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L’ultimo Raffaello al Louvre

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Dopo essere stata ospitata al Museo del Prado dal 12 giugno al 16 settembre 2012, è ormai giunta al termine la seconda tappa della mostra dedicata al periodo romano di Raffaello (Raphaël, les dernières années, Parigi, Museo del Louvre, 11 ottobre 2012 - 13 gennaio 2013), curata da Tom Henry e Paul Joannides.
Si tratta di una mostra ambiziosa, che difficilmente poteva risolvere dubbi e chiudere questioni cruciali discusse da generazioni di storici dell'arte impegnati su questi argomenti, ma che senz'altro rappresenta un'utile occasione per riflettere ancora una volta sulla complessa modalità di lavoro della bottega raffaellesca e sulla formazione dei suoi allievi.

Dopo una veloce campionatura degli esordi del pittore, sintetizzati dai capolavori conservati al Museo del Louvre - quali il frammento con un Angelo della pala per Città di Castello, la Madonna con il Bambino e san Giovannino (La bella giardiniera), il San Giorgio uccide il drago e il San Michele arcangelo - la mostra si apre con cinque dipinti di dimensioni imponenti, quasi un manifesto di tutto l'arco cronologico indagato: la Madonna del pesce (Museo del Prado), la Santa Cecilia della Pinacoteca Nazionale di Bologna, il San Michele arcangelo, la Sacra Famiglia di Francesco I (Museo del Louvre) e lo Spasimo di Sicilia (Museo del Prado)

Un altro dipinto per Francesco I o, più precisamente, per la sorella, Margherita di Navarra, la Santa Margherita del Louvre, e la problematica Madonna con il Bambino e due angeli (Madonna dei candelabri) del Walters Art Museum di Baltimora introducono a una sezione dedicata a San Giovanni Battista, al centro della quale è posta la tavola della Galleria degli Uffizi di Firenze, discussa tra Raffaello e Giulio. Con queste opere i curatori intendono evocare il confronto tra Raffaello e il Leonardo del soggiorno a Roma
negli anni tra il 1513 e il 1516. Questa sezione iconografica non è però in grado di rendere appieno la complessità del confronto tra questi due grandi artisti, mentre esso emerge in tutta la sua potenza in brani di qualità indimenticabile come le teste patriarcali del San Paolo della pala di Santa Cecilia nella Pinacoteca Nazionale di Bologna e del San Giuseppe della Sacra Famiglia con san Giovannino (Madonna della rosa) del Museo del Prado, da tenere bene a mente aggirandosi per le sale della mostra.

 

 

In seguito si può esaminare una sezione di disegni allestita per dare conto delle complesse modalità operative della bottega raffaellesca, propedeutica alle tappe seguenti, vero cuore della mostra, dove si prova ad elaborare i cataloghi dei "semidei", come li chiamava Sebastiano del Piombo: Giulio Romano e Gianfrancesco Penni - il Fattore - entrati giovanissimi nella bottega romana di Raffaello.

Si affronta così in primo luogo il catalogo di Giulio Romano giovane, costruito per la gran parte ai tempi delle mostra mantovana del 1989 da Sylvia Ferino Pagden. Ci sono opere di paternità ancora discussa, come la Visitazione del Museo del Prado, che forse si comprende meglio alla luce del naturalismo raffaellesco, ma che dovrebbero mettere nelle condizioni di avvicinarsi a una delle creazioni più alte di Giulio, il cartone per il Martirio di santo Stefano (Roma, Musei Vaticani)Nel pensare che con questo capolavoro, commissionato nel 1521, si conclude l'esperienza giovanile del pittore, nato probabilmente nel 1499, si resta quasi turbati dai suoi prodigiosi progressi. Osservando queste opere non si può

fare a meno, però, di notare salti di qualità significativi, forse testimonianza di un lavoro febbrile per adeguarsi all'altissimo magistero raffaellesco, che in taluni casi rendono difficile seguire il procedere di questo percorso formativo. In un tale contesto sono da ricordare perlomeno le prove ritenute di esordio, come la Madonna con il Bambino e san Giovannino  (Piccola Madonna) del Museo del Louvre e la Madonna con il Bambino (Madonna Hertz) della Galleria Nazionale d'Arte Antica di Palazzo Barberini a Roma, mentre sulla parete opposta si susseguono dipinti poco più tardi come la Madonna con il Bambino della collezione del duca di Wellington a Londra, Apsley House, resa nota da Peter Young e Paul Joannides nel 1995 con l'attribuzione a Giulio Romano; la Madonna con il Bambino e san Giovannino della Galleria Borghese di Roma, di certo più modesta se messa a confronto con l'elegante intersecarsi delle forme nella Madonna Spinola del J. Paul Getty Museum di Los Angeles lì a fianco. Sono opere dal registro cromatico brillante, nelle quali gli insegnamenti pieni di grazia ed eleganza del tardo Raffaello risuonano in modo assolutamente vero e forse un po' troppo entusiastico.

 

Nella sezione dedicata alla stretta collaborazione di Giulio con Raffaello o di Raffaello tout court sono esposte opere di qualità altissima come la Sacra Famiglia con san Giovannino (Madonna della quercia) del Museo del Prado, la Sacra Famiglia con sant'Anna e san Giovannino (La perla) e la Piccola Sacra Famiglia del Museo del Louvre, affiancata al disegno preparatorio e presentata assieme alla coperta con Cerere, probabile rimando visivo al cognome del committente, il cardinal Bernardo Dovizi da Bibbiena, una tavola di cui per la prima volta è visibile il retro in finto marmo, e poi ancora la citata Madonna della rosa e la Madonna con il Bambino e san Giovannino (Madonna Novar), una sua brillante reinterpretazione, probabilmente giuliesca, conservata nelle National Galleries of Scotland.

Non si può negare che entrando nei settori espositivi seguenti si percepisca un brusco salto di qualità. La Madonna con il Bambino della Galleria degli Uffizi, come pure la Circoncisione del Museo del Louvre lasciano l'amaro in bocca, mentre resta un rebus

attributivo ancora insolubile la Flagellazione di Santa Prassede a Roma, per la quale anche di recente si è riproposta l'assegnazione a Simone Peterzano, dopo la dubitativa attribuzione a Gian Francesco Penni nel catalogo della mostra su Giulio Romano del 1989.
Nonostante i modelli raffaelleschi abbiano certo giocato un ruolo cruciale nell'attività di questi pittori adolescenti eletti 'semidei', appare una scommessa troppo grande tenere assieme nello stesso giro d'anni opere di qualità notevole come la Madonna con il Bambino e san Giovannino (Madonna del diadema blu) o la Madonna con il Bambino e san Giuseppe (Madonna del libro) della Galleria Palatina di Firenze con le due modeste Natività della Galleria Borghese di Roma e del Museo della Badia della Santissima Trinità a Cava dei Tirreni.

Approdare al gran finale, composto da una serie di ritratti mozzafiato, è invece come fare un tuffo nell'immaginario collettivo del Rinascimento italiano, passando di capolavoro in capolavoro.

 

 

Di grande interesse sono infine altre due altre importanti iniziative  espositive del Museo del Louvre, che si affiancano fruttuosamente alla mostra di Raffaello: una mostra monografica dedicata a Luca Penni (Luca Penni. Un disciple de Raphaël à Fontainebleau, 11 ottobre 2012-14 gennaio 2013), fratello di Giovan Francesco, sodale di Perino a Genova e poi pittore di Francesco I a Fontainebleau,
con Rosso Fiorentino e Primaticcio, e una seconda mostra, incentrata sull'attività grafica di Giulio Romano per i cantieri gonzagheschi (Dessins de Giulio Romano. Élève de Raphaël et peintre des Gonzague, 11 ottobre 2012 - 14 gennaio 2013), dove si può ammirare anche l'Adorazione dei pastori del Museo del Louvre, dipinta per la cappella di San Longino nella chiesa di Sant'Andrea a Mantova.

Cite this article as: Mattia Vinco, L’ultimo Raffaello al Louvre, in "STORIEDELLARTE.com", 29 dicembre 2012; accessed 27 giugno 2017.
http://storiedellarte.com/2012/12/lultimo-raffaello-al-louvre.html.

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