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Italiani nemici dell’arte

Solo un con­si­glio di let­tu­ra per il fine set­ti­ma­na.

Mal­gra­do si sia data le leg­gi miglio­ri del mon­do, oggi l’Italia mal­trat­ta l’arte: è stra­na­men­te diven­ta­ta un Pae­se igno­ran­te e regre­di­to dove pre­val­go­no l’incultura e l’indifferenza ver­so la deva­sta­zio­ne del pae­sag­gio e dell’ambiente. È dun­que neces­sa­rio che sia il mon­do a difen­de­re il patri­mo­nio arti­sti­co e natu­ra­le dell’Italia?

n Euro­pa e nel mon­do si mol­ti­pli­ca oggi il dibat­ti­to sul ruo­lo che deve gio­ca­re il patri­mo­nio cul­tu­ra­le nel­la socie­tà del futu­ro. La que­stio­ne del patri­mo­nio è par­ti­co­lar­men­te pre­sen­te nell’agenda cul­tu­ra­le e poli­ti­ca in Ita­lia in ragio­ne del­la cie­ca poli­ti­ca di dra­sti­ci tagli al bud­get per la cul­tu­ra, del­la pri­va­tiz­za­zio­ne del patri­mo­nio cul­tu­ra­le e dell’alleggerimento degli enti pub­bli­ci di tute­la che carat­te­riz­za l’attuale Gover­no. Io cre­do comun­que che l’osservatorio ita­lia­no su que­sto tema abbia una gran­de impor­tan­za, anche fuo­ri dall’Italia, in ragio­ne del­la con­ver­gen­za di tre carat­te­ri­sti­che sto­ri­che: l’altissima den­si­tà del patri­mo­nio in situ in Ita­lia, il suo inti­mo lega­me con il pae­sag­gio e infi­ne per­ché è in Ita­lia (per la pre­ci­sio­ne negli Sta­ti pre­ce­den­ti all’unificazione poli­ti­ca del Pae­se) che le più anti­che rego­le di sal­va­guar­dia del patri­mo­nio han­no visto la luce.

Inten­dia­mo­ci sul­la defi­ni­zio­ne più aggior­na­ta di patri­mo­nio.
Le doman­de più fre­quen­ti sul patri­mo­nio con­cer­no­no la sua defi­ni­zio­ne, la sua impor­tan­za, l’utilizzo (o gli uti­liz­zi) che ne voglia­mo fare, la sua pro­prie­tà e i suoi costi di con­ser­va­zio­ne. La defi­ni­zio­ne di «patri­mo­nio cul­tu­ra­le» si è gra­dual­men­te amplia­ta e ha reso anco­ra più com­ples­sa la sua con­ser­va­zio­ne; e ciò, oltre alla sua impor­tan­za nel­la socie­tà con­tem­po­ra­nea domi­na­ta dal­la reto­ri­ca del­la glo­ba­liz­za­zio­ne e dall’ossessione del pre­sen­te, è con­ti­nua­men­te mes­so in discus­sio­ne in nome dei «valo­ri» del mer­ca­to. La fun­zio­ne del patri­mo­nio cul­tu­ra­le oscil­la in con­ti­nuo tra quel­la di depo­si­to pas­si­vo del­la memo­ria sto­ri­ca e dell’identità cul­tu­ra­le e quel­la, oppo­sta, di poten­te sti­mo­lo per la crea­ti­vi­tà del pre­sen­te e la costru­zio­ne del futu­ro. In rela­zio­ne a que­sti temi, si sol­le­va spes­so un inter­ro­ga­ti­vo sul­la pro­prie­tà del patri­mo­nio cul­tu­ra­le, sbal­lot­ta­ta di con­ti­nuo tra la sfe­ra pub­bli­ca e la sfe­ra pri­va­ta; in que­sto inter­ro­ga­ti­vo i lin­guag­gi del dirit­to, dell’etica e del­la sto­ria si mesco­la­no ine­stri­ca­bil­men­te. Infi­ne, la que­stio­ne dei costi per la con­ser­va­zio­ne e la sal­va­guar­dia del patri­mo­nio cul­tu­ra­le è spes­so trat­ta­ta oggi sepa­ran­do­la da quel­la del­la sua fun­zio­ne. Si dà inol­tre per scon­ta­to che il patri­mo­nio cul­tu­ra­le è un far­del­lo che pesa sul bud­get del­lo Sta­to e non che pos­sa dive­ni­re una riser­va di ener­gia per i cit­ta­di­ni e per le Nazio­ni. Gli uomi­ni poli­ti­ci e gli eco­no­mi­sti affron­ta­no spes­so que­ste que­stio­ni rife­ren­do­si esclu­si­va­men­te alla pro­spet­ti­va pre­sen­te, ai pro­ble­mi del­la spe­sa pub­bli­ca e del­la libe­ra con­cor­ren­za di mer­ca­to. Non è tut­ta­via meno legit­ti­mo riven­di­ca­re il ruo­lo del­la sto­ria. La sto­ria può dimo­stra­re come il patri­mo­nio cul­tu­ra­le non sia un inu­ti­le far­del­lo che ci tra­sci­nia­mo da seco­li in man­can­za di nozio­ni eco­no­mi­che e poli­ti­che, ma come al con­tra­rio par­te­ci­pi alla coscien­te ela­bo­ra­zio­ne di una stra­te­gia socia­le desti­na­ta a for­ma­re e raf­for­za­re l’identità cul­tu­ra­le, i lega­mi di soli­da­rie­tà, il sen­so di appar­te­nen­za che sono con­di­zio­ni neces­sa­rie di ogni socie­tà strut­tu­ra­ta e, come rico­no­sco­no gli eco­no­mi­sti con sem­pre mag­gio­re chia­rez­za, sono anche un fat­to­re non tra­scu­ra­bi­le di pro­dut­ti­vi­tà. Se voglia­mo com­pren­de­re i pro­ble­mi del pre­sen­te e del futu­ro col metro del­la sto­ria seco­la­re del­la con­ser­va­zio­ne, è quin­di indi­spen­sa­bi­le com­pren­de­re sto­ri­ca­men­te le ragio­ni ulti­me del­la nozio­ne di patri­mo­nio e del­la sua fun­zio­ne nel­le socie­tà. Con­ti­nua…»

 

[di Sal­va­to­re Set­tis, da Il Gior­na­le dell’Arte nume­ro 324, otto­bre 2012]

Cite this article as: Redazione, Italiani nemici dell’arte, in "STORIEDELLARTE.com", 20 ottobre 2012; accessed 30 aprile 2017.
http://storiedellarte.com/2012/10/italiani-nemici-dellarte.html.

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2 Responses to Italiani nemici dell’arte

  1. Teddy 19 novembre 2012 at 19:22 #

    La tute­la del­la Cap­pel­la degli Scro­ve­gni è una prio­ri­tà per tut­ti e la pri­ma ad esse­re impe­gna­ta è natu­ral­men­te l’Amministrazione comu­na­le che non ha mai soste­nu­to che val­ga la pena met­te­re a rischio la cap­pel­la per costrui­re un nuo­vo audi­to­rium. Il pro­get­to di Kada è per que­sto già, nei fat­ti, archi­via­to. Inven­tar­si una cro­cia­ta per “sal­va­re Giot­to” dun­que può sem­bra­re il ten­ta­ti­vo inu­ti­le di sfon­da­re una por­ta spa­lan­ca­ta ma non lo è. 

    Ci si fa tan­ta pub­bli­ci­tà ad eri­ger­si a sal­va­to­ri di un tale capo­la­vo­ro dell’arte. Soprat­tut­to all’estero chi sa che nes­su­no è tan­to fol­le da met­te­re a repen­ta­glio la sicu­rez­za di quel capo­la­vo­ro. Chi se ne fre­ga se all’estero si pro­muo­ve la reto­ri­ca fal­sa dell’ “Ita­lia­ni mafia!”, ” Ita­lia­ni nemi­ci dell’arte!” . L’essenziale è far­si pub­bli­ci­tà e la Cap­pel­la degli Scro­ve­gni è un otti­mo caval­lo da caval­ca­re e da usa­re per ave­re con­sen­si e pas­sa­re per eroi­ci stre­nui difen­so­ri dell’arte.
    Rober­to di Pie­tro
    PADOVA

    • Redazione 19 novembre 2012 at 21:30 #

      La rin­gra­zia­mo per l’intervento, che meri­te­reb­be argo­men­ta­zio­ni ovvia­men­te. Qui tut­ta­via sem­bra un po’ fuo­ri tem­po e fuo­ri tema. Se segue il col­le­ga­men­to, vedrà che si par­la d’altro.

      Salu­ti

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