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Chiese chiuse a Napoli

scultura-con-fornelloIl mare non bagna Napo­li. Ma potreb­be far­lo.

Dura la vita degli sto­ri­ci dell’arte. Soprat­tut­to se lo sie­te a Napo­li. Una ricer­ca che in un posto qual­sia­si, in cui le cose fun­zio­na­no dicia­mo bene, può esse­re svol­ta, per esem­pio, in un mese, a Napo­li si svol­ge­rà media­men­te in sei, set­te mesi o for­se di più. Il mal­fun­zio­na­men­to, l’apatia, la len­tez­za, la disor­ga­niz­za­zio­ne del­le isti­tu­zio­ni che spes­so e volen­tie­ri si sca­ri­ca­no le respon­sa­bi­li­tà a vicen­da in un val­zer inter­mi­na­bi­le di com­pe­ten­ze riman­da­te di uffi­cio in uffi­cio, e con­ti­nua­men­te rias­se­gna­te in base alle cir­co­stan­ze, pos­so­no indur­re anche i miglio­ri a desi­ste­re.

Un pro­ble­ma che mi col­pi­sce par­ti­co­lar­men­te è l’enorme dif­fi­col­tà che si incon­tra nel momen­to in cui si neces­si­ta, sem­pli­ce­men­te, di entra­re in una chie­sa. Napo­li è noto­ria­men­te una del­le cit­tà con più chie­se al mon­do; ne pos­sie­de così tan­te che, di alcu­ne, a vol­te, per­fi­no gli stes­si cit­ta­di­ni ne per­do­no memo­ria, e vi può capi­ta­re che men­tre cer­ca­te una chie­sa, ne tro­ve­re­te nel­le pros­si­mi­tà altre cen­to. Si per­do­no nei mean­dri dei vico­li ripi­di e stret­ti, spes­so die­tro can­cel­li ser­ra­ti e scro­sta­ti dal tem­po, mute die­tro i loro por­to­ni, dimen­ti­ca­te  e igno­ra­te. Già nel 2000 la Soprin­ten­den­za dei Beni archi­tet­to­ni­ci e ambien­ta­li ne con­ta­va ben 165 chiu­se. Qui chiu­se coin­ci­de spes­so con abban­do­na­te, non tute­la­te, tra­fu­ga­te. Insom­ma con­dan­na­te a mori­re, len­ta­men­te. Nel lavo­ro di ricer­ca, dun­que, uno sto­ri­co dell’arte si scon­tra con que­sto enor­me pro­ble­ma, con la giu­ri­sdi­zio­ne del­la Curia, ma anche con quel­la comu­na­le, con le infi­ni­te dif­fi­col­tà buro­cra­ti­che e logi­sti­che. Oggi le chie­se nega­te al pub­bli­co non si con­ta­no: San Mar­cel­li­no e Festo, Sant’Agostino degli Scal­zi, San­ta Maria Don­na­ro­mi­ta, San Seve­ri­no e Sos­sio, la Chie­sa di Gesù e Maria, San­ta Maria di Costan­ti­no­po­li, San­ta Maria di Por­to­sal­vo, San­ta Maria del­la Vit­to­ria all’Anticaglia, San Bia­gio all’Olmo e si potreb­be con­ti­nua­re per mol­to.
Viste da fuo­ri sem­bra­no rude­ri, fac­cia­te inglo­ba­te nel degra­do urba­no; cal­ci­nac­ci caden­ti, mura sbrec­cia­te, ver­ni­ci anne­ri­te dal tem­po. Ma den­tro lo sce­na­rio è for­se ancor peg­gio. Tele, scul­tu­re, mar­mi, alta­ri lascia­ti a putre­fa­re e mar­ci­re, cap­pel­le che diven­ta­no depo­si­ti di deter­si­vi e car­to­ni, spor­ci­zia, pol­ve­re e incu­ria.

Napoli, Chiesa di Santa Maria della Speranza

Napo­li, Chie­sa di San­ta Maria del­la Spe­ran­za

San­ta Maria del­la Spe­ran­za, chie­sa del XVI seco­lo ubi­ca­ta nei famo­si Quar­tie­ri Spa­gno­li che con­ser­va uno splen­di­do alta­re sei­cen­te­sco, capo­la­vo­ro di Cosi­mo Fan­za­go, una tela di Cesa­re Fra­can­za­no e anco­ra altri teso­ri, da anni è inac­ces­si­bi­le. Per riu­sci­re ad entra­re biso­gna met­ter­si in con­tat­to con l’Ufficio dei Beni cul­tu­ra­li del­la Dio­ce­si di Napo­li e richie­de­re un per­mes­so, indi­can­do i moti­vi pre­ci­si per cui si desi­de­ra entrar­ci. Solo dopo aver appro­va­to la richie­sta, l’Ufficio for­ni­sce i con­tat­ti di chi al momen­to si occu­pa del­la gestio­ne del­la chie­sa in que­stio­ne. Così, dopo una lun­ga tra­fi­la (in cui i mesi saran­no tra­scor­si) si rie­sce a “sfon­da­re” le por­te del­la tan­to sospi­ra­ta chie­sa.

Attra­ver­san­do piaz­za Cavour ci si imbat­te nel­la splen­di­da fac­cia­ta del­la Chie­sa di San­ta Maria del Rosa­rio alle Pigne, capo­la­vo­ro di Arcan­ge­lo Gugliel­mel­li. La gra­di­na­ta, pro­prie­tà ormai di qual­che asson­na­to clo­chard, è coper­ta di immon­di­zia, car­to­ni, vetro in fran­tu­mi. La chie­sa, otti­mo esem­pio di archi­tet­tu­ra baroc­ca (mae­sto­sa la sca­li­na­ta inter­na a dop­pia ram­pa, su model­lo del­le sca­li­na­te del San­fe­li­ce) è ormai sede di uffi­ci comu­na­li e tut­to ciò che vi era all’interno, tra cui nume­ro­se tele di Luca Gior­da­no, è sta­to rimos­so, qua­lo­ra non tra­fu­ga­ti. Resta­no pochi mar­mi e l’altare,  evi­den­te­men­te di dif­fi­ci­le smer­cio. La chie­sa è chiu­sa dal ter­re­mo­to del 1980 e da cir­ca trent’anni non apre i bat­ten­ti.

Chie­sa di Gesù e Maria. Altro incre­di­bi­le oltrag­gio al patri­mo­nio e al sen­so di eti­ca e civil­tà. Quel­la che fu una chie­sa del XVI seco­lo, rima­neg­gia­ta da Dome­ni­co Fon­ta­na, è oggi un can­tie­re di non meglio defi­ni­ti mate­ria­li accan­to­na­ti sul pavi­men­to maio­li­ca­to. Mace­rie, mar­mi, cemen­to: c’è da cre­de­re che la chie­sa sia sta­ta col­pi­ta da un fune­sto ter­re­mo­to. Ma non può esse­re il ter­re­mo­to dell’80! E inve­ce sì. Da trent’anni le con­di­zio­ni del com­ples­so archi­tet­to­ni­co sono quel­le, deplo­re­vo­li, che si vedo­no anco­ra oggi. All’interno si tro­va­no ope­re impor­tan­ti come le deco­ra­zio­ni di Gio­van­ni Ber­nar­di­no Azzo­li­no, gli affre­schi di Beli­sa­rio Coren­zio e l’altare mag­gio­re di Dio­ni­so Laz­za­ri, qua­si del tut­to depre­da­to, come pure i mar­mi ros­si del­le balau­stre.

Il 23 set­tem­bre del 2009 spro­fon­da­va il pavi­men­to del­la chie­sa di San Car­lo alle Mor­tel­le, auten­ti­co gio­iel­lo baroc­co nel cuo­re dei Quar­tie­ri Spa­gno­li. Oggi la strut­tu­ra appa­re anco­ra così per man­can­za di sol­di, dicuntbuia, muta e pol­ve­ro­sa con un’enorme vora­gi­ne, come un ven­tre sfon­da­to, enne­si­ma cre­pa di que­sta Napo­li che crol­la poco a poco.

In occa­sio­ne del “Mag­gio dei Monu­men­ti” sono sta­te spa­lan­ca­te le por­te di mol­te chie­se, ma spes­so solo per ren­der­ne noto il degra­do, come nel caso di San Gio­van­ni Mag­gio­re a Pigna­tel­li, di cui già Fran­ce­sco Caglio­ti, ordi­na­rio di Sto­ria dell’Arte all’Università Fede­ri­co II di Napo­li, dice­va: «È il frut­to di un’incuria plu­ri­de­cen­na­le. Dopo anni di fur­ti e abban­do­no, ora abbia­mo un restau­ro volen­te­ro­so, costa­to die­ci, cen­to vol­te più di una nor­ma­le manu­ten­zio­ne. Risul­ta­to: San Gio­van­ni Mag­gio­re è un guscio semi­vuo­to, man­ca il 90% degli arre­di, ruba­ti di recen­te. Negli ulti­mi 30 anni, rac­con­to ai miei stu­den­ti, Napo­li ha distrut­to più di quan­to abbia fat­to nei 5 seco­li pre­ce­den­ti» (Il Gior­na­le dell’Arte, luglio 2012).

E pro­prio al pro­ble­ma, urgen­tis­si­mo, del­le chie­se in rovi­na, è dedi­ca­ta la mostra L’anima del tem­po. Chie­se napo­le­ta­ne: rovi­ne e recu­pe­ri ospi­ta­ta in que­sti gior­ni nel chio­stro gran­de del com­ples­so dei Giro­la­mi­ni (da poco ria­per­to al pub­bli­co, gra­zie al lavo­ro e alla volon­tà del soprin­ten­den­te Fabri­zio Vona e del con­ser­va­to­re del monu­men­to, Umber­to Bile): dodi­ci chie­se napo­le­ta­ne immor­ta­la­te dall’occhio di Mas­si­mo Listri, tra cui San­ta Maria del popo­lo agli Incu­ra­bi­li, Sant’Aspreno ai Cro­ci­fe­ri, San Giu­sep­pe del­le Scal­ze, San­ta Maria del­la Scor­zia­ta.
Scat­ti che docu­men­ta­no quan­to in que­sti anni Napo­li abbia rinun­cia­to alla pro­pria bel­lez­za. Nava­te distrut­te, cap­pel­le som­mer­se da mace­rie e spaz­za­tu­ra, pavi­men­ti e mar­mi tra­fu­ga­te alla meno peg­gio. È sin­go­la­re che in mol­te chie­se le foto sia­no proi­bi­te, non per que­stio­ni lega­te a nor­me ed auto­riz­za­zio­ni eccle­sia­sti­che, ma «per­ché sono sem­pre più fre­quen­ti i fur­ti su com­mis­sio­ne». È quan­to mi sen­to rispon­de­re da un addet­to, al che pen­so: «Fino a che pun­to di inci­vil­tà pos­sia­mo spin­ger­ci?».

Si potreb­be con­ti­nua­re a par­lar­ne per gior­ni, ma le cose non cam­bie­reb­be­ro, e non cam­bie­ran­no fino a quan­do la Soprin­ten­den­za non deci­de­rà di por­re fine a que­sto stra­zio per gli occhi e per l’anima. Innan­zi­tut­to c’è urgen­te biso­gno di indi­vi­dua­re tut­te le chie­se chiu­se e in degra­do, far­ne una map­pa­tu­ra, un cen­si­men­to che per­met­ta di foca­liz­za­re gli obiet­ti­vi e le prio­ri­tà, lavo­ro in cui potreb­be­ro esse­re coin­vol­ti mol­ti gio­va­ni lau­rea­ti in sto­ria dell’arte. In secon­da ana­li­si si ren­de neces­sa­rio un aggior­na­men­to degli ora­ri on line di aper­tu­ra del­le chie­se (che già esi­sto­no, ma spes­so e volen­tie­ri non sono atten­di­bi­li) così da per­met­te­re a chiun­que, sto­ri­ci o sem­pli­ci cit­ta­di­ni aman­ti del bel­lo, di entra­re nel­le chie­se sen­za dover­si sot­to­por­re a ore di appo­sta­men­ti.

E non ser­ve a nul­la pro­por­re l’esclusione del cen­tro sto­ri­co del­la cit­tà dall’Unesco, pro­po­sta avan­za­ta pro­prio in que­sti gior­ni da nume­ro­se asso­cia­zio­ni par­te­no­pee che pro­cla­ma­no a gran voce che la cit­tà non meri­ta tale ono­ri­fi­cen­za, per­tan­to «è meglio che si fac­cia da par­te», cri­te­rio sba­glia­tis­si­mo di guar­da­re al pro­ble­ma, non solo per­ché lo aggi­ra sen­za affron­tar­lo dav­ve­ro, ma ammet­te un fal­li­men­to e infon­de un mes­sag­gio sba­glia­to di disin­can­ta­ta e ama­ra ras­se­gna­zio­ne, quan­do ciò che si dovreb­be fare, con urgen­za e dispe­ra­ta­men­te, è fare in modo che la cit­tà con uno dei più gran­di e ric­chi patri­mo­ni arti­sti­ci al mon­do lo diven­ti, degna e meri­te­vo­le. Cam­bia­re mec­ca­ni­smi e men­ta­li­tà inne­sta­te da anni e anni di abi­tu­di­ne, pigri­zia e a vol­te stan­chez­za non è faci­le e trop­po spes­so l’abuso ozio­so del­la for­mu­la ritri­ta del lascia­pas­sa­re ha gene­ra­to  que­sto tipo di degra­do e abban­do­no, ma pen­so spes­so alle paro­le di Pasqua­le Vil­la­ri, uno dei gran­di padri del­la que­stio­ne meri­dio­na­le:

- Ma non vede­te che ci vuo­le un seco­lo?

- Sì, lo vedo, ma vedo anco­ra che se comin­ce­re­mo doma­ni, ci vor­rà un seco­lo ed un gior­no.

(Pasqua­le Vil­la­ri, Let­te­re meri­dio­na­li, 1875).


Lo scem­pio del­le chie­se di Napo­li: due­cen­to chiu­se e abban­do­na­te – Cor­rie­re TV

 

Cite this article as: Alessandra de Luca, Chiese chiuse a Napoli, in "STORIEDELLARTE.com", 6 gennaio 2013; accessed 24 marzo 2017.
http://storiedellarte.com/2013/01/chiese-chiuse-a-napoli.html.

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10 Responses to Chiese chiuse a Napoli

  1. Aessandra Lotto Parpaola 2 febbraio 2015 at 08:53 #

    Gra­zie ad Ales­san­dra De Luca per que­sta segna­la­zio­ne, dove­ro­sa in que­sta sede e altro­ve. Dopo un recen­te viag­gio a Napo­li, ho potu­to con­sta­ta­re che que­ste chie­se, inac­ces­si­bi­li a noi sto­ri­ci dell’arte, inspie­ga­bil­men­te schiu­do­no i pro­pri usci a pre­do­ni, ladri e ricet­ta­to­ri.

  2. Annamaria Pagano 15 febbraio 2013 at 17:41 #

    Con­di­vi­do a pie­no le tue paro­le, pur­trop­po fun­zio­na così e per far­ci il nostro avve­ni­re sia­mo invo­glia­ti e costret­ti ad anda­re via da Napo­li cer­can­do for­tu­na altrove.…Probabilmente pre­sto andrò via anch’io.…

  3. Flavio Petroli 15 febbraio 2013 at 12:13 #

    Fla­vio Petro­li Archi­tet­to
    Cer­te vol­te mi sem­bra che gli Intrec­ci di com­pe­ten­ze tra comu­ne, soprin­ten­den­za e curia, sia­no solo un modo per non occu­par­si dei beni cul­tu­ra­li di Napo­li. Per i restau­ri ci voglio­no sol­di, che devo­no anda­re sem­pre agli stes­si. Infi­ni­te dif­fi­col­tà buro­cra­ti­che, ritar­di nei paga­men­ti, sfrut­ta­men­to. Poi sem­bra che chi segue le rago­le in que­sta cit­tà è sem­pre pena­liz­za­to. Mi vie­ne in men­te un esem­pio. Quan­to tem­po ci han­no mes­so per ini­zia­re il restau­ro di Palaz­zo Mad­da­lo­ni? A memo­ria alme­no 20 anni. E infi­ni ci si lamen­ta che i gio­va­ni van­no via, come pen­so farò a bre­ve io. C’è solo un modo per tene­re qui i giovani.….pagarli per quel che sono, dei pro­fes­sio­ni­sti che han­no con­se­gui­to tito­li e meri­ti al pari dei col­le­ghi euro­pei, inve­ce sem­bra che chi non abbia i capel­li bian­chi deb­ba sem­pre esse­re scam­bia­to per un gio­va­ne appren­di­sta di bot­te­ga.

  4. Tiziana Iannello 8 gennaio 2013 at 18:53 #

    Omer­tà e ras­se­gna­zio­ne sono pro­prio la for­mu­la giu­sta: com­pli­men­ti!

  5. Annamaria Pagano 8 gennaio 2013 at 14:02 #

    Napo­li non atten­de Cri­sto che sta bene dove sta e non c’entra nien­te con la nostra discus­sio­ne. Mi dispia­ce per­chè da napo­le­ta­na feli­ce­men­te emi­gra­ta, giac­chè pro­ba­bil­men­te cono­sce le pro­ble­ma­ti­che dei napo­le­ta­ni, cer­te cose non dovreb­be dar­le in pasto a per­so­ne che in que­sto post potreb­be­ro leg­ge­re e giu­di­ca­re sen­za cono­sce­re la vera real­tà.
    Con que­sto la mia discus­sio­ne può chiu­der­si qui, mol­ti sin­ce­ri augu­ri anche a Lei.

  6. Tiziana Iannello 8 gennaio 2013 at 12:28 #

    Allo­ra Napo­li dovrà pro­prio atten­de­re che Cri­sto scen­de­rà dal­la cro­ce … Mol­ti sin­ce­ri augu­ri da una napo­le­ta­na (feli­ce­men­te) emi­gra­ta.

  7. Annamaria Pagano 8 gennaio 2013 at 11:47 #

    In que­sto post par­lia­mo di chie­se chiu­se in disfa­ci­men­to di cui nes­su­no se ne occu­pa. Pur­trop­po la situa­zio­ne è que­sta: le chie­se sono sog­get­te alla giu­ri­sdi­zio­ne del­lo Sta­to Vati­ca­no e com­pe­te­reb­be al sud­det­to ordi­na­re la manu­ten­zio­ne e la ria­per­tu­ra, per por­ta­re alla luce i teso­ri d’arte. Que­ste ope­ra­zio­ni potreb­be­ro esse­re svol­te con l’interesse di qual­che “spon­sor”, crean­do anche nuo­vi posti di lavo­ro, oltre a riva­lu­ta­re i beni cul­tu­ra­li e ripri­sti­na­re il cul­to in quel­le chie­se. Inol­tre vor­rei apri­re una pic­co­la paren­te­si rivol­ger­mi a chi non è napo­le­ta­no e non vive Napo­li; ogni gior­no nel­la mia cit­tà si incro­cia­no le brac­cia con cor­tei e pro­te­ste ver­so tut­te le isti­tu­zio­ni. Con­clu­sio­ni: i media non ne par­la­no, disa­gi per tut­ti e dopo tan­te ripe­tu­te pro­te­ste, a vol­te si rice­ve qual­che pro­mes­sa, ma dopo tut­to tor­na come pri­ma. Ossia nul­la!

  8. Tiziana Iannello 7 gennaio 2013 at 20:48 #

    Incro­cia­re le brac­cia e bloc­ca­re le stra­de sono modi, senz’altro poco pre­ge­vo­li, di pro­te­sta­re, ma alme­no han­no il meri­to di fare noti­zia, risve­glia­re l’opinione pub­bli­ca e smuo­ve­re la sen­si­bi­li­tà comu­ne. A mio avvi­so i napo­le­ta­ni han­no biso­gno di que­sto, per­ché pro­ba­bil­men­te si sono intor­pi­di­ti nei seco­li del­la loro sto­ria e han­no trop­po oro sot­to gli occhi per poter­lo valo­riz­za­re al meglio. Pec­ca­to per­de­re cer­te occa­sio­ni: così a lun­go anda­re sva­ni­rà anche l’oro di Napo­li.

  9. Annamaria Pagano 7 gennaio 2013 at 19:47 #

    Pur­trop­po la situa­zio­ne a Napo­li, dal pun­to di vista cul­tu­ra­le e arti­sti­co, è dav­ve­ro gra­ve e i pro­ble­mi non ven­go­no risol­ti incro­cian­do le brac­cia sul posto di lavo­ro o bloc­can­do le stra­de, ben­sì si rischie­reb­be solo di crea­re mag­gio­re disa­gio alla popo­la­zio­ne in una cit­tà già dif­fi­ci­le.
    Le isti­tu­zio­ni han­no il dove­re e l’obbligo di inter­ve­ni­re, al fine di valo­riz­za­re e ren­de­re pub­bli­co il patri­mo­nio cul­tu­ra­le, non­ché crea­re nuo­vi posti di lavo­ro inve­ce di sfrut­ta­re i lau­rea­ti con perio­di di “sta­ge gra­tui­ti”. Biso­gne­reb­be tra­sfor­ma­re la “bel­la cit­tà del sole e del mare” in una “cit­tà altrui­sta”, dove l’economia pos­sa gira­re per tut­ti ma, sia­mo anco­ra mol­to lon­ta­ni da quest’idea a Napo­li e in tut­to il resto del pae­se.

  10. Tiziana Iannello 6 gennaio 2013 at 16:07 #

    Bra­vi i napo­le­ta­ni, bell’esempio di inci­vil­tà! E le isti­tu­zio­ni stan­no a guar­da­re? I cit­ta­di­ni non bloc­ca­no le stra­de o le sta­zio­ni, non incro­cia­no le brac­cia sul lavo­ro per simi­li cau­se? Pur­trop­po l’ignoranza gras­sa non gli fa apri­re gli occhi per vede­re che potreb­be­ro trar­re solo van­tag­gi dal­la cura di teso­ri così pre­zio­si. E com­pli­men­ti a chi ha scrit­to que­sto arti­co­lo, che alme­no si denun­ci­no a man bas­sa que­sti scem­pi.

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