Top Menu

Giornata di studi in onore di Miklós Boskovits

Prof. BoskovitsLa Fondazione di Studi di Storia dell’Arte Roberto Longhi ha promosso lo scorso 18 dicembre una giornata di studio in ricordo di Miklós Boskovits ad un anno dalla sua scomparsa.
Della sua sterminata attività scientifica vanno ricordati i volumi curati per il Corpus of Florentine Painting - diretto per molti anni dallo studioso - , l’imprescindibile Pittura fiorentina alla vigilia del Rinascimento del 19751, la redazione dei cataloghi dei più importanti e prestigiosi musei internazionali2, gli innumerevoli contributi sulla pittura toscana tra Due e Quattrocento (da Coppo di Marcovaldo alla giovinezza dell’Angelico, da Giunta Pisano ai fratelli Lorenzetti, a Lippi e Fra’ Diamante), le importanti aperture sulla pittura marchigiana ed umbra3 e le preziose puntualizzazioni sulla scuola riminese4.

È stato Angelo Tartuferi (direttore del Dipartimento di pittura del Medioevo e del primo Rinascimento della Galleria degli Uffizi) ad iniziare la serie di interventi della giornata, presieduta da Mina Gregori. Lo studioso ha presentato i risultati del restauro della splendida Croce n. 432 della Galleria fiorentina degli Uffizi (fig. 1).
L'opera era stata interessata da un precedente intervento conservativo nel 1960 sotto la direzione di Umberto Baldini, in cui vennero eliminate le modeste ridipinture settecentesche. La complessa cultura figurativa della Croce, databile alla metà del XII secolo, è stata spesso ricondotta nell’ambito della produzione pisana del periodo per le affinità con le Croci dipinte di Rosano, di San Frediano e di quella proveniente dalla chiesa del Santo Sepolcro a Pisa, oggi nel Museo Nazionale di San Matteo.
La critica, tuttavia, non ha mancato di sottolineare la vicinanza con gli esiti della miniatura armena, siriana e araba 5 e, più in generale, con la cultura del commonwealth bizantino. Con la consueta lucidità, il Boskovits evidenziò l’unicità di quest’opera nel panorama dell’arte toscana del periodo6, rilevando con fermezza «l’innegabile» e suggestivo «rapporto di parentela tra la popolazione dei Muqarnas della Cappella Palatina» di Palermo, realizzata sotto il regno di Ruggero II, «e i malinconici personaggi dagli occhi a mandorla e dal profilo dal taglio semitico che affollano la scena della Croce n. 432», pur riconoscendo «alcune non trascurabili differenze che distinguono il disegno sciolto e corsivo dei migliori esponenti della bottega attiva» nell’impresa palermitana «dal contornare più fermo e dalla condotta pittorica più meticolosa della tavola fiorentina, l’autore della quale arricchisce volentieri con complesse cadenze angolose l’orlo delle vesti»7.
Croce 432, Firenze, Uffizi

Fig. 1

Enrica Neri Lusanna (Università degli Studi di Perugia) ha analizzato alcuni episodi rilevanti della tarda attività giottesca, ricordati dalle fonti più antiche - dal Villani, dal Ghiberti come dal Vasari - , ma spesso trascurati dalla critica, che hanno ricevuto l'attenzione del Boskovits in occasione della mostra dedicata al maestro fiorentino nel 2000, con un denso contributo dal titolo provocatorio: Giotto un artista poco conosciuto?8.
Parafrasando il celebre Giotto, non-Giotto di Richard Offner, nel suo intervento Dante-non Dante la Neri ha proposto una lettura complessa degli affreschi della Cappella del Podestà - nel cui Giudizio Universale è presente il famoso ritratto del poeta (fig. 2) - , interpretati sullo sfondo degli avvenimenti politici e culturali della Firenze dei primi anni trenta del Trecento, confermando per altre vie la cronologia suggerita anche dallo stile del ciclo, scorgendovi la compresenza delle due tendenze proprie del seguito giottesco del quarto decennio del secolo, tra il linguaggio calcolato e spazioso di Maso, evidente nella definizione volumetrica di episodi come le Marie al Sepolcro ed il cromatismo brillante e sottilmente naturalistico di Stefano, «scimmia della natura», responsabile della perduta Assunta del Camposanto di Pisa, dell'Incoronazione di Chiaravalle e degli affreschi di San Piero in Palco, una delle ultime restituzioni operata dal Boskovits9.
Particolare, Firenze, Cappella del Podestà

Fig. 2

Daniele Benati (Università degli Studi di Bologna - Fondazione di Studi di Storia dell'Arte Roberto Longhi) ha ripercorso le vicende critiche della decorazione del capitolo di Pomposa; un ciclo caro al Boskovits che se ne occupò in uno studio di ampio respiro incentrato sul rapporto tra le scelte decorative e la particolare funzione rivestita dalle sale capitolari nella vita di una comunità religiosa - a riprova di un metodo d’indagine che non si esauriva nella pratica attributiva - , riconoscendo negli affreschi giotteschi del capitolo del Santo a Padova un momento decisivo per l’aggiornamento del programma iconografico di questi specifici ambienti10.
All’autore del ciclo di Pomposa (fig. 4), forse padovano, il Boskovits proponeva di avvicinare la Madonna con Bambino della Lehman Collection (fig. 3), presso il Metropolitan Museum di New York (inv. 47.143) - parere condiviso dallo stesso Benati nella mostra sui pittori riminesi del 1995 11 - e le tavolette con la Crocifissione, l'Incredulità di San Tommaso e l'Ascensione di Cristo, rispettivamente nella collezione Thyssen-Bornemisza di Madrid e nel Musée du Louvre, di spiccata cultura patavina, tanto da essere state recentemente riferite alla giovinezza di Guariento12. La Madonna Lehman, tuttavia, è stata accostata da Luciano Bellosi ad un trittico in collezione privata, già sul mercato italiano agli inizi degli anni novanta, il cui centro raffigurante una Maestà è chiaramente esemplato sulla Maestà di Ognissanti di Giotto, così da far propendere lo studioso per un'origine fiorentina del suo autore, a cui negava la paternità dei freschi di Pomposa e delle tavole divise tra Madrid e Parigi.
La documentata presenza come teste in un atto del luglio del 1317 a Pomposa di un certo Cheyo, pittore fiorentino - al quale il Cavalcaselle attribuiva i dipinti del catino absidale della chiesa, ricondotti più tardi a Vitale da Bologna - , potrebbe suggerire, come proposto con prudenza da Benati, di individuare in lui l'autore degli affreschi della Sala Capitolare e del gruppo di dipinti ad essi collegati dalla critica. Le pitture di Pomposa potrebbero così cadere in una fase intermedia tra il soggiorno padovano al seguito di Giotto - di cui sarebbero espressione anche le tavole di Madrid e Parigi - ed il rientro del loro autore a Firenze, dove questi poté aggiornarsi sulle novità giottesche, evidenti nella Maestà resa nota dal Bellosi.
Ma­donna con il Bam­bino, New York, Me­tro­po­li­tan Mu­seum, Leh­man Col­lec­tion, inv. 47.143

Fig. 3

Andrea De Marchi (Università degli Studi di Firenze) ha presentato un trittico inedito, raffigurante San Tommaso d'Aquino tra i santi Pietro e Domenico, attribuito nell'occasione al Maestro della Croce di Piani d'Invrea, pittore ligure attivo nel secondo quarto del Trecento in dialettica, a lato, del Maestro di Santa Maria di Castello - quest’ultimo identificato ipoteticamente da Ferdinando Bologna con Opizzino Pellerano da Camogli13 - . Oltre alla Croce eponima, l’anonimo maestro è responsabile anche di una Crocefissione del Musée des Beaux-Arts di Tours (fig. 5inv. 1963-2-15), di due Croci dipinte, rispettivamente nel Museo di Sant’Agostino a Genova e nella Pinacoteca Civica di Savona, di una splendida Natività di Cristo in collezione Feigen a New York, e di un dittico raffigurante la Stigmatizzazione di Francesco e l'Incoronazione di Cecilia e Valeriano, (fig. 6inv. 86.PB.490) oggi al Getty Museum di Los Angeles, in precedenza avvicinato al Maestro delle tempere francescane14.
Il trittico è un'acquisizione importante per gli studi, un risarcimento parziale delle perdite significative della produzione ligure del periodo, che permette una riflessione più profonda sull'attività dell'anonimo autore della Croce di Piani d'Invrea, letta dal De Marchi senza soluzioni di continuità con il Maestro di Lavagnola, responsabile dello splendido polittico datato 1345, oggi nella cattedrale di Albi, in Provenza, ma proveniente dall'Oratorio di San Bernardo a Lavagnola, presso il santuario di Nostra Signora della Misericordia a Savona, come documentato dall’incisione che Tommaso Torteroli riprodusse nel volume sui Monumenti di pittura, scultura e architettura della città di Savona nel 184715.
Anonimo, Cro­ce­fis­sione, Tours, Mu­sée des Beaux-Arts

Fig. 5

Stig­ma­tiz­za­zione di Fran­ce­sco e l’In­co­ro­na­zione di Ce­ci­lia e Va­le­riano, Dit­tico, Los Angeles, Getty Mu­seum, inv. 86.PB.490

Fig. 6

La sessione pomeridiana della giornata è ripresa con l'intervento di Machtelt Israëls (University of Amsterdam) che ha letto in avvio un sentito ricordo di Boskovits scritto dal maestro Henk van Os. Ha quindi anticipato gli esiti delle ricerche condotte per il nuovo catalogo della collezione Berenson di Villa "I Tatti" a Firenze.
La studiosa nell'occasione ha concentrato l'attenzione sul Polittico (fig. 7), già in collezione Toscanelli, entrato nella raccolta di Settignano nel 1908. Come riconosciuto da Millard Meiss, l'opera è un curioso pastiche realizzato con tutta probabilità da Gaetano Bianchi proprio in vista dell'incanto della collezione Toscanelli, il cui catalogo venne curato da Gaetano Milanesi. Nel 1975, il Boskovits riconobbe nei pannelli laterali del complesso la mano di Bartolomeo Bulgarini - l'Ugolino Lorenzetti del Berenson - e nella Vergine col Bambino dello scomparto centrale quella di Niccolò di Segna16.
La Israëls, da anni impegnata in simili indagini - si pensi all’ambizioso volume sul Polittico di Borgo San Sepolcro del Sassetta 17 - è riuscita a rintracciare l’originaria provenienza dei pannelli in collezione Berenson attraverso l’analisi attenta delle caratterisiche tecniche del Polittico (venatura del legno, alloggio dei cavicchi, osservazione del sistema delle traverse del retro, ecc.). Il suo intervento ha costituito un esempio virtuoso e metodologicamente riuscito di quanto la ricognizione sui dati materiali delle opere costituisca un ausilio prezioso nella ricostruzione di complessi dispersi, da affiancare agli strumenti tradizionali della connoisseurship.
Le indagini diagnostiche cui è stato sottoposto il Polittico hanno inoltre rivelato che la cuspide centrale, opera giovanile di Pietro Lorenzetti, caratterizzata da dimensioni notevolmente ridotte rispetto alle altre, raffigurava in origine l'Evangelista Marco il cui cartiglio è stato ridipinto con molta probabilità dallo stesso Gaetano Bianchi in occasione dell'incanto Toscanelli. L'intenso chiaroscuro dei carnati, come pure le dimensioni del pannello, accostano l'opera al San Luca in collezione van Marle a Perugia, due frammenti che potrebbero provenire dal giovanile Polittico di Monticchiello, oggi diviso tra il Museo Diocesano di Pienza, il Musée Tessè di Le Mans ed il Museo Horne di Firenze.
Polittico già Toscanelli, Settignano (Firenze), Collezione Berenson

Fig. 7

Laurence B. Kanter (curatore della Yale University Art Gallery) ha presentato alcune opere problematiche connesse con la committenza del monastero camaldolese di Santa Maria degli Angeli a Firenze.
Tra queste, lo studioso ha ricordato le vicende del Polittico commissionato per la Cappella Nobili da Bernardo di Cino in memoria della moglie Piera degli Albizzi, morta nel 1387. La predella del Polittico, dispersa tra il Musée du Louvre e la National Gallery di Londra ed alcune collezioni private, venne ricomposta a partire dagli studi di Gronau che riconobbe come primizie del giovane Lorenzo Monaco i tre scomparti del museo francese (fig. 9), il Banchetto di Erode, la Crocefissione e San Giacomo e Ermogene,18 ai quali Federico Zeri aggiunse più tardi i pannelli con il Battesimo di Cristo della National Gallery di Londra, Ermogene che butta i libri di magia nell’acqua in collezione Sherman a New York, e Piera degli Albizzi con le figlie in preghiera in collezione privata.19
Più tardi M. Boskovits20 suggerì che la predella così ricomposta facesse parte del polittico di Agnolo Gaddi il cui registro centrale con la Vergine col Bambino tra i santi Giovanni Evangelista, Giovanni Battista, Giacomo e Bartolomeo si conserva nella Gemäldegalerie di Berlino (fig. 8). Il complesso è stato ulteriormente risarcito in seguito da Erling Skaug che ha riconosciuto nel Cristo benedicente tra l’Arcangelo Gabriele e la Vergine Annunciata — all’incanto da Christie’s a Londra nel 1984 - le cuspidi del complesso, oggi in collezione privata21.
Agnolo Gaddi, Ver­gine con il Bam­bino tra i santi Gio­vanni Evan­ge­li­sta, Gio­vanni Bat­ti­sta, Gia­como e Bar­to­lo­meo, Berlino, Ge­mäl­de­ga­le­rie

Fig. 8

Lorenzo Monaco, Ban­chetto di Erode, la Cro­ce­fis­sione e San Gia­como e Er­mo­gene, Parigi, Musée du Louvre © Musée du Louvre/A. Dequier - M. Bard

Fig. 9

 

La giornata è stata conclusa dall'intervento di Carl Brandon Strehlke (curatore del Philadelphia Museum of Art) che ha ricordato il suo primo incontro con Boskovits, nel 1976 alla mostra fotografica di Carlo Fiorucci su Giovanni di Corraduccio, curata da Pietro Scarpellini.
Lo studioso ha presentato il frammento con Cristo tra i Santi Paolo e Pietro (fig. 11)22, un’opera giovanile di Pietro Lorenzetti, riconosciuta al senese da Mauro Lucco che ha suggerito di identificarla con l’elemento centrale della predella della Madonna col Bambino del Philadelphia Museum of Art (fig. 10)23. L’ipotesi è stata accolta da Strehlke sulla base delle rispondenze precise delle dimensioni, dei motivi decorativi delle punzonature e della venatura del legno rivelata dalla radiografia, in tutto compatibile con la tavola del museo americano, che lo studioso ha proposto da tempo di collegare alla commissione del 1319 di un polittico per la chiesa di Santa Maria dei Servi a Siena, assegnata ad un anonimo maestro.
Pietro Lorenzetti, Ma­donna con il Bam­bino, Phi­la­del­phia, Philadelphia Mu­seum of Art, Johnson Collection

Fig. 10

Pietro Lorenzetti, Cri­sto tra i Santi Paolo e Pie­tro, già London, Christie's, 3 July 2012, lot 28/5602

Fig. 11

Altri articoli

 

  1. Il testo è ora disponibile online (per utenti registrati) nell'archivio istituzionale dei documenti elettronici dell'Università degli Studi di Firenze.
  2. M. Boskovits, Frühe italienische Malerei: Gemäldegalerie Berlin. Katalog der Gemälde, Berlino 1988; Idem, Early Italian Painting 1290-1470: The Thyssen Bornemisza Collection, Londra 1990; M. Boskovits e A. Tartuferi (a cura di), Dipinti, I. Dal Duecento a Giovanni da Milano, Cataloghi della Galleria dell’Accademia di Firenze, Firenze 2003; M. Boskovits e D. Parenti (a cura di), Dipinti, II. Il Tardo Trecento. Dalla tradizione orcagnesca agli esordi del Gotico internazionale, Firenze 2010; M. Boskovits e D.A. Brown, Italian Paintings of the Fifteenth Century. The Collections of the National Gallery of Art. Systematic Catalogue. National Gallery of Art, Washington, New-York-Oxford 2003.
  3. M. Boskovits, Ipotesi su un pittore umbro di primo Trecento, in «Arte Antica e Moderna», 1965, pp. 113-123; Idem, Pittura umbra e marchigiana tra Medioevo e Rinascimento: Studi sulla Galleria Nazionale dell’Umbria, Firenze 1973; Idem, Osservazioni sulla pittura tardogotica nelle Marche, Perugia 1975; Idem, Gli affreschi della Sala dei Notari a Perugia e la pittura in Umbria alla fine del XII Secolo, in «Bollettino d’Arte», LXVI, 10, 1981, pp. 1-42.
  4. M. Boskovits, Per la Storia della Pittura tra Romagna e Marche, I-II, in «Arte Cristiana», LXXXI, 755-756, pp. 95-114, 163-182.
  5. L. Bellosi, Sassetta e i pittori toscani tra XIII e XIV secolo, a cura di L. Bellosi e A. Angelini, Siena 1986, p. 14.
  6. M. Boskovits, A Critical and Historical Corpus of Florentine Painting. The Origins of Florentine Painting, I, Firenze 1993, pp. 40-45.
  7. M. Boskovits, A proposito del soffitto della Cappella Palatina di Palermo, in «Arte Cristiana», XCVI, 849, 2008, pp. 404-405.
  8. M. Boskovits, Giotto: un artista poco conosciuto?, in A. Tartuferi (a cura di), Giotto. Bilancio critico di sessant'anni di studi e ricerche, catalogo della mostra di Firenze, Galleria dell'Accademia, Firenze 2000.
  9. M. Boskovits, Ancora su Stefano Fiorentino (e su qualche fatto pittorico di Firenze verso la metà del Trecento), in «Arte Cristiana», XCI, 816, 2003, pp. 173-180.
  10. M. Boskovits, Insegnare per immagini. Dipinti e sculture nelle sale capitolari, in «Arte Cristiana», LXXVIII, 737-738, 1990, pp. 123-142.
  11. D. Benati, ll Trecento riminese: maestri e botteghe tra Romagna e Marche, catalogo della mostra, Milano 1995, pp. 158–60, no. 6-7-8.
  12. D. Banzato in Guariento e la Padova carrarese, catalogo della mostra, Venezia 2011, pp. 106-108.
  13. F. Bologna, Alle origini della pittura ligure del Trecento: il Maestro di Santa Maria di Castello o della Croce della Consolazione e Pizzino da Camogli, in Hommage à Michel Laclotte. Etudes sur la peinture du Moyen Age et de la Renaissance, Firenze-Paris 1994, p. 27.
  14. A. De Marchi, Maître de la Croix des Piani d’Invrea, in Italies. Peintures des musées de la région Centre, Paris 1996, pp. 45-51.
  15. A. De Floriani, Bartolomeo da Camogli, Genova 1979, pp. 14-15; inoltre A. De Floriani, Il fascino di Avignone, in La pittura in Liguria: il Medioevo. Secoli XII-XIV, Genova 2011, pp. 179-197.
  16. M. Boskovits, Una scheda e qualche suggerimento per un catalogo dei dipinti ai Tatti, in «Antichità Viva», XIV, 2, 1975, pp. 9-21.
  17. M. Israëls (a cura di), Sassetta. The Borgo San Sepolcro Altarpiece, Villa I Tatti. The Harvard University Centre for Italian Renaissance Studies, Florence, Primavera Press, Leiden 2009.
  18. H.D. Gronau, The earliest works of Lorenzo Monaco - II, in «The Burlington Magazine», CXII, 568-569, 1950, pp. 217-222.
  19. F. Zeri, Investigations into the early period of Lorenzo Monaco, in «The Burlington Magazine», CVI, 1964, pp. 554-558.
  20. M. Boskovits, Pittura fiorentina alla vigilia del Rinascimento, Firenze 1975, pp. 132, 242, n. 193; Idem, In margine alla bottega di Agnolo Gaddi, in «Paragone», XXX, 335, 1979, pp. 54-56.
  21. L’intera vicenda è riassunta dallo stesso Skaug in Lorenzo Monaco dalla tradizione giottesca al Rinascimento, catalogo della mostra, a cura di A. Tartuferi e D. Parenti, Firenze 2006, pp. 106-110.
  22. Christie's, Londra, 3 luglio 2012: scheda online.
  23. C. B. Strehlke, Italian Paintings, 1250-1450, in The John G. Johnson Collection and the Philadelphia Museum of Art, Philadelphia 2004, pp. 215-23.
Cite this article as: Emanuele Zappasodi, Giornata di studi in onore di Miklós Boskovits, in "STORIEDELLARTE.com", 14 gennaio 2013; accessed 24 maggio 2017.
http://storiedellarte.com/2013/01/giornata-di-studi-in-onore-di-miklos-boskovits.html.

,

7 Responses to Giornata di studi in onore di Miklós Boskovits

  1. Elena 11 giugno 2013 at 11:03 #

    E’ pos­si­bi­le con­tat­ta­re l’autore dell’articolo? So che si è dedi­ca­to al tema dei cori del­le mona­che ed avrei biso­gno di alcu­ne infor­ma­zio­ni per la mia tesi di lau­rea.
    Gra­zie.

  2. Lorenzo 16 gennaio 2013 at 16:51 #

    Gra­zie per il det­ta­glia­to reso­con­to. Una pre­ci­sa­zio­ne Il volu­me Pit­tura fio­ren­tina alla vi­gi­lia del Ri­na­sci­mento mi sem­bra che non sia pur­trop­po dispo­ni­bi­le onli­ne per tut­ti (solo la coper­ti­na e l’indice gene­ra­le non sono pro­tet­ti da pas­sword).…..

    • Redazione 16 gennaio 2013 at 17:00 #

      Gra­zie.
      Pur­trop­po il volu­me non è aper­to a tut­ti, ma solo agli uten­ti regi­stra­ti.

  3. Redazione 16 gennaio 2013 at 16:03 #

    Gra­zie per la pre­zio­sa pre­ci­sa­zio­ne e per la segna­la­zio­ne dell’errore, ora cor­ret­to.

    Tut­to 🙂

  4. sibilla 16 gennaio 2013 at 15:38 #

    Il sag­gio “Towards a Recon­struc­tion of the San­ta Maria degli Ange­li altar­pie­ce of 1388” di Erling Skaug, pub­bli­ca­to una vol­ta sul­le “Mit­tei­lun­gen des Kun­sthi­sto­ri­schen Insti­tu­tes in Flo­renz”, era dedi­ca­to pro­prio al Prof. Bosko­vi­ts “for his incom­pa­ra­ble scho­lar­ship, hel­p­ful­ness and inspi­ring friend­ship over the years, and for repea­ted­ly offe­ring a work­ta­ble in his busy and tightly stuf­fed ‘bot­te­ga’ in Via Giu­sti.”

    (P.s.: un erro­re di scrit­tu­ra: non “Mil­lard Miess”, ma “Mil­lard Meiss”

  5. Fabien Benuzzi 14 gennaio 2013 at 13:19 #

    Giu­sto omag­gio ad uno dei Gran­di del­la nostra disci­pli­na. Un gra­zie ad Ema­nue­le per que­sto det­ta­glia­to e pun­tua­le reso­con­to.

Trackbacks/Pingbacks

  1. miniaturaitaliana.com » Giornata di studi in ricordo di Miklós Boskovits - 13 giugno 2013

    […] su Sto­rie dell’arte il reso­con­to del­la gior­na­ta (a cura di Ema­nue­le […]

Leave a Reply / Rispondi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: