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Paroto a Cemmo

Sabato 19, alle ore 16, presso la Fondazione Annunciata Cocchetti di Cemmo di Capo di Ponte, è stata inaugurata la mostra (aperta fino al 30 gennaio), curata da Sara Marazzani e dedicata al ritorno a casa del polittico di Maestro Paroto, acquistato dalla Fondazione CAB di Brescia all'asta Sotheby's, Londra, 4 luglio 2012, di cui abbiamo già dato notizia in questo blog.

In una sala al primo piano di casa Zitti, decorata da un elegante fregio ad affresco di cultura antiquaria e da un soffitto a tavolette dipinte con episodi tratti dai Trionfi di Andrea Mantegna, è ora visibile il raffinato pentittico a doppio registro di Maestro Paroto, proveniente dalla pieve di San Siro a Cemmo, suddiviso per ragioni antiquariali in tre elementi e costretto in una cornice non originale. L'opera è ora visibile con le due coppie di santi (Stefano e Ludovico) e di sante (Apollonia e Agata), staccate dal pannello centrale, raffigurante la Madonna dell'Umiltà e i santi Siro e Giovanni evangelista a sinistra e Michele e Giovanni battista a destra; versa in uno stato di conservazione ben leggibile, anche se impoverito a causa di un trasporto su tela e poi nuovamente su tavola. Queste circostanze storiche sfortunate non impediscono tuttavia di intendere a pieno i valori formali dell'opera, che rimane l'unico numero di catalogo certo di Maestro Paroto, misterioso protagonista del Tardogotico lombardo.

Aiuto fondamentale per la ricontestualizzazione storica del dipinto è rappresentato da un espositore nel quale sono state raccolte le poche carte d'archivio per mezzo delle quali gli studiosi sono riusciti a venire a conoscenza del nome dell'autore e ad ancorare il polittico a questo territorio. Mi riferisco alla documentazione del fondo Giuseppe Brunati, presso l'Archivio di Stato di Salò, ovvero una scheda, una piantina della chiesa di San Siro e soprattutto a una missiva di Giuseppe Maria Onofri, indirizzata al Brunati il 30 ottobre 1854 (resa nota per la prima volta grazie a questa esposizione), in cui vengono riportate la descrizione del polittico e la trascrizione dell'iscrizione, ora perduta, al tempo in cui il dipinto si trovava nella navata sinistra, probabilmente la sede originaria, presso il fonte battesimale:

[…] La vasca di granito della valle si erge sopra il pavimento, nella navata a monte, per circa braccia br 2 ½ [braccia bresciane, unità di misura pari a cerca mezzo metro] ed è larga bbr 2,4. Non ha alcun []: sul muro di fianco vi è una pittura del sec. XV rappresentante il Battesimo di S. Giov. Ivi pure è la pala che dicesi altre volte fosse all’altare, pittura sul legno in 9 scomparti, cioè in quello di mezzo e magg. rappres.La B. V. seduta con Bambino in braccio, negli altri si veggono S. Stefano - S. Siro, S. Gio Ev. e s. Lodovico vesc. - S. Michele Arc. S. Gio Battt, S. Apollonia e S. Agata. Nel cimiero è effigiato il Calvario, e l’Annunciazione. Al fondo leggesi scritto = Hoc opus fecit fieri venerabils = Dominus Presbiter Franciscus de Trevisio, archipresb.= plebis presentis S. Siri de cemmo in m°CCCC°XLIIII =in die sancto Pasche verodie VIIII mensis aprilis.= Parotus pinxit = [dall'Archivio Storico dell'Ateneo di Salò (BS), Fondo Giuseppe Brunati, s. 131/8 – b. 4.]

Dopo che Stefano Fenaroli (S. Fenaroli, Dizionario degli artisti bresciani, Brescia 1877)  vide l'opera nel Museo Cavaleri di Milano («[...] una tavola a forma di trittico nella chiesa antichissima di s. Siro in Cemmo di Valle Camonica, che passò poi nel Museo Cavalleri a Milano. Questa tavola porta al di sotto la seguente iscrizione: 'Hoc opus fe­cit fieri Ve­ne­ra­bi­lis d. Fran­ci­scus Afro de Ter­vi­sio ar­chi­pre­sbi­ter ple­bis Pon­tis s. Siri de Cemo anno 1447 in die sancto Pa­scuae do­mini no­stri die 8 apri­lis. Pa­ro­tus pi­n­xit'»), si persero le tracce del dipinto, fino a quando Millard Meiss (M. Meiss, An Early Lombard Altarpiece, "Arte Antica e Moderna", IV, 1961, pp. 125-133) non ne pubblicò intelligentemente una foto con i pannelli privi della cornice posticcia, attribuendo il polittico al «Maestro del De Natura deorum», con una datazione al secondo decennio del XV secolo. All'epoca il dipinto si trovava presso l'antiquario Wildenstein di New York, dopo un passaggio nella collezione Cernuschi di Parigi (cfr. catalogo d'asta).

Maestro Paroto, Madonna con il Bambino e santi, 1447, polittico. Dalla chiesa di San Siro a Cemmo (Brescia).

Maestro Paroto, Madonna con il Bambino e santi, 1447, polittico. Dalla chiesa di San Siro a Cemmo (Brescia).

Maestro Paroto, Crocifissione, frammento della cimasa del Polittico di Cemmo, Montecarlo (già a), Galleria Ribolzi (fototeca Zeri, Bologna)

Maestro Paroto, Crocifissione, frammento della cimasa del Polittico di Cemmo (Fototeca Zeri, Bologna)

Maestro Paroto, Crocifissione, frammento della cimasa del Polittico di Cemmo, Montecarlo (già a), Galleria Ribolzi

Maestro Paroto, Crocifissione, frammento della cimasa del Polittico di Cemmo, Monte Carlo (già a), Galleria Ribolzi

Collazionando questi dati storici, Gaetano Panazza1 riuscì a ricollocare correttamente nel suo contesto geografico il dipinto che, tuttavia, continua ad oscillare tra la data più probabile, ovvero il 1444, riportato da Onofri, e il 1447 del Fenaroli. Ad ogni modo il confronto delle due descrizioni non lascia dubbi sul fatto che già all'ingresso nella collezione Cavaleri il pentittico venne smembrato e portato alla stato di conservazione attuale. Speriamo anche che il riemergere di tutta questa vicenda storica riesca a gettare nuova luce su quella "tavola simile a quella del Paroto e dello stesso secolo, appartenente alla chiesa del monastero di S. Salvatore di Capodiponte" che venne "venduta per poche lire e rivenduta poi all'estero",2 dalla storia collezionistica incredibilmente simile a quella dell'opera di San Siro a Cemmo.
Completa la ricostruzione storica la fotografia di quanto si è conservato della cuspide centrale con la Crocifissione («nel cimiero in mezzo il Calvario»), già proprietà dell'antiquario Ribolzi di Monte Carlo e la fotografia della Fototeca Zeri di Bologna, che documenta uno stato di conservazione della tavola meno frammentario, collegata al polittico indipendentemente da Miklós Boskovits e Federico Zeri in una comunicazione orale.3 Mancano purtroppo ancora all'appello l'Angelo annunciante e la Vergine annunciata («nel cimiero [...] ai lati l'Annunciata»).

Un monitor e un proiettore nei quali scorrono le attente indagini non invasive effettuate da Vincenzo Gheroldi consentono di verificare lo stato di conservazione dell'opera e di studiarla in modo ravvicinato in tutte le sue particolarità tecniche.

La mostra è stata inaugurata da una conferenza di Andrea De Marchi (Università degli Studi di Firenze) dal titolo Un pittore atipico, uno strano polittico (mp3), che ha ripercorso la storia critica e riconsiderato gli aspetti materiali e stilistici del dipinto, tratteggiando il profilo artistico di maestro Paroto che, nonostante le sue timide ricerche volumetriche e plastiche, trova la sua collocazione più appropriata nel Tardogotico lombardo di Michelino da Besozzo, Cristoforo Moretti e degli Zavattari. La possibilità dello studio dal vero a seguito dell'acquisto ha indotto De Marchi e Gheroldi a formulare una nuova ipotesi sulla disposizione dei pannelli, con il centrale collocato poco più in alto dei laterali per lasciare posto all'iscrizione, confermarmando al contempo la sequenza tradizionale di santi. Come ha fatto notare De Marchi nel suo intervento, l'esposizione del polittico nella navata sinistra giustifica tanto gli sguardi rivolti all'esterno dei santi Stefano, patrono di Cemmo e Siro, titolare della chiesa, come pure quello della Vergine verso l'altare maggiore. Prima della sua ricollocazione definitiva nella chiesa di Santa Maria della Carità a Brescia, l'opera verrà illustrata da altre conferenze,  già il prossimo venerdì 25 gennaio, h. 20.30, Fondazione Annunciata Cocchetti a Cemmo, Vincenzo Gheroldi (Università degli Studi di Bologna), Paroto. Dettagli tecnici per un contesto storico, e presso il Palazzo della Cultura di Breno, dove il polittico sarà esposto dal 1 febbraio al 4 aprile.

La mostra tuttora in corso a Cemmo non costituisce tuttavia un'iniziativa isolata tra le molte meritorie della Fondazione Annunciata Cocchetti. L'intensa attività volta alla valorizzazione della storia, in particolare della storia dell'arte in Valcamonica e non solo, si sviluppa grazie ad importanti corsi e pubblicazioni scientifiche, tra cui si segnalano quelle dedicate a Callisto Piazza e a Romanino, che costituiscono un'occasione unica di approfondimento per studenti e appassionati d'arte.

Ipotesi di ricostruzione del Polittico di San Siro a Cemmo (Brescia) [da Tartuferi 1990]

Ipotesi di ricostruzione del Polittico di San Siro a Cemmo (Brescia) [da Tartuferi 1990]

Ipotesi di ricostruzione del Polittico di San Siro a Cemmo (Brescia) [De Marchi-Gheroldi 2012]

Ipotesi di ricostruzione del Polittico di San Siro a Cemmo (Brescia) [De Marchi-Gheroldi 2012]

 

  1. G. Panazza, La pittura nella prima metà del Quattrocento, in Storia di Brescia. La dominazione veneta (1426-1575), II, 7, Brescia 1963, pp. 891-927.
  2. G. Rosa, Relazione della Commissione Provinciale per la conservazione e illustrazione dei monumenti ed archivi, Brescia 1872.
  3. A. Tartuferi, in Paintings and Miniatures from the XIVth to the XVIIIth Centuries, catalogo della mostra (Monte Carlo, Galerie Adriano Ribolzi), a cura di A. Tartuferi, Firenze 1990, pp. 37-41, cat. 11.
Cite this article as: Mattia Vinco, Paroto a Cemmo, in "STORIEDELLARTE.com", 23 gennaio 2013; accessed 23 agosto 2017.
http://storiedellarte.com/2013/01/paroto-a-cemmo.html.

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7 Responses to Paroto a Cemmo

  1. Alberto Zaina 26 gennaio 2013 at 23:16 #

    ERRATA CORRIGE, o meglio, inda­gan­do fra i docu­men­ti, si aggun­go­no nuo­vi ele­men­ti di cono­scen­za. Fino a pochi gior­ni fa si dice­va, e anch’io l’ho scrit­to (Paro­tus pin­xit ed Sebi­nius) che per l’dentificazione del polit­ti­co, emi­gra­to negli Usa e recen­te­men­te ritor­na­to in situ fu il Fena­ro­li (1877, Dizio­na­rio degli arti­sti bre­scia­ni). Fena­ro­li fu il pri­mo a ren­der­lo pub­bli­co in una edi­zio­ne a stam­pa. La segna­la­zio­ne più impor­tan­te si deve al par­ro­co di Sant’Agata, Giu­sep­pe Ono­fri, che nel 1854 scris­se al Bru­na­ti (altro eccle­sia­ti­co, acca­de­mi­co dell’Ateneo di Salò) descri­ven­do il polit­ti­co (Scom­par­to entra­le con la Madonn­na e altri otto san­ti late­ra­li, di cui indi­ca esat­ta­men­te il nome). La let­te­ra e l’appunto del dise­gno, che ho repe­ri­to all’Ateneo di Salò, sono sta­ti “pre­sta­ti” al viag­gio del Paro­to in Val­ca­mo­ni­ca. Ne ven­go­no varie con­se­guen­ze.
    1) Nel 1854 il polit­ti­co era anco­ra a Cem­mo (e non era anco­ra emi­gra­to (si dice­va che era emi­gra­to nel 1852…)
    2) la DATA?. La cosa più inte­res­san­te è la tra­scri­zio­ne del­la scrit­ta, che è dif­fe­ren­te soprat­tut­to per la data: 1447, 8 apri­le per il Fena­ro­li; 1444, 9 apri­le per l’Onofri. Entram­bi indi­ca­no il gior­no di Pasqua. Sareb­be quin­di giu­sta la tra­scri­zio­ne dell’Onofri (che oltre­tut­to cono­sce­va bene la paleo­gra­fia) per­ché Pasqua nei due anni indi­ca­ti (1444–1447) cad­de il il 9 apri­le nel 1447 (nel 1444 il 12 apri­le): Ono­fri avreb­be tra­scrit­to esat­ta­men­te la data del gior­no, non però quel­la dell’anno. Ma potreb­be aver let­to male l’anno, for­se per una qual­che “cadu­ta” di colo­re, scam­bian­do per un due “aste” del­la scrit­ta, quin­di leg­gen­do IIII (MCCCXLIIII) anzi­ché VII (MCCCXLVII) la data (rin­gra­zio il dott. Mar­co Alber­ta­rio per il sug­ge­ri­men­to). La con­clu­sio­ne è che la data esat­ta dovreb­be esse­re MCCCCLVII, VIIII apri­le.
    Non “con­fon­di­bi­le”, inve­ce la r minu­sco­la con la s. Anche per que­sto, oltre che per dif­fe­ren­za tem­po­ra­le e sti­li­sti­ca, Paro­tus non può esse­re scam­bia­to per Paso­tus, il padre di Gio­van Pie­tro D a Cem­mo emer­so dagli archi­vi di Bago­li­no, reso noto da Fede­ri­ca Bol­pa­gni.
    3) nota Paleo­gra­fi­ca: la data dove­va esse­re scrit­ta con nume­ra­zio­ne roma­na, ma in carat­te­ri goti­ci, che vedia­mo bel­lis­si­mi e raf­fi­na­ti nel­le scrit­te che indi­ca­no i San­ti; una “goti­ca” mol­to “stret­ta” dove si pos­so­no scam­bia­re due II per un V (scrit­to in minu­sco­la goti­ca è come una v=u)
    Non “con­fon­di­bi­le”, inve­ce la r minu­sco­la con la s. Anche per que­sto, oltre che per dif­fe­ren­za tem­po­ra­le e sti­li­sti­ca, Paro­tus non può esse­re scam­bia­to per Paso­tus, il padre di Gio­van Pie­tro D a Cem­mo emer­so dagli archi­vi di Bago­li­no, reso noto da Fede­ri­ca Bol­pa­gni.
    Alber­to Zai­na, archi­vi­sta di Sant’Agata (dove ho visto mol­te car­te dell’Onofri, stu­dio­so di agio­gra­fia e buon let­to­re di per­ga­me­ne)

    • Fabio 26 gennaio 2013 at 23:36 #

      Gen­ti­le dot­tor Zai­na,

      la rin­gra­zio per la sua pun­tua­liz­za­zio­ne che for­ni­sce fon­da­men­ta­li novi­tà sul­la sto­ria e sul­la data­zio­ne di que­sto polit­ti­co. Per una più cor­ret­ta ese­ge­si del suo inter­ven­to vor­rei però far nota­re agli sprov­ve­du­ti let­to­ri, che fos­se­ro igna­ri del­le com­pli­ca­tis­si­me data­zio­ni con cifre roma­ne, che per sva­ria­ti lap­sus cala­mi pre­sen­ti nel testo MCCCXLIIII (1344), riga 13, andrà inter­pre­ta­to come MCCCCXLIIII (1444), MCCCXLVII (1347), riga 13, come MCCCCXLVII (1447) e MCCCCLVII (1457), riga 14, come MCCCCXLVII (1447). Com­pli­men­ti per il suo lavo­ro. Cor­dia­li salu­ti,

      Fabio

      • Alberto Zaina 6 febbraio 2013 at 13:31 #

        Gra­zie a Lei e com­pli­men­ti per il suo arti­co­lo mol­to pre­ci­so, In effet­ti ho scrit­to un po’ in fret­ta e ho tra­la­scia­to una C del­le quat­tro del­la cifra “quat­tro­cen­to”, tut­to pre­so dal­la que­stio­ne 1444–47. Se pri­ma di aver visio­na­to le car­te a Salò, pri­ma che par­tis­se­ro per Cem­mo (5 dic. 2012) ero più pro­pen­so a cre­de­re al Fena­ro­li (in quan­to la cita­zio­ne di Panaz­za par­la­va di “car­te Bru­na­ti”), dopo aver visto che la segna­la­zio­ne era inve­ce dell’Onofri, sta­vo qua­si con­clu­den­do che la data doves­se esse­re 1444, si rile­va la sua buo­na cono­scen­za paleo­gra­fi­ca ed archi­vi­sti­ca. Il ché mi ha per­mes­so di opta­re anco­ra per il 1447, indot­to­vi dal­la “pre­ci­sio­ne” cir­ca la data del­la Pasqua che inve­ce Fena­ro­li indi­ca come 8 apri­le (e così anche Panaz­za 1963 citan­do le “car­te Bru­na­tI) ripe­tu­ta due vol­te, nel­la let­te­ra cita­ta e nell’appunto con il dise­gno, asse­gna­to dubi­ta­ti­va­men­te all’Onofri, ma che pos­so ben dire che è senz’altro suo (il dub­bio pro­ba­bil­men­te era dovu­to al fat­to che ha una col­lo­ca­zio­ne archi­vi­sti­ca diver­sa dal­la quel­la del­la let­te­ra). Un rin­gra­zia­men­to anche all’archivista dell’Ateneo di Salò, dott. Comi­nel­li

    • Serena D'Italia 26 gennaio 2013 at 23:53 #

      Gra­zie Alber­to, e gra­zie al dot­tor Alber­ta­rio.

  2. Pino Mollica 23 gennaio 2013 at 16:48 #

    Il lavo­ro degli sto­ri­ci dell’Arte di que­sto pae­se é straor­di­na­ria­men­te pre­zio­so. Essi sono la resi­sten­za dell’Italia puli­ta e ope­ro­sa che pre­ser­va il bene più grande:la con­sa­pe­vo­lez­za del­la pro­pria iden­ti­tà cul­tu­ra­le nazio­na­le. In que­sto pae­se inqui­na­to dal­la poli­ti­ca mafio­sa, deva­sta­sta da scem­pi, sacri­le­gi, rapi­ne e deva­sta­zio­ni, la gra­ti­tu­di­ne più pro­fon­da a chi difen­de l’oggetto del nostro orgo­glio: la bel­lez­za soa­ve, rara, ” supe­rio­re” del­le Madon­ne del nostro ‘400. Gra­zie. P.M.

    • Serena D'Italia 24 gennaio 2013 at 02:54 #

      Mi per­met­to di rin­gra­zia­re a nome del­la cate­go­ria… anche se spes­so ci sen­tia­mo piut­to­sto inu­ti­li!

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  1. Ultimi giorni per Maestro Paroto a Cemmo: video | STORIE DELL’ARTE - 27 gennaio 2013

    […] Ul­timi gior­ni per la mo­stra “Pa­roto a Cem­mo”. […]

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