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Giovanni Bellini al Museo Poldi Pezzoli

Giovanni Bellini, Imago Pietatis, 1457 circa. Milano, Museo Poldi Pezzoli

Dal 9 novembre al 25 febbraio è aperta al Museo Poldi Pezzoli di Milano la mostra Giovanni Bellini: dall’icona alla storia, a cura di Andrea de Marchi, Andrea di Lorenzo e Lavinia Galli. L’occasione della mostra è data dalla volontà di presentare il restauro dell’Imago pietatis di Giovanni Bellini del Museo, un lavoro condotto in modo eccellente dal Centro di restauro Paola Zanolini-Ida Ravenna (qui i pdf messi a disposizione dal museo).

Per chi ama il Quattrocento veneziano si tratta di una mostra imperdibile, non ultimo per il fatto che è incentrata monograficamente attorno a un tema, ma così ricco da produrre nell’osservatore innumerevoli riflessioni, scaturite dalla connessione tra i dipinti esposti, che dialogano magnificamente tra loro. L’esposizione conferma che la qualità delle mostre non è data tanto dal numero di opere, quanto piuttosto dall’intelligenza nella scelta delle stesse, che appare di tutta evidenza a chi entra nella piccola sala del museo milanese. Il percorso che i curatori propongono è incentrato sull’Imago pietatis del Poldi Pezzoli, e Andrea De Marchi nel saggio introduttivo del catalogo indaga mirabilmente le ragioni iconografiche del tema della «raffigurazione del corpo morto di Cristo, estrapolato da qualsiasi contesto narrativo, innaturalmente eretto per allegorizzare la vittoria sulla morte attraverso il suo sacrificio». Se le radici più antiche di quella che Hans Belting ha definito “l’Icona della Passione” vanno cercate nell’arte orientale, «lo sviluppo più significativo e variegato è tutto in Occidente». La mostra si apre quindi con una tavola del Museo Provinciale di Torcello, con Cristo in pietà fra la Vergine e san Giovanni Evangelista e due angeli, presentata da Valeria Poletto come un prodotto veneziano di inizio Trecento, interessante per la comprensione dei precedenti iconografici per il dipinto di Giovanni Bellini.

Antonio Vivarini, Uomo dei dolori, 1449-1450. Bologna, Pinacoteca Nazionale

Di estremo interesse sono due opere di Antonio Vivarini esposte di seguito: la Madonna col bambino e due angeli (Milano, Museo Poldi Pezzoli) e l’assai sciupato Uomo dei dolori (Bologna, Pinacoteca Nazionale), in catalogo presentati rispettivamente da Lavinia Galli e Cecilia Cavalca. Quest’ultima riprende l’opinione – accolta con poco favore dalla critica - espressa oralmente da Federico Zeri nel 1975 e rilancia l’ipotesi che l’Uomo dei dolori di Bologna costituisse l’elemento apicale di un polittico molto grande, il cui pannello centrale sarebbe stato costituito dalla Madonna col bambino e due angeli del Poldi Pezzoli. La mostra sarà un’occasione importante per valutare questa ipotesi, e in questo senso essa sembra porsi come una mostra studio, in grado di porre le basi per la riconsiderazione della questione a fronte delle osservazioni che la visione ravvicinata dei pezzi può far scaturire.

Antonio Vivarini e Giovanni d'Alemagna, Madonna con il Bambino in trono e due angeli, 1449-1450. Milano, Museo Poldi Pezzoli

Nello stesso catalogo, infatti, De Marchi dissente rispetto a questa posizione in quanto le dimensioni del dipinto di Antonio Vivarini della Pinacoteca di Bologna - nel quale vede anche la mano del giovanissimo Bartolomeo - gli appaiono «troppo importanti per uno sportello eucaristico sul genere di quello dell’ancona di Santa Sabina a San Zaccaria» mentre «la forma riquadrata si concepisce male al vertice di un polittico gotico e quindi sopra l’ogiva della Madonna col bambino del Poldi Pezzoli». L’ipotesi di Andrea De Marchi è di ritenere che l’Uomo dei dolori fosse integrato a sinistra dall’immagine della Vergine dolorosa, anche a causa della forte asimmetria dell’avello nel dipinto bolognese. I minuti dettagli del paesaggio, pur molto rovinato, parrebbero dare forza a questa seconda proposta e presupporre una visione ravvicinata del dipinto piuttosto che quella dal basso.

A proposito dell’antica committenza dell’Imago pietatis di Bellini, Andrea di Lorenzo riprende l’identificazione proposta da Keith Christiansen, che aveva collegato la tavola milanese con «uno quadro de legno cum uno Christo depincto de mano del Bellino» citato nell’inventario della guardaroba estense redatto nel 1493 alla morte di Eleonora d’Aragona, moglie di Ercole I d’Este. In forza della citazione di Bellini dal paesaggio dell’Adorazione dei pastori di Mantegna, un dipinto che Christiansen aveva già collegato alla committenza di Borso d’Este, lo studioso americano aveva proposto che anche il dipinto del Museo Poldi Pezzoli fosse da connettere alla commissione di Borso. Sulla scorta degli studi avviati da Christiansen, Andrea Di Lorenzo propone un’interessante identificazione dell’Imago pietatis con «il pagamento della camera ducale estense del 4 luglio 1457 a un «Maistro Zohane da Venetia depintore» per «chomprà choluri et altre robe». Dal punto di vista della cronologia a suo avviso quella che «si può stabilire per via stilistica combacia […] singolarmente, ad annum, con quella del documento».

Qualsiasi ragionamento sulla datazione dei dipinti giovanili del caposcuola veneziano non può prescindere dalla questione cruciale dell’anno di nascita, un tema di capitale importanza per gli studi, che non si limita alla necessità di stabilire quale dei due figli di Jacopo sia il più giovane e di quanto, o di decifrare le vie del rapporto tra Mantegna e Giovanni Bellini, ma coinvolge anche aspetti profondi della disciplina storico-artistica, nel tentativo di trovare il modo più appropriato per mettersi oggi in relazione con i grandi studi novecenteschi. Questo tema avrebbe imposto una trattazione diffusa - che sarebbe stata di sicuro interesse - tuttavia l’orientamento della mostra, che si evince dal saggio di Andrea De Marchi, è quello di ritenere «che Giovanni Bellini non abbia prodotto opere autonome prima della metà del sesto decennio, essendo un po’ più giovane del precocissimo Andrea Mantegna»; una nascita attorno al 1435 «spiega perché questi [Mantegna] si accorga di lui solo al tempo della pala di San Zeno e giustifica anche la soggezione per cui Bellini più volte desunse puntualmente composizioni e motivi dall’opera del cognato […], mentre il caso inverso non si dà. Tale subalternità è però come subdola e apparente, perché Bellini, anche copiando Mantegna, seppe introdurre una visione antitetica e rivoluzionaria».

L’Imago pietatis di Bellini (la cui scheda si deve ad Andrea di Lorenzo) introduce nel cuore della mostra, e dialoga mirabilmente con il Cristo in pietà tra la Vergine e san Giovanni Evangelista (Bergamo, Accademia Carrara, la cui scheda si deve a Mattia Vinco). Si tratta di due opere, quelle di Milano e di Bergamo, che impressionano per la straordinaria capacità di attualizzare e - si direbbe - di umanizzare uno schema iconografico di origine antica. Si veda, ad esempio, il modo in cui con sottili pennellate è reso Cristo nel dipinto del Poldi Pezzoli, il cui «corpo nudo è delineato in maniera non speculare, con continui scarti e asimmetrie: sono gli accidenti che trasmettono la pulsazione della vita e che solo un miope metro accademico può fraintendere come debolezze disegnative» (A. De Marchi, p. 20). La figura è immersa nell’atmosfera gelida dell’alba, che impressiona a fronte del Cristo in pietà sorretto da due angeli del Museo Correr di Venezia (la cui scheda si deve a Giorgio Fossaluzza), dove la scena è invece riscaldata dalla luce del tramonto. Il breve percorso attraverso i dipinti di Bellini permette di seguire il diverso grado di ricezione della lezione del cognato Mantegna e si chiude con il Cristo in pietà sorretto da quattro angeli del Museo Civico di Rimini, che necessita di restauro ai fini di restituire al dipinto una più facile leggibilità (la scheda si deve a Mattia Vinco). Si tratta di un’opera stupenda, nella quale si avverte già forte la straordinaria interpretazione che Giovanni Bellini dà della lezione pierfrancescana.

Un importante studio della giovinezza di Lazzaro Bastiani si deve a Mattia Vinco, che presentando la Pietà tra i santi Giovanni Evangelista e Maria Maddalena e la Madonna col bambino incoronata dagli angeli, la Trinità e angeli musicanti del Museo Poldi Pezzoli spiega le tappe del maestro - partito da Antonio Vivarini attorno al 1449 circa, per avvicinarsi in seguito alle novità della pittura padovana di Squarcione e Mantegna – con grande ricchezza di riferimenti pittorici editi e inediti, che piace giungano da uno strumento spesso trascurato come è quello della scheda di catalogo. Due dipinti non noti di Lazzaro trovano, infatti, pubblicazione nel catalogo, si tratta della Vergine adorante il bambino incoronata dagli angeli, la Trinità e i santi Giovanni Evangelista, Maria Maddalena, Girolamo, Michele Arcangelo e Caterina d’Alessandria (già Vienna, collezione barone Stephan von Auspitz) e della Santa Caterina d’Alessandria (già a Minneapolis, Minneapolis Insitute of Art).

La mostra si chiude con la Crocifissione con santa Maria Maddalena e una monaca in preghiera di Alvise Vivarini (Milano, Museo Poldi Pezzoli), un dipinto - molto probabilmente destinato alla devozione personale - di grande bellezza al di là delle notevoli perdite di materia pittorica. La donatrice, rappresentata orante e in ginocchio accanto alla Maddalena, è una giovane monaca sulla cui identificazione Giorgio Fossaluzza riporta il parere di Zeri che la associava alla benedettina del monastero di San Secondo ritratta da Jacometto Veneziano nel dipinto del Metropolitan Museum di New York. Tuttavia, secondo Fossaluzza «non vi è compiuta corrispondenza […] nell’abito monastico» per cui conclude che «rimane aperta a più soluzioni l’identificazione della comunità d’appartenenza della monaca in veste bianca della tavola milanese, considerata la qualificazione non puntualmente discriminante dell’abito e tenuto conto che l’assenza del velo, anziché avere significato penitenziale, può esprimere lo status di novizia a cui corrisponde la giovane età dell’effigiata». Lo studioso tratteggia puntualmente la giovinezza di Alvise Vivarini che «si direbbe tutta belliniana» anziché soltanto inserita nel contesto della bottega di famiglia.

 

Alvise Vivarini, Crocifissione con santa Maria Maddalena e una monaca in preghiera, 1470 circa. Milano, Museo Poldi Pezzoli

I dipinti esposti alla mostra sono di tale commovente qualità, che le riflessioni che da essi scaturiscono non possono che essere molteplici e porsi a diversi piani. La visione di opere di tale bellezza di certo è un’esperienza di profondo piacere anche per il pubblico non specialistico, che attraverso il tema iconografico della Pietà viene condotto nella visione di una serie di dipinti nati in un periodo cronologico piuttosto compatto, rappresentante la ricchissima congiuntura della Venezia del terzo quarto del Quattrocento.

 

This review intends to present the exhibition on Giovanni Bellini, held at the Poldi Pezzoli Museum in Milan between November 9 and February 25, 2012. The occasion was the presentation of the Imago Pietatis by Giovanni Bellini just restored, a beautiful painting for which in the catalogue are made ​​ new proposals for the ancient provenance.

Cite this article as: Sara Menato, Giovanni Bellini al Museo Poldi Pezzoli, in "STORIEDELLARTE.com", 2 dicembre 2012; accessed 27 febbraio 2017.
http://storiedellarte.com/2012/12/giovanni-bellini-al-museo-poldi-pezzoli.html.

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  1. Andrea De Marchi: “Giovanni Bellini versus Andrea Mantegna?” | STORIE DELL'ARTE - 16 gennaio 2013

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