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Benevento: c’era una volta un Parco Archeologico

Con il Par­co Cel­la­ru­lo abbia­mo dato una rispo­sta com­ples­si­va, io mi augu­ro esau­sti­va e donia­mo alla cit­tà un’ulteriore ope­ra impor­tan­te per ren­der­la anco­ra più bel­la. Vie­ne così uffi­cial­men­te resti­tui­ta alla comu­ni­tà una del­le aree archeo­lo­gi­che più impor­tan­ti di Bene­ven­to. Un’opera impor­tan­te che con il suo com­ple­ta­men­to chiu­de una vicen­da sto­ri­ca e ammi­ni­stra­ti­va che va avan­ti da oltre 20 anni.

Que­ste le paro­le del Sin­da­co di Bene­ven­to nel gior­no del taglio del nastro, all’inau­gu­ra­zio­ne del Par­co Cel­la­ru­lo di Bene­ven­to il 15 luglio 2010, paro­le a cui si aggiun­go­no quel­le ancor più entu­sia­sti­che dell’allora Asses­so­re alle ope­re pub­bli­che:

È un’opera che abbia­mo rea­liz­za­to in soli due anni e que­sto ci ren­de enor­me­men­te orgo­glio­si. Que­sta è un’area a cui tene­va­mo par­ti­co­lar­men­te […] e rite­nia­mo che pos­sa dav­ve­ro esse­re un luo­go d’aggregazione per tut­ti quan­ti i cit­ta­di­ni e per tut­ti i gio­va­ni del­la cit­tà.

Il Par­co, vasta area di cir­ca 50 etta­ri, si esten­de nel­la zona del­la con­fluen­za dei fiu­mi Saba­to e Calo­re, ed è adia­cen­te al Pon­te Lepro­so, il miti­co pon­te sot­to il qua­le, secon­do la leg­gen­da, morì e fu sepol­to Man­fre­di di Sve­via, figlio di Fede­ri­co II.

Il Par­co Cel­la­ru­lo all’indomani degli sca­vi

Già nel 1991, si sven­tò la distru­zio­ne dei reper­ti. Gabrie­le Coro­na e Vin­cen­zo Fio­ret­ti, fon­da­to­ri di Altra­be­ne­ven­to insie­me all’avvocato Cic­cio Roma­no e il pro­fes­so­re Gio­van­ni Dell’Aquila si riu­ni­ro­no nell’associazione Giù le mani per con­tra­sta­re, con una peti­zio­ne fir­ma­ta da 10.000 cit­ta­di­ni, la costru­zio­ne di un’asse stra­da­le che col­le­gas­se due quar­tie­ri del­la cit­tà.

Gli sca­vi, comin­cia­ti nel 1992, han­no ripor­ta­to alla luce una vasta area di gran­de inte­res­se archeo­lo­gi­co: un vil­lag­gio san­ni­ta e poi roma­no, dedi­to all’artigianato per la lavo­ra­zio­ne di cera­mi­che e tego­le, con for­na­ci risa­len­ti al IV seco­lo a. C.

Tut­to quel­lo che si vede oggi non è che una pic­co­lis­si­ma par­te; il resto gia­ce anco­ra sot­to­ter­ra in atte­sa di esse­re risco­per­to. Se nel luglio 2010 il Par­co veni­va inau­gu­ra­to con gran­dis­si­ma enfa­si e orgo­glio, nell’ottobre del­lo stes­so anno il Par­co veni­va già chiu­so a cau­sa di un’inondazione del fiu­me che dan­neg­giò gra­ve­men­te le strut­tu­re e, fat­to ancor più gra­ve, som­mer­se gli sca­vi. Gran­di sono le respon­sa­bi­li­tà dell’Amministrazione comu­na­le che non ave­va prov­ve­du­to all’esecuzione del­le ope­re di dife­sa idro­geo­lo­gi­ca del Par­co, e anco­ra oggi non lo ha fat­to, come ricor­da­va già allo­ra l’asso­cia­zio­ne Altra­be­ne­ven­to.

La situa­zio­ne oggi è ancor più gra­ve.
Tut­ta l’area, costa­ta ben 2,2 milio­ni di euro, è abban­do­na­ta al più tota­le degra­do. Gli sca­vi (ma qua­li?) sono recin­ta­ti sì da scon­giu­ra­re qual­sia­si pos­si­bi­le visi­ta, appa­io­no coper­ti di erbac­ce, lascia­ti alle infil­tra­zio­ni pio­va­ne – tra i vari reper­ti c’è una cin­ta mura­ria di tufo, l’opus qua­dra­tum, che si sbri­cio­la a poco a poco. Ovun­que vi è incu­ria e la vege­ta­zio­ne divo­ra ogni gior­no di più ciò che è sta­to, con fati­ca, ripor­ta­to alla luce. Non sono infre­quen­ti, tra l’altro, gli atti van­da­li­ci, visto che risul­ta assen­te ogni tipo di sor­ve­glian­za.

Infat­ti, dal dicem­bre 2011 il Par­co è uffi­cial­men­te chiu­so, in quan­to è sca­du­to il con­trat­to di manu­ten­zio­ne che il Comu­ne ave­va sti­pu­la­to con una coo­pe­ra­ti­va pri­va­ta, per­tan­to l’accesso dovreb­be esse­re proi­bi­to, ma non è affat­to così. I can­cel­li, sep­pur chiu­si, sono del tut­to inu­ti­li, con­si­de­ran­do la logi­ca con cui sono sta­ti pre­di­spo­sti. Un var­co infat­ti per­met­te l’accesso, pra­ti­ca­men­te a chiun­que in qual­sia­si ora del gior­no e del­la not­te. I reper­ti né valo­riz­za­ti, né tute­la­ti, sono espo­sti a enor­mi rischi atmo­sfe­ri­ci e soprat­tut­to di tra­fu­ga­zio­ne. La quan­ti­tà di rifiu­ti lascia pre­sup­por­re come sia­no sta­te esau­di­te le aspet­ta­ti­ve cir­ca l’aggregazione.

Ebbe­ne è que­sto il Par­co che i cit­ta­di­ni di Bene­ven­to si meri­ta­no? Amo la mia cit­tà, ma fa rab­bia e tri­stez­za come la cat­ti­va gestio­ne e l’incompetenza (o peg­gio) non rie­sca­no a ren­der­ci civi­li, per­ché una comu­ni­tà che dimen­ti­ca e distrug­ge il suo pas­sa­to non può defi­nir­si tale.

Amo spes­so pen­sa­re alle paro­le di uno degli sto­ri­ci che ammi­ro di più, Jac­ques Le Goff:

Nel nostro lavo­ro c’è un pia­ce­re nostal­gi­co, il pia­ce­re di una lot­ta con­tro la mor­te. Que­sta è la nostra Sto­ria, che vie­ne rac­con­ta­ta, deci­fra­ta e che costi­tui­sce la memo­ria scrit­ta, gran­de neces­si­tà dell’umanità che non vuo­le scom­pa­ri­re; ripor­ta uomi­ni e don­ne vivi allo sto­ri­co, e lo sto­ri­co impe­di­sce loro di mori­re (Jac­ques Le Goff e Jean-Mau­ri­ce de Mon­tre­my, Alla Ricer­ca del Medioe­vo, Later­za, Bari 2003).

 

Trop­po spes­so il nostro patri­mo­nio vie­ne svi­li­to, mor­ti­fi­ca­to, offe­so o peg­gio anco­ra igno­ra­to, come in que­sto e in tan­tis­si­mi altri casi (Pom­pei, è un’enorme feri­ta e ver­go­gna per tut­ti) e para­fra­san­do le paro­le del pro­fes­so­re Gio­van­ni Dell’Aquila, tri­ste­men­te, «quel­la che dovreb­be esse­re una for­tu­na, si sta tra­sfor­man­do in una disgra­zia».

Il Par­co di Cel­la­ru­lo (Bene­ven­to) oggi

Cite this article as: Alessandra de Luca, Benevento: c’era una volta un Parco Archeologico, in "STORIEDELLARTE.com", 2 novembre 2012; accessed 28 giugno 2017.
http://storiedellarte.com/2012/11/benevento-cera-una-volta-un-parco-archeologico.html.

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