802/308) è ora ritenuta opera di un artista gaudenziano, ma era stata associata al vecchio soldato presente in un’altra opera del Merisi, la Conversione di Paolo della famiglia Odescalchi.

Per chi studia il disegno, quello degli studi accademici è sempre un ambito molto rischioso, poiché i soggetti realizzati si riferiscono a modelli costanti ed il tipo di esecuzione è molto impersonale. Questo emerge anche negli studi accademici seicenteschi presentati in mostra, tutti riferibili ad autori lombardi. Tra questi si segnala lo Studio dalla testa statuaria dell’Alessandro morente (inv. n. 4875/498 B 1802/293), databile intorno alla seconda metà del XVII secolo, già erroneamente ritenuta preparatoria per la Maddalena in estasi di Caravaggio (dipinto oggi noto grazie alla copia conservata in una collezione privata di Roma).

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Studio dalla testa statuaria dell’Alessandro morente (inv. n. 4875/498 B 1802/293)

Trattandosi di una mostra che ha come finalità principale quella di fare chiarezza sulle modalità di studio nell’ambito della grafica, e quindi di avvicinare il pubblico ad un settore così affascinante, ma troppo spesso riservato ad una ristretta cerchia di esperti, essa non si limita ad una mera esposizione dei disegni sopra presentati.

Nella prima sezione, una selezione di nove disegni permette fin da subito di chiarire l’eterogeneità del cosiddetto ‘Fondo Peterzano’, di cui fanno parte tutti i 132 disegni esposti. Il ‘fondo’, frutto di una arbitraria sistemazione museale, è costituito da circa 1200 disegni, estrapolati dalla più vasta raccolta proveniente dal santuario milanese di Santa Maria dei Miracoli presso San Celso, e prende il nome da Simone Peterzano (ca. 1535-1599), il pittore bergamasco formatosi a Venezia ed attivo a Milano, che si firmava ‘allievo di Tiziano’, soprattutto noto per essere stato il maestro del giovane Caravaggio, dal 1584 al 1588. È la natura di questo rapporto che ha portato diversi studiosi ad investigare il Fondo durante gli ultimi decenni, alla ricerca del primo disegno su carta originale del Merisi, trattandosi del più importante nucleo al mondo di disegni del Peterzano, per numero e qualità.

Per questo motivo la seconda sezione della mostra è dedicata all’attività di Peterzano a Milano. Costituita da quindici disegni, accompagnati dalle fotografie del Civico Archivio Fotografico, presenta i disegni preparatori per le opere eseguite dall’artista nella chiesa di San Maurizio al Monastero Maggiore (1572-73), nella chiesa di San Barnaba (1573), nella Certosa di Garegnano (1578-82), nella chiesa di Sant’Eufemia (ca. 1580) e nella chiesa di San Vito al Pasquirolo (1589-90), da dove proviene l’unico dipinto presente in mostra, Madonna con il Bambino e i santi Francesco e Margherita (Milano, Quadreria Arcivescovile, inv. n. 1988, 456).

A chiusura della rassegna, sezione quarta, sono cinque disegni eseguiti da altri artisti. Quello più significativo è il disegno raffigurante una Zucca lagenaria ricurva, con gigli, pesche e pere (inv. n. 4875/1248 B 1802/649) più volte esposto e studiato come precedente del naturalismo settentrionale di Caravaggio, è stato posto da Francesca Rossi in relazione con gli affreschi eseguiti da Nicolò dell’Abate nella Sala del Paradiso della Rocca dei Boiardo a Scandiano, quindi ricondotto all’ambiente emiliano del secondo quarto del XVI secolo. Ad esso si affiancano due bellissimi disegni attribuiti al Cerano (inv. nn. 4975/94 D 222/9 e Sc. B 901), uno Studio di vescovo seduto (inv. n. 4875/210 B 1802/150) di mano dello Zoppo da Lugano ed un ultimo foglio anonimo con Studi di cavaliere e cavallo bardato (inv. n. 4875/1044 B 1802/506).

Il catalogo, pubblicato con qualche giorno di ritardo rispetto all’apertura della mostra, è costituito da alcuni fondamentali contributi, che presentano un preciso approccio metodologico, e dalle fotografie dei disegni esposti, accompagnate da brevi introduzioni. La scelta di non inserire le consuete schede critiche è ben precisa, perché le ricerche sono ancora in corso e queste preliminari considerazioni stilistiche sono solo il punto di partenza per gli studi che seguiranno.

 

SIMONE PETERZANO (ca. 1535-1599) e i disegni del Castello Sforzesco

Milano, Castello Sforzesco
Sala del Tesoro - Cortile della Rocchetta

dal 15 dicembre 2012 al 17 marzo 2013
da martedì a domenica ore 9.00 - 17.30
ultimo ingresso ore 17.00
chiuso il lunedì

Ingresso gratuito

Info: www.milanocastello.it - tel: 02. 88463700

Catalogo: Silvana Editoriale

 

Cite this article as: Benedetta Spadaccini, I “100 di­se­gni” del Ca­stello Sforzesco: una mostra-studio, in "STORIEDELLARTE.com", 8 gennaio 2013; accessed 24 maggio 2017.
http://storiedellarte.com/2013/01/simone-peterzano-e-i-disegni-del-castello-sforzesco-2.html.

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    […] al tem­po dei bit”.   La re­cen­sione del­la mo­stra sui di­se­gni di Si­mone Pe­ter­zano scrit­ta da Be­ne­detta Spa­dac­cini mi ha fat­to ri­cor­dare una fra­se che, qual­che mese fa, mi ave­va col­pito. Il “Cor­riere […]

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