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Sull’attribuzione: altre letture

L’antologia sull’attribuzione rag­giun­ge oggi la quar­ta e ulti­ma pun­ta­ta. Dopo ave­re dato spa­zio ai testi di Pre­vi­ta­li, Roma­no e Castel­nuo­vo, chiu­dia­mo con un bre­ve ed essen­zia­le elen­co di let­tu­re che, a nostro avvi­so, con­sen­te di appro­fon­di­re il pano­ra­ma deli­nea­to con i testi del­le pun­ta­te pre­ce­den­ti. Qual­co­sa si è già comin­cia­to a sug­ge­ri­re nel­le note alla rico­stru­zio­ne sto­ri­ca di Castel­nuo­vo.

Non è, cer­to, una biblio­gra­fia siste­ma­ti­ca ed esau­rien­te. Non ne abbia­mo il tem­po e tan­to meno la pre­te­sa. Si trat­ta solo di una scel­ta ristret­ta di stru­men­ti che han­no dato un gran­de con­tri­bu­to alla rifles­sio­ne su que­sto argo­men­to e che han­no il raro pre­gio di lasciar­si com­pren­de­re con una cer­ta faci­li­tà. Ven­go­no ora pro­po­sti pen­san­do soprat­tut­to a chi, schi­van­do il cla­mo­re media­ti­co, vor­reb­be eser­ci­tar­si a leg­ge­re le ope­re d’arte e comin­cia­re a capir­ne la com­ples­si­tà a par­ti­re pro­prio da quell’attività che impli­ca la let­tu­ra di un testo figu­ra­ti­vo nei suoi ele­men­ti di sti­le e che qual­che vol­ta, in que­sto modo, giun­ge a pro­por­re un nome a ogget­ti che ne sono sprov­vi­sti.

Edgar Wind, Cri­ti­ca del cono­sci­to­re, in Arte e anar­chia, Mila­no 1997 (trad. it. da 3a ed. Lon­don 1985), pp. 53–74

Que­sto volu­me, edi­to per la pri­ma vol­ta nel 1963, rac­co­glie i testi del­le Reith Lec­tu­res che Wind ten­ne tra novem­bre e dicem­bre del 1960 per la BBC.
Da qual­che tem­po tut­te lezio­ni sono dispo­ni­bi­li nel sito del­la BBC, sia nel­la ver­sio­ne radio­fo­ni­ca ori­gi­na­le che in tra­scri­zio­ne. Il ter­zo epi­so­dio è quel­lo che più ci inte­res­sa qui: Cri­ti­que of Con­nois­seur­ship, lezio­ne in cui è pro­ta­go­ni­sta lo svi­lup­po del moder­no meto­do attri­bu­ti­vo attra­ver­so l’esperienza di Gio­van­ni Morel­li e la cul­tu­ra roman­ti­co-posi­ti­vi­sta per il fram­men­to:

«È un fat­to curio­so e da tene­re ben pre­sen­te che il cul­to roman­ti­co del­lo spa­si­mo, men­tre da una par­te por­ta­va le arti ver­so uno sta­to di cri­si, dall’altra era in gra­do di offri­re allo stu­dio sto­ri­co del­la pit­tu­ra un meto­do pre­zio­so di ana­li­si. La tec­ni­ca di smi­nuz­za­re un dipin­to, fino a veder­lo qua­si scom­pa­ri­re, al solo sco­po di otte­ne­re una pura cifra fisio­no­mi­ca, ha con­fe­ri­to una base sal­da al mestie­re del cono­sci­to­re, e sareb­be assur­do ormai pen­sa­re di poter­ne fare a meno. Nes­su­na pro­va di labo­ra­to­rio, per quan­to uti­le, può inte­ra­men­te sosti­tui­re le pro­ve mor­fo­lo­gi­che di Morel­li; in ulti­ma ana­li­si, la “mano” non può esse­re rico­no­sciu­ta se non dal suo carat­te­re gra­fi­co, in qua­lun­que stra­to di pig­men­to essa appa­ia. Per­ciò, l’opinione tal­vol­ta espres­sa da alcu­ni sto­ri­ci d’arte, che l’analisi morel­lia­na abbia ormai fat­to il suo tem­po, è un pen­sie­ro del tut­to chi­me­ri­co; come sup­por­re che per lo stu­dio dei mano­scrit­ti la paleo­gra­fia pos­sa pas­sa­re di moda. …» (ed. it., p. 72).

Car­lo Ginz­burg, Spie. Radi­ci di un para­dig­ma indi­zia­rio, ora in Miti Emble­mi Spie. Mor­fo­lo­gia e sto­ria, Tori­no 1986, pp. 158–209

Que­sto altro testo capi­ta­le, usci­to nel 1979 (in Cri­si del­la ragio­ne, a cura di A. Gar­ga­ni, Tori­no 1979, pp. 59–106 – ver­sio­ne onli­ne; tra­du­zio­ne ingle­se in «Histo­ry Work­shop», 9, Spring, 1980, pp. 5–36 – ver­sio­ne onli­ne), ritor­na anco­ra su Morel­li in una pro­spet­ti­va mol­to più ampia e den­sa di con­nes­sio­ni: è un testo cele­bre anche per il con­fron­to tra la tec­ni­ca dedut­ti­va di Morel­li, di Sher­lock Hol­mes e Sig­mund Freud.

«Revue de l’art», n. 42, 1978

L’anno pri­ma dell’articolo di Ginz­burg, la rivi­sta fran­ce­se diret­ta da André Cha­stel ave­va dedi­ca­to un inte­ro nume­ro ai mol­te­pli­ci aspet­ti del­la Con­nois­seur­ship. Si trat­ta di una pub­bli­ca­zio­ne straor­di­na­ria che risul­ta anco­ra di gran­de uti­li­tà per l’intelligenza degli inter­ven­ti. In atte­sa che anche que­sta anna­ta del­la «Revue de l’art» diven­ti di domi­nio pub­bli­co come quel­le più recen­ti (1980–1999), basti il som­ma­rio per invi­ta­re alla con­sul­ta­zio­ne nel­la pri­ma biblio­te­ca che la con­ser­va:

Edi­to­rial

- [A. Cha­stel?]: L’identité du tableau. Ambi­tion et limi­tes de l’attribution
– F. Vil­lard: Les pein­tres des vases grecs
– L. Gro­dec­ki: Le Moyen âge occi­den­tal
– E.H. Gom­brich: Rhé­to­ri­que de l’attribution. Reduc­tion ad absur­dum (rie­di­to in in Reflec­tions on the Histo­ry of Art, Oxford 1987; ed. it. in Rifles­sio­ni sul­la sto­ria dell’arte, Tori­no 1991, pp. 117–125)

Démar­ches de l’attribution: Quel­ques figu­res

- G. Pre­vi­ta­li: A pro­pos de Morel­li
– J.D. Dra­per: Wilhelm von Bode attri­bu­teur
– J.S. Held: Évo­ca­tion de Max J. Fried­län­der

Maî­tres et ano­ny­mes

- N. Rey­naud: Les maî­tres à “nom de con­ven­tion”
– J. Fou­cart: Une faus­se énig­me, le pseu­do et le vrai Van de Ven­ne
– K. Obe­rhu­ber: Le pro­blè­me des pre­mie­res oeu­vre de Ver­roc­chio
– F. Haskell: Un mar­tyr de l’attribution, Mor­ris Moo­re et l’Apol­lon et Mar­syas du Lou­vre (rie­di­to in Past and pre­sent in art and taste, New Haven 1987; ed. it. in Le meta­mor­fo­si del gusto. Stu­di su arte e pub­bli­co nel XVIII e XIX seco­lo, Tori­no 1989, pp. 224–258)
– A.-M. Logan, E. Haver­kamp-Bege­man: Des­sins de Rubens
– G. Sch­war­tz: Rem­brandt: “Con­nois­seur­ship” et éru­di­tion

(Si veda però anche nel fasci­co­lo nn. 40–41 del­la stes­sa anna­ta del­la rivi­sta: H. Zer­ner, Gio­van­ni Morel­li et la scien­ce de l’art, pp. 209–215).

Più recen­te­men­te andreb­be­ro visti alme­no:

- L’attribuzione teo­ria e pra­tica: sto­ria dell’arte, mu­si­co­lo­gia, let­te­ra­tura, atti del se­mi­na­rio di Asco­na, 30 set­tem­bre — 5 ot­to­bre 1992, Cen­tro Ste­fano Fran­scini, a cura di O. Be­somi e C. Ca­ruso, Ba­si­lea 1994

All’interno di que­sto volu­me impor­tan­ti inter­ven­ti di Castel­nuo­vo (L’attribuzione e i suoi fan­ta­smi, pp. 17–28), Bru­no Tosca­no (L’attribuzione geo­sti­li­sti­ca, pp. 29–57) e Gau­denz Freu­ler (L’attribuzione nell’arte ita­lia­na: qua­le valo­re?, pp. 59–88), ma anche, dopo ogni inter­ven­to, una sin­te­si del­le osser­va­zio­ni fat­te al con­ve­gno di Asco­na da Gio­van­ni Roma­no, Enri­co Castel­nuo­vo e gli stes­si rela­to­ri.

S.J. Free­d­berg, Some Thoughts on Beren­son, Con­nois­seur­ship, and the Histo­ry of Art, in «I Tat­ti Stu­dies: Essays in the Renais­san­ce», vol. 3, 1989, pp. 11–26 – JStor
J. Melius, Con­nois­seur­ship, Pain­ting, and Per­so­n­hood, in « Art Histo­ry», vol. 34, April 2011, pp. 288–309 – Wiley

Infi­ne van­no ricor­da­ti l’intervento recen­te di Miche­le Laclot­te (Quel­ques notes à pro­pos du “con­nois­seur­ship”, in Pen­ser l’art. Sémi­nai­re inte­rarts de Paris, Klinck­sieck 2009, pp. 55–58 – Infor­ma­zio­ni ) e la con­fe­ren­za, visi­bi­le su You­Tu­be, tenu­ta al Museo del Pra­do nel 2009 che abbia­mo segna­la­to già in uno dei nostri pri­mis­si­mi arti­co­li:

 

Cite this article as: Sergio Momesso, Sull’attribuzione: altre letture, in "STORIEDELLARTE.com", 11 agosto 2012; accessed 19 agosto 2017.
http://storiedellarte.com/2012/08/sullattribuzione-bibliografia.html.

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2 Responses to Sull’attribuzione: altre letture

  1. Sergio Momesso 12 agosto 2012 at 22:22 #

    Gra­zie per ave­re apprez­za­to que­sta “sot­to­li­nea­tu­ra” meto­do­lo­gi­ca.
    E gra­zie per ave­re men­zio­na­to quei gran­di stu­dio­si, tut­ti da inse­ri­re asso­lu­ta­men­te in una biblio­gra­fia sull’attribuzione com­ple­ta e cir­co­stan­zia­ta. Que­sta, per non diso­rien­ta­re i let­to­ri, mira­va solo ai fon­da­men­ti del meto­do e del­la sua sto­ria. La sto­ria del­le con­qui­ste e degli svi­lup­pi del­la disci­pli­na da Lon­ghi ai nostri gior­ni, pas­san­do per i nomi da lei men­zio­na­ti e anche altri altret­tan­to gran­di, pur­trop­po è anco­ra da scri­ve­re. Sareb­be bel­lis­si­mo e uti­lis­si­mo se qual­cu­no se ne assu­mes­se la respon­sa­bi­li­tà. Spe­ria­mo di non aspet­ta­re trop­po.
    Un cor­dia­le salu­to,
    SM

  2. Angelo Tartuferi 12 agosto 2012 at 12:19 #

    Dav­ve­ro meri­te­vo­le riaf­fer­ma­re il ruo­lo fon­da­men­ta­le e inso­sti­tui­bi­le del meto­do attri­bu­zio­ni­sti­co in cam­po sto­ri­co arti­sti­co, soprat­tut­to oggi, nel pie­no di una deri­va meto­do­lo­gi­ca che pro­du­ce qua­si sem­pre risul­ta­ti fumo­si e dram­ma­ti­ca­men­te risi­bi­li.
    La sto­ria dell’arte, quel­la ‘buo­na’, è cre­sciu­ta sul lavo­ro di gene­ra­zio­ni di cono­sci­to­ri.
    Spet­ta all’ Uni­ver­si­tà rimar­ca­re il valo­re del­la con­nois­seur­ship pres­so gli stu­den­ti.
    Ai nomi fat­ti, aggiun­ge­rei, dopo quel­lo di Rober­to Lon­ghi, Richard Off­ner, Fede­ri­co Zeri, Car­lo Vol­pe, Mina Gre­go­ri e, in par­ti­co­la­re per lo stu­dio dei Pri­mi­ti­vi, quel­li di Lucia­no Bel­lo­si e Miklos Bosko­vi­ts, recen­te­men­te scom­par­si.

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