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Stati generali dei professionisti del patrimonio culturale. Com’è andata.

Breve reso­con­to del­la secon­da gior­na­ta degli Sta­ti gene­ra­li, che si è svol­ta lo scor­so vener­dì a Mila­no. Rela­zio­ne mol­to par­zia­le, a dire il vero, poi­ché non ho potu­to par­te­ci­pa­re alla pri­ma e den­sis­si­ma gior­na­ta, né ovvia­men­te segui­re le assem­blee paral­le­le di tut­te le asso­cia­zio­ni. Gli atti, a quan­to si pre­ve­de, saran­no comun­que dispo­ni­bi­li al più pre­sto sul sito, men­tre su You­tu­be dovreb­be­ro esse­re cari­ca­ti i video degli incon­tri che sono sta­ti fil­ma­ti (prov­ve­de­rò ad aggior­na­re) .

Orbe­ne, la secon­da gior­na­ta ha visto in mat­ti­na­ta le assem­blee sepa­ra­te del­le tre asso­cia­zio­ni (Anai, Aib, Icom), men­tre nel pome­rig­gio si è svol­ta la sedu­ta con­clu­si­va, con le rela­zio­ni dei sei tavo­li di lavo­ro del 22:

  1. Il lavo­ro nei beni cul­tu­ra­li
  2. I siste­mi cul­tu­ra­li
  3. Risor­se per la cul­tu­ra: fisca­li­tà, fun­drai­sing, par­te­na­ria­to pub­bli­co pri­va­to
  4. Com­pe­ten­ze e rico­no­sci­men­to pro­fes­sio­na­le
  5. Il patri­mo­nio cul­tu­ra­le nel­la rete
  6. Col­la­bo­ra­re per le emer­gen­ze: come inter­ve­ni­re in caso di disa­stri

G. M. Cre­spi, La libre­ria musi­ca­le, 1725 ca. Bolo­gna, Civi­co Museo Biblio­gra­fi­co Musi­ca­le.

Atmo­sfe­ra, va da sé, non esat­ta­men­te gio­io­sa, ma sem­pre pro­po­si­ti­va.
La situa­zio­ne eco­no­mi­ca è ben nota e il trat­ta­men­to d’urto per sal­va­re il Pae­se dal default non ha rispar­mia­to i beni cul­tu­ra­li. Set­to­re che, con una logi­ca che sfug­ge ai più, è con­si­de­ra­to fon­da­men­ta­le e pre­zio­so ma vie­ne trat­ta­to nei fat­ti come resi­dua­le e sacri­fi­ca­bi­le (e più di una vol­ta, ragio­nan­do di prio­ri­tà, la sigla “F-35” è sibi­la­ta nell’aria.)
Pre­oc­cu­pa­zio­ne una­ni­me è sta­ta espres­sa per i recen­ti prov­ve­di­men­ti eco­no­mi­ci e ammi­ni­stra­ti­vi. Alcu­ni esem­pi:

  • i tagli linea­ri, con effi­ca­ce meta­fo­ra, sono sta­ti descrit­ti come una die­ta mal cali­bra­ta che trat­ta tut­ti allo stes­so modo, dal lot­ta­to­re di sumo al sog­get­to al sog­get­to denu­tri­to (e nes­su­no di noi cal­ca evi­den­te­men­te il tata­mi). Le esi­gen­ze di rispar­mio han­no com­por­ta­to tra l’altro il pen­sio­na­men­to di addet­ti e fun­zio­na­ri che non sono sta­ti però sosti­tui­ti con nuo­ve assun­zio­ni: una per­di­ta, dun­que, anche di espe­rien­za e di pos­si­bi­li­tà di scam­bio tra gene­ra­zio­ni;
  • mol­ti dub­bi anche intor­no al decre­to For­ne­ro sul lavo­ro. Le nuo­ve nor­me rela­ti­ve ai con­trat­ti e alle par­ti­te iva, nono­stan­te lo sco­po (più che con­di­vi­si­bi­le) di com­bat­te­re il pre­ca­ria­to, rischia­no al con­tra­rio di com­pli­ca­re non poco la vita a chi ope­ra nei beni cul­tu­ra­li, soprat­tut­to se libe­ro pro­fes­sio­ni­sta;
  • non pochi inter­ro­ga­ti­vi riguar­do al rias­set­to del­le Pro­vin­ce. Come saran­no rias­se­gna­te le varie com­pe­ten­ze? Chi si occu­pe­rà del­la cul­tu­ra, che, al momen­to, non risul­ta inse­ri­ta tra le com­pe­ten­ze fon­da­men­ta­li degli anti loca­li? E come, soprat­tut­to, si prov­ve­de­rà agli oppor­tu­ni finan­zia­men­ti?

Più vol­te è sta­ta poi lamen­ta­ta l’impossibilità dia­lo­ga­re con le isti­tu­zio­ni, a tut­ti i livel­li, per poter ana­liz­za­re luci­da­men­te le cri­ti­ci­tà e pia­ni­fi­ca­re gli inter­ven­ti con cogni­zio­ne di cau­sa e pro­fes­sio­na­li­tà, andan­do oltre le fra­si di cir­co­stan­za (come l’evergreen «i beni cul­tu­ra­li che sono il nostro petro­lio», rispol­ve­ra­ta da un asses­so­re anche sta­vol­ta).

Lo sco­ra­men­to, per for­tu­na, non ha avu­to però la meglio e dai tavo­li di lavo­ro sono arri­va­ti mol­ti sug­ge­ri­men­ti inte­res­san­ti.
Si è riflet­tu­to sul ruo­lo del­le asso­cia­zio­ni, e sul­la loro impor­tan­za per tene­re d’occhio il mer­ca­to del lavo­ro, ela­bo­ra­re linee gui­da, sen­si­bi­liz­za­re i deci­so­ri. E’ sta­ta rimar­ca­ta la neces­si­tà di tute­la­re le com­pe­ten­ze e la digni­tà degli ope­ra­to­ri, attra­ver­so ade­gua­ta la for­ma­zio­ne e il rico­no­sci­men­to del­la pro­fes­sio­na­li­tà (come già sug­ge­ri­to dal recen­te con­ve­gno del­la Fon­da­zio­ne Bian­chi Ban­di­nel­li) e di svi­lup­pa­re rap­por­ti equi­li­bra­ti con gli altri sog­get­ti, come il volon­ta­ria­to cul­tu­ra­le (che può util­men­te affian­ca­re, ma non sosti­tui­re, il lavo­ro dei pro­fes­sio­ni­sti) o le socie­tà di outsour­cing archi­vi­sti­co, gestio­na­le e infor­ma­ti­co (che ven­do­no ser­vi­zi, tal­vol­ta anche di alto livel­lo, ma non pos­sie­do­no pote­ri scia­ma­ni­ci).
Infi­ne mol­ta atten­zio­ne è sta­ta dedi­ca­ta ai det­ta­gli del dirit­to del lavo­ro e del­la fisca­li­tà, a vol­te poco chia­ri anche alle isti­tu­zio­ni e ai pos­si­bi­li spon­sor, e sui qua­li sarà neces­sa­rio appli­ca­re gran­de stu­dio e acri­bia. E quel­li, sicu­ra­men­te, non ci fan­no difet­to.


AGGIORNAMENTI:

Cite this article as: Lorenzana Bracciotti, Stati generali dei professionisti del patrimonio culturale. Com’è andata., in "STORIEDELLARTE.com", 29 novembre 2012; accessed 29 aprile 2017.
http://storiedellarte.com/2012/11/stati-generali-dei-professionisti-del-patrimonio-culturale-come-andata.html.

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