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Santa Maria della Scala senza Baedeker

Alla Fon­da­zio­ne Memo­fon­te, che rispet­ta l’articolo 9 del­la Costi­tu­zio­ne del­la Repub­bli­ca Ita­lia­na.

J. del­la Quer­cia, Acca Laren­tia, 1414–18. Sie­na, com­ples­so musea­le di San­ta Maria del­la Sca­la (dal­la Fon­te Gaia; foto via www.wga.hu)

La sto­ria dell’arte vis­su­ta sul cam­po rie­sce seria­men­te a «libe­ra­re la testa», come reci­ta la quar­ta di coper­ti­na di un libro su Man­te­gna usci­to qual­che anno fa, cor­re­da­to da un det­ta­glio dell’artista man­to­va­no1. Infat­ti, la sto­ria dell’arte è pri­ma di tut­to sto­ria di per­so­ne, di ogget­ti, di avve­ni­men­ti che si sono stra­ti­fi­ca­ti nel tem­po, un labi­rin­to di pic­co­li fat­ti col­le­ga­ti l’uno all’altro, razio­nal­men­te come casual­men­te.

Più ten­tia­mo di appro­fon­di­re i nostri stu­di, più ci accor­gia­mo che il com­pi­to del­lo sto­ri­co dell’arte, in un momen­to in cui la cul­tu­ra è in mano a chi spre­ca i dena­ri, in un’epoca ric­ca di igno­ran­za, igna­via e pigri­zia men­ta­le, è quel­lo di «ricon­net­te­re il patri­mo­nio» e dare «a tut­to quel­lo che si è con­ser­va­to una voce, del­le ragio­ni e una sequen­za di volon­tà o di casua­li­tà anco­ra signi­fi­ca­ti­ve per noi oggi, e spie­ga il sen­so moder­no, attua­le, vivi­fi­can­te, di un museo, di un archi­vio, di una biblio­te­ca, di un cen­tro urba­no stra­ti­fi­ca­to, di un ambien­te che l’uomo ha reso sì fun­zio­na­le ai suoi biso­gni ma fino a poco tem­po fa ha anche addo­me­sti­ca­to con un con­ge­ni­to sen­so eti­co ed este­ti­co»2.

Rite­nia­mo che que­ste paro­le di Pao­la Baroc­chi sia­no par­ti­co­lar­men­te effi­ca­ci, soprat­tut­to quan­to agli ulti­mi due con­cet­ti: «sen­so eti­co ed este­ti­co». Cre­dia­mo che la stu­dio­sa di Vasa­ri abbia con­den­sa­to anni di bat­ta­glie per il rispet­to del nostro patri­mo­nio spie­gan­do che sen­za l’etica, non esi­ste este­ti­ca. Signi­fi­ca che se il pae­sag­gio non è rispet­ta­to seguen­do un fine cul­tu­ra­le, se cedia­mo alle lusin­ghe del­la mer­can­zia di bie­chi impren­di­to­ri, anche la qua­li­tà dell’opera sof­fri­rà. Non può esi­ste­re il bel­lo se non sia­mo lega­ti ad un’istanza che miglio­ri lo spi­ri­to dell’uomo. Que­sto non signi­fi­ca che biso­gna sof­fri­re quan­do si visi­ta un museo, si ascol­ta una con­fe­ren­za oppu­re quan­do si stu­dia­no anti­che car­te in un archi­vio. Tutt’altro. Per que­sto, occor­re rileg­ge­re la defi­ni­zio­ne di museo pre­vi­sta dall’ICOM, l’Inter­na­tio­nal Coun­cil of Museum, in cui sono elen­ca­te le fun­zio­ni del museo, il tem­pio del­le Muse. Oltre alla tute­la del patri­mo­nio sto­ri­co-arti­sti­co, alla ricer­ca e alla didat­ti­ca, esi­ste anche il dilet­to.

A Sie­na, le fun­zio­ni pre­vi­ste dall’ICOM sono costan­te­men­te oltrag­gia­te.
E’ pur­trop­po noto il caso del­lo Spe­da­le di San­ta Maria del­la Sca­la. Come visi­ta­to­ri, pos­sia­mo testi­mo­nia­re che la Fon­te Gaia di Jaco­po del­la Quer­cia non è visi­bi­le, così come i ges­si di lavo­ro di Tito Sar­roc­chi. Il Museo Archeo­lo­gi­co, un cada­ve­re sacri­fi­ca­to da mol­ti anni in spa­zi angu­sti, è chiu­so, pur non appar­te­nen­do al Comu­ne ma allo Sta­to. Per non par­la­re del­la chiu­su­ra dei labo­ra­to­ri di atti­vi­tà arti­sti­che per i bam­bi­ni. Le ore­fi­ce­rie, col­lo­ca­te nel­la Cor­ti­cel­la, non sono più patri­mo­nio del­la cul­tu­ra euro­pea per­ché al buio, e soprat­tut­to chiu­se. Come pos­sia­mo con­ti­nua­re il nostro lavo­ro di sto­ri­ci e cono­sci­to­ri, se man­ca­no gli ogget­ti del nostro stu­dio? La situa­zio­ne è l’emblema del­la cul­tu­ra in Ita­lia. Le per­so­ne appas­sio­na­te e viva­ci ci sono, come i pro­get­ti; com­pren­dia­mo che con uno stu­dio che miri a ope­re pre­ci­se, a dati pre­ci­si, a fat­ti pre­ci­si, la sto­ria dell’arte pos­sa sal­var­si, la ricer­ca apri­re nuo­ve stra­de.
Quan­to al caso di Sie­na, si noti che l’idea di ren­de­re vivo il San­ta Maria del­la Sca­la risa­le al 1905, quan­do Fabio Bar­ga­gli Petruc­ci pro­po­se di col­lo­car­vi le ope­re del­la Pina­co­te­ca dall’Istituto Pro­vin­cia­le di Bel­le Arti in via del­la Sapien­za (ora le ope­re sono in Palaz­zo Bon­si­gno­ri). Sareb­be inte­res­san­te che que­gli ope­rai del­la cul­tu­ra che sono gli sto­ri­ci, gli archi­vi­sti, i biblio­te­ca­ri, e tut­te le figu­re pro­fes­sio­na­li affe­ren­ti al mon­do del­le disci­pli­ne uma­ni­sti­che, leg­ges­se­ro di nuo­vo quel­le pagi­ne, impe­gnan­do­si tena­ce­men­te affin­ché le sor­de isti­tu­zio­ni pen­si­no al bene comu­ne. Non si trat­ta di chi­me­re o di uto­pia: è una chia­ra volon­tà del­la cit­ta­di­nan­za più accor­ta.

  1. G. Ago­sti, Su Man­te­gna. I., Mila­no, Fel­tri­nel­li, 2005.
  2. Inter­vi­sta a Pao­la Baroc­chi, in Gli sto­ri­ci dell’arte e la peste, Mila­no, Elec­ta, 2006.
Cite this article as: Giulio Burresi, Santa Maria della Scala senza Baedeker, in "STORIEDELLARTE.com", 29 settembre 2012; accessed 30 aprile 2017.
http://storiedellarte.com/2012/09/santa-maria-della-scala-senza-baedeker.html.

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